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Ferentino e le Mura Megalitiche

Foto di Ferdinando Potenti
 Veduta della città di Ferentino, ben visibile la possente cinta muraria che si snoda lungo un percorso di 2,4 Km e cinge l'Acropoli, su cui aprono le nove porte della città. Sullo sfondo i Monti Lepini - Foto di Ferdinando Potenti 

La città  di Ferentino è arroccata su di un colle che domina la vallata del fiume Sacco (l'antico Trerus), è crocevia sia nella direttrice Nord-Sud (tramite l'antica Casilina e la moderna Autostrada del Sole) che Est-Ovest (l'Anticolana ed attualmente la superstrada Ferentino - Sora - Avezzano). 

Foto di Pietro Scerrato
Piazza G. Matteotti, il cuore pulsante della città, con palazzo Stampa, sede del Comune e al centro il Monumento ai Caduti, sormontato dalla scultura in bronzo di una Nike classicheggiante, personificazione della Vittoria - Foto di Pietro Scerrato

Le origini di Ferentino sono antiche ed avvolte nel mito; la leggenda ne ascrive la fondazione al dio  Saturno che scacciato dall’Olimpo, si insediò in questo territorio ubertoso ove fondò città e diffuse le arti e le tecniche. A testimonianza della fondazione, antecedente a quella di Roma di almeno 300 anni, sono presenti le cosiddette mura ciclopiche, una cinta composta da blocchi di pietra (di volume anche superiore ai 25 metri cubi) posati a secco e ad incastro a formare fortificazioni lunghe circa 2.500 metri, comprendenti 12 porte.

L’etimologia stessa del nome Ferentinum (participio presente del verbo latino ferre: produrre) fornisce una idea precisa riguardo alla fertilità del luogo e all'ingegnosità delle gente che lo abitava. 

Porta Casamari

Foto di Pietro Scerrato
Archi di Casamari, tipica porta di difesa romana, la sua realizzazione risale al tempo di Silla (II-I sec. a.C.)   Foto di Pietro Scerrato     

"Sembra che la realizzazione di questa porta si debba far risalire al tempo di Silla (II-I sec. a.C.), quando furono fatte altre opere di difesa sull'Acropoli e di abbellimento della città. Il nome di Porta Casamari (in quanto conduce verso l’Abbazia di Casamari), insieme a quello dell'omonima via, sostituì quello di Porta Maggiore certamente in occasione della venuta a Ferentino dei Cistercensi di Casamari e della costruzione, da parte dei medesimi, di una Grangia e della vicina chiesa di Santa Maria Maggiore.

La porta è costruita in opera quadrata con due archi a tutto sesto in conci radiali disposti a doppia ghiera che s’innestano perpendicolarmente al muro di cinta secondo il sistema difensivo delle omeriche Porte Scee o Sinistre. Le porte sinistre facilitavano la difesa della città da parte dei militi arroccati sulle mura che costeggiavano la strada di accesso alla porta: i difensori potevano in questo modo, ostacolare efficacemente la salita degli assalitori che offrivano il braccio destro, privo della difesa dello scudo.

Porta Sanguinaria


Porta Sanguinaria è la porta più importante della città e quella meglio conservata. Le mura laterali mostrano i segni di tre differenti epoche: preromana, romana e medievale. Nella parte inferiore le poligonali attestano l’età preromana – IV secolo a. C.;   sopra l’arco l’opera quadrata di travertino, con due vuoti lasciati forse appositamente per alleggerire il peso dell’arco stesso, denota la romana – II sec. a.C. .  Su questa zona di travertino, il muro continua divenendo costruzione incerta, denotando l’ambito cronologico medievale (Testo: Comune di Ferentino) -  Foto di  Bruno Brunelli e di Emilia Trovini

Foto di Emilia Trovini
Porta Sanguinaria, nel nome ci sarebbe l’eco di cruente battaglie, avvenute nei pressi della porta o il ricordo del percorso dei condannati a morte, che dalla porta uscivano per essere giustiziati nella sottostante Aia del Monticchio - Foto di Emilia Trovini

Essa è la tipica porta di difesa romana, come porta Sanguinaria, in quanto non presenta traccia di ornamentazione e di decorazione, come si nota nelle altre due porte: Montana e Sant’Agata che, sorte anch'esse con intento difensivo, furono trasformate, in seguito, e arricchite dal sistema a bugnato.

