I COMUNI
  
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Arpino, la Città di Cicerone, l'Acropoli di Civitavecchia e l'Arco a Sesto Acuto (VII-VI sec. a.C.)

Foto di Daniele De Rubeis
 Veduta di Civita Falconara al tramonto. Sullo sfondo lo splendido panorama delle vallate e delle colline circostanti - Foto di Daniele De Rubeis

                   
 Arpino, insignita dal TCI del marchio Bandiera Arancione.

II fascino degli antichi monumenti costituisce un'irresistibile attrattiva per chiunque giunga in questa località, rinomata a livello internazionale per il CERTAMEN CICERONIANUS ARPINAS, gara di traduzione dal latino promossa per la prima volta nel 1980; la competizione si svolge a metà maggio e vede la partecipazione di studenti di tutta Europa.
 
Profondamente connesso al mondo classico è anche il CONVIVIUM ARPINAS -'A cena nell'antica Arpino'-, tra ottobre e novembre.

Un'immagine del Certamen Ciceronianum Arpinas, la rinomata gara di traduzione dal latino che si svolge ogni anno nella città a partire dal 1980, alla quale partecipano studenti di tutta Europa -    (Foto: arpinoturismo.it)


Di altissimo livello sono le periodiche mostre artistiche organizzate dalla "Fondazione Umberto Mastroianni".

Durante i festeggiamenti per Sant'Antonio Abate (17 gennaio) si procede alla distribuzione del "pappone", nome locale della polenta: il curioso rituale risale al Seicento, quando il lascito testamentario di un nobile locale stabilì che ogni anno, in quel giorno, la polenta sfamasse i poveri.

La domenica successiva al ferragosto si svolge la festa dei Gonfaloni:
i rappresentanti delle contrade, vestiti con i costumi tipici, si contendono un drappo dipinto a mano, il gonfalone, gareggiando in vari giochi popolari; nella stessa giornata si svolge anche la sagra dei "maccaroni". 
  Il periodo natalizio è allietato invece da un suggestivo presepe vivente. 

Foto di Giovanni Soave

Foto di Maurizio Ciliegi
Alcuni momenti della festa dei Gonfaloni, una manifestazione folkloristica  tra i Quartieri e le Contrade della città di Arpino - Foto di Vincenzo Raso e Maurizio Ciliegi

Cenni Storici

Non si conosce l'esatta età della fondazione di Arpino, anche se ritrovamenti archeologici ne dimostrano le origini volsche, popolo di origini incerte a cui sono connesse le vicende dei rostri del foro (preda romana dopo la battaglia navale al largo di Anzio) e di Coriolano.
  
                                                                           

Le tradizioni locali, e una serie di iscrizioni ancora visibili, fanno risalire la fondazione della città al dio Saturno o ai Pelasgi, analogamente alle altre città del Lazio meridionale cinte da possenti mura megalitiche e dette città saturnie.

Foto di Bosch57
            Lapide in lingua latina posta su Porta Napoli   -   (Foto di Bosch57 - personale. Con licenza CC0 tramite Wikimedia Commons - )

Tale tradizione di fondazione, unitamente alla fierezza per i tanti figli illustri che hanno contribuito alla crescita e alla grandezza di Roma antica, è scolpita in una orgogliosa lapide in lingua latina posta sulla porta medievale di ingresso da est ad Arpino, detta Porta Napoli; la traduzione italiana suona così:

O VIANDANTE, STAI ENTRANDO IN ARPINO, FONDATA DA SATURNO, CITTA' DEI VOLSCI, MUNICIPIO DEI ROMANI, PATRIA DI MARCO TULLIO CICERONE PRINCIPE DELL'ELOQUENZA E DI CAIO MARIO SETTE VOLTE CONSOLE. L'AQUILA TRIONFALE, PRESO IL VOLO DA QUI ALL'IMPERO, SOTTOMISE A ROMA TUTTO IL MONDO. RICONOSCI IL SUO PRESTIGIO, E VIVI IN SALUTE.

