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Anagni, la Città dei Papi


La centrale piazza Cavour di Anagni - Foto di   LPLT -

Anagni è un comune italiano di 21. 441 abitanti.  
È nota come la città dei Papi, per aver dato i natali a quattro pontefici (Innocenzo III, Alessandro IV, Gregorio IX e Bonifacio VIII) e per essere stata a lungo residenza e sede papale. 
In particolare il nome di Anagni è legato alle vicende di Papa Bonifacio VIII e all'episodio noto come lo schiaffo di Anagni
  

Foto di Riccardo Cuppini
La scenografica scalinata che curva dietro le tre absidi della Cattedrale di Santa Maria Annunziata, in Piazza Innocenzo III. La costruzione risale agli anni 1072-1104 ad opera del Vescovo Pietro da Salerno -  Foto di Riccardo Cuppini 

Nel centro medievale, fatto di edifici eleganti ed austeri, di chiese romaniche, di campanili,  logge e di piazze dall'architettura sobria ed essenziale, sono di grande interesse il duecentesco palazzo di Bonifacio VIII, il palazzo civico, la casa Barnekow e le numerose chiese, tra cui spicca la cattedrale, con la splendida cripta i cui affreschi costituiscono uno dei più interessanti cicli pittorici del Duecento italiano.    Oggi Anagni si è affermata come centro commerciale ed è, con oltre 500 aziende, il polo industriale più grande del Lazio meridionale e uno dei più importanti del centro Italia. Anagni è situata su di un colle nella valle Latina (o valle del Sacco), in Ciociaria. Dista 72  km da Roma centro, 47 km dal G.R.A. e circa 21 km da Frosinone. Il suo vasto territorio varia molto a seconda della zona, si passa dai 119 m s.l.m. presso la frazione di Pantanello ai 993 m s.l.m. del monte Porciano, all'interno della catena montuosa dei monti Ernici.

Il centro storico medievale - Foto di Gerardo Forti
 

Foto di Enzo Sorci
Piazza Innocenzo III. Loggia delle Benedizioni della Cattedrale di Anagni - Foto di Enzo Sorci

Anagni, l'antica Anagnia capitale degli Ernici, si erge su di una collina tra i monti Ernici e la Valle del Sacco. La leggenda la annovera tra le città saturnie, le cinque città della Ciociaria fondate dal dio Saturno (Anagni, Alatri, Arpino, Atina e Ferentino, quest'ultima detta anche Antino).

Foto di Pietro Scerrato
Madonna con Bambino, scultura bronzea di Tommaso Gismondi, uno dei più grandi scultori del XX secolo nato e morto ad Anagni (1906 - 2003). La scultura è posizionata davanti al Museo dedicato allo scultore, nel centro storico medievale - Foto di Pietro Scerrato

La città fu teatro delle lotte tra i Colonna, il re di Francia Filippo il Bello e papa Bonifacio VIII, che qui venne fatto prigioniero e avvenne il celebre episodio dello "schiaffo di Anagni". Nel 1798, prese parte ai movimenti giacobini che portarono alla Repubblica Romana. 
Sottomessa dai Romani nel 306 a.C., divenne prefettura e poi municipio. Il generale e console romano (69 d.C.) Fabio Valente nacque ad Anagni nel 35 a.C.,membro di una importante famiglia equestre della città; fu amico intimo dell'imperatore Nerone e comandante della Legio I Germanica. Durante l'Anno dei Quattro Imperatori fu comandante delle truppe di Vitellio e vero governante dell'Impero romano. nel 1160, durante le lotte tra papa Alessandro III e Federico Barbarossa, ad Anagni venne pronunciata la scomunica contro l'imperatore e contro l'antipapa Vittore IV.

Fu libero comune e nel XIII secolo cadde sotto la signoria dei Caetani. In questo periodo visse una fase di straordinario splendore, arrivando a contare circa 50.000 abitanti, dando alla Chiesa ben quattro papi e divenendo residenza pontificia, tanto da meritare l'appellativo di "Città dei Papi" (Innocenzo III, Alessandro IV, Gregorio IX e Bonifacio VIII). In seguito al ritorno dei papi a Roma la città subì un forte declino e tornò a contare a distanza di pochi anni circa 2700 abitanti, durante questo periodo fu retta da duchi nominati dalla chiesa. 

La città fu capoluogo del Dipartimento del Circeo della Repubblica Romana e pertanto dotata di un tribunale di censura. Dopo l'occupazione francese del Lazio e la nascita del Dipartimento di Roma (1805) annesso all'impero napoleonico, Anagni ospitò un contingente di Carabinieri imperiali.

Nel 1848-1849 la città fu protagonista delle vicende della Repubblica Romana essendo stata sede del quartier generale della I Divisione dell'esercito repubblicano (comandata da Giuseppe Garibaldi).

Negli anni sessanta del XX secolo si verificò un boom economico, con il passaggio dell'autostrada si ebbe l'apertura di moltissimi stabilimenti, notevoli sia per le produzioni sia per il numero di occupati, con l'incremento del turismo sia ad Anagni che nella vicina città termale di Fiuggi la zona diventò la più ricca della provincia con la domanda di lavoro che superava l'offerta e con un boom edilizio e demografico senza precedenti.

La Cattedrale 
di Santa Maria Annunziata  

Foto di Pietro Scerrato
 Nella foto, la facciata nord della Cattedrale - Foto di Pietro Scerrato

Tra i più insigni e conosciuti monumenti dell’arte medievale italiana, la Cattedrale di Anagni puo’, da sola, riassumere un intero vissuto della storia che supera il fatto locale. Il più importante monumento di Anagni si colloca, infatti, allo snodo cruciale della secolare lotta tra il papato e il potere imperiale e dei nascenti stati nazionali. Mai come in questo caso, dunque, un unico complesso architettonico diventa non solo teatro di eventi storicamente arcinoti – e non solo – ma simbolo inconfondibile di esiti dal portato universale.

La costruzione della Cattedrale risale agli anni 1072-1104 ad opera del vescovo Pietro da Salerno e per la munificenza dell'imperatore d'oriente Michele VII Ducas.  

