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Aquino e il Sarcofago romano

Foto di Fabrizio Monti
                                                 Aquino, l'antico Borgo -  Foto Fabrizio Monti

La città di Aquino è collocata nella valle del Liri, ricca di acque, tra cui quelle dello stesso fiume Liri, che confluiscono dai monti che racchiudono la valle: fino al XVI secolo erano nei pressi del nucleo urbano tre laghi, poi prosciugati.  

Il nome Aquino proviene dal latino Aquinum che significa “acqua”, questo termine sarebbe testimoniato dall’abbondanza di acqua che ancora oggi attraversa il territorio, comprese le tante piccole sorgenti che non fanno altro che confermare l’ipotesi di tale etimologia.  
                                       
Aquino fu un importante centro, commerciale e produttivo lungo l'antica Via Latina, oggi è ancora un luogo di transito importante sulla direttiva Nord-Sud: qui convergono l'A1, la via Casilina e due tratte ferroviarie Roma-Napoli. 

Foto di Giancarlo Mella
                                          I vicoli del Borgo - Foto di  Giancarlo Mella

La città viene fondata dai Volsci che la difesero dai Sanniti, prima della colonizzazione romana. Nel 211 a. C. si avvalse del titolo di Urbs, cosa che era allora prerogativa della sola Roma.

Foto di Giancarlo Mella
                       Resti della cella benedettina di Torre San Gregorio  - Foto di Giancarlo Mella

Nel 125 a. C. venne distrutta la vicina città di Fregellae (si trovava nell'attuale territorio di Arce): l'importanza strategica di Aquino crebbe divenendo il nucleo più importante nell'area tra Roma e Capua.

La chiesa di Santa Maria della Libera  

Foto di Giancarlo Mella
                               La Chiesa di Santa Maria della Libera - Foto di Giancarlo Mella 

La chiesa di Santa Maria della Libera è una
delle espressioni artistiche più insigni di tutto il circondario.

Foto di Giovanni Corsetti
                                       La facciata della Chiesa con i due portali   -  Foto di Giovanni Corsetti
 
L'edificio, monumento in puro stile romanico, è stato eretto nell'XI secolo con materiali di spoglio recuperati dagli edifici romani che la circondavano. Infatti è ubicata in uno dei punti più interessanti dell'antica via Latina.          

Foto di Alberto Paglia
                                      Scorcio dal portico della chiesa - Foto di Alberto Paglia

Proprio al lato del campanile è fra l'altro ubicato un arco romano dedicato al console romano Marcantonio.

foto di Emilia Trovini
Il portale centrale della Chiesa di Santa Maria della Libera. Il mosaico  della lunetta, di stile bizantino, è sicuramente posteriore di alcuni decenni alla costruzione della Chiesa; in esso è raffigurata la Vergine con il Bambino in braccio e due verdi palme ai lati. A destra e a sinistra della Madonna, da due sarcofaghi, fuoriescono i volti di Ottolina e Maria, identificate come due nobildonne della famiglia dei Conti d’Aquino, che forse hanno commissionato per voto la costruzione della Chiesa o semplicemente quella del mosaico - Foto di Emilia Trovini

Posta su un'alta scalea, di fronte al sito dell'antica Aquinum, la chiesa ha una facciata preceduta da un grandioso portico a tre arcate sorretto da pilastri che hanno per base parti di cornicione.

Foto di Carlo Caparrelli
               Dettaglio dei materiali di spoglio recuperati dagli edifici romani utilizzati per il decoro della facciata  - Fotodi Carlo Caparrelli

Lo stesso portico è un'aggiunta ottocentesca così come il rosone posto al centro della facciata.

Foto di Franco Olivetti
              Portale centrale della Chiesa, foglie d'acanto in rilievo  -  Foto di Franco Olivetti

L'ultimo gradino della scalinata è disseminato di tavole marmoree con incise tabulae lusoriae, mentre i contropilastri hanno per capitelli pezzi di un ricco soffitto a cassettoni romano.

La parete della facciata, a sinistra, è occupata dal campanile quasi interamente costruito con marmi decorati, metope, cornici, rilievi tombali, frammenti epigrafici.

