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San Donato Val di Comino

Foto di Giulio Cedrone
          Una suggestiva immagine del borgo di San Donato Valcomino, incastonato in un cuore di pietra - Foto di Giulio Cedrone   

San Donato Val di Comino è un comune italiano di 2.107 abitanti della provincia di Frosinone nel Lazio. 

Foto di De Rubeis Daniele
                        Veduta notturna del borgo innevato -  Foto di Daniele De Rubeis

Fa parte del circuito turistico de I borghi più belli d'Italia e nel 2004 ricevette la "Bandiera Arancione"  del Touring Club Italiano per ospitalità e qualità degli eventi organizzati. 

Questa la motivazione ufficiale per la quale San Donato Val di Comino ha ottenuto la Bandiera Arancione del Touring Club Italiano:

“L’impianto urbanistico risulta compatto e ben conservato. Sono presenti interessanti percorsi storico-culturali nel centro storico e tutti i principali attrattori sono indicati da appositi pannelli di direzione e forniti di un’ottima segnaletica di informazione, coordinata e a basso impatto visivo. Buone in fine la cura dell’arredo urbano e del verde pubblico, la disponibilità di un ricco calendario di eventi e la varietà di strutture ricettive e ristorative presenti.” 

Foto di Italo Caira
                                Il borgo illuminato dai primi raggi del sole  - Foto di Italo Caira

Si trova all'interno del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.

Il paese è uno dei crocevia per il passaggio dal versante laziale a quello abruzzese tramite il valico Forca d'Acero.  

Foto di Tonino Bernardelli
               Un'altra immagine del borgo sul calare della sera -   Foto di Tonino Bernardelli
 

Sul territorio comunale si trova la
Forca d'Acero, un valico appenninico posto a 1.538 m s.l.m. sull'Appennino centrale lungo lo spartiacque appenninico primario tra Abruzzo e Lazio, e il Colle Nero, 1.991 m., un rilievo dei monti Marsicani.
     

Foto di Tonino Bernardelli
Forca d'Acero (1538 m.), un valico sull'Appenino centrale che fa da spartiacque primario tra Abruzzo e Lazio -   Foto di Tonino Bernardelli

Lo sviluppo del paese è più accentuato verso ovest, per i seguenti fattori:

L'orografia: lo sviluppo è avvenuto sul pendio meno ripido rispetto al pendio del vallone di Forca d'Acero.
Il clima, essendo detto versante più riparato dai freddi venti che spirano da nord, lungo il vallone.


Le origini
Secondo alcune fonti, da tempo variamente discusse, le sue origini sono da ricollegarsi alla storia di Cominium, un avamposto sannita, distrutto nel 293 a.C. dagli eserciti di Roma, che sarebbe stato ubicato nella Valle di Comino, in particolare nel territorio contrassegnato oggi dai comuni di Alvito, Vicalvi e, appunto, San Donato Val di Comino.

Foto di Maurizio Ciliegi
         La centrale piazza Carlo Coletti con il Monumento ai Caduti - Foto di Maurizio Ciliegi


Foto di Tonino Bernardelli
                        Piazza Carlo Coletti con addobbi natalizi  -  Foto di Tonino Bernardelli


                                  La Meridiana di Piazza Coletti - Foto di
Nicola Severino 

Qui l'edificazione di un primo santuario dedicato al culto di San Donato appare coeva, o comunque di poco successiva, al 304, anno del martirio dell'allora vescovo di Arezzo.

Foto di Samuele Tocci
                                      Piazza Matteotti -
Foto di  Samuele Tocci

Il territorio cominese appartenne, in seguito, ai
Longobardi, nell'ambito della cosiddetta Langobardia Minor.