 Foto di Maurizio Ciliegi
Piazza Municipio è il cuore della città, sorge su un sito dell'antico foro romano il cui basolato è in parte conservato ai lati della piazza, che ospita anche la Chiesa di San Michele Arcangelo e il Liceo Ginnasio Tulliano  -  Foto di Maurizio Ciliegi

Fu teatro e obiettivo di scontri tra Romani e Sanniti, fino ad essere conquistata dai primi nel 305 a.C. Due anni dopo ottenne la cittadinanza romana sine suffragio e divenne prefettura. Nel 188 a.C. ottenne definitivamente la cittadinanza romana.

La sua importanza crebbe fino ad ampliare il suo territorio che raggiungeva a nord-ovest l'attuale Casamari (anticamente Cereatae) e a sud Arce.

                     
Gaio Mario, che ne fu illustre cittadino (e il cui nome è ancor oggi ricordato non solo nell’etimologia della località arpinate di nascita, Casamari, (Casa Marii, per l’appunto), ma persino nell’etimologia della regione francese della Camargue (Caii Marii Ager), donò alla città alcuni territori conquistati nella Gallia Narbonense dopo la Battaglia dei Campi Raudii cel 101 a. C.
Con Silla iniziò la sua lenta decadenza che si protrasse durante l'epoca imperiale. 


                         Scultura in bronzo di Marco Tullio Cicerone in Piazza Municipio    -    (Foto: arpinoturismo.it)

Anche l'avvocato, politico e filosofo romano Marco Tullio Cicerone nacque ad Arpino nel 106 a.C.; egli è una vera gloria di Arpino, e la sua città fu spesso citata nelle sue opere con orgoglio e anche con nostalgia.

In tempi moderni è stato dato il suo nome al corso principale della città, allo storico Convitto nazionale Tulliano, al Liceo Ginnasio Tulliano, alla Torre medievale dell'Acropoli di Arpino e a diverse altre istituzioni, circoli, scuole, persino persone.

Foto di Daniele De Rubeis
                               Veduta di Civitavecchia al tramonto - Foto di Daniele De Rubeis

Nella stessa Acropoli si narra esistesse una sua casa, presumibilmente nell'attuale via Cicera, adiacente al cosiddetto Muro Cicero, probabilmente appartenuta alla nobile ed estinta famiglia arpinate dei De Bellis fino al diciottesimo secolo, e ora ridotta a rudere, nonostante la famosa scrittrice e viaggiatrice Marianna Candidi Dionigi, nel suo diario di viaggio intitolato Viaggi in alcune città del Lazio che diconsi fondate dal re Saturno, edito a fascicoli intorno al 1809, a pagina 51, ritenga di aver individuato tale casa e la piccola via adiacente, composta di pietre simili nel taglio a quelle della via Appia, ne descrive l'emozione, loda gli arpinati per l'orgoglio che mostrano per tante vestigia, e ne riproduce persino l'allocazione nella sua bellissima Mappa di Arpino riportata nel volume predetto a pagina 46.
 

Foto di Alberto Bevere
Splendida veduta di Arpino. Sulla destra Civitavecchia, al centro Civita Falconara - Foto di Alberto Bevere

Nell'Alto Medioevo le sue mura fortificate ne fecero un centro di rifugio e difesa dalle invasioni barbariche. In questo periodo Arpino fu più volte contesa tra il Ducato romano, il Ducato di Benevento, l'invasione dei Franchi (860), le scorrerie dei Saraceni. 
                           
Dopo il 1000 divenne territorio dei Normanni, poi degli Svevi e del Papato e dovette subire due distruzioni: la prima nel 1229 con Federico II e la successiva nel 1252 a opera di Corrado IV. In questa seconda occasione i danni furono molto rilevanti: la città fu rasa al suolo e furono irrimediabilmente perdute molte delle antiche testimonianze romane. Gli abitanti trovarono rifugio nella vicina località fortificata di Montenero; oggi nella frazione omonima ci sono i resti di un'antica torre.