Foto di Pietro Scerrato
Mosaico in stile bizantino raffigurante la Madonna con Bambino - Foto di Pietro Scerrato

Il grandioso portale centrale ha per stipiti frammenti di uno stupendo fregio romano, con foglie d’acanto in rilievo, e nella lunetta un magnifico mosaico di stile bizantino raffigurante la Madonna col Bambino e due figure giacenti in casse mortuarie, Ottolina e Maria, presumibilmente fondatrici della chiesa.

Foto di Pietro Scerrato
Lunetta sul portale secondario con affresco - Foto di Pietro Scerrato

Il portale destro, più semplice, ha nell'architrave rosette decorative e nella lunetta un affresco molto deperito raffigurante la Madonna col Bambino e Santi.

Foto di Giancarlo Mella
                                                        Interno della Chiesa  - Foto di Giancarlo Mella

L'interno del tempio, solenne e suggestivo, è a tre navate divise da pilastri quadrati con tre absidi semicircolari.

Foto di Emilia Trovini
                                      Interno della chiesa  e rosone della facciata visto dall'altare - Foto di Emilia Trovini

L'altare maggiore è composto da un sarcofago romano in marmo con strigilatura e tabula ansata. Al suo posto, precedentemente, l'altare era stato realizzato con il famoso sarcofago con scene di corse di quadrighe, rubato dalla chiesa nel 1991, recuperato nel 2012, esso è oggi esposto nel vicino museo della Città di Aquino.

Si trovano diversi sarcofaghi marmorei anche all'esterno della chiesa.

Basilica concattedrale  dei Santi Costanzo Vescovo e Tommaso d'Aquino 


    Chiesa dedicata a San Tommaso D'Aquino, davanti alla chiesa la statua bronzea del Santo  -  Foto di Ra Boe / Wikipedia, CC BY-SA 3.0

La chiesa dei Santi Costanzo Vescovo e Tommaso d'Aquino è il duomo di Aquino e Basilica concattedrale della diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo. La cattedrale è una chiesa moderna, massiccia e imponente, con pianta a croce greca; nell'abside vi è un grande mosaico che raffigura la Risurrezione di Gesù con i Santi titolari.
Nella chiesa vi sono poi alcune reliquie di San Tommaso donate dalla cattedrale di Tolosa, ove riposano i resti del santo aquinate, quando fu consacrata la nuova chiesa e le reliquie del vescovo Costanzo.

Il Sarcofago romano  (clicca per aprire la pagina)


                         Il Sarcofago con Quadrighe  - Foto www.ilgiornale.it


Il sarcofago romano delle quadrighe
 

Scritto da Elisa Canetri

Dopo 21 anni, dal settembre 1991 quando fu trafugato dalla Chiesa di Santa Maria della Libera, il sarcofago romano con scene di corsa delle quadrighe è ora tornato ad Aquino.

Il 19 luglio scorso (2012), a Roma, presso la sede di rappresentanza del Ministero dei Beni Culturali (la seicentesca Chiesa sconsacrata di Santa Marta al Collegio Romano) con una sentita cerimonia ufficiale è stato presentato il recupero del pregevole manufatto romano “come fiore all’occhiello” delle attività del Nucleo Tutela del Patrimonio Archeologico della Guardia di Finanza per il periodo 2011-2012. Erano presenti il Sottosegretario ai Beni Culturali Roberto Cecchi, la Soprintendente ai Beni Archeologici del Lazio Marina Sapelli Ragni, il Generale della Guardia di Finanza Virginio Pomponi, il Maggiore Massimo Rossi, che ha concretamente diretto le indagini e tutte le operazioni del recupero, una delegazione di Aquino guidata dal Sindaco Antonino Grincia e dal Direttore del Museo della Città Angelo Nicosia.


          Cerimonia della riconsegna del Sarcofago alla città di Aquino -    Foto www.aquinocresce.it

La cerimonia si è conclusa con la consegna del sarcofago alla comunità aquinate: nel pomeriggio dello stesso 19 luglio è stato trasportato da Roma e subito esposto nel Museo della Città e del Territorio di Aquino*. 