«QUISQUIS AD HOC TEMPLUM TENDIS VENERABILE GRESSUM MOX CONDITOREM CUNCTORUM NOSCE FACTOREM, CONDIDIT HIC PETRUS SUMMO CONANIME PRAESUL QUEM GENUIT TELLUS, NOBIS DEDIT ALMA SALERNUS: DIC MISERERE SIBI SUPERNI PATRIS UNICE FILI»

« Chiunque tu sia che volgi i tuoi passi verso questo venerabile tempio, riconosci innanzi tutto l’Artefice Creatore di ogni cosa. Qui con grande sforzo ha costruito il vescovo Pietro che la terra generò e a noi diede l’alta Salerno. Tu, unico figlio dell’Eterno Padre, abbi pietà di lui. » 

Epigrafe del vescovo Pietro, fondatore della basilica, originariamente posta sulla facciata.

La Cattedrale è di stile romanico mentre, nell'interno, si presenta in gotico lombardo dopo il restauro del 1250 da parte del vescovo Pandolfo che fece sostituire le capriate in legno della navata centrale e del transetto con archi gotici. La frequente presenza dei pontefici in Anagni spiega perché la Cattedrale fu sede di importanti fatti storici come il "pactum anagninum" (trattativa tra il Papato e l'Impero) e la canonizzazione di San Bernardo di Chiaravalle, Santa Chiara d'Assisi, Edoardo il Confessore re d'Inghilterra e San Pietro eremita vescovo di Trevi. In essa furono anche comminate le scomuniche contro l'antipapa Ottaviano Monticelli (Vittore IV) e contro gli imperatori Federico Barbarossa (24 marzo 1160), Federico II e Manfredi.

Foto di Luca Bellincioni
 La Cattedrale, con la possente facciata in pietra arenaria, domina il sagrato insieme al poderoso campanile romanico con aperture a monofore, bifore e trifore che svetta a 30 metri di altezza. Nel 1938, in occasione dei lavori di restauro, è stata costruita internamente una torre di ferro per reggere il peso delle cinque campane  - Foto di Luca Bellincioni

La Cattedrale ha fatto da scenario ad uno degli episodi più tragici della storia anagnina: l’assalto al quartiere Caetani e la cattura del papa Bonifacio VIII da parte delle truppe di Sciarra Colonna e Gugliemo di Nogaret, noto come Lo schiaffo di Anagni, avvenuto nel settembre del 1303. Dopo Bonifacio VIII, in effetti, niente fu più come prima. La vicenda della Chiesa entrò in uno dei suoi momenti più drammatici con la lunga cattività avignonese che ne ridimensionera’  l’autorita’, la consistenza territoriale fino a ridurne notevolmente le ambizioni di egemonia temporale.

Foto di Monica Galentino
Le tre absidi della Cattedrale  - Foto di  Monica Galentino 

Foto di Romanus_too Foto di Romanus_too
Particolari architettonici dei cilindri absidali. Sulla dx una trifora del Campanile romanico - Foto di Romanus_too

Si erge sull’acropoli della citta’,  dove chi vi arriva dal corso principale impatta con subitaneo, intimo godimento, dapprima nel sinuoso ed aereo abside svettante sulla sobria, caratteristica cordonata, quindi sul poderoso lato meridionale dominato dalla statua di Bonifacio assiso sul trono.
La facciata ben piantata esprime forza e semplicità in un muro crudo, sul quale si aprono tre ingressi ad oriente.

Accanto all'ingresso di sinistra, dietro una grata, c'è un affresco di Madonna in trono tra S. Caterina della Rota e S. Antonio Abate (sec. XIV). La parte occidentale dell'edificio sacro presenta tre bellissime absidi e una scalinata, che dà un tono solenne all'insieme.

Foto di PLT
Dal fianco destro della chiesa sporgono un'alta cappella laterale ed una terrazza sostenute da una loggia su arcate.  Al di sopra della terrazza sporge un'edicola contenente la statua di Bonifacio VIII - Foto di  PLT

Il campanile, alto 30 m e in stile romanico, presenta monofore, bifore e trifore. Venne restaurato nel 1938 quando all'interno è stato installato un castello di ferro, che sopporta il peso di cinque.

Foto di Maurizio Ciliegi
Interno della cattedrale. Il pavimento musivo cosmatesco, databile al 1224-27, è opera del marmorario romano Cosma di Jacopo di Lorenzo, che lo ha realizzato con una tecnica medievale denominata opus tessellatum, che consiste nell'assemblaggio di piccoli frammenti multicolori chiamati tessere di marmo, pietra, pasta di vetro, ceramica o altri materiali duri. E' un monumento tra i più importanti al mondo nel suo genere. Esso è forse uno dei pochi, se non l’unico ad essere stato "firmato" dal maestro Cosma. Ma nella cattedrale esiste un secondo pavimento che per certi aspetti è anche più importante del primo perchè considerato dagli esperti "largamente originale": quello della cripta di San Magno nella stessa cattedrale - Foto di Maurizio Ciliegi

La Cattedrale di Anagni, oltre ad un solido spessore artistico e ad una genuina attrattiva estetica, connota un’assoluta e notevolissima rilevanza storico-culturaleFu la San Pietro del medio evo.

L'edificio sacro è a tre navate costruito dai maestri comacini. Caratteristico il pregevole pavimento a mosaico eseguito nel 1231 dalla celebre famiglia di marmorari romani, i Cosmati (da qui l'aggettivo cosmatesco). La lunetta interna sopra la porta centrale raffigura la Madonna con bambino tra S. Magno e S. Secondina (fine sec. XIII).

Foto di Emilia Trovini
Nella foto, partendo da sx, il Ciborio che ricopre l'Altare, la bellissima Colonna tortile mosaicata e la Sedia episcopale, tre pregevoli opere realizzate dal Vassalletto nel 1267; sulle pareti dell'abside centrale il panneggio realizzato da Eugenio Cisterna sovrastato dalle figure degli Apostoli, realizzate dal Borgogna nel sec. XVII - Foto di Emilia Trovini

Sullo sfondo dell'abside centrale, sopra il panneggio del Cisterna, campeggiano le figure degli Apostoli, ognuno caratterizzato dal proprio attributo, opera del Borgogna (sec. XVII), in alto le figure dei Santi venerati ad Anagni, l'Annunciazione e l'Eterno Padre opera dei pittori Pietro e Giovanni Gagliardi.