Foto di Pietro Scerrato
Porta Sanguinaria e le mura laterali - Foto di Pietro Scerrato

Detta porta, essendo costituita da due fornici paralleli, assicurava una successiva possibilità di difesa in caso di sfondamento della porta esterna. La porta si presenta a due fornici contrapposti con apertura di m. 4.20, a doppio ordine di conci rettangolari e alla distanza tra di loro di m. 6.40, legati a due muri distanti m. 6.60. L'arco esterno ha lo spessore di m. 1.70; quello interno, di m. l. 10." (Fonte: Comune di Ferentino)

Foto di Pietro Scerrato
Uno scorcio nei pressi di Porta Sanguinaria - Foto di Pietro Scerrato

Foto di Pietro Scerrato Foto di Pietro Scerrato
Porta Montana e Porta S. Agata – Foto di Pietro Scerrato

Risalgono al periodo romano il Mercato Coperto, il Teatro, il Testamento di Aulo Quintilio Prisco, le tracce delle antiche terme, i resti dell’acquedotto e del basolato stradale della via Latina.

Fra il VI e il IV secolo a. C. Ernici, Volsci e Romani combatterono aspre battaglie per il possesso della zona: Roma trovò in Ferentino dapprima una fiera avversaria e in seguito una fedele alleata, avendo dato natali anche ad illustri personaggi, primo fra tutti Aulo Irzio, luogotenente di Giulio Cesare, conquistatore e governatore della Gallia, console romano e scrittore.

Foto di
Resti del Teatro Romano, risalente al I sec. d. C. , uno dei casi rari in Italia di teatro romano al centro di una città. Attualmente il luogo non è visitabile all’interno, anche se si possono ammirare le murature esterne, e versa in un precario stato di conservazione. I resti di questo teatro risalgano all’epoca imperiale – traianea o adrianea – e seguono il declivio naturale della collina, raggiungendo i 12 metri di altezza e un diametro di 54 metri. Le strutture sono in parte a cielo aperto e in parte inglobate nelle abitazioni private che sono sorte sulle gradinate. Dai resti del teatro si possono desumere ben tre maniere costruttive: con laterizio, a pietrame e mista. Proprio l’uso del laterizio permette di datare la struttura al II secolo d.C. Il Teatro ha valore sia come unico edificio teatrale romano nella zona degli Ernici, sia come testimonianza dell’importanza che la città aveva in epoca imperiale, dimostrata anche dalle grandi Terme di Flavia Domitilla. Il Comune di Ferentino ha già pronto un piano di restauro ed è ora in cerca di finanziamenti per permettere la riapertura al pubblico del teatro. Intanto ha iniziato, negli ultimi mesi del 2016, una serie di lavori di recupero della scena che giace sotto due palazzine di epoca medievale. Questo luogo è l'unico esempio di teatro romano nell’area della Ciociaria (Testo e foto: I luoghi del cuore FAI)

Foto di Pietro Scerrato

Testamento di Aulo Quintilio Prisco, con il quale elargiva al popolo una somma in denaro e del cibo nel giorno del suo compleanno (9 maggio) mentre sessanta sesterzi erano riservati alla manutenzione del monumento erettogli dalla municipalità  - Foto di   Pietro Scerrato

Casa della Memoria - Foto di Pietro Scerrato Scorcio caratteristico lungo via Novana - Foto di Pietro Scerrato

Archi del Pannaro - Foto di Pietro Scerrato
Passeggiata notturna tra i vicoli di Ferentino - Foto di Pietro Scerrato