Alla notizia del recupero in Inghilterra a seguito delle indagini, alla cerimonia a Roma e al viaggio del ritorno è stato dato grande risalto in televisione, sulla stampa nazionale e locale, su vari siti on line. Ma, spentisi ormai i riflettori sull’evento, la cui eco forse avrà raggiunto anche chi di solito non frequenta i nostri luoghi ricchi di storia e arte (e dovrebbe certamente farlo di più), invito i lettori de La Lucerna a condividere questa che è una eccezionale “riconquista”, così importante per il patrimonio archeologico mondiale, nazionale e della nostra terra.

Nel 2007 ho pubblicato un articolo sul sarcofago delle quadrighe in Spigolature Aquinati. Studi storico-archeologici su Aquino e il suo territorio. Atti della Giornata di Studio, Aquino 19 maggio 2007, II volume della serie Ager Aquinas. Studi storico-archeologici su Aquino e il suo territorio, edito dal Museo della Città a cura di A. Nicosia e G. Ceraudo (pp. 157-162). Allora decisi di dedicarmi allo studio del manufatto “perduto”, esaminandolo purtroppo soltanto attraverso foto ormai diventate d’epoca, non solo perché solitamente i sarcofagi sono tra i miei argomenti di ricerca, ma anche con la speranza che un giorno sarebbe stato ritrovato, se si fosse mantenuta alta l’attenzione della comunità scientifica, dei nuclei speciali delle Forze dell’ordine e degliappassionati in visita in qualche museo straniero, dove spesso finiscono per essere ammirati i nostri tesori, in alcuni casi appunto rubati. Stavolta la sorte del nostro sarcofago è stata diversa e ciò dovrebbe essere motivo di orgoglio e di soddisfazione per noi tutti.

Di seguito propongo una sintesi aggiornata del mio articolo, questa volta con l’intenzione di suggerire una visita presso il Museo di Aquino per conoscere e ammirare il reperto ritrovato.

Il sarcofago fu rinvenuto nel 1872 nella Chiesa di S. Maria della Libera, che corrisponde al sito di una delle aree funerarie di Aquinum. Conservato nel Seminario vescovile aquinate fino alla fine del 1948, il manufatto fu poi riportato in S. Maria della Libera e reimpiegato sul presbiterio con funzione d’altare, sostenuto da due leoni marmorei romanici, purtroppo non ancora recuperati, come ha sottolineato il maggiore Massimo Rossi in conferenza stampa.

La cassa è del tipo a lenòs ossia si presenta come una vasca, con lati curvilinei ma con parte retrostante piatta e senza decorazione, perché de­sti­na­­ta ad essere collocata contro la parete di una camera sepolcrale. Per quanto riguarda il materiale, in conferenza stampa la Soprintendente Sapelli Ragni ha avanzato l’ipotesi che si tratti di marmo proconnesio a grana grossa: analisi petrografiche specifiche potranno ora finalmente accertarne la natura.


Sarcofago delle quadrighe, particolare - Foto www.archeologia.it

Sulla cassa è scolpita a rilievo una corsa di quadrighe, che si sta svolgendo “veramente” nel Circo Massimo di Roma: in primo piano si può seguire la gara, mentre sullo sfondo si vedono gli edifici monumentali e funzionali della cosiddetta spina.

Quattro quadrighe, ognuna trainata da un tiro di quattro cavalli e pilotata da un auriga, s’inseguono impetuosamente lungo il circuito dell’arena, da sinistra verso destra secondo il punto di vista dell’osservatore.

Gli aurighi sono rappresentati in modo realistico sia nel volto sia nella divisa:
una tunica corta, un corsetto aderente (nella realtà di cuoio);
pantaloni;
un casco a calotta tonda legato al mento (nella realtà di cuoio o metallo).

Nella mano destra essi tengono il frustino e nella sinistra le redini, che per sicurezza girano anche intorno alla vita. Sono tutti intenti a spronare il tiro, a controllare o ad arginare il rivale inseguitore con il frustino.