Nel 1580 Arpino entrò a far parte del Ducato di Sora, feudo parzialmente autonomo del Regno di Napoli. Il Ducato fu soppresso nel 1796 e con esso Arpino entrò a far parte prima del Regno di Napoli e poi del Regno delle Due Sicilie, fino al 1860.

Entrò a far parte della Provincia di Terra di Lavoro, in Campania, fino al 1927, dopodiché, con l'istituzione della Provincia di Frosinone, divenne parte di questa nuova provincia laziale. 

Foto di Ferdinando Potenti
                       Piazza Municipio, un tratto dell'antico Basolato Romano  -  Foto di Ferdinando Potenti

Recenti scavi hanno portato alla luce in Piazza Municipio un tratto dell'antico basolato romano. Il lastricato è sistemato in vari strati con relativa "cloaca" il cui tracciato, risalente al I sec. a.C, corre sotto il suolo di Arpino lungo tutto l’asse est-ovest dell’antico decumano.  

Il museo della Liuteria 


                                Strumenti a corda esposti nel Museo della Liuteria - Foto web

Ad Arpino è presente il Museo della Liuteria, il quale espone oggetti, materiali ed antichi strumenti dell’antica bottega liutaia arpinate, specializzata nella produzione di liuti, mandolini e altri strumenti a corda, oltre a un’ampia documentazione cartacea internazionale. Il museo offre al visitatore la possibilità di conoscere il processo di lavorazione dei Maestri Liutai, per fabbricare questi fantastici strumenti. 

L'Acropoli di Civitavecchia   

Foto di Rocco Maltesi
 Una suggestiva veduta dell'Acropoli di Civitavecchia - Foto di Rocco Maltesi

L'Acropoli di Arpino è un sito archeologico prossimo al centro abitato di Arpino, uno dei più importanti per la conoscenza dell'architettura megalitica del Lazio meridionale, non solo per la grande estensione delle mura ma anche per la loro vetustà, maggiore di quella di altri siti (collocabile secondo alcuni in piena età del ferro, VIII/VII secolo a.C.), e classificabili secondo la scala ideata da Giuseppe Lugli nella seconda maniera.

Foto di Emilia Trovini
La Civitas vetus, tipico esempio di fortificazione volsca. Civitavecchia fu, probabilmente, il nucleo originario del primitivo
insediamento volsco (popolo del VII-VI sec. a.C.)  In primo piano, nella foto, la chiesa della SS. Trinità, a dx le mura poligonali e l'Arco a Sesto Acuto, in fondo la chiesa di San Vito del XVI sec.  - Foto di Emilia Trovini

La civitas vetus della città rappresenta una delle cinte murarie meglio conservate costruite in opera poligonale in epoca preromana.   

Foto di Romolo Rea
L'Arco a sesto acuto (VII - VI sec. a.C.), porta arcaica d'ingresso all'Acropoli di Civitavecchia, unico sopravvissuto nel suo genere in tutta l'area mediterranea.  In fondo la Torre di Cicerone   -  Foto di Romolo Rea   

Di particolare significatività è la presenza di un "arco a sesto acuto" unico sopravvissuto nel suo genere in tutta l'area mediterranea. Trattasi di un tipico arco a mensola, che viene a costituire una porta cosiddetta scea.  

L’elemento architettonico più significativo del passaggio dei Volsci su questo colle, oltre alle mura poligonali, è rappresentato dal bellissimo arco a sesto acuto posto all’ingresso della cittadella. Alto 4,2 metri, è formato dalla sovrapposizione di diversi blocchi di pietra che vanno restringendosi verso l’alto conferendogli quella tipica forma. Nel corso del XVI secolo, questo rarissimo esempio di arco, fu “atrocemente” chiuso da un bastione difensivo di forma semicircolare, ora in gran parte demolito. Attraversato l’arco, che tra l’altro era la porta d’ingresso dell’antica acropoli, si trova, sul lato sinistro, una torre a base quadrangolare che serviva per la difesa del “castrum” successivamente racchiuso da mura del periodo medievale. Ridotte a semplici ruderi, queste mura, che appaiono in più punti sovrapposte a quelle poligonali, racchiudevano, oltre a Civitavecchia, il primo nucleo di Arpino. **  Testo da * a ** Lazionascosto.it

