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Boville, l'Angelo di Giotto e il Sarcofago paleocristiano


                   Veduta del borgo di Boville Ernica illuminato dai primi raggi del soleFoto www.borghipiubelliditalia.it

Boville Ernica è un comune italiano di 8.898 abitanti.

E’  stato selezionato tra i Borghi più belli d'Italia, che raccoglie piccoli centri italiani di spiccato interesse artistico e storico.

Il suo territorio è prevalentemente collinare, si adagia sui 450 m s.l.m. di un colle a forma di cono, in posizione dominante la Valle del Sacco, con il torrente Amaseno, affluente del fiume Liri, che scorre nel territorio comunale. 

Ha origini antichissime e si è sviluppata con tre diverse fasi di insediamento: una protostorica o preromana, una romana ed una medievale

Foto di Alberto Paglia
                                        Panorama dai tetti di Boville -   Foto di Alberto Paglia


La cinta muraria medievale (X sec.), con diciotto torri a base quadrata o circolare, racchiude ad anello interrotto tutto il centro storico Foto di  www.escursioniciociaria.com

La storia di Boville Ernica affonda le radici nell'epoca romana.


Il suo nome d
eriva dall’antica cittadina volsca, o osco-sannitica, e poi romana, di Bovillae, così chiamata perché vi si praticava il culto del dio Bove (Bovis Villae = città del bove). L’aggettivo Ernica è stato aggiunto con il cambio di nome del 1907 per distinguere il Comune da un omonimo e per rilevare l’appartenenza al territorio abitato dagli Ernici, antica popolazione laziale. Dal medioevo e fino al 1907 il nome del paese era Bauco, da Baculus, che designava probabilmente il nome del proprietario del fondo, oppure da Buca per la presenza di buche (o grotte) nel terreno.

Le testimonianze delle varie epoche della storia attraversate dalla cittadina, sono conservate nei resti degli insediamenti dell'età del ferro, nelle mura megalitiche di Monte di Fico, nei reperti del periodo romano e nella cinta muraria medievale con le diciotto torri a base quadrata o circolare, che racchiude ad anello interrotto, tutto il centro storico, sorto attorno al X secolo.  

Foto di Alberto Paglia
Porta San Francesco è un antico e notevole ingresso di Boville. E' una porta rimasta allo stato tardomedioevale e ingloblata nel Convento francescano, posto alla sua sinistra. Al di sopra del varco si eleva una robusta torre quadrata, posta a difesa; sul suo fianco destro proseguono le mura
 -  Foto di Alberto Paglia

Un tempo la cittadina sorgeva al piano ma, avendo subita totale distruzione dai Saraceni e nel 939 dagli Ungari, gli abitanti si trasferirono sul colle, sia per cercare maggiore sicurezza, sia perché attratti dalla fama del santo pellegrino Pietro Ispano, il quale, giungendo dalla Spagna, dopo aver combattuto in difesa della religione cristiana, aveva qui posto la sua dimora vivendo in una grotta. 

Grazie alla posizione strategica ed al baluardo costituito dalle mura, nel 1204 i baucani riuscirono a respingere gli attacchi delle truppe del regno di Napoli che intendevano attaccare lo Stato Pontificio. Il Papa Innocenzo III, per ringraziare i valorosi cittadini donò loro l'autonomia amministrativa.

Ebbe inizio così una “repubblica” che, governata a turno da dodici famiglie, andò avanti per più di quattrocento anni, caratterizzati dalla pace e dalla ricchezza.

Chiesa di San Pietro Ispano
                

Foto di Ferdinando Potenti
La chiesa di San Pietro Ispano (XII sec.) all'interno della quale sono conservati una rarissima opera a mosaico di Giotto e un sarcofago paleocristiano con una particolarissima decorazione a bassorilievo -  Foto di Ferdinando Potenti

Nella chiesa di San Pietro Ispano, oltre ad un sarcofago paleocristiano con una particolarissima decorazione a bassorilievo, è conservata una rarissima opera a mosaico di Giotto, l'Angelo, proveniente dall'antica basilica costantiniana di San Pietro di Roma dove affiancava il grande mosaico della Navicella e che il monsignor Simoncelli, segretario del Papa Paolo V Borghese, riuscì a preservare dalla distruzione durante i lavori di ammodernamento e a portare nel suo paese, insieme ad altre importanti opere del Sansovino (la Madonna con Bambino) e di Andrea Bregno, che si possono ammirare nella stessa chiesa.               

