I COMUNI
  
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Roccasecca e San Tommaso D'Aquino

Foto di Fabrizio Monti
Panoramica dell'antico borgo Castello, abbarbigato sui primi contrafforti del monte Asprano  -   Foto di Fabrizio Monti

La storia di Roccasecca è profondamente legata alla sua posizione geografica: il paese è infatti posto all'ingresso di due gole che danno accesso alla Valle di Comino ed è sovrastato dal monte Asprano che con i suoi 553 metri d'altezza permette di controllare facilmente l'ampia Valle del Liri. 

Foto di Carlo Germani
Veduta di Roccasecca, sulla sx la chiesa Madre della SS. Annunziata, XIV sec., in alto a dx la chiesa di San Tommaso D'Aquino, costruita nel 1325  -  Foto di Carlo Germani  

Roccasecca è per secoli solo un comodo punto di passaggio per gli eserciti che passavano il fiume Melfa, sul quale furono costruiti, probabilmente già in epoca romana, tre ponti di cui sono visibili ancora oggi alcune tracce, ma nel Medioevo ha il suo vero sviluppo come comunità.
                  
Foto di Tommasino Marsella
 Ancora Monte Asprano, frazione Castello  -  Foto di Tommasino Marsella 

Infatti quando si parla di Roccasecca e della sua storia il pensiero va subito a San Tommaso D'Aquino ed ai fasti del suo castello, importante baluardo difensivo posto nel 994 dall'abate Mansone a difesa del monastero di Montecassino, distante solo pochi chilometri. L'abate mette a capo della rocca fortificata un ramo collaterale della famiglia dei Conti D'Aquino, che fra alterne vicende e numerose battaglie (come era nel costume dell'epoca) regneranno per secoli sul paese.
 

Foto di Lauro Apruzzese
In primo piano un palazzo signorile, in alto la chiesa di San Tommaso D'Aquino e il Castello dei Conti D'Aquino - Foto di Lauro Apruzzese

Durante la preistoria si sa con certezza che vi furono diversi stanziamenti nel territorio di Roccasecca; del più importante ci rimangono resti di mura perimetrali, e seducente è l'ipotesi che si tratti della famosa Duronia ricercata tante volte dagli archeologi.

Foto di Tilly Sfortunato
Viale Roma - Foto di Tilly Sfortunato

Dopo il 1550 alcuni abitanti della rocca scendono a valle dando origine all'attuale Roccasecca Scalo, al Castello ed a Caprile. Nei secoli che seguono gli abitanti di Roccasecca vedono avvicendarsi al potere del loro castello gli Angioini, lo Stato Pontificio, gli Aragonesi, a seconda del Signore che domina in quel momento la Valle del Liri.
 
Foto di Fabrizio Monti
Veduta della frazione di Caprile - Foto di Fabrizio Monti

È solo nel 1583 che Roccasecca acquista un po' di pace e di serenità: viene infatti venduta dai conti D'Aquino al duca di Sora Giacomo Boncompagni che ne fa un suo feudo.


 Palazzo Boncompagni, sede del comune di Roccasecca. Sfilata in piazza Municipio in occasione della festa del vino -  Foto web

Un secolo più tardi Roccasecca cade come tutta l'Italia meridionale sotto il giogo degli spagnoli; la vita del paese nei due secoli che seguono è alquanto grama: nel Settecento malattie, siccità e un'eccessiva pressione fiscale riducono drasticamente il numero degli abitanti.

Unità d'Italia

Nell'Ottocento si diffondono, nel paese, oltre agli ideali di libertà portati da Napoleone Bonaparte e dagli echi della rivoluzione francese, la Carboneria ed il cosiddetto brigantaggio. Dopo il 1860, con l'Unità d'Italia la situazione sociale cambia, e, purtroppo, molti roccaseccani emigrano per cercare lavoro al Nord o all'estero.

Foto di Carlo Germani
Vicolo del centro storico  -  Foto di Carlo Germani

L'economia e la vita del paese rimangono invariate anche durante i primi anni del Novecento, fino all'inizio della seconda guerra mondiale. Ha inizio uno dei periodi più oscuri della storia del paese, che deve pagare un tremendo tributo in vite umane e subire una profonda distruzione. È scelto per la sua posizione, per la presenza della stazione ferroviaria e per il ponte sul fiume Melfa, come quartier generale del XIV Panzerkorps e del generale Frido von Senger und Etterlin.