Foto di Maurizio Ciliegi
                       Una delle scalinate di accesso al centro storico - Foto di Maurizio Ciliegi

Secondo gli Scrittori di cose italiche, il primo documento noto che registra la presenza del toponimo del centro in oggetto (Ecclesiam Sancti Donati in territorio Cumino) risale al
778, anno della cessione fattane da Ildebrando, duca di Spoleto, al Monastero di San Vincenzo al Volturno

Foto di Samuele Tocci
                           Piazza Coletti innevata  -   Foto di  Samuele Tocci

Le vicende successive sono legate agli esiti della
battaglia del Garigliano del 915, da cui prese le mosse la migrazione delle popolazioni di quei territori che, partendo da Itri, si diressero verso i monti al confine tra Lazio e Abruzzo.

Foto di Vincenzo Corona
                      Autunno nella Piana della Val di Comino  -  Foto di Vincenzo Corona

Toponimo
Nel dialetto locale è chiamato «Sande Renàte», come il santo patrono, con trasformazione della d intervocalica in r, secondo una tendenza abbastanza accentuata del dialetto sandonatese, o «Sandrënnàte». Nei paesi vicini, invece, è conosciuto come «Sandënàtë».

Torre medievale

Foto di Romolo Rea

La torre medievale si erge su uno sperone roccioso nella parte più alta del borgo e permette una visuale di gran parte della valle di Comino e del territorio circostante  -   Foto di Romolo Rea

La torre, di dimensioni 5.40x5.40x12 di altezza, è isolata dalle restanti abitazioni e si erge nel punto più alto del borgo.

Eretta su uno sperone roccioso, essa permette una visuale di buona parte della Valle di Comino e del territorio circostante.
Non esistono accessi all'interno della torre dal piano terra, l'ipotesi di un accesso, posto ad un'altezza di circa 7 metri, sembra confermata dalla presenza a quel livello dello stipite destro dell'apertura inserito nello stesso cantonale e dalla discontinuità del muro con rattoppo effettuato successivamente.
La collocazione, la mole e la posizione dei punti di osservazione ne fanno un organismo autonomo utile per controllare il valico di
Forca d'Acero, offrendo anche, in passato, una sicura difesa a chi "l'abitava".
La torre di San Donato, edificata ed orientata in base alla declinazione del sole, come una bussola, indica i quattro punti cardinali, la collocazione dell'
Abbazia di Montecassino e la posizione della nostra stella nel giorno degli Equinozi e dei Solstizi.

Il Santuario di San Donato Val di Comino 

Foto di Tonino Bernardelli
Il Santuario  - Foto di Tonino Bernardelli 

In principio il Santuario fu eretto come piccola Abbazia benedettina dipendente dall'Abbazia di Montecassino. Il primo documento in cui viene nominato è del 778 d.c.,  l'anno in cui il Duca di Spoleto, Ildebrando, concedeva la chiesa ed il territorio di San Donato al Monastero di San Vincenzo al Volturno.

Foto di Tonino Bernardelli
                             Interno del Santuario - Foto di Tonino Bernardelli

Dell'originale "aecclesia" non ci sono tracce, in quanto numerose modificazioni e ristrutturazioni hanno portato il Santuario all'aspetto attuale.
La lunghezza dell'edificio è di 26 metri, la larghezza è di 12 metri e infine la cupola è di 18 metri di altezza, il Santuario è costituito da 3 navate, di cui la centrale contiene affreschi che rappresentano i momenti più significativi della vita santo.


                                                    Particolare del soffitto affrescato - Foto Italiavirtualtour

Su alcune note, presenti sui registri parrocchiali, si deduce che le ricche decorazioni del "Tempio" furono realizzate dagli architetti Mastroianni di Roma, Cristoforo Bozzolini e Clemente Forzaretti di Milano nel 1780 circa.
Nel
1859 vennero iniziati i lavori di costruzione del campanile adiacente, alto 17 metri, e vennero ultimati nel 1921.
Nel
1915 fu eseguito il restauro del Santuario dall'artista Fiorini di Sora, guidato dal canonico Luigi Ippoliti, creatore dell'inno popolare dedicato a San Donato Vescovo e Martire.
Il Santuario, è stato restaurato recentemente, effettuando un rinvigorimento dei colori degli affreschi e delle decorazioni interne, inoltre anche la facciata frontale è stata restaurata.
La venerazione del Santo è la dimostrazione di un antico legame che univa il "Castrum Sancti Donati" con le terre di
Toscana ed Umbria e che va avanti, dopo l'anno mille con donazioni feudali tra Arezzo e Capua.