Foto di Maurizio Ciliegi
L'Altare Maggiore - Interventi effettuati nel corso del XIII secolo hanno introdotto elementi tipicamente gotici nel presbiterio, sono invece ottocentesche le decorazioni delle absidi -  Foto di Maurizio Ciliegi

Nell'abside di sinistra I discepoli di Emmaus e Gli angeli adoranti. In quella di destra Il matrimonio tra S. Giuseppe e la Vergine ed il Transito di S. Giuseppe.

Foto di Pietro Scerrato
Particolare dell'Altare maggiore. Il Ciborio. Sullo sfondo l'affresco del Borgogna "Figure degli Apostoli" realizzate nel sec. XVII   - Foto di Pietro Scerrato

Nell'abside maggiore possiamo ancora ammirare tre pregiate opere del Vassalletto (1267): una bellissima colonna tortile mosaicata per il candelabro del cero pasquale, la cattedra episcopale e il ciborio che copre l'altare, tutte opere volute dal vescovo Landone.

Si affacciano sul vano della chiesa il battistero e le cappelle Lauri, Caetani, Raoli (detta anche cappella di S. Carlo) con il quadro della Madonna della Misericordia opera del Frenguelli donato da Papa Leone XIII. Ai lati due tele dei fratelli Gagliardi.

Foto di Romanus_too
Particolare dell'altare maggiore. In primo piano il Ciborio, opera di Pietro Vassallettoin alto, sulla volta dell'abside maggiore, gli affreschi  l'Annunciazione e l'Eterno Padre, opera dei pittori Pietro e Giovanni Gagliardi -  Foto di Romanus_too     

Foto di Pietro Scerrato

Foto di Pietro Scerrato Foto di Romanus_too

Pochi sono i resti di pittura medievale superstiti nella basilica, tra questi una Vergine con il Bambino e la testa di san Pietro sul pilastro sinistro vicino al presbiterio (circa metà del XIII secolo) (f.to di Pietro Scerrato); una Vergine con il Bambino affiancata da san Magno e Santa Secondina nella lunetta sopra il portale maggiore (XIV sec.), una Madonna in trono col Bambino tra santa Caterina d’Alessandria e sant’Antonio abate all’esterno, dietro una grata sul muro sinistro (primi anni del XV secolo) - Foto di  Romanus_too

Cosi’ come la prima basilica romana si impose e s’impone come centro della cristianita’, parimenti nel duomo anagnino pulso’ all’epoca il vigoroso fervore che innervo’ tutta la vita religiosa e politica del tempo, essendo stata la prescelta sede ufficiale dei pontefici.

Foto di Fabrizio Monti
L'Altare, abside di destra, affresco "Il transito di S. Giuseppe" - Foto di Fabrizio Monti

Con i papi Anagni ha sempre avuto dimestichezza, vantando, oltre a Bonifacio VIII, la nascita sul suo suolo di una triade di tutto rispetto.

Foto di Riccardo Cuppini
Interno della Cattedrale, la navata laterale con la campana di Bonifacio VIII in primo piano - Foto di Riccardo Cuppini

Uno fu l’importantissimo Innocenzo III, forse tra i maggiori dieci pontefici della storia della chiesa, alle prese con le complesse e travagliate vicende incentrate sui difficili rapporti con l’imperatore. Gli altri due furono Alessandro IV e Gregorio IX.
 

Foto di Pietro Scerrato
La splendida colonna tortile cosmatesca per il candelabro del cero pasquale e la cattedra episcopale, entrambe del 1267, a firma del Vassalletto - Foto di Pietro Scerrato

Foto di Emilia Trovini
La cattedra episcopale è stata commissionata sotto il pontificato di Urbano IV (1261-1264) dal vescovo Lando (o Landone) in carica dal 1262. I due leoni a sostegno dei braccioli in origine non erano pertinenti al trono, ma sono il frutto di una risistemazione successiva. La balaustra che racchiude la zona presbiteriale è stata realizzata agli inizi del Novecento. (notizie tratte dal sito web La cattedrale di Anagni). Nel panneggio realizzato da Eugenio Cisterna, vengono rappresentati il grifone, l'aquila bicipite e i pappagalli, che si ritrovano anche in molti paramenti sacri  donati da Bonifacio VIII alla Cattedrale di Anagni e custoditi nel suo Museo - Foto e ricerca del testo di Emilia Trovini

Foto di Romanus_too Foto di Romanus_too
Foto di Romanus_too Foto di Romanus_too
Particolari del pavimento in stile cosmatesco - Foto di Romanus_too

La Cripta di San Magno

Ma la Cattedrale di Anagni, soprattutto, supera la sua stessa fama se si pensa che, tra le altre numerose gemme che contiene, ve ne è una che è un celebre “unicum” della storia dell’arte, della cultura, della religione e della storia.  E’ la sua cripta, definita la Cappella Sistina del medioevo.

Un ambiente sotterraneo che gelosamente custodisce un portentoso e originale ciclo di affreschi realizzati sulle sue volte e pareti tra il 1104, ultimo anno della costruzione e data di consacrazione del duomo, e il 1250.

Foto di Enzo Sorci
Cripta di San Magno, catino absidale centrale. L'altare sotto cui è sepolto San Magno, dietro, in basso, gli affreschi che rappresentano la traslazione del suo corpo da Fondi a Veroli e successivamente ad Anagni. Nella parte alta è rappresentato il "ciclo apocalittico" - Foto di Enzo Sorci

Foto di Giorgio Rudy Cipriani
Cripta di San Magno, particolare dell'affresco: "Storie dell'Antico Testamento"  tratte dal  Primo Libro di Samuele - Il popolo filisteo restituisce l’Arca (precedentemente rubata)  al popolo ebraico. Trainata da due vitelle da latte, l’Arca lascia Azotum e arriva a Besamis" –Testo: http://www.cattedraledianagni.it/museo/percorso/cripta-san-magno   Foto di Giorgio Rudy Cipriani