Convento di San Francesco
Di poco posteriori all'epoca di Giotto, sono gli affreschi rinvenuti nei restauri dell'ex chiesa dell'antico convento di San Francesco.

Chiesa di Santo Stefano
In Santo Stefano si trova una raccolta di tele di scuola bolognese del XVII secolo

Foto di Emilia Trovini
                                                               Chiesa barocca di Santo Stefano -  Foto di Emilia Trovini

Chiesa di San Michele Arcangelo

Foto di Enzo Sorci
                                         Chiesa di San Michele Arcangelo - Foto di Enzo Sorci 

In San Michele Arcangelo è conservata una tela del
Cavalier d'Arpino ed il monumento funebre del cardinale Ennio Filonardi.

Le Mura

Foto di Alberto Paglia
                             Una parte della cinta muraria medievale - Foto di Alberto Paglia

Le bellezze storico-artistiche di Boville Ernica, sono circondate dalla cornice naturalistica della Valle del Sacco, della Valle del Liri e della Valle del fiume Cosa.

 Foto di Franco Olivetti
La pietra che indica la direzione dei ben 72 comuni diversi appartenenti a 6 province di 4 regioni diverse (Lazio, Campania, Abruzzo, Molise) che si vedono da Boville  -   Foto di Franco Olivetti

Percorrendo l'anello della strada che affianca le mura, sono visibili i territori di ben 72 comuni diversi appartenenti a 6 province di 4 regioni diverse (Lazio, Campania, Abruzzo, Molise).

Il particolare fascino di queste vedute è stato descritto ed esaltato da letterati come
Cesare Zavattini ed illustrato da artisti famosi come Giovanni Fattori, che per alcuni periodi della loro vita hanno soggiornato a Boville. 

L’ingresso al paese è rappresentato dal piazzale Granatieri di Sardegna,  dove sorgono il monumento che ricorda la battaglia del 1861 fra soldati del Regno d’Italia e borbonici e una Fontana con una caratteristica “Conca” ciociara in pietra.

Foto di Tonino Bernardelli
Un suggestivo tramonto che fa da sfondo al profilo di Monte Cacume, una delle montagne più caratteristiche dei Monti Lepini, e della "Conca" ciociara, posta all'ingresso del borgo  - Foto di Tonino Bernardelli
 
Sulla balaustra del piazzale è stata collocata una pietra che indica la direzione dei numerosi  paesi che si possono vedere da Boville.

 Foto di Enzo Sorci
                          Una delle 18 torri della cinta muraria a base quadrata   -  Foto di Enzo Sorci     

Camminando intorno alla cinta muraria, ammirando le torri e gli archi delle porte d'ingresso alla città, si può contemporaneamente volgere lo sguardo sullo splendido panorama dell'intera Ciociaria.

Foto di Alberto Paglia
                                                                    Porta San Francesco - Foto di Alberto Paglia

La passeggiata attorno alle mura del paese ci offre anche la vista sulla flora dei Monti Ernici, gli uliveti ed i vigneti, vanto delle produzioni vinicole ed olearie locali. 
       

Foto di Enzo Sorci
                                         Un altro tratto della cinta muraria  -  Foto di Enzo Sorci     
 
Le mura difensive, che facevano di Bauco un paese inespugnabile, sono così ben conservate che, ancor oggi,  la chiusura dei cancelli delle tre porte cittadine, impedirebbe ogni accesso al borgo.