Foto di Emilia Trovini
Fontana del borgo Castello - Foto di Emilia Trovini

Ma l'importanza strategica si rivela fonte di vessazioni per Roccasecca, che dovette subire durissimi e continui bombardamenti da parte degli Alleati, culminati con il tremendo attacco alla stazione ferroviaria del 23 ottobre 1943. 
 

Foto di Enzo Sorci
Scorcio del borgo medievale - Foto di Enzo Sorci

Dopo la guerra, i lunghi anni della povertà e della ricostruzione, poi il boom economico, la nascita degli stabilimenti industriali, lo sviluppo del paese intorno alla ricostruita stazione ferroviaria. Il 14 settembre 1974 Roccasecca riceve, in occasione del VII centenario della Morte di san Tommaso, la visita di papa Paolo VI.  

ONOREFICENZE: Alla città di Roccasecca è stata conferita la Medaglia d'Argento al merito civile  «Centro strategicamente importante situato sulla linea Gustav, durante l'ultimo conflitto mondiale, si trovò al centro di quotidiani combattimenti, subendo devastanti bombardamenti e feroci rappresaglie che procurarono numerose vittime civili e la quasi totale distruzione dell'abitato. La popolazione dovette inoltre piegarsi allo sfollamento forzato, operato dai reparti delle "SS" e trovare rifugio nei paesi del centro e nord Italia.»
— Roccasecca (FR), 1943 - 1944

Castello dei Conti D'Aquino

Foto di Tommasino Marsella
I ruderi del Castello dei Conti D'Aquino  e di un borgo medievale dove, secondo la leggenda, sarebbe nato San Tommaso - Foto di Tommasino Marsella

Fu costruito sopra la rocca del borgo nel 994 per volere dell'abate di Montecassino Mansone, che approvò il progetto alleandosi con la famiglia dei D'Aquino di Pontecorvo. Il castello venne eretto su Monte Asprano.  Dopo una lite con Montecassino, i D'Aquino occuparono il sito di Rocchetta Vecchia grazie ad Atenolfo che fece il possedimento suo.

Foto di Graziano Rinna
                               Altra immagine del Castello dei Conti D'Aquino - Foto di Graziano Rinna

Secondo una leggenda il famoso teologo Tommaso D'Aquino sarebbe nato nel castello nel Duecento.

Foto di Pietro Scerrato
In primo piano la statua di san Tommaso D'Aquino, sullo sfondo i ruderi del Castello dove San Tommaso sarebbe nato nel Duecento - Foto di Pietro Scerrato

Il castello perse il valore di controllo della valle nel XVII secolo, e rapidamente decadde, fino alla recente ristrutturazione.

Foto di Graziano Rinna
                                              La torre cilindrica del castello - Foto di Graziano Rinna

Una torre cilindrica è ancora in piedi, mentre la struttura rettangolare è di matrice duecentesca, conservata in buono stato.
 

Chiesa di San Tommaso D'Aquino 

Foto di Stefano di Stefano
La Chiesa di San Tommaso D'Aquino, con struttura romanico gotica, costruita nel 1325 - Foto di Stefano di Stefano

Fu costruita nel Trecento in onore di Tommaso D'Aquino, precisamente nel 1325.                                    

Foto di Tommasino Marsella
Il Campanile della Chiesa di San Tommaso D'Aquino - Foto di Tommasino Marsella  

Si trova appena sotto il presidio fortificato, e conserva la pianta gotica a croce latina, con affreschi quattrocenteschi.