Foto di Emilia Trovini
Cripta di San Magno, particolare degli affreschi - I due medici, Ippocrate e Galeno, parlano dell'origine dell'uomo e del cosmo basato sulla teoria dei 4 elementi: fuoco, aria, acqua, terra. Sui loro libri si legge: «Ciò che è in questo mondo, risulta fatto dalla concatenazione degli elementi: di essi sono formate tutte le cose che sono create».
Questa è l’unica rappresentazione scientifica dell’origine dell’uomo e dell’ordinamento del cosmo in un edificio religioso
I numeri romani scritti sotto i nomi dei 4 elementi, formano una proporzione che rappresenta lo schema numerico dell’equilibrio degli elementi del cosmo  27:18 = 12:8 - Foto e ricerca del testo di Emilia Trovini

Foto di Ferdinando Potenti Foto di Ferdinando Potenti
Foto di Ferdinando Potenti Foto di Fabrizio Monti
Foto di Fabrizio Monti Foto di Ferdinando Potenti

Cripta di San Magno. L’ottimo stato di conservazione, la notevole estensione della superficie dipinta (circa 540 mq) e i temi trattati hanno valso a questo prezioso ambiente l’appellativo di “Cappella Sistina del Medioevo”. Secondo gli studiosi piu’ accreditati, la Cripta è una delle piu’ interessanti e rare cosmogonie presenti nella pittura italiana. Riconoscibili, nelle foto, i tre diversi stili dei tre Maestri che si cimentarono nella decorazione della Cripta - Foto di Ferdinando Potenti

In questo periodo tra le pareti della cripta si cimentarono tre differenti e provetti affrescatori, detti:

primo maestro” o Maestro delle Traslazioni (tipicamente bizantineggiante per minuzia e attribuzioni appannaggio della scuola orientale);
“secondo maestro”o Maestro Ornatista  (piu’ variabile e vivace dal punto di vista cromatico);
“terzo maestro (assai plastico, abile e innovativo nella “moderna” caratterizzazione dei personaggi).

Tre maestri diversi per impostazione, tratto, impianto coloristico, argomento trattato, e pertanto ben evidenziabili e individuabili nella loro personalissima peculiarita’.      
I temi trattati variano su scene enucleate dal vecchio e nuovo testamento (l’apocalisse, la storia dell’arca dell’alleanza) e su vicende relative ai santi locali (la traslazione del corpo del patrono tranese S. Magno, i suoi miracoli, il martirio di Santa Secondina).

Ma cio’ che piu’ colpisce, attrae, seduce ed avvince e’ un argomento di cristallina originalita’, le origini del mondo che rimandano ai quattro elementi platonici acqua-aria-terra-fuoco (ripresi dal timeo) e, del pari, in modo piu’ capillare, alle stagioni dell’anno cui, per conseguente e naturale parallelismo, fanno da contraltare le varie stagioni dell’esistenza umana.

Non casualmente trattasi, secondo gli studiosi piu’ accreditati, di una delle piu’ interessanti e rare cosmogonie presenti non meno nella pittura italiana che in quella mondiale.  

(Testo:  http://www.citta-in-arte.it/content/la-cattedrale ) 

Per approfondimenti:  

http://www.cattedraledianagni.it/museo/percorso/cripta-san-magno  

http://www.anagniexcelsa.it/

http://www.ilquintocielo.it/Doc/AnagniCripta.pdf

Gli affreschi della Cripta anagnina


Il Tesoro
 

Foto di Emilia Trovini
 Uno degli oggetti più preziosi conservato nel Museo della Cattedrale è sicuramente il cofanetto reliquiario di san Thomas Becket, realizzato con la tecnica champlevé da orafi di Limoges nella prima metà del XIII secolo. Sui lati sono rappresentati i santi Pietro e Paolo, davanti il martirio di San Thomas Becket e la sua deposizione nella tomba - Foto di Emilia Trovini

Il Tesoro del Duomo di Anagni raccoglie una campionatura particolarmente selezionata di ori, smalti, avori, reliquiari (come il cofanetto di san Thomas Becket), preziosi tessuti (famoso il piviale di Bonifacio VIII, decorato con animali simbolici che rimandano alla sua concezione del papato) e antifonari in pergamena con miniature in oro.


(Particolare dal Piviale di Bonifacio VIII, sciamito rosso ricamato in oro manifattura cipriota, 2a metà XIII sec. – Anagni, Museo del Tesoro della Cattedrale) -  (clicca sul link per vedere la foto ingrandita)

Essi, per la varietà di tecniche, manifatture, stili e provenienze, testimoniano uno dei momenti più densi e vitali della cultura artistica del duecento.

Foto di Emilia Trovini
Il paliotto d'altare della Beata Vergine e dei Santi, ricamato in seta a punto teso, appartenente al Tesoro della Cattedrale di Anagni. Esso è caratterizzato da una straordinaria raffinatezza d'esecuzione, frequente nei lavori ad ago dell'Italia centrale nel sec. XIII indicati negli inventari medievali con la dicitura opus romanum. La superficie rettangolare del paliotto è suddivisa in due registri orizzontali: nell'ordine superiore, entro nove arcatelle trilobate, sono inserite l'immagine della Vergine in trono con il Bambino, angeli e figure di santi, mentre nella zona sottostante arcate ogivali circoscrivono la raffigurazione della Crocifissione e scene relative agli apostoli Pietro e Paolo. Tale paliotto deve considerarsi uno degli esemplari più preziosi di tale tipo di manufatti. (Notizie tratte dall'Enciclopedia Treccani) - Foto e ricerca del testo di Emilia Trovini

Foto di Ferdinando Potenti
Museo della Cattedrale, sala del Capitolo, reliquiario di Santa Oliva - Foto di Ferdinando Potenti

Attigua alla sala del Tesoro è la medievale Cappella del Salvatore con affreschi del XII-XIII secolo. In essa sono conservate pregevoli opere lignee tra le quali spicca una cattedra episcopale del XII secolo, tra le più antiche d'Europa.