Foto di Ferdinando Potenti
Porta San Nicola rappresenta l'ingresso monumentale al centro storico; il portale settecentesco, rimaneggiato nel 1865, ricorda l'architettura di Porta Romana di Veroli -  Foto di Ferdinando Potenti

Boville Ernica un tempo sorgeva al piano, con tutta probabilità nella zona dove è ubicata l'odierna contrada di Sasso ma dopo le invasioni dei Saraceni e degli Ungari (X sec.), vide la sua popolazione trasferirsi sul colle e divenne uno dei centri più fortificati: ancora oggi è visibile la possente cinta muraria medioevale con ben 18 torri (alternate tonde e quadrate) ancor oggi totalmente in piedi.
 
 

Foto di Giovanni Fraioli
Viali di Boville   -   Foto di Giovanni Fraioli

Poco prima dell'ingresso al paese si trova il monumento a ricordo della battaglia risorgimentale che nel 1861 si svolse a Bauco tra le truppe piemontesi ed alcuni componenti dell'esercito borbonico che avevano cercato riparo proprio a Bauco, all'epoca territorio pontificio.

L'Angelo di Giotto 

Foto di Brandaqui

Il prezioso Mosaico disegnato da Giotto, raffigurante il busto di un Angelo, che Monsignor Giovanni Battista Simoncelli, di Boville, ricevette in dono dal Papa Paolo V - Simoncelli lo destinò all'abbellimento della sua cappella gentilizia posta nella chiesa di San Pietro Ispano. Il tondo di Boville  Ernica è il solo pezzo integro mai toccato dell’intera opera giottesca, l’unica del maestro realizzata in mosaico  -  Foto di Brandaqui

Nel 1610  l’arrivo a Bauco, oggi Boville Ernica, di un mosaico di  70 cm. proveniente dalla  vecchia Basilica Vaticana in Roma rese il nostro paese, unico al mondo.

Monsignor Giovanni Battista Simoncellibaucano, era  nella curia di Roma, protonotario apostolico “cubicularius” addetto alle vesti del Pontefice, Paolo V Camillo Borghese allora regnante.

Simoncelli ricevette in dono dal Pontefice quel mosaico destinato all’abbellimento della sua cappella gentilizia posta nella chiesa  abbaziale di San Pietro Ispano e precisamente la prima a sinistra entrando.

Il mosaico raffigura il busto di un angelo ed è stato realizzato dai mosaicisti romani su “cartone” cioè disegno di Giotto.

Trattasi della reliquia, la sola rimasta intatta dall’epoca della sua realizzazione, del complesso musivo detto  “La Navicelladisegnata  da Giotto a Roma nei primi anni del 1300 su commissione del cardinale Jacopo Stefaneschi e posizionato nell’atrio della basilica costantiniana costruita sul Colle Vaticano.

Nei primi del 1300 Giotto si recò a Roma per studiare la pittura della scuola romana e in particolare le opere di Pietro Cavallini.

L’opera di Giotto è il lavoro più importante del periodo della cattività avignonese.

Il disegno, cartone, di Giotto rappresenta nella parte centrale l’episodio evangelico della  barca, la Chiesa, di Pietro in pericolo per la tempesta nel mare di Tiberiade con il Cristo invocato dall’apostolo.

Foto di Maurizio Ciliegi

La cappella Simoncelli di San Pietro Ispano. Al suo interno è conservata una tra le più pregevoli spolia medievali giunte sino a noi, il tondo musivo con l’angelo di Giotto proveniente dalla basilica Vaticana. E ancora il bassorilievo del Sansovino (XV sec.) finemente lavorato in marmo, raffigurante la Madonna col Bambino in braccio. Le statue di S. Pietro e S. Paolo (XV sec.) poste ai lati della cappella sono opera di Andrea Bregno; la Croce in porfido (subito entrando a sinistra nella chiesa) che veniva un tempo esposta all’adorazione dei fedeli, davanti l’atrio della vecchia basilica vaticana, per aprire gli anni santi e che venne baciata da re, papi e imperatori (si dice anche Dante Alighieri in occasione del Giubileo del 1300) -   Foto di Maurizio Ciliegi

Giotto pose due tondi con la figura di angeli: l’uno che guarda da sinistra a destra, quello conservato a Boville Ernica e l’altro che guarda da destra a sinistra conservato nelle Grotte Vaticane. Quest’ultimo risulta purtroppo danneggiato per le sue vicissitudini ed ampiamente restaurato.