Foto di Maurizio Ciliegi
Il medioevale Palazzo consolare si trova in piazza Mazzini, la facciata è ornata da una loggetta con tre bifore in stile romanico, una incrociata in un arco arabesco. Eleganti i capitelli e le relative colonnine.  In alto svetta una Torre Guelfa - Foto di Maurizio Ciliegi


Per via degli elementi di incipiente cristianità già in epoca romana (vedi il martirio nel 304 del centurione Ambrogio, poi patrono), la società ferentinate dell'Alto Medioevo ospitò numerose diocesi e luoghi di culto: la Cattedrale dedicata ai Santi Martiri Giovanni e Paolo, edificata sui resti di un antico tempio pagano e di una precedente chiesa cristiana, integralmente pavimentata a mosaico, risale al 1108; dello stesso periodo è anche l'abbazia gotico cistercense di Santa Maria Maggiore, prototipo per la costruzione della Abbazia di Fossanova.
 

Dal 1198 al 1557, Ferentino fu il capoluogo delle provincie di Campagna e Marittima (ovvero il Lazio meridionale) grazie a papa Innocenzo III che ne fece sua sede privilegiata. Molti ordini religiosi si stabilirono allora a Ferentino, fondando chiese e monasteri: Benedettini, Cistercensi, Francescani, Clarisse, Carmelitani, Celestiniani, Domenicani, Cavalieri Gaudenti, Cavalieri di Malta e Templari.

Ferentino fu uno dei primi liberi comuni italiani, dotato già a partire dal XII secolo di un suo proprio statuto. Federico II di Svevia soggiornò più volte da giovane a Ferentino e, ironia della sorte, subì la propria definitiva sconfitta proprio ad opera di condottiero ferentinate, Gregorio da Montelongo, legato pontificio, nella battaglia di Parma del 1248.  

Grazie a Martino Filetico Ferentino conobbe i fasti dell'Umanesimo, mentre in seguito fu teatro dell’assedio vinto dalle truppe spagnole guidate dal Duca d'Alba (1556), della fondazione di un ampio distretto artigianale (1740-1800) durante la prima rivoluzione industriale, delle lotte fra Sanfedisti e Giacobini (1798-1802), e del passaggio di Garibaldi. Importanti furono i bombardamenti subiti durante la Seconda guerra mondiale, in quanto retrovia del fronte di Cassino e snodo stradale strategico, e l'istituzione di un centro di accoglienza per gli sfollati, valsi la Medaglia d'Oro al Valor Civile.


Palazzo Storico Giorgi Roffi Isabelli. Sala Galleria degli Dei - Foto dal sito Palazzo Storico Giorgi Roffi Isabelli

Nel corso degli anni ’60 e ’70 il territorio ferentinate è stato oggetto di una forte industrializzazione per via delle agevolazioni permesse dai piani statali di sviluppo: l’economia del luogo, precedentemente fondata sull’agricoltura (coltivazioni di lino, vitigni ciociari) e sull’artigianato (scope di saggina, cotto fatto a mano), è stata convertita ad attività in quasi tutti i settori, principalmente farmaceutico e plastico.

Concattedrale dei Santi Giovanni e Paolo

Foto di Carlo Pascucci
La Cattedrale dei Santi Giovanni e Paolo emerge maestosa sulle possenti mura megalitiche e romane lungo il lato Sud-Est dell'imponente bastione dell'Acropoli -  Foto di Carlo Pascucci

La Cattedrale è situata sull'acropoli. Venne edificata nel 1108 sui resti di un più antico luogo di culto.  

Foto di Pietro Scerrato
Nella facciata a capanna si aprono tre porte architravate sormontate da lunette affrescate - Foto di Pietro Scerrato

La semplice facciata dell'edificio è a salienti (Si presenta una successione di spioventi posti a differenti altezze); in essa si aprono tre porte, di cui la centrale più grande, ognuna sormontata da una lunetta semicircolare; in alto si apre una finestrella accompagnata da una coppia di colonnine. Nella lunetta della porta centrale è affrescata la Vergine odegitria col Bambino fra i santi Giovanni e Paolo.  