Foto di Enzo Sorci
Cappella del Salvatore, affreschi risalenti al XII-XIII sec. Nella foto sono visibili una cattedra episcopale del XIII sec., una statua di Sant'Antonio Abate di legno dipinto ricavato da un unico tronco d'albero e l'icona della Madonna con Bambino del 1316, ultimamente restaurata. - Foto di Enzo Sorci

Cappella Caetani 

Foto di Marica Ferrentino
Sul lato occidentale della cattedrale di Anagni, come corpo aggiunto, si trova la cappella che la famiglia Caetani fece erigere verso la fine del secolo XIII. Accoglie le spoglie di alcuni personaggi legati alla figura di Bonifacio VIII. L'affresco sull'altare fu realizzato tra la fine del  1266 e il 1297 e raffigura la Madonna con Bambino benedicente e con un rotolo nell’altra mano, più in alto dei quali volano due angeli. Al fianco sinistro sono raffigurati un santo vescovo ed un frate mendicante ginocchioni mentre a destra un altro santo in dalmatica e, inginocchiato, un personaggio nobiliare, nell'atteggiamento del committente - Foto di Marica Ferrentino

La costruzione della Cappella Caetani venne completata nel 1296 per volere di papa Bonifacio VIII, addossando un nuovo corpo di fabbrica alla navata sinistra della chiesa, allo scopo di accogliere le spoglie di alcuni personaggi legati alla figura del pontefice anagnino e per celebrare il duplice potere, temporale e spirituale, di Bonifacio e della sua discendenza familiare.

Sulla parete est è possibile ammirare il sepolcro Caetani, costituito da un ciborio a due colonne addossato al muro. Esso si conclude con una copertura a timpano decorato con motivi tipici dell’architettura gotica e mosaici cosmateschi. I sarcofagi per la sepoltura sono due, il più piccolo è caratterizzato da una decorazione musiva con cinque scudi araldici della famiglia Caetani. Secondo la tradizione, la famiglia Caetani è originaria della città marittima di Gaeta da cui derivano le due onde marine su fondo dorato che caratterizzano il suo stemma e il nome “Gaetani” (o nella versione romana più aulica, “Caetani”).

L’affresco che decora la porzione di parete inquadrata dal ciborio fu realizzato tra la fine del 1296 e il 1297, ma subì numerose ridipinture nei secoli seguenti. Al centro la Vergine è seduta su un trono con il Bambino benedicente; ai lati santo Stefano (a destra) e, forse, l’arcivescovo di Canterbury Thomas Becket (a sinistra) presentano due personaggi inginocchiati. Essi sono due esponenti importanti della famiglia Caetani: quello di destra è Roffredo II, il potentissimo conte di Caserta, fratello di Bonifacio VIII; quello di sinistra, che aveva in origine un cappello cardinalizio accanto alle ginocchia, era il cardinale Benedetto II Caetani. A causa degli infelici rifacimenti, attuati già prima del 1749 e ancora nel corso del XIX secolo, il cappello cardinalizio sparì dall’affresco e il cardinale venne trasformato in frate francescano, identificato come il beato Andrea Conti, zio materno di papa Bonifacio VIII.  

Foto di Zianwood
I sarcofagi per la sepoltura sono due, il più piccolo è caratterizzato da una decorazione musiva con cinque scudi araldici della famiglia Caetani. Secondo la tradizione, la famiglia Caetani è originaria della città marittima di Gaeta da cui derivano le due onde marine su fondo dorato che caratterizzano il suo stemma e il nome “Gaetani” (o nella versione romana più aulica, “Caetani”) - Foto di Zian Wood

Anche se fortemente rimaneggiata, l’iscrizione dipinta sotto il trono della Vergine ci informa che nel primo sarcofago riposa il corpo di Pietro, vescovo di Todi, maestro di papa Bonifacio VIII; nel secondo sono le spoglie di Roffredo II Caetani; nel piedistallo sono contenute le ossa di Giacomo Caetani, che forse va identificato con il fratello del cardinale Benedetto II Caetani.

Sulle pareti della cappella sono visibili tracce di una antica decorazione ad affresco databile probabilmente agli stessi anni del ciborio. Questa decorazione si è preservata dalle ridipinture che la cappella subì grazie all’inserimento di un coro ligneo che l’aveva celata alla vista. Sulla volta è rappresentato un Cristo benedicente del XIX secolo.

Testo: Cattedrale di Anagni


Oratorio di San Tommaso Becket

Foto di Emilia Trovini
L’ambiente è dedicato all’arcivescovo Thomas Becket, ucciso da quattro cavalieri inglesi nel 1170 a causa dei dissidi con il re Enrico II e canonizzato nella chiesa di Santa Lucia a Segni (un centro urbano non lontano da Anagni) nel 1173, da papa Alessandro III (1159-1181). Dal momento che Thomas è rappresentato come santo a sinistra del Cristo in trono sulla parete di fondo, le pitture sono sicuramente databili successive al 1173. San Thomas fu elevato a difensore delle prerogative papali contro le ingerenze del potere temporale dei re - Foto e ricerca del testo di Emilia Trovini

L'Oratorio di S. Thomas Becket è situato accanto alla Cripta. Nel vestibolo, dove prima erano i sepolcri di famiglie illustri della Città, si apre una porta che introduce nell'antico mitreo, di cui si conserva ancora l'ara sacrificale, trasformato più tardi in oratorio cristiano. Particolarmente interessante è il ciclo pittorico che ha lo scopo di catechizzare il popolo attraverso le immagini di episodi biblici: dalla creazione dell'uomo alla nascita di Gesù, fino al Giudizio Universale e al trionfo di Cristo.

Foto di Emilia Trovini
Teoria di Apostoli - Foto di Emilia Trovini

Foto di Emilia Trovini
Nella parete destra dell’oratorio è dipinta la serie dei “Santi Benedettini”, si tratta dei ritratti singoli dei papi Silvestro e Gregorio, della coppia determinata da san Remigio e da san Leonardo e della triade dell’ultimo scomparto costituita dai santi Benedetto, Mauro e Domenico. Questi ultimi sono ritratti in abito monastico culminante in un rigido cappuccio a punta che copre la testa - Foto e ricerca del testo di Emilia Trovini

Di particolare bellezza è l'affresco della parabola delle Vergini stolte sulla parete d'ingresso. Inoltre, è presente un ciclo di storie su Thomas Becket (+1170), tra cui il suo martirio. Lo stesso santo è raffigurato sulla parete di fondo, accanto al Cristo benedicente. Thomas Becket venne canonizzato da Alessandro III nella vicina Segni il 21 febbraio 1173, dunque la realizzazione di queste pitture è da collocarsi dopo quella data.