Il tondo di Boville  Ernica è il solo pezzo integro mai toccato dell’intera opera giottesca, l’unica del maestro realizzata in mosaico.

In effetti l’attuale aspetto dell’opera è in forma di quadrato: nel 1600 per adattarlo al sito che oggi lo accoglie furono aggiunti quattro spicchi triangolari in tessere dorate.

L’opera conservata con amorevole cura in Boville Ernica mostra come  l’arte di Giotto già  all’epoca andava già distaccandosi dai tipi del Cavallini verso quello stile che lo distinguerà come dice il Berenons, mostrerà i caratteri tattili concreti realistici della sua pittura.

Lo sguardo profondo indagatore, l’azzurro delle vesti il nastro dello scollo, rendono la figura  anatomica,  non la coprono, la plasticità delle ali aumentano l’anatomia perché non sono sovrapposte , ma fuoriescono facendone parte della figura.

Siamo di fronte ad un’opera unica per la storia dell’arte pittorica e del mosaico italiano.

Nessun dubbio circa la sua autenticità attestata  dalla scritta posta in alto del mosaico, l’analisi delle tessere e della maniera di disporle, lo stile, la tradizione, inoltre l’interesse nazionale ed internazionale che il nostro “Angelo” suscita costantemente.

(a cura di Luigi Liberati)


Il SARCOFAGO PALEOCRISTIANO   


Il Sarcofago Paleocristiano del IV sec. d. C., una delle poche testimonianze del periodo paleocristiano in Ciociaria - Foto di Paola D'Arpino

LA NATIVITA’ NEL SARCOFAGO DEL IV sec. DI BOVILLE ERNICA. SIMBOLI E MERAVIGLIE NASCOSTE. Di Paola D'Arpino. (clicca per approfondimenti)

Il sarcofago paleocristiano di Boville Ernica è databile alla metà del sec. IV d.C. .

Esso è stato casualmente trovato nel 1941 nella Contrada Sasso di Boville Ernica. Dal 1947, dopo il restauro, è conservato nella Chiesa di San Pietro Ispano, nel centro storico medievale, a pochi passi dalla sede del Municipio. 
                    
La sua importanza è sia di carattere archeologicoessendo una delle poche testimonianze del periodo paleocristiano in Ciociaria e in generale nel Lazio meridionale – sia di carattere iconografico, poiché la sua decorazione figurata costituisce un unicum. Inoltre non si può trascurare il significato religioso del ritrovamento, che attesta la precocità della diffusione del Cristianesimo nel nostro territorio.

**Il Sarcofago Paleocristiano di Boville Ernica

a cura di Elisa Canetri

Boville Ernica: il sarcofago paleocristiano del IV sec. d.C.

Nei giorni di festività natalizie in cui si rinnova l’allestimento del Presepe nelle nostre città e nelle nostre case si cerca anche di riscoprire le radici antiche di questa tradizione, nel tempo e nello spazio, spesso anche alla ricerca di modelli illustri. Così può capitare di leggere articoli o guardare documentari o servizi televisivi in cui si vanta di aver scoperto o riscoperto “il presepe più antico del mondo”. Certo l’Italia con le sue meraviglie artistiche e il suo millenario e privilegiato legame con tutto ciò che attiene alla sfera del Sacro può rivendicare a pieno titolo un primo posto in questa stagionale competizione.

Un esempio importante è sicuramente costituito dal Presepe conservato a Roma nella Basilica di Santa Maria Maggiore, una chiesa particolarmente legata ai simboli della Natività: si tratta dell’opera, in origine composta di otto statue pressoché a tutto tondo, attribuita all’artista toscano Arnolfo di Cambio, il quale la eseguì nel 1288 per conto del papa francescano Niccolò IV, in ricordo del presepe vivente di Greccio.

La Ciociaria però può vantare un Presepe ancora più antico: si tratta di quello scolpito a rilievo sul coperchio del sarcofago paleocristiano di Boville Ernica, in provincia di Frosinone, che a seguito di attenti studi è stato datato alla metà del IV secolo d.C., ossia ad un periodo compreso tra il 330 e il 350 d.C.