Foto di Enzo Sorci
Nella lunetta sulla porta centrale d’ingresso è raffigurata la “Vergine odigìtria”, cioè del “retto cammino”, tra i santi Giovanni e Paolo in tunica romana clavata, completata dal pallio bianco, che guarda chi entra e gli indica come vera meta del cammino il Bambino Gesù che porta sul braccio sinistro. Pendenti alle due estremità dell’arco superiore sono scolpite due botticelle, segno dell’abbondanza di beni spirituali che si troveranno all’interno del duomo e che donano allegrezza e gioia - Foto di Enzo Sorci

Foto di Maurizio Ciliegi
L'interno della Cattedrale è a tre navate, ha una copertura a capriate in legno, con tavelle in cotto decorate e presenta una pavimentazione a mosaico risalente al XII secolo, opera della famiglia dei Cosmati, maestri marmorari-architetti romani -  Foto di Maurizio Ciliegi 

L'interno è a tre navate absidale, suddivise da arcate con copertura a
capriate. Oltre alla ricca pavimentazione cosmatesca, ciò che colpisce maggiormente è il presbiterio rialzato circondato da una balaustra anch'essa cosmatesca, con l'altare maggiore racchiuso in un ciborio (1228-1240), sorretto da quattro colonne, opera di Drudo de Trivio, come si legge nella scritta interna della trabeazione
.
Affianca il ciborio una interessante colonna tortile, utilizzata per il cero pasquale, risalente alla stessa epoca: in origine questa colonna affiancava l'ambone, smontato in epoca barocca.
Chiude la zona presbiterale  cattedra vescovile, al centro dell'abside: su questa cattedra si sono seduti i papi Pasquale II, Innocenzo III, Onorio III, Alessandro III, Gregorio XVI, Pio IX e Paolo VI

Foto di Calix photo
Particolare della bellissima pavimentazione a mosaico risalente al XII sec. realizzata dal maestro Jacopo della famiglia dei Cosmati -  Foto di Calix photo

Nel catino absidale è raffigurato il Cristo pantocratore nella gloria, mentre nelle pareti absidali sono raffigurati i santi Giovanni, Paolo, Ambrogio e Redento (antico vescovo locale): queste opere, come tutta la decorazione interna della chiesa, è di manifattura recente, realizzata da Eugenio Cisterna (1904). Durante i restauri d'inizio XX secolo, fu costruito sotto l'altare maggiore un sacello per conservare le reliquie del martire Ambrogio.  

Foto di Pietro Scerrato
Gli affreschi del catino absidale (Cristo pantocratore nella gloria) e delle pareti absidali (dove sono raffigurati i santi Giovanni, Paolo, Ambrogio e Redento), come tutta la decorazione interna della chiesa, è di manifattura recente, realizzata da Eugenio Cisterna (1904). L'altare maggiore è racchiuso in un ciborio (1228-1240) sorretto da quattro colonne, opera del maestro cosmatesco Drudo de Trivio, come pure la colonna tortile per il cero pasquale - Foto di Pietro Scerrato

Foto di Pietro Scerrato
Particolare della colonna tortile cosmatesca. Di proporzioni monumentali e di raffinata fattura, conserva ancora buona parte dell’originaria decorazione musiva. Ai colori rosso, verde e blu si associa la sfavillante luminosità dell’oro. Il cero pasquale è richiamo efficace alla “colonna di fuoco”, che nell’esodo degli Israeliti dall’Egitto illuminava la notte nel deserto, indicando la strada per fuggire dalla schiavitù e raggiungere la libertà nella Terra promessa. Testo: http://www.proloco.ferentino.fr.it/cultura/arte-2/chiese/duomo/ -  Foto di Pietro Scerrato  