Foto di Mirko Pradelli
            Veduta della città di Roccasecca, in primo piano la chiesa di San Tommaso D'Aquino  - Foto di Mirko Pradelli

Foto di Tilly Sfortunato
                             Chiesa di Santa Margherita, in stile barocco  - Foto di Tilly Sfortunato

Foto di Riccardo Cuppini
                                                    Interno della Chiesa di Santa Margherita  - Foto di Riccardo Cuppini

Persone legate a Roccasecca

  • Tommaso D'Aquino, dottore della Chiesa, nato a Roccasecca nel 1225;
  • Domenico Colessa, brigante, nato a Roccasecca, nella frazione Caprile, nel 1607;
  • Felice Amati, politico, nato a Roccasecca nel 1762;
  • Severino Gazzelloni, musicista, nato a Roccasecca nel 1919.
  • Franco Fava, atleta e giornalista, nato a Roccasecca nel 1952.

Foto di Pietro Scerrato 
Chiesa Madre della SS. Annunziata al Castello, XIV sec. - Nel 1750 fu demolita e poi ricostruita in stile barocco. Sulla facciata in alto ci sono le due statue di S. Tommaso e di S. Pietro martire, patrono del paese  - Foto di Pietro Scerrato     

Probabilmente la chiesa risale alla metà del Quattrocento e sorge a ridosso della piazzetta del vecchio borgo, con la facciata che guarda verso valle in posizione dominante.

Nel secolo XVII fu elevata al rango di "Collegiata" e nel 1843 di "Collegiata insigne". Nel 1750 fu demolita e poi ricostruita in stile barocco. Sulla facciata in alto ci sono le due statue di S. Tommaso e di S. Pietro martire, patrono del paese.


Interno della chiesa. L'opera di maggiore prestigio custodita nella chiesa è una tela, posta al centro della parete absidale, raffigurante la SS. Annunziata e risalente al 1754, della scuola di Luca Giordano - Foto web       

La pianta è rettangolare a croce latina, con tre navate, l'abside centrale e la cupola affrescate. Nella cantoria è conservato un antico organo. Di rilievo la sagrestia che conserva un fascino tutto suo.

Il quadro collocato al centro dell'abside è del pittore napoletano Francesco De Mura (1696-1782) della scuola di Francesco Solimena. L'opera, olio su tela, raffigura la S.S. Annunziata.

Sul braccio destro del transetto si trova il quadro, anche questo olio su tela, raffigurante "La pietà con il Cristo deposto dalla Croce tra le braccia della Vergine". L'opera risale agli inizi del Settecento ed è di scuola napoletana. Sul braccio sinistro del transetto ancora un quadro olio su tela. Si tratta de "L'ultima cena", copia della famosa opera di Paolo Veronese, che rivela l'influenza della scuola di Luca Giordano. Altri quadri di minore interesse si trovano sugli altari delle navate laterali fra cui merita una menzione un olio su tela che rappresenta la Madonna e il Bambino con S. Biagio e S. Antonio Abate, opera datata probabilmente fine Cinquecento. Da ammirare anche il bel coro ligneo e il pulpito, realizzati da artigiani locali forse a fine Ottocento. La Chiesa è stata di recente sottoposta ad opere di restauro delle quali si è indubbiamente giovata.

Chiesa rupestre di Sant'Angelo in Asprano


Foto:  http://www.pamaroccasecca.it/index.php/da-vedere/le-chiese/chiesa-di-sant-angelo-in-asprano

Foto di Tilly Sfortunato
La statua di San Tommaso D'Aquino, il grande "Doctor Angelicus", opera dello scultore Giuliano Vangi. Inaugurata il 28 maggio del 2005, domina la Valle del Liri. E' alta 9 metri e si trova all’imbocco del Tracciolino, la strada che unisce Roccasecca a Casalvieri e che percorre le Gole del Melfa  -  Foto di Tilly Sfortunato                                      

S. Tommaso D'Aquino (Roccasecca, 1225 – Fossanova, 7 marzo 1274) fu un frate domenicano, esponente della Scolastica, definito Doctor Angelicus dai suoi contemporanei. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica che dal 1567 lo considera anche dottore della Chiesa. 

Tommaso rappresenta uno dei principali pilastri teologici e filosofici della Chiesa cattolica: egli è anche il punto di raccordo fra la cristianità e la filosofia classica, che ha i suoi fondamenti e maestri in Socrate, Platone e Aristotele, e poi passati attraverso il periodo ellenistico, specialmente in autori come Plotino. Fu allievo di sant'Alberto Magno, che lo difese quando i compagni lo chiamavano "il bue muto" dicendo: «Ah! Voi lo chiamate il bue muto! Io vi dico, quando questo bue muggirà, i suoi muggiti si udranno da un'estremità all'altra della terra!»