Porta Orologio

La Porta Orologio fu costruita nel 1200, spostando l'accesso alla cittadella fortificata "Castrum", verso il basso. A destra della porta principale, ancora oggi è possibile notare la primitiva porta, costruita intorno al seicento.

Foto di Emilia Trovini
Porta Orologio (XIII sec.)  La leggenda attribuisce alle tre croci sotto la porta a tre briganti qui impiccati nel XVI sec.  - Foto di Emilia Trovini

"Insieme alla Porta del Colle, la sua funzione principale, è quella di rispondere alle esigenze di difesa dell'abitato, perché dal Medioevo in poi, la popolazione cresceva e costruiva le proprie abitazioni lungo le mura preesistenti che venivano erette in modo tale da poter formare un'altra cinta muraria, proprio come gli anelli annuali di un albero.

Foto di Tonino Bernardelli
                        Serenata d'altri tempi in uno dei vicoli più suggestivi del borgo - Foto di Tonino Bernardelli

Il borgo medievale non è costituito da vere mura di difesa, come molte cittadine edificate in quei secoli.
                           
Gli spazi collettivi erano racchiusi e controllati da case che venivano costruite con una disposizione a schiera, l'una addossata all'altra e costituivano un efficace mezzo di protezione contro scorrerie e malviventi.

Foto di Italo Caira
                                                                  Il Vallone - Foto di Italo Caira

Ancora oggi, nonostante le modificazioni avvenute nei secoli, è possibile leggere le cerchia murarie che compongono il nucleo originario del paese.

Foto di Tonino Bernardelli
Foto di Pietro Scerrato
Foto di Maurizio Ciliegi
                          I vicoli del centro storico - Foto di autori diversi

Infine, sotto la Porta Orologio sono presenti tre croci, scolpite nella pietra, che vengono attribuite a tre briganti che vennero impiccati nel XVI secolo dal Capitano Antino Tocco. Costui, aveva una milizia formata soprattutto da sandonatesi che maneggiavano bene l'armi, "...et sono coraggiosi, et combattono volentieri con questi tristi..." nel 1860. In seguito all'Unità d'Italia, sia le miniere, che la "ferriera" di Atina, vennero definitivamente abbandonate.

Arco di San Donato

Foto di @saskiu
 L'Arco di San Donato, la porta che permetteva l'accesso al Castrum a chi proveniva dall'Abbruzzo tramite il valico di Forca d'Acero -   Foto di  Samuele Tocci 

Questa porta permetteva l'accesso diretto al "Castrum", per le genti che provenivano dall'Abruzzo, tramite il valico Forca d'Acero e per coloro che ritornavano dal lavoro. Essa, è stata costruita rivolta verso Nord-Nord Est aprendosi su Via Pedicata, avendo così un controllo della località "Sbarra", "dogana" prima dell'accesso al nucleo abitato. 

Foto di Daniele De Rubeis
Veduta del borgo innevato dall'Arco di San Donato - Foto di Daniele De Rubeis

L'arco ha una struttura a sesto acuto, costruzione tipica del Tardo gotico, non può che derivare dall'influenza dei Cantelmo che in quel periodo risiedevano in queste terre. Ancora oggi sono visibili le sedi in pietra dove venivano inseriti i perni utilizzati per aprire e chiudere la porta.
Nel dialetto sandonatese questo posto, facente parte l'arco, viene chiamato "Glie Ammarieglie", ed è una zona molto apprezzata dai cittadini per svariati motivi: è un luogo "culto", perché in questo luogo il santo patrono, si "affaccia" per dare la benedizione al paese ed offre un punto panoramico per effettuare fotografie dall'alto al paese.
  