Foto di Emilia Trovini
 Fenestella confessionis nel sacello posto sotto l'altare maggiore contenente le spoglie di S. Ambrogio Martire - Foto di Emilia Trovini

Foto di Luigi Strano Foto di Luigi Strano

Foto di Luigi Strano

Particolare degli affreschi di Eugenio Cisterna realizzati nel 1904 nel catino absidale. Al centro del catino absidale Gesù salvatore del mondo è seduto in trono nella veste di Cristo giudice con le braccia allargate in gesto di accoglienza. Egli mostra i fori delle mani, indossa una bianca veste. La “mandorla”, simbolo di eternità e di gloria, circonda la figura luminosa del Cristo Re e Redentore. Ai piedi di Gesù ci sono due cherubini e due serafini. Il serafino di sinistra ha il piumaggio delle ali di colore azzurro e quello di destra, invece, di colore rosso, richiamo al valore simbolico di tali colori: il rosso, infatti, rappresenta la regalità e la natura divina del Cristo, mentre il blu ne rappresenta la natura umana.
Disposti simmetricamente ai lati di Gesù sono raffigurati angeli in bianche vesti e con le ali variopinte. Essi con i loro attributi e gesti aiutano a riconoscere in Gesù il Cristo Re e Signore del mondo e della Storia: alcuni angeli reggono il globo decorato con la croce e con le lettere greche IC (Gesù) e XC (Cristo); altri reggono il Libro della Legge o sono in atto di adorazione. Nuvole rosse sollevano gli angeli dal prato fiorito, dal cui centro escono i fiumi paradisiaci, che irrorano la terra. (testo: http://www.proloco.ferentino.fr.it/cultura/arte-2/chiese/duomo/   - Foto di Luigi Strano

Foto di Emilia Trovini
Particolare del pulpito, opera rinascimentale che riprende gli schemi decorativi risalenti al periodo gotico - Foto di Emilia Trovini
  


Nei muri della navata centrale, sotto le finestre, in 14 medaglioni sono raffigurati i santi locali. In sacrestia è conservato il ciborio della primitiva cattedrale del IX secolo, i cui elementi decorativi richiamano quello di Sant'Apollinare in Classe a Ravenna.


Acquasantiera decorata con intarsio a mosaico in stile cosmatesco - Foto di Emilia Trovini  

La chiesa conserva le reliquie e la statua d'argento di Sant'Ambrogio martire, patrono della città.


La statua d'argento di Sant'Ambrogio, patrono della città, portata in processione ogni anno il 1° maggio - Foto web
  

A Ferentino, da più di quattrocento anni, la festa in onore del Santo Patrono culmina con la solenne Processione nella quale il popolo ferentinate addobba le strade con fuochi, fiori, tappeti, altari e luminarie; ieratiche Confraternite sfilano ordinatamente tra i fedeli.

Foto di Gerardo Forti
Foto di Gerardo Forti


La settecentesca statua equestre del Santo Patrono viene trasportata a spalla, da sedici giovani "incollatori" in saio amaranto, fino alla Chiesa dei SS. Giovanni e Paolo, costruita sull'acropoli dove si crede sia stato imprigionato il Santo. Al termine del percorso, quale gesto buon augurante, si bruciano vecchi oggetti fuori uso in due grandi falò accesi a Porta S. Agata e in Piazza S. Lucia - Foto di Gerardo Forti (le prime due), le altre due trovate sul web

Chiesa Abbaziale di Santa Maria Maggiore  
Foto di Pietro Scerrato
La Chiesa abbaziale di Santa Maria Maggiore è uno splendido esempio di architettura gotico cistercense del XIII secolo  -  Foto di Pietro Scerrato

È uno dei monumenti più insigni del Lazio meridionale in quanto una delle prime chiese in stile gotico cistercense, assieme a Fossanova e Casamari. Fu edificata probabilmente nella seconda metà XIII secolo e la costruzione è opera dei monaci cistercensi presenti nella zona già dal 1135, da quando cioè San Bernardo da Chiaravalle, con la protezione e la spinta di Papa Innocenzo III, venne a rinnovare l’ordine benedettino.