Lapidario e collezione archeologica

Il Lapidario si trova nei locali adiacenti il chiostro. Esso raccoglie marmi, antiche lastre mosaicate e cosmatesche, lapidi ed iscrizioni romane, frammenti di pietre tombali, stemmi e cippi funerari, testimoni dei tempi passati. Di particolare importanza sono i famosi cippi romani posti dinanzi la cancellata della cordonata, ritrovati ad Anagni in località detta "Terme di Piscina". Alcuni di questi reperti non appartengono ad Anagni né al suo territorio, ma provenienti da Roma e dalle catacombe romane, furono regalati in passato alla Cattedrale. Importante è anche la collezione archeologica allestita in teche di vetro esposte nel Criptoportico.

Palazzo della Ragione

Il palazzo comunale, costruito dall'architetto bresciano Jacopo da Iseo nel 1163 venuto ad Anagni qualche anno prima per costituire la Lega Lombarda, è formato dalla giustapposizione di due preesistenti edifici collegati tra loro da un imponente portico su cui poggia la grande Sala della Ragione


Il Palazzo della Ragione, costruito dall'architetto bresciano Jacopo da Iseo nel 1163 - Attualmente è sede del Comune di Anagni (Foto www.comune.anagni.fr.it)

Foto di Ferdinando Potenti
Veduta dalle trifore del Palazzo della Ragione - Foto di Ferdinando Potenti

Foto di Riccardo Cuppini
Arcate su cui poggia la Sala della Ragione del Palazzo omonimo -  Foto di Riccardo Cuppini

Foto di Luigi Strano
 Affresco sotto l'arcata del Palazzo Civico - Foto di Luigi Strano

 Il Palazzo papale


Il Palazzo di Bonifacio VIII è stata la casa-fortezza dei papi di Anagni, da Innocenzo III a Bonifacio VIII, tutti giganti della Chiesa basso-medievale. Elegante dimora e al contempo costruzione massiccia e ardita, fu sede di fatti storici memorabili, tra i quali l’incontro di pace tra Gregorio IX e Federico II di Svevia nel 1230 e, più tardi, l’oltraggio dello Schiaffo, che nel 1303 colpì al cuore la visione teocratica di Bonifacio VIII. Dal 1764 il Palazzo è la Casa Madre delle Suore Cistercensi della Carità, che hanno unito la fabbrica medievale al loro monastero settecentesco, creando col tempo un grandioso isolato - Foto web

Importante dal punto di vista storico ed architettonico è il palazzo detto "di Bonifacio VIII", nel quale, si narra, il pontefice fu pubblicamente umiliato da Sciarra Colonna durante il duro confronto tra il papa e l'inviato di Filippo il Bello, Guglielmo di Nogaret.

Foto di Romanus_too
La lapide che riporta il verso della "Divina Commedia" di Dante (Purgatorio, Canto XX, vv. 85-90)  che fa riferimento allo "schiaffo di Anagni" all'interno del Palazzo di Bonifacio VIII -  Foto di Romanus_too

L'episodio è passato alla storia come "lo schiaffo di Anagni", anche se probabilmente si trattò di uno "schiaffo" morale piuttosto che di vere percosse fisiche.  

All'interno del palazzo di Bonifacio VIII ci sono stanze affrescate che mostrano motivi derivanti dal ricchissimo patrimonio classico, tramandato attraverso miniature, tessuti, mosaici, coniugandolo con riferimenti al modus vivendi duecentesco e ai giochi cortesi dell’epoca. Nella Sala delle Scacchiere si trovano forme quadrilobe che iscrivono scacchiere, che rimandano al gioco degli scacchi, simbolo cavalleresco del campo di battaglia e della strategia militare, ma anche passatempo cortese. Su un’altra parete sono affrescati uccelli simmetricamente affrontati o divergenti entro ruote, direttamente confrontabili con i ricami ad oro filiforme del piviale di Bonifacio VIII conservato al Museo della Cattedrale e del “piviale dei pappagalli” conservato a Vicenza - Foto di autori diversi

Foto di Alberto Paglia
La Sala delle Oche mostra un atlante di aviofauna, in cui vengono descritte circa dodici specie di uccelli, ispirato al De Arte venandicumavibus di Federico II di Svevia - Foto di Alberto Paglia 

Casa Barnekow

Molto interessante è Casa Gigli, un palazzo medievale che ricorda quelli di Palermo. Fu comprata e ristrutturata, verso la metà del XIX secolo, dal pittore svedese Albert Barnekow ed è oggi conosciuta come Casa Barnekow. Si ritiene che la casa possa aver ospitato Dante Alighieri durante una sua permanenza in città.

Foto di 48_marioc
La medievale Casa Barnekow, acquistata e ristrutturata dal pittore svedese Albert Barnekow. Si ritiene che la casa possa aver ospitato Dante Alighieri durante una sua permanenza in città -  Foto di 48_marioc                                        

Le porte della città

Foto di LPLT
Porta Cerere, una delle cinque porte di ingresso al centro storico - Foto di LPLT -

Le porte di ingresso al centro storico: Porta Cerere, Porta S. Maria, Porta S. Francesco, Porta Tufoli, Porta San Nicola.
 
Anagni detta la città dei papi, fu luogo di soggiorno preferito dai pontefici soprattutto nei secoli XII e XIII e sovente la Cattedrale fu sede di importanti fatti storici come il Pactum Anagninum, il trattato firmato dai legati dell’imperatore Federico Barbarossa con papa Alessandro III dopo la sconfitta di Legnano (1176), l’elezione di papa Innocenzo IV nel 1243 e le canonizzazioni di sant’Edoardo re d'Inghilterra (1161), san Bernardo da Chiaravalle (1174) e santa Chiara d'Assisi (1255). In essa furono anche comminate le scomuniche all'antipapa Vittore IV e all’imperatore Federico Barbarossa (1160), la seconda scomunica a Federico II (1239) e poi a suo figlio Manfredi (1254).