Foto di Romolo Rea
L'Arco a sesto acuto è alto 4,2 metri, è formato dalla sovrapposizione di diversi blocchi di pietra senza alcun legame di malta, che vanno restringendosi verso l’alto conferendogli quella tipica forma - Foto di Romolo Rea

La gr
andiosità di queste mura, che si trovano pure in altri paesi dei Volsci (Atina, Aquinum, Sora, Signia, Arcis) e degli Ernici (Aletrium), ha suggerito alla fantasia popolare il nome di mura pelasgiche (in ricordo dei preellenici, mitici Pelasgi) o ciclopiche (i giganti omerici). E', però, più giusto chiamare questo tipo di mura "poligonali" proprio per la forma che presentano gli enormi massi, sovrapposti l'uno sull'altro senza alcun legame di malta.
 

 Foto di Stefano Strani
La torre medievale a base quadrata denominata Torre di Cicerone (Civitas Ciceroniana) restaurata nel 2011 (residuo di un castello merlato medievale di cui si conserva sul retro della torre una piccola piazza d'armi con cisterna e ruderi delle fondazioni delle altre torri) - Foto di Stefano Strani

Oltre all'Arco a sesto acuto e alle mura poligonali, con vari torrioni strategici aggiunti nell'età moderna (probabilmente a cavaliere tra il quindicesimo e il sedicesimo secolo), ci sono altri monumenti di grande interesse all'interno dell'Acropoli.
          
Tra i più importanti c'è la  "Torre di Cicerone", restaurata nel 2011 (residuo di un castello merlato medievale di cui si conserva sul retro della torre una piccola piazza d'armi con cisterna e ruderi delle fondazioni delle altre torri).
                       Foto di Daniele De Rubeis
  La chiesa della SS. Trinità o del Simulacro del Crocifisso, gioiello settecentesco, a fianco l'Arco a sesto acuto   -   Foto di Daniele De Rubeis

Al fianco dell'arco a sesto acuto incontriamo un gioiello settecentesco: la chiesa della SS. Trinità o del Simulacro del Crocifisso. Ancora oggi di proprietà della famiglia Pesce, essa fu fatta costruire nel 1720 dal Cardinale Giuseppe Pesce, maestro e rettore della Cappella Pontificia.        

E' di stile romanico con pianta a croce greca
. La cupola è sollevata su quattro pilastri centrali. Il paliotto dell'altare, dipinto con i fiori, fa da sfondo alla piccola chiesa. A fianco, due grandi affreschi: a destra L'Immacolata, a sinistra S. Giuseppe  
                          Foto di Massimo Palozza
Cortile Farnese.  E’ uno dei “luoghi storici” dell’Arpino medievale. Datato intorno all’anno mille, è parte di un antico edificio costruito sulle mura ciclopiche che fu palazzo signorile o monastero. L’arco borgognone, tipico dell’alto Medio Evo è dominato dallo stemma dei Farnese. All’interno cortile si ammira un elegante chiostro in pietra viva realizzato dagli scalpellini dell’epoca, formato da archi a tutto tondo sostenuti da colonne bizantine. - Foto di Massimo Palozza

Per il cardinale Pesce operò in Arpino, dove morì nel 1779, lo scultore in legno il tirolese Michele Stolz che fu per molto tempo suo ospite nella casa di Civitavecchia. Scolpì la statua di San Vito, il simulacro della Crocefissione, la statuetta della Concezione oltre numerose altre opere per le chiese di Arpino. Il linguaggio stilistico dello Stolz fu decisamente rococò d'impronta napoletana. 
                   