Foto di ferdinando Potenti

Foto di Pietro Scerrato
La facciata principale è volta a Occidente,  al centro un grande rosone con dodici raggi, simbolo dei dodici Apostoli.  Anche la facciata posteriore è abbellita da un altro grande rosone e una finestra a bifora che illumina l'abside - Foto di Ferdinando Potenti e Pietro Scerrato  

La pianta della chiesa presenta le caratteristiche stilistiche della basilica romana: rettangolare a tre navate. I muri della chiesa sono in travertino ferentinate, perfettamente intagliato e scalpellato.

Al centro della facciata un grande rosone con dodici raggi, simbolo dei dodici Apostoli, a suo volta sormontato da un bassorilievo in marmo del Redentore; ai lati, sopra le due porte laterali, due piccoli rosoni a quadrifoglio danno luce all'interno.  Anche la facciata posteriore della chiesa è abbellita da un altro grande rosone e da una grande finestra a bifora che illumina la grande abside.  Nella parte inferiore si aprono tre portali, di cui quello centrale ornato da un protiro trecentesco realizzato in marmo e con elementi derivanti dal limitrofo teatro romano.

Due sono i leoni che sorreggono le colonnine su cui si poggia un arco ogivale, sulla cui sommità è stata posizionata una lastra di marmo che contiene al centro l’Agnello Crucifero, simbolo di Gesù, mentre ai lati possiamo osservare i simboli degli evangelisti: il leone per San Marco, l’angelo per San Matteo, il toro per San Luca e l’aquila per San Giovanni.

Foto di Pietro Scerrato

Foto di Maurizio Ciliegi

Foto di Pietro Scerrato

Interno dell'abbazia di Santa Maria Maggiore, sec. XIII -  Foto di Pietro Scerrato e Maurizio Ciliegi

All’interno della chiesa le tre navate sono caratterizzate da altissime arcate in puro stile gotico cistercense, mentre il presbiterio presenta quattro altissime colonne a fascio, di bella armoniosità, con capitani tutti diversi tra loro i quali sorreggono la volta su cui poggia la torre a lanterna.

Tra le opere d’arte che custodisce troviamo una Madonna delle Grazie di scuola giottesca, una pala dell'Assunta di Desiderio De Angelis, ma anche una statua lignea del cinquecento raffigurante Santa Lucia e l'altare monumentale opera recente di Luigi Morosini e che ripete i motivi di quello antico.

Chiesa di San Valentino
Foto di Emilia Trovini
La pregevole abside pensile che sormonta l'ingresso alla cripta che ospita l'Oratorio dei Santi Filippo e Giacomo - Foto di Emilia Trovini

La chiesa di San Valentino è una chiesa benedettina; in buona parte ricostruita dopo l'ultima guerra, si trova in piazza Giacomo Matteotti. Assieme a copie di affreschi del Domenichino sulla volta ricostruita (precedentemente al bombardamento era un cielo stellato), si trovano affreschi del Duecento che raffigurano una Resurrezione, una Madonna della Misericordia e tre Santi. Pregevole l'abside ed i locali ad essa sottostanti, rimasti intatti.