Il Duomo di San Donato Val di Comino


                          "Il Duomo di San Donato Val di Comino" di Samuele Tocci -

Le origini del Duomo, dedicato a Santa Maria e San Marcello Papa, si perdono nel Medioevo quando il paese si estese a valle.

Nel settecento la chiesa venne ampliata (la pianta diventa basilicale, la facciata viene limitata da lesene e colonne addossate ed il timpano Mistilineo sulla fascia centrale, raccordato alle ali da due volute) e impreziosita da decorazioni che evidenziano uno stile barocco sobrio ed elegante, da un artistico coro già lodato dal vescovo Colaianni nella sua visita pastorale del 1800 e da un pregiato organo a canne realizzato da Cesare Catarinozzi.


                                               Interno del Duomo - Altare ed organo a canne -  Foto Italiavirtualtour

Sotto l'altare maggiore, in un'urna di vetro, è custodito il corpo di Santa Costanza, una martire delle prime persecuzioni cristiane che l'agiografia vuole uccisa con un colpo di spada alla gola.
Sepolta a Roma nelle
Catacombe di San Callisto, nel 1756 i suoi resti vennero traslati nel Duomo.
Da allora, l'ultima Domenica di Agosto di ogni anno, i sandonatesi festeggiano Santa Costanza con la Novena, una solenne processione, fuochi d'artificio, un mercatino dedicato ai cocci ed alle cipolle e con un particolare menù sempre a base di cipolle.
 

Le mura poligonali di San Fedele 

In tempi antichi la zona di San Fedele potrebbe essere stata interessata dal culto della dea Mefite.

Ciò sarebbe confermato da alcuni elementi caratterizzanti: il primo è senza dubbio la fonte.
La dea mefite era una divinità italica il cui culto era collegato con gli inferi, con le esalazioni sulfuree, (che sono presenti nella zona) e con le fonti.
Il secondo elemento è dato dal ritrovamento di una piccola colonna, situata nella chiesa del
Santuario di Canneto, su cui è incisa una scritta, che è stata interpretata come segue: "Numerio Satrio Stabilione, liberto di Numerio, e Publio Pomponio Salvio, liberto di Publio, fecero dono a Mefite".
Infine l'ultimo elemento è dato dal ritrovamento di un reperto archeologico, conservato nel museo della civiltà contadina di San Donato.
Il reperto presenta un ritratto femminile, parzialmente sfigurato, che suggerisce l'ipotesi di un neofita cristiano che si presume abbia voluto cancellare materialmente il culto pagano dalla zona.
Si ritiene che le mura siano i resti della cinta muraria di Cominium, importante città
sannita distrutta dai Romani nel 293 d.c.
 

La Roccia dei Tedeschi


 "La roccia dei tedeschi" di Samuele Tocci -    E' stata una postazione militare utilizzata dall'esercito tedesco in ritirata durante la II guerra mondiale

La Roccia dei Tedeschi, (1214 metri) uno spuntone che si staglia dai lati di Monte Pizzutto (la montagna che si erge al di sopra di San Donato), era una postazione militare utilizzata dall'esercito tedesco in ritirata, in previsione di una sconfitta maturata sul fronte di Cassino, interessato dalla Linea Gustav.

I cunicoli e le torrette di avvistamento erano stati realizzati dagli scalpellini sandonatesi rastrellati dalle piazze del paese, e il loro lavoro veniva barattato in cambio del pasto. Con lo sbarco ad Anzio e la caduta del Fronte di Cassino, le truppe tedesche cominciarono la ritirata verso Roma, utilizzando la Via Casilina. Invece nella Valle di Comino, in aiuto arrivarono truppe neozelandesi e fortunatamente dopo circa 10 giorni, i tedeschi iniziarono a ritirarsi verso nord, lasciando armi, munizioni e suppellettili. Nel centro della rupe, lungo una frattura, è presente un ciliegio, piantato lì in memoria di quei soldati.
Il luogo può essere raggiunto attraverso un sentiero realizzato dal
CAI di San Donato Val di Comino