Oggi Anagni e la sua Cattedrale rimangono un importante polo di attrazione turistica per il Lazio meridionale, soprattutto per la bellezza e la preziosità dei tesori che vi si conservano.

Il Museo della Cattedrale di Anagni (MuCA) apre le sue porte a tutti i visitatori interessati a immergersi in un mondo antico, affascinante e ricco di sorprese.

Foto di Ferdinando Potenti
Museo della Cattedrale. Cristo ligneo databile agli ultimi anni del XV secolo, presenta una straordinaria attenzione al realismo anatomico, come si può notare dai dettagli della pelle e dalle vene; d’altra parte l’estrema magrezza del corpo di Cristo e il sangue che scende copioso dal costato sottolineano l’aspetto della sofferenza. La presenza di un meccanismo alla base della nuca del Cristo permetteva la fuoriuscita della lingua, enfatizzando ulteriormente l’aspetto patetico dell’opera. Sappiamo che questo crocifisso era usato per le processioni e probabilmente il meccanismo veniva messo in funzione proprio durante queste solenni occasioni, per impressionare i fedeli e renderli partecipi della Passione di Cristo. Testo: http://www.cattedraledianagni.it/museo/percorso/cappella-salvatore - Foto di Ferdinando Potenti

Rimarrete sicuramente colpiti dagli ambienti, dai tessuti e soprattutto dai vastissimi cicli ad affresco ancora oggi visibili nelle due cripte sotterranee.  

Sono due i protagonisti del celebre episodio dello Schiaffo di Anagni: papa Bonifacio VIII e il re di Francia Filippo IV di Valois, detto il Bello.

L’episodio fu cantato da Dante nella sua Divina Commedia, Purgatorio, XX, vv. 85-90. 


 "Opera del duomo (FI), arnolfo di cambio, Bonifacio VIII , 1298 circa, 02" di I, Sailko

Bonifacio VIII e lo Schiaffo di Anagni

I motivi che portarono all’episodio dello Schiaffo di Anagni: avendo esigenze di cassa, Filippo il Bello voleva tassare i beni ecclesiastici sul suolo francese; Bonifacio VIII scrisse una serie di bolle, in parte disattese e ignorate, in parte bruciate e falsificate dalla cancelleria francese, fino alla bolla di scomunica Unam Sanctam del 18 novembre 1302, che sarebbe stata affissa sulle porte della cattedrale di Anagni la mattina dell’8 settembre 1303.

Per evitare la scomunica, Filippo inviò in Italia Guglielmo de Nogaret che, grazie all’appoggio incondizionato fornitogli dalla nobile famiglia romana dei Colonna (nemica acerrima dei Caetani, cui apparteneva Bonifacio VIII), arrivò ad Anagni nella notte tra il 6 e il 7 settembre, con un esercito di un migliaio tra fanti e cavalieri capeggiato da Giacomo Colonna, detto Sciarra che in volgare significava “attaccabrighe”. Forte dell’aiuto di una mano traditrice, l’esercito riuscì a penetrare nella città vincendo in breve le poche difese organizzate dalla guardia.

Ben presto Bonifacio si ritrovò solo: secondo la tradizione il papa si sarebbe rifugiato al secondo piano del palazzo della famiglia Caetani, nella Sala degli Scacchi (in seguito chiamata Sala della Schiaffo), assistito solo dal cardinale Nicolò Boccasini. Il primo a irrompere nella sala sarebbe stato proprio Sciarra Colonna, che avrebbe dato il famoso schiaffo a papa Bonifacio VIII.   
 

Non si hanno notizie certe circa lo svolgimento degli eventi, per cui dello schiaffo di Anagni molti storici hanno in passato (e ancora oggi) dubitato. Ma una cosa nessuno ha mai messo in discussionne: l’insulto morale ci fu!

Bonifacio VIII venne liberato dopo qualche giorno dagli abitanti di Anagni e portato sottoscorta a Roma, dove morì poco dopo, l’11 ottobre 1303.
Le sue spoglie vennero sepolte in San Pietro, nella Cappella Caetani costruita da Arnolfo di Cambio.

Oggi di questa cappella non vi è alcuna traccia, perché venne distrutta in occasione della edificazione della nuova Basilica di San Pietro.

Le spoglie del pontefice furono invece sistemate nelle Grotte Vaticane, dove si trovano tuttora, nel sarcofago funerario realizzato da Arnolfo di Cambio.


Testo: Wikipedia
 

San Pietro in Vineis  

Foto di Fabrizio Monti
La Chiesa di San Pietro in Vineis. Nel XII secolo l’edificio era legato a un monastero appartenente all’ordine delle Clarisse  -  Foto di Fabrizio Monti

Ad Anagni, appena fuori le mura urbane della città, sorge l’antica chiesa di San Pietro in Vineis, che deve il suo nome alla presenza di vigneti che circondavano la zona.

Foto di Emilia Trovini
Interno della chiesa - Foto di Emilia Trovini

Nel XII secolo l’edificio era legato a un monastero appartenente all’ordine delle Clarisse. Nel tempo il complesso conventuale cadde in rovina e solo nel 1926 l’architetto Alberto Calza Bini ricevette l’incarico di progettare su quella area un Convitto destinato agli orfani degli impiegati Inadel (oggi INPDAP – Convitto “Principe di Piemonte”).

Negli ambienti superstiti dell’antico monastero femminile si conserva un prezioso gruppo di affreschi risalenti al XIII, XIV e XV secolo. Vale la pena riscoprire questo tesoro, recentemente restaurato.

Foto di Anagni Bike
Ciclo pittorico del Matroneo delle Monache. Gli affreschi risalgono al XIII, XIV e XV sec. - A realizzare l'opera fu probabilmente il Terzo Maestro di Anagni che si stava dedicando alla decorazione della Cripta di San Magno -  Foto di Anagni Bike

Il ciclo pittorico di maggiore importanza è quello che orna il cosiddetto Matroneo delle Monache, un ambiente posto esattamente al di sopra della navata sinistra della chiesa, con la quale comunica solo attraverso alcune piccole feritoie.