Foto di Emilia Trovini
                                                Particolare del Sarcofago in cui è rappresentata la Natività - Foto di Emilia Trovini

Si tratta di un sarcofago di marmo bianco con cassa rettangolare, chiusa da un coperchio a lastra, caratterizzato da una sorta di appendice verticale frontale, chiamata “attico” oppure “alzatina”. Sulla fronte di cassa è scolpito un verosimile cancello con battenti a grata – provvisti di rotelle di scorrimento e serratura – e con pilastrini laterali: un motivo decorativo molto raro, specialmente nella posizione e nella composizione generale. L’alzatina del coperchio presenta immagini tratte dal Vecchio e Nuovo Testamento: nel settore sinistro la scena dei Tre Fanciulli Ebrei, condannati dal sovrano babilonese Nabucodonosor ad essere arsi vivi sulla fornace a causa del loro rifiuto di adorare un idolo d’oro e tuttavia rimasti illesi; al centro una tabella, sorretta da geni alati, ma senza iscrizione; nel settore destro il “presepe”, nel momento compreso tra la Natività di Gesù e la sua Epifania, con i pastori e i re Magi che stanno per giungere a compiere l’Adorazione del Bambino; ma una misteriosa figura femminile seduta a terra, tra Gesù e la Madonna, rende ancora più suggestiva la scena e fa discutere gli studiosi per la sua identificazione.

Il presepe sul coperchio del sarcofago di Boville Ernica

Questa antica eppure così familiare rappresentazione del Presepe è stata composta secondo il racconto del Vangelo, come si legge in Matteo (II, 1-12) e in Luca (II, 1-7 e 8-20). Da sinistra a destra si possono osservare: i Tre re magi che recano i doni ed esultano in vista della stella, prima perduta e poi ritrovata; un pastore, a metà figura perché nascosto dietro il bue e l’asino; la capanna, con tettoia a tegole ed embrici, sotto la quale il Bambino in fasce giace in una culla di vimini; una figura femminile seduta a terra (varie e complesse sono le interpretazioni, per le quali si rimanda alla bibliografia); la Madonna seduta in atteggiamento pensoso. Occorre sottolineare che non è presente la figura di San Giuseppe, che compare più tardi nell’iconografia cristiana (la sua identificazione sui monumenti anteriori al V secolo non è mai certa né probabile, visto che si tratta di una figura che si è affermata in seguito, anche grazie alla venerazione popolare sempre crescente).

Il carattere delle raffigurazioni del sarcofago bovillense è profondamente unitario perché esaltano l’idea della salvezza, sia tramite i rimandi vetero-testamentari dei Tre fanciulli, salvati dalla fornace per la loro Fede, sia con l’immagine neo-testamentaria della Natività e dell’Epifania. Tutto quindi tende ad amplificare ed esaltare il concetto soterico per eccellenza, ossia la nascita di Gesù Redentore, la cui venuta assicura al fedele la salvezza eterna. Il defunto, che era sepolto nel sarcofago e che purtroppo è ignoto, sicuramente poteva giovarsi della speranza di un’altra vita oltre la morte, grazie a quel giardino paradisiaco intravisto e immaginato al di là delle maglie del cancello, e grazie all’esempio della Fede e della salvezza ricevuta dai Tre fanciulli ebrei e soprattutto grazie alla viva immagine del Salvatore, l’unico vero Re da adorare.

Negli studi il sarcofago di Boville Ernica è stato messo a confronto con i notevoli esemplari prodotti a Roma, perché proviene sicuramente da un’officina dell’Urbe, sebbene non sia possibile indicarne una specifica, tra le molte che vi erano ancora attive nel tardoantico. Certamente dal confronto con gli splendidi e famosi sarcofagi paleocristiani conservati a Roma (per esempio nel Museo Pio Cristiano Vaticano e nelle Catacombe) ed anche in Sicilia (cfr. il sarcofago di Adelfia a Siracusa) l’esemplare di Boville Ernica si caratterizza come un’opera modesta, ma è degno di grandissima considerazione per i motivi che si indicano di seguito: in primo luogo è un unicum nell’ambito storico, artistico e religioso della Ciociaria e, più in generale, del Lazio Meridionale, sia come esempio di scultura funeraria paleocristiana sia come monumento tardoantico; in secondo luogo, pur appartenendo alla ricca e varia produzione romana, il nostro esemplare presenta elementi iconografici e formali di un certo pregio e aspetti del tutto peculiari, osservabili in pochissimi altri esemplari.