Le miniere di ferro di San Donato Val di Comino 

Nel 1774 sulle montagne della Valle di Comino venne individuata una grande quantità di materie prime.
In quegli anni, alle pendici del massiccio del Monte Meta, fu rinvenuto materiale roccioso ricco di ossido di ferro, in seguito a degli scavi effettuati.
Nel
1852, Re Ferdinando II di Borbone, potenziò la ricerca mineraria, per poter colmare i bisogni di materie prime e metalli nei suoi stabilimenti di artiglieria.
sesquiossido di ferro) .
Una volta che veniva estratto, il materiale veniva portato a (Capolavalle), l'attuale Piazza Carlo Coletti, grazie a dei cestoni che venivano trasportati da quadrupedi. Anche le donne partecipavano al trasporto dei minerali, portavano la limonite in testa o sulle spalle dentro cesti di vimini.
Non appena il materiale giungeva in piazza, veniva pesato e pagato agli operai e successivamente veniva trasportato alla "ferriera" di Atina dove veniva lavorato.  

 La pietra di San Bernardino o "dello scandalo"


"Pietra dello scandalo" di Samuele Tocci -   La pietra su cui sedeva per alcune ore, a seconda della quantità di denaro da restituire, il debitore insolvente che, con il gesto effettuato, ammetteva il proprio fallimento.

Fin da tempi antichi era abitudine per ogni cittadino che vantasse un credito, di provare a recuperarlo grazie ad una persona, pagata per tormentare il debitore, per ricordargli di restituire il dovuto.

A metà di Via maggiore, vicino all'ingresso di Via Rua, è collocata una pietra, detta di "San Bernardino" o "pietra dello scandalo", dove sedeva per alcune ore a seconda della quantità di denaro da restituire, il debitore insolvente che con il gesto effettuato, ammetteva il proprio fallimento.
Bernardino, in realtà "beato" e non "santo", nacque a Feltre nel 1439.
Dedicò la sua vita a difendere i deboli contro l'usura, percorrendo l'Italia settentrionale molte volte, a piedi nudi, contro le avverse condizioni atmosferiche, l'odio di usurai e degli ebrei e contro le guerre.
 

Via Maggiore

Il passato ci ha lasciato numerosi racconti sulla "Rua" come il vicolo che ospitava la guarnigione dell'esercito francese che nel 1799 controllava l'ingresso al paese.

Foto di Emilia Trovini
Via Maggiore - Foto di  Emilia Trovini

L'abate Carlo Coletti nel 1800 scriveva:

"
Li perfidi francesi in poco tempo occuparono la fortezza e tutto il Regno; dove arrivavano piantavano un albero che chiamavano della Libertà con coccarda francese dà capo. Finalmente arrivarono gli eserciti Moscoviti, Turchi, Inglesi, tutti a favore del nostro Re, ed uniti con le masse paesane, li discacciarono da questo Regno…ora li nostri hanno liberata Roma, la Romagna e tutta l’Italia, e godiamo la quiete e pace che il Signore ce la conservi"

Durante l'invasione, il comandante francese insieme ai suoi soldati, decise di occupare il santuario di San Donato per trasformarlo in una caserma.
Non prendendo in considerazione i divieti dell'abate Coletti, l'ufficiale entrò lo stesso nel santuario con a seguito i suoi soldati.
Per questo, venne colpito dal male epilettico, detto anche "male di San Donato" e cadde in ginocchio davanti alla statua del santo.
 

Ripresosi, riconobbe il peccato commesso, e in gran fretta decise di lasciare il Santuario assieme ai suoi militari, rendendo i dovuti onori al Santo. 