Il borgo di Civita Falconara visto da Civitavecchia, sulla sommità del colle il Castello di Ladislao e la chiesetta Madonna di Loreto-  Foto di Marco Vancini  Photos

Proseguendo per la stradina che taglia in due il borgo, lastricato dai piccoli tipici ciottoli, incontriamo al numero civico 6 un antico Palazzo che presenta una curiosità: ai lati del portone d'ingresso due scivoli permettavano ai "bravi" del padrone di casa di tenere sotto bersaglio gli ospiti indesiderati o malintenzionati.

Si arriva, poi, alla chiesa di S.Vito del XVI secolo, a tre navate. 

Foto di Emilia Trovini
La chiesa di San Vito del XVI sec.  -  Foto di Emilia Trovini

Ha una bella facciata e campanile del XVII/XVIII secolo in puddinga di Arpino, un interno pesantemente rimaneggiato in epoca moderna e una pala d'altare del Cavalier d'Arpino raffigurante i Santi Vito, Modesto e Crescenzia del 1625/1627.

               Foto di Emilia Trovini
La Pala d'Altare della chiesa di San Vito che raffigura i Santi Vito, Modesto e Crescenzia realizzata tra il 1625 e 1627 da Giuseppe Cesari detto il Cavalier d'Arpino - Foto di Emilia Trovini 

                                           
                                           "Il libro di Pietra" di Giuseppe Bonaviri  -  Foto web  

  Il Libro di Pietra di Giuseppe Bonaviri

E’ una singolare iniziativa che coniuga il fascino antico e a tratti aspro di questo centro con le suggestioni della poesia contemporanea. Si tratta della riproduzione su pietra di poesie (in lingua originale e relativa traduzione italiana) che famosi poeti contemporanei, ospiti della città, hanno dedicato ad Arpino. L'iniziativa è coordinata dallo scrittore Giuseppe Bonaviri.

Foto di Piero Quadrini Foto di Maurizio Ciliegi
Foto di Carlo Pascucci
Foto di Marco Vancini photos

Giuseppe Cesari Cavalier d'Arpino (Arpino, 1568 – Roma, 3 luglio 1640), è stato un pittore italiano e un altro figlio illustre di Arpino.

Definito dai Conservatori dell’Urbe ‘pictor unicus, rarus et excellens ac primarius et reputatus’  

                                  
                                        Ritratto di Giuseppe Cesari detto il "Cavalier d'Arpino"

Originario di
Arpino, il pittore si trasferisce a Roma nel 1582 con la famiglia dove lavora nella decorazione delle Logge vaticane, sotto la direzione del Pomarancio. È lì che il giovane Cesari, non ancora cavaliere, si fa notare per la sua creatività e comincia a lavorare come ragazzo di bottega. Già nel 1583 è ammesso all'Accademia di San Luca, di cui sarà poi ripetutamente presidente, fino a quando non lo sostituirà il Bernini, e presto viene ammesso a realizzare affreschi. Entra così nella corte di Gregorio XIII, il cui figlio Giacomo Boncompagni era divenuto Duca di Aquino e di Arpino.

L'ascesa al soglio pontificio di Sisto V nel 1585 non interrompe la carriera del Cesari, ormai ben introdotto nell'ambiente: risale a questo periodo l'affresco con la Canonizzazione di San Francesco di Paola nel chiostro della Trinità dei Monti, dove risente dell'influenza sia del Pomarancio che di Raffaellino da Reggio. Da quell'anno e fino al 1591 lavora a Sant'Atanasio dei Greci. Nel 1586 entra nella Congregazione dei Virtuosi al Pantheon. Nel 1588 il cardinal Farnese gli commissiona gli affreschi, oggi perduti, per San Lorenzo in Damaso.

Nel 1589 è a Napoli, dove affresca il coro della Certosa di San Martino, e tornerà nel 1593 per eseguire gli affreschi della volta della Sacrestia. 

A Roma lavora, tra il 1587 e il 1595, nella Cappella Olgiati in Santa Prassede, mentre dal 1597 lavora nella Cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi (gli succede poi, in questa commessa, il Caravaggio).