Severino Gazzelloni, nato  Roccasecca, (5 gennaio 1919 – Cassino, 21 novembre 1992), è stato un flautista italiano.  

Foto di Pnvbacci
              
Severino Gazzelloni -  Foto di Pnvbacci    - Opera propria foto at Rome concert, Pubblico dominio

È stato uno dei primi pionieri della riscoperta moderna in Italia del flauto, strumento che, grazie alla straordinaria figura dell'artista, ha iniziato gradualmente ad ottenere larga e condivisa considerazione in virtù delle sue peculiari caratteristiche di agilità, bellezza del suono e larghe possibilità d'uso nell'impiego solistico, particolare quest'ultimo che Gazzelloni considerava fermamente e in modo duraturo nel tempo.   

Il fiume Melfa

Il Melfa è un fiume del Lazio, affluente di sinistra del Liri, in cui si getta dopo un percorso di circa 40 km. 

Foto di Franco Carnevale
                                  Le acque trasparenti del fiume Melfa  - Foto di Franco Carnevale

Sgorga da un'alta roccia calcarea nella Valle di Canneto, a 1020 m s.l.m., nel versante laziale del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, sotto il Massiccio del Meta, in territorio di Settefrati.

La sorgente è legata a leggende e devozioni popolari fin dall'antichità. Dopo una serie di balzi e cascatelle, percorre la Valle di Comino (Picinisco, Atina- dove riceve da sinistra le acque del rio Mollarino - Casalattico e Casalvieri). Dopo Casalvieri scorre per 15 km in una profonda gola scavata nelle propaggini del Monte Cairo, alla fine della quale raggiunge la valle del fiume Liri, in cui si getta nei pressi di Roccasecca.
 
  

Foto di Franco Carnevale
                        
Un tratto del fiume -  Foto di  Franco Carnevale

Il Melfa (la Melfa, al femminile nella parlata popolare della Valle di Comino) è ricordato da Strabone (Geografia, V,3,9) che lo definisce "grande fiume" vicino alla grande città di Aquino. L'origine del nome non è chiara. Alcuni lo hanno collegato a Mefite, divinità italica il cui culto è spesso associato a luoghi con acque fluviali o lacustri, in qualche caso sulfuree.

Foto di Tommasino Marsella
                        Il Melfa in primavera - Foto di Tommasino Marsella

Questa ipotesi si è voluta ricollegarla al fatto che, nei pressi del Santuario di Canneto, in località Capodacqua, esattamente sotto la sorgente nel 1958, furono rinvenuti i resti di un tempio dedicato a Mefite; tuttavia questo legame sembra insostenibile dal punto di vista della linguistica storica. Esistono peraltro altre attestazioni toponomastiche riconducibili alla stessa radice, come la località Melfi a Pontecorvo, sede di un antico luogo di culto dedicato a San Giovanni Battista, curiosamente in prossimità del Liri; e poi le città di Melfi e Molfetta (anticamente Melficta), o il Melpum, e forse anche Amalfi; in Lucania troviamo pure l'idronimo Melpes. Come origine è stato ipotizzato un tema non indoeuropeo *melp/melf e *malp/malf, con il passaggio da p a f che si riscontra anche nell'etrusco. Il significato probabile è quello di sinus, ossia concavità, voragine della terra.

 Testo: Wikipedia 

Foto di Tilly Sfortunato, Pietro Scerrato, Mirko Pradelli, Michele Cannone, Tommasino Marsella, Franco Carnevale, Riccardo Cuppini, Emilia Trovini, Enzo Sorci, Fabrizio Monti, Graziano Rinna, Lauro Apruzzese, Carlo Germani, Stefano di Stefano, che si ringraziano per averle concesse in uso alla Provincia di Frosinone.   La Provincia non detiene i diritti d'autore delle foto pubblicate. Esse sono e restano di esclusiva proprietà dell'autore.



 

 

 





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