Arco delle origini

"Arco delle origini" di Samuele Tocci - Opera propria. Con licenza CC BY-SA 3.0 tramite Wikimedia Commons - https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Arco_delle_origini.jpg#/media/File:Arco_delle_origini.jpg
"Arco delle origini" di Samuele Tocci -  

Il vicolo, con le sue travi in legno, resta ancora oggi uno dei più suggestivi dell'intero centro storico.

Le immagini presenti sotto l'arco sono dedicate alla fondazione dell'antica cittadina. Un trittico, dipinto sul legno dall'artista locale Luciano Tocci, illustra le origini "altomedioevali" del borgo: dalla primitiva "ecclesia", al possesso longobardo del duca Ildebrando di Spoleto, fino al duecentesco "Castrum Sancti Donati" dei conti d'Aquino.
A sovrastare le immagini, che raffigurano la costruzione del borgo, c'è l'immagine di San Donato d'Arezzo, il patrono del paese, Vescovo e Martire durante le prime persecuzioni cristiane (IV secolo).
Il passaggio coperto è stato restaurato nel 1998.

Vicolo Marozzi

Il Vicolo Marozzi prende il nome da una delle prime famiglie che popolarono San Donato, proveniente da Sant'Urbano, "civitas" cominense dell'alto medioevo che sorgeva a metà tra la signoria di Alvito e San Donato.

In questi vicoli è predominante l'architettura medievale: ogni passaggio è collegato con altri passaggi da piccoli porticati, e da scalette ripide.

La forma tortuosa ed angusta del vicolo è data da due motivi: il primo, è per dare riparo alle abitazioni, spezzando così impeto del vento gelido, il secondo, la costituzione delle abitazioni, l'une addossate alle altre, offriva miglior protezione contro assedi all'interno delle mura del castello.

Grazie alle strade strette e labirintiche, gli aggressori venivano facilmente colpiti da oggetti contundenti o da acqua bollente che gli abitanti gettavano dalle proprie abitazioni.
 

Via Cannesse (Case-annesse)

Cannesse è l’agglomerato più antico, che componeva il primo nucleo di case sorte attorno alla Rocca e al Santuario.
L'agglomerato risale all’epoca dell’incastellamento, quando i “nuovi” cittadini cominciarono a costruire le proprie abitazioni a ridosso del "Castrum", lungo i percorsi principali, mulattiere e tratturi, (il toponimo deriva da case-annesse) creando così un organismo compatto, il borgo medievale.

La morfologia del posto, a forma di ciambellone, dà il senso di un posto isolato, chiuso in se stesso e quindi ci fa capire anche la vita che vi si conduceva e delle possibilità difensive, che venivano applicate sfruttando la composizione del luogo.

Lo sviluppo del borgo è più accentuato verso Ovest (Cannesse) per vari fattori: orografico, perché il pendio è meno ripido rispetto al Vallone Forca d'Acero, climatico, perché è più riparato dai venti freddi che spirano dal Nord e per la presenza di tratturi.
Buona parte di questo vicolo, passa esternamente al paese e conduce ad una primitiva Porta Castello, rivolta a
Maestro in direzione del centro abitato di Alvito.
 

Piazza Giustino Quadrari, anticamente chiamata (Piazza Tolosa) 


"Palazzo Quadrari" di Samuele Tocci 

Il largario adiacente il Duomo, chiamato anticamente Piazza Tolosa, fu intitolato del sindaco Cav. Carlo Coletti allo studioso Giustino Quadrari due anni dopo la sua morte (1871).
Giustino era molto vicino alla Corte Borbonica di Ferdinando II, un suo estimatore, ebbe cariche molto importanti: fu Presidente della Reale Biblioteca Borbonica, Professore di Storia dei Concili (Storia delle Religioni) all’Università di Napoli e Membro del Consiglio Generale della Pubblica Istruzione.
Dotato di un'intelligenza molto curiosa ed acuta, di tenace memoria, era un grande studioso ed esperto di archeologia sacra, papirologia e paleografia, inoltre fu anche l’interprete dei “papiri ercolanensi”.