Infatti si è potuto verificare che la suggestiva decorazione della fronte di cassa – ossia la verosimile riproduzione di un cancello con battenti che fingono una grata “a fisarmonica” dotata di rotelle di scorrimento – corrisponde ad un motivo decorativo molto raro: simili grate, ma non identiche sia per qualità sia per posizione sulla cassa, sono state riscontrate soltanto in pochi altri esemplari, per giunta conservati fuori dell’Italia, uno negli Stati Uniti (a San Marino in California), altri in Francia (a Mas de Molin in Camargue e ad Arles in Provenza). Per quanto riguarda le sacre rappresentazioni scolpite nei settori dell’attico del coperchio (nel settore sinistro: la scena vetero-testamentaria dei Tre fanciulli ebrei e Nabucodonosor; nel settore destro: la scena neo-testamentaria della Natività ed Epifania di Gesù), pur nell’applicazione di schemi iconografici consueti, sono stati rilevati alcuni elementi originali, come la presenza della figura femminile seduta a terra presso la capanna della Natività, sulla cui identità sono state avanzate varie ipotesi, nessuna delle quali definitiva.

Questi elementi iconografici e compositivi caratteristici ed originali giustificano dunque certamente l’importanza del sarcofago di Boville Ernica. Un’importanza che travalica i confini della Ciociaria, perché al nostro esemplare spetta un posto di grande rilievo nel patrimonio artistico italiano e nel catalogo delle rappresentazioni più antiche del presepe.   

BIBLIOGRAFIA DI RIFERIMENTO:

CANETRI E., Il sarcofago paleocristiano di Boville Ernica, Boville Ernica 2003 (pp. 1-144).**

Palazzo Filonardi  

 
Palazzo Filonardi è il più grande complesso architettonico del borgo, ricco di splendidi portali, di trifore, di preziose pavimentazioni, di maestosi scaloni. E' stato eretto sull’antico castello dal cardinale Ennio Filonardi per la villeggiatura della corte pontificia e dedicato nel 1532 al suo benefattore Paolo III. Artefice di tanta bellezza il grande architetto rinascimentale Jacopo Barozzi detto il Vignola, il cui stile è impresso nel portale d’ingresso - Foto www.visitlazio.com

Nel pieno centro  storico di Boville Ernica si può ammirare lo splendido Palazzo Filonardi, che è il più grande complesso architettonico del paese.

Si trova sul punto più alto e la sua ampia distribuzione, articolata su cinque fronti, è ricca di cortili, di splendidi portali, di trifore, di preziose pavimentazioni interne con impressi il giglio simbolo dei Farnese e la quercia dei Della Rovere, maestosi scaloni, imponenti camini, soffitti lignei a vista.


Pregevoli sono i particolari architettonici dell’edificio attribuiti ad uno dei più grandi architetti del Rinascimento: Jacopo Barozzi (1507-1573), detto il Vignola, che ha realizzato anche il portale d’ingresso al palazzo che è ora sede del monastero delle suore benedettine.
  

Le porte e le finestre portano incisi i nomi di familiari e dello stesso cardinale Ennio Filonardi, che fece costruire il palazzo sui resti dell’antico castello baronale di alcuni dei suoi illustri antenati. Il cardinale lo eresse, per la villeggiatura della corte pontificia e lo dedicò al suo benefattore Paolo III nel 1532.

 

Testo : Wikipedia


Foto di Emilia Trovini, Alberto Paglia,  Franco Olivetti,  Enzo Sorci, Ferdinando Potenti, Giovanni Fraioli, Brandaqui, Tonino Bernardelli, Paola D'Arpino, Maurizio Ciliegi, che si ringraziano per averle concesse in uso alla Provincia di Frosinone.   
 

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