Foto di Enzo Sorci
                                           Chiesa di San Michele Arcangelo - Foto di Enzo Sorci

La bottega di Cesari era ormai tra le più affermate di Roma: vi entrò nel
1593 anche il Caravaggio.

Una commessa che l'accompagnò per oltre quarant'anni, dal 1595 e il 1640, furono gli affreschi del Palazzo dei Conservatori. Vi realizza: il Ritrovamento della lupa, nel 1596; la Battaglia tra i Romani e i Veienti, nel 1597 e il Combattimento tra gli Orazi e i Curiazi, nel 1612. Vi ritorna dal 1635 per eseguire il Ratto delle Sabine, l'Istituzione della Religione e la Fondazione di Roma.

Foto di Alberto Bevere
              
Interno della chiesa di San Michele Arcangelo  -  Foto di Alberto Bevere

Nel 1600 affresca l'Ascensione nel transetto di San Giovanni in Laterano, opera che gli vale il cavalierato di Cristo. Sempre in quegli anni assume la direzione dei lavori di decorazione musiva della cupola di San Pietro, mentre successivi sono gli affreschi della villa Aldobrandini a Frascati e quelli della Cappella Paolina in Santa Maria Maggiore, realizzati tra il 1605 e il 1612.

Dipinse anche in Poli, nel palazzo baronale dei Conti, dove affrescò la cappella privata del palazzo che dà in un grande salone anch'esso affrescato.  

Foto di @Abulafia82
L'abside dell'altare maggiore della Chiesa di San Michele Arcangelo, impreziosita  da quattro tele del Cavalier d'Arpino. Al centro la grande Pala  raffigurante "San Michele Arcangelo che combatte Lucifero", ai lati  "L’Annunciazione" e "Tobia e l’Angelo" e, in alto, sulla volta dell'abside,  la maestosa figura del "Dio Benedicente col Globo" -   Foto di Federico Tomasello

Ad Arpino ha lasciato alcune opere:
 

Chiesa di San Michele Arcangelo, San Michele Arcangelo combatte Lucifero, o/t, ca 1620
Chiesa di San Michele Arcangelo, Dio Padre benedicente col Globo, o/t, ca 1620
Chiesa di San Michele Arcangelo, Testa di Cristo, affresco, 1606-1607
Chiesa di San Michele Arcangelo, Martirio di San Pietro Martire, o/t, 1631
Chiesa di Santa Maria Assunta, Dio Padre con la destra alzata e il Globo, o/tav., ca 1620
Chiesa di Santa Maria Assunta, San Giovanni ev. e San Giuseppe, o/tav., 1625-1627
Chiesa di Sant'Antonio, Sant'Antonio da Padova col Bambino Gesù e vestizione di Sant'Antonio da Padova, o/t, ca 1634
Chiesa di Sant'Andrea, Sant'Andrea e San Benedetto sotto lo Spirito Santo e due puttini adoranti, o/t, 1635
Chiesa di San Vito in Civitavecchia, Santi Vito, Modesto e Crescenzia, o/t, 1625-1627

Foto di Pietro Scerrato
Casa del Cavalier d'Arpino - Foto di Pietro Scerrato

Foto di @Abulafia
Dipinto nella casa natale del Cavalier d'Arpino -  Foto di
Federico Tomasello

 
Testo: Wikipedia


Foto di Daniele De Rubeis, Bosch57, Giorgio Clementi, Federico Tomasello (Abulafia), Tonino Bernardelli, Romolo Rea, Fabrizio Monti, Maurizio Ciliegi, Emilia Trovini, Ferdinando PotentiFranco Olivetti, Luca Bellincioni, Pietro Scerrato, Alberto Bevere, Piero Quadrini , Vincenzo RasoEnzo Sorci, Rocco MaltesiMassimo Palozza, che si ringraziano per averle concesse in uso alla provincia di Frosinone.  

La Provincia non detiene i diritti d'autore delle foto pubblicate. Esse sono e restano di esclusiva proprietà dell'autore.
 

  

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 





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