Il Quadrari fu molto legato alla Corte Borbonica e, alla morte di Ferdinando II (1859), ne lesse l'"elogio funebre" (edita poi a Napoli nel 1859) nelle esequie celebrate all'Università al Gesù Vecchio. Il tema era “Viginti anni et novem annis regnavit, et fecit rectum coram Domino”.
Nel 1861, grazie al Regno d’Italia, Giustino Quadrari lascia la sconfitta Napoli per ritornare nel suo paese natio, San Donato Val di Comino.
Durante la sua permanenza a Napoli, si interessò anche di far restaurare e di rimettere a nuovo la sua antica casa paterna in Piazza Tolosa, ora Piazza Giustino Quadrari.

Essa è situata nelle adiacenze della Chiesa di Santa Maria e Marcello. Il palazzo venne edificato e restaurato dalle brave ed oneste maestranze sandonatesi, in stile settecentesco di scuola vanvitelliana, su progetto di un architetto napoletano e si presenta, ancora oggi, come un gran bel palazzo signorile.
All'interno, lungo la parete dello scalone, si trovano epigrafi di epoca romana rinvenute nel territorio di San Donato, le quali, hanno destato molto interesse per gli studiosi come il Solin ed il Mommsen, che durante la sua visita del 1876 le registrò nel suo famoso ed importante C.I.L. (Catalogo Iscrizioni Latine).

Il Convento dei Francescani 

Il Soggiorno estivo di Anna Carolina Bonaparte a San donato Val di Comino

Le prime notizie che citano il Convento risalgono al XIV secolo, esso fu sovvenzionato e costruito dalla famiglia Ricci, la stessa di Fra Tommaso, frate sandonatese prossimo alla beatificazione, e ancora oggi venerato e studiato.
Il Convento fu dedicato alla Santissima Concezione. Con la bolla "Instaurandae regularis disciplinae", il Papa Innocenzo X, nel 1652 ordinò la sua chiusura e soltanto due anni più tardi venne riaperto e concesso ai Carmelitani della Congregazione di Mantova.

All'interno di questa struttura, vivevano sei monaci, quattro laici e due sacerdoti, che si dedicavano alle attività religiose, artigianali e ai lavori agricoli.
Avevano una proprietà che si estendeva per circa 500 ettari di terra che delimitarono attraverso la costruzione di mura di cinta, che sono tuttora visibili nei dintorni di Via Chiaie.
Con la confisca dei beni degli Enti Ecclesiastici da parte di Gioacchino Murat, nel 1808, i Carmelitani Scalzi furono costretti ad abbandonare il convento che fu venduto all'asta e acquistato dal cavalier Giovanni Tempesta. La chiesa, le cui origini risalgono al 1300, fu dedicata alla Madonna del Carmine e a Sant'Antonio soltanto nel 1870.
Successivamente la Confraternita del santissimo Rosario acquistò la chiesa e solo più tardi divenne parrocchia. Nel 1872, su richiesta di alcuni genitori e del sindaco di allora, Carlo Coletti, un'ala del convento fu trasformata in Scuola di Architettura.

Nell'estate del 1878, vi soggiornò anche la Principessa Anna Carolina Bonaparte, su invito di Quintino Fabrizio, medico legale, molto noto nel
Regno di Napoli. Nella parte interna ila chiesa presenta un chiostro con volta a crociera con arcate parzialmente tamponate.

Zone di pascolo a valle

Foto di Ferdinando Potenti
                                                              Foto di Ferdinando Potenti

Foto di Tonino Bernardelli
                                                           Foto di Tonino Bernardelli                  


Testo: Wikipedia 

Foto di Tonino Bernardelli,  Ferdinando Potenti,  Daniele De Rubeis, Vincenzo Corona,  Giulio Cedrone, Samuele Tocci ( @Saskiu) , Nicola Severino, Italo Caira, Maurizio Ciliegi, Pietro Scerrato, Emilia Trovini, Romolo Rea, che si ringraziano per averle concesse in uso alla Provincia di Frosinone.  

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