Anche i cavalli, bardati di tutto punto con briglie e finimenti, con la criniera ordinata e la coda annodata, sono realisticamente rappresentati in una posa rampante e in vari movimenti della testa per esprimere l’impeto della corsa. I carri, di piccole dimensioni per esigenze di prospettiva gerarchica, sono lavorati a traforo (nella realtà erano in legno o in vimini e cuoio) e presentano ruote con raggi a stella.

Sotto ogni tiro c’è una figura maschile, che indossa una divisa simile a quella degli aurighi. Si tratta di quattro sparsores, inservienti di squadra, impegnati a rinfrescare i cavalli con piccoli contenitori di vimini. Queste figure appaiono quasi calpestate, semisdraiate o in ginocchio sotto gli zoccoli dei cavalli, come travolte o in posizione di estrema difesa nel compimento dell’ardua impresa.

Durante le gare erano certo all’ordine del giorno incidenti gravi, che coinvolgevano aurighi e inservienti, ma nel caso del nostro manufatto si deve registrare un certo effetto di schiacciamento nella resa dei piani della rappresentazione: quindi gli sparsores immaginati dal lapicida un po’ più ai margini della pista, in attesa di agire il più velocemente possibile al passaggio dei cavalli della propria squadra o già all’opera, sono stati scolpiti in realtà sotto i cavalli. Da notare lo sparsor a destra della fronte, che è particolarmente caratterizzato nella fisionomia: in ginocchio, con i gomiti a terra ed il capo rivolto indietro, presenta barba, calvizie, orecchie prominenti e rughe profonde sulla fronte.

Foto di Pietro Scerrato
                                                                                    Foto di Pietro Scerrato

Sullo sfondo della corsa alcuni dei monumenti tipici della spina del Circo Massimo: alle due estremità della barriera si collocano su alta base le tre metae o coni come marcatori del giro di pista.

Tra le metae, da sinistra verso destra, si segnalano almeno alcune strutture:
costruzioni a colonne con funzione contagiri (una con quattro delfini e due con sette uova);
un’edicola con cupola a spicchi (forse un tempietto in onore di una divinità);
un obelisco;
una statua alata della Vittoria.

Secondo gli studiosi il sarcofago era destinato alla sepoltura di un adulto: non tanto per le misure della cassa (lungh. cm 169 × alt. cm. 51 × spess. cm. 52), ma soprattutto per il soggetto realistico della corsa, perché alla sepoltura di bambini era in genere riservata una versione più amena, con fantastiche gare di eroti. Tale scelta potrebbe essere stata dettata da motivi di “auto­rappresen­ta­zio­ne” del committente o del defunto (un legame biografico, almeno come patrocinatore di gare?),ma certamente è influenzata da motivi metaforici e legati al simbolismo funerario: questi aspetti non sono facilmente riassumibili per cui si rimanda senz’altro alle note dell’articolo del 2007.

Per la datazione, con il supporto di importanti studi, si può affermare che il soggetto della corsa delle quadrighe con veri aurighi si riscontra soprattutto tra la fine del III sec. e gli inizi/prima metà del IV secolo.

Inoltre è piuttosto raro: si contano circa una decina di esemplari e tra questi si colloca appunto il nostro sarcofago.


Foto sito web AdPersonam

Il suo rilievo è abbastanza plastico e curato, anche se si devono segnalare tratti ottenuti talvolta in modo sommario e mancate rifiniture. In alcuni punti, sui cavalli, sui delfini e sugli elementi decorativi delle architetture si notano i fori del “trapano corrente”, il cui uso detta anche considerazioni di carattere cronologico, poiché nei secoli maturi dell’impero i fori diventano sempre più profondi e più numerosi, segno di una manualità meno sapiente e più frettolosa degli scalpellini.

Se il tipo di cassa e l’apparato decorativo vanno riportati sicuramente all’ambiente artistico romano, l’esemplare aquinate ha suoi elementi originali, che rendono sempre più verosimile l’ipotesi interessante della sua realizzazione in un’officina locale, ribadita anche in sede di conferenza stampa, indizio ancora una volta della vitalità produttiva dell’antica Aquinum, anche in secoli più avanzati.