L’ambiente fu decorato con un motivo a finti conci ed arcature a tutto sesto. A realizzare l’opera fu probabilmente il cosiddetto Terzo Maestro di Anagni, uno dei pittori che si stavano dedicando alla realizzazione dello splendido ciclo della cripta della cattedrale.

La decorazione affascina per la raffinatezza cromatica.

Foto di Emilia Trovini
 Affresco "Noli Me Tangere" e "Cristo tra gli Apostoli"  _  Foto di Emilia Trovini 

Negli anni successivi, su questa base, rimasta pressoché intatta, venne steso uno strato di intonaco a metà della parete destra. Sul nuovo intonaco venne dipinto un ciclo della Passione, Resurrezione e Seconda Venuta di Cristo.

Il ciclo inizia dalla parete di fondo con l’Ingresso a Gerusalemme, seguito poi dall’Ultima Cena, dalla Lavanda dei Piedi, dalla Cattura, dalla Flagellazione, da Cristo davanti a Pilato, dalla Deposizione nella Tomba, dalla Discesa al Limbo, dal Noli Me Tangere, dalla Missione degli Apostoli; segue il Giudizio, dove appaiono la badessa del monastero e il vescovo.

Foto di Emilia Trovini
Affresco raffigurante l'Ultima Cena - Foto di Emilia Trovini

Chiudono questo gruppo narrativo due episodi che non hanno continuità tematica con quanto precede: la Stimmatizzazione di S. Francesco e il gruppo della Santa Aurelia, S. Benedetto e Santa Scolastica, a ricordo del fatto che molto probabilmente il monastero apparteneva ad una comunità di benedettine prima di adottare la regola francescana.

Il ciclo probabilmente discende da un prototipo umbro del periodo fra la fine del XII e il XIII secolo, forse una delle tante croci dipinte su tavola che presentano gli episodi della Passione ai lati del Cristo Crocifisso. Curiosamente, infatti, il ciclo di Anagni omette proprio l’episodio maggiore, la Crocifissione.

Vi consigliamo vivamente di visitare questo luogo.

 Testo:  www.livefiuggi.com

Per approfondimenti:

La storia, l'analisi e le ipotesi relative al pavimento cosmatesco della chiesa di San Pietro in Vineis in Anagni. Nicola Severino, Roccasecca, 2010


Chiesa di Sant'Andrea  

Foto di Emilia Trovini
La Chiesa di Sant’Andrea sorge davanti alla Casa Barnekow. L’edificio religioso, fondato sui resti della preesistente Chiesa di San Vito, era originariamente di struttura romanica, ma è stato ampiamente ristrutturato nel XVIII secolo. All’interno sono custodite, nella seconda cappella destra, tre parti della pregevole opera Trittico del Salvatore, del XIII-XIV secolo. Foto di Emilia Trovini

Dalla contrada Valle di Anagni si riesce a scorgere il campanile di uno dei piccoli gioielli della zona: la chiesa di Sant’Andrea.

L’edificio di culto è citato già in alcuni documenti medievali di cui il più antico risale al 1003. Altri testi dimostrano la sua resistenza alle alterne vicende dell’area, grazie alle sue relazioni con alti prelati della curia. 

La chiesa subì tra il 1263 e il 1276 una radicale trasformazione sotto il vescovo Landone Conti e le sue forme romaniche vennero tradotte in uno stile gotico. Fu così ampliato il presbiterio e alzato il campanile, ma i resti romanici sono ancora visibili in un ambiente con volta a botte, l’arco della torre campanaria e da alcuni resti lungo il corso principale. Il rinnovamento portò all’ampliamento della struttura che inglobò anche la più antica chiesa di San Vito, trasformandola nella sua cripta.

Nel Cinquecento il cardinale Benedetto Lomellino restaurò la chiesa, ma fu solo tra il 1748 e il 1751 che una nuova ristrutturazione le fece perdere le forme romanico-gotiche e circa dieci anni dopo fu realizzata la facciata attuale. Nel 1860 fu demolita la cuspide del campanile e fu inserito un orologio poi asportato nel secolo scorso al fine di ripristinare l’aspetto più antico.

La facciata settecentesca è movimentata da due ordini di lesene e da un unico portale, aldi sopra del quale è una vetrata colorata che illumina la navata interna. Alcuni lavori di restauro del 1983 riportarono alla luce l’arco ogivale sul lato destro sormontato da una scultura rappresentante un cavaliere su un animale feroce, databile presumibilmente alla seconda metà dell’VIII secolo. All’interno si sviluppa un’unica navata con cappelle laterali.

Il pavimento è in stile cosmatesco, ma è stato rimaneggiato intorno al 1954. Dietro l’altare sono tre quadri dedicati a Sant’Andrea: al centro il santo con la Vergine ed alcuni Beati, opera del Giorgini, ai lati la Vocazione e il Martirio dipinti da Gagliardi nel 1894  

Foto di Emilia Trovini
Nella chiesa di S. Andrea si conserva una delle tre opere su tavola della città: un trittico del Salvatore con Maria e S. Andrea all'interno (ai piedi di quest'ultimo il donatore Gregorius Francisci), S. Magno e S. Secondina all'esterno degli sportelli. L'opera è stata realizzata tra l'inizio e il terzo decennio del sec. XIV. - Foto di Emilia Trovini

Qui viene conservato anche il Trittico del Salvatore, con Maria, Sant’Andreae il donatore Gregorius Francisci, all’interno, e San Magno e Santa Secondina all’esterno degli sportelli. Datato al XIV secolo, gli studiosi concordano nel ravvisare nel dipinto lo stile della scuola del Cavallini e del Torriti. 

Testo © Dott.ssa M. Giudici

Foto di Emilia Trovini, Ferdinando Potenti, Riccardo Cuppini,  Luca Bellincioni, Romanus_too, LPLT, Pietro Scerrato, Fabrizio Monti, Luigi Strano, Maurizio Ciliegi, Giorgio Rudy Cipriani, Gerardo Forti, 48_marioc, Enzo Sorci, Anagni Bike, Zian Wood, Marica Ferrentino, che si ringraziano per averle concesse in uso alla Provincia di Frosinone.  

La Provincia non detiene i diritti d'autore delle foto pubblicate. Esse sono e restano di esclusiva proprietà dell'autore.  


       

 

 





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