Questo manufatto di pregio doveva contenere le spoglie di qualche illustre aquinate, forse appartenente ad una delle famiglie senatorie o equestri attestate nelle iscrizioni di Aquino fino almeno a tutto il III secolo: purtroppo allo stato attuale delle ricerche non è possibile dare un’identità al defunto che vi era stato deposto.  

Porta Capuana 

Foto di Duple74
          Porta Capuana, detta di San Lorenzo, I sec. a.C. -  Foto di  Duple74

La porta di San Lorenzo si è conservata quasi intatta e recentemente è stata anche sottoposta a lavori di restauro e scavi alla base, che hanno fatto riemergere diversi altri metri della via Latina, che l’attraversava senza interrompersi.

La porta è una pesante costruzione cubica, massiccia e isolata, in opera quadrata del solito travertino aquinate. Sui lati orientali e occidentali si aprono gli ingressi, archi a tutto sesto che danno accesso all’ambiente interno con quattro pilastri angolari che sostengono una volta a crociera in opera cementizia. La curvatura della volta che sovrasta i fornici poggia su di un arco di scarico in blocchi di travertino. 

Ai lati interni dei fornici vi sono blocchi di pietra con i fori che fungevano da alvei per i cardini dei battenti delle porte. Sono anche conservate le basi su cui poggiavano e ruotavano le porte. La costruzione si fa risalire all’inizio dell’opera imperiale. Da qui verso sud c’è poi, abbastanza ben conservato, un lungo tratto delle mura della città, della lunghezza di circa trecento metri.

Testo:  http://www.aquinosindacoemerito-grincia.it/aquinoromana/laportacapuana.html

L'arco di Marcantonio

L'arco di Marcantonio è un arco romano del I secolo a. C.,  si presenta parzialmente immerso e sorgeva in antico sulla via Latina, all'ingresso est della città.

Foto di Ferdinando Potenti
                L'Arco di Marcantonio e la chiesa Madonna della Libera - Foto di Ferdinando Potenti

L'arco prende il nome da una tradizione locale, secondo la quale sarebbe stato costruito in una sola notte dai cittadini di Aquino in onore di Marco Antonio, che aveva fatto sosta nella città sulla strada tra Cassino (Casinum) e Roma.

Fu probabilmente realizzato in occasione della deduzione coloniale di veterani ad Aquinum nel 41 a.C., ovvero in conseguenza della sistemazione del tracciato della via Latina ad opera di Gaio Calvisio Sabino nel 27 a. CFu parzialmente sommerso in un canale realizzato dopo gli inizi del XVI secolo per l'alimentazione dei mulini, e che venne utilizzato in seguito da una cartiera. Uno dei capitelli è stato danneggiato durante la seconda guerra mondiale.

L'arco è stato sottoposto a restauri nel 1995-1996. Eliminata l'acqua dal canale, l'arco si presenta tuttavia ancora parzialmente interrato. E' costruito in opera quadrata di blocchi di travertino. Si presenta parzialmente immerso e privo della parte superiore (trabeazione e attico). L'arcata dell'unico fornice, priva di decorazioni, è sorretta da un coronamento di imposta che a sua volta poggia su colonne con fusti realizzati in rocchi lisci intagliati insieme ai blocchi della muratura e con capitelli ionici inserite negli spigoli interni dei piloni. Agli spigoli esterni sono inserite due semicolonne collegate sui due lati, con fusti ugualmente lisci e con capitelli corinzi.

Casa di San Tommaso D'Aquino

Foto di Fabrizio Monti
                                Il borgo medievale con la casa di San Tommaso D'Aquino  - Foto di Fabrizio Monti

Testo: Wikipedia

Foto di Fabrizio Monti, Marco Secondi, Giancarlo Mella, Pietro Scerrato, Franco Olivetti, Ferdinando Potenti, Emilia Trovini, Alberto Paglia, Duple74, Carlo Caparrelli,  che si ringraziano per averle concesse in uso alla Provincia di Frosinone. 
 
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