Chiesa di Sant'Agata Vergine e Martire
La chiesa di Sant'Agata è stata in gran parte distrutta dai bombardamenti del 1944, e conserva il campanile romanico del XIII secolo e la cripta. Al suo interno espone un Crocifisso ligneo seicentesco di grande valore artistico e spirituale opera del frate laico Vincenzo Maria Pietrosanti da Bassiano. Attualmente la chiesa è tenuta dai servi della Carità di San Luigi Guanella.Monastero di Sant'Antonio Abate

Foto di Emilia Trovini
Il monastero di Sant'Antonio Abate, in stile romanico, fu fondato da Papa Celestino V  -  Foto di Emilia Trovini

Il monastero, in stile romanico, fu fondato da papa Celestino V e ne accolse le spoglie fino al 1327 divenendo così meta di pellegrinaggi. La chiesa venne retta dall’Ordine dei Celestini dal XIII al XVII secolo; in seguito, per penuria di monaci, fu aggregata alla chiesa di Sant’Eusebio a Roma di cui divenne grangia.                                        

Foto di Pietro Scerrato
Interno della chiesa di Sant'Antonio Abate. La pala d'altare è opera del Giorgini e datata 1829 - Foto di Pietro Scerrato

Vi fu sepolto anche l'umanista Martino Filetico. La pala d’altare è opera del Giorgini e datata 1829: raffigura la Vergine con Bambino, Sant’Antonio Abate, San Giovanni Battista e Papa Celestino V. Al centro del corpo del monastero vi è un chiostro, intorno al quale si dispongono le camere dei monaci. 

Foto di Stefano Strani
 
Il Chiostro -  Foto di Stefano Strani

L’esterno si presenta costituito da una facciata a capanna con portale architravato sormontato da una mera lunetta, una finestra circolare e semplice campanile. È perfettamente visibile il carattere povero dell’architettura, frutto di ristrettezze economiche della committenza: è riscontrabile anche un influsso dell’architettura mendicante ed un recupero della tipologia strutturale cistercense. 

Chiesa di Santa Lucia

Foto di Maurizio Ciliegi

Interno della Chiesa di Santa Lucia, una delle più antiche chiese di Ferentino (VI sec.)    -   Foto di Maurizio Ciliegi

Sicuramente la chiesa più antica, VI sec., collocata sopra l’Oratorio di S. Biagio, nel contesto delle strutture termali dell’antico Mitreo di Flavia Domitilla, moglie di Vespasiano e madre di Tito e Domiziano.

Foto di Emilia Trovini
   Affreschi dell'Abside - Foto di Emilia Trovini   

I suoi elementi architettonici interni ed esterni di arte romanica la fanno classificare secondo tra le chiese cittadine in ordine di tempo, dopo la Cattedrale (sec. IX-X). Consta di una navata principale con abside terminale, coronata da archetti rotondi, e di una secondaria laterale destra. Interessanti elementi ornamentali e resti di capitelli connessi a una parete ci danno un'idea abbastanza esatta di tutta quella che fu l'intonazione della chiesa primitiva.

La chiesa si divide in due parti. Quella inferiore, la Cripta, dedicata al vescovo e martire armeno San Biagio, era il luogo dove agli albori dei Cristianesimo i fedeli ferentinati si riunivano in preghiera; due colonne circolari disadorne, sormontate da semplici capitelli quadrangolari, sostengono le piccole volte a crociera. Nella cripta ci sono i resti della statua di San Biagio e un affresco raffigurante Sant'Ambrogio.

Quella superiore, dedicata a Santa Lucia, martire siracusana, è formata da una navata principale con abside ben visibile nella parte esterna, perché coperta da un tettuccio a coppi e coronata da archetti decorativi. Un'altra navata secondaria, a destra della principale, fu aggiunta in un secondo momento; ha grandi pilastri di sostegno sormontati da ampie arcate a tutto sesto.
 (Testo: www.ferentino.org)

Convento delle Clarisse
Nel secolo XIII le Clarisse si insediarono in Ferentino nei pressi di Porta S. Francesco. Il monastero delle Clarisse nel secolo XVIII venne ricostruito con progetto dell'architetto Giovan Battista Nolli sull'angolo sud-occidentale del terrazzamento dell' Acropoli. Fu il vescovo Fabrizio Borgia (1729-1754) a promuovere la costruzione, che venne conclusa sotto l'episcopato di Pietro Paolo Tosi (1754-1798), che il 12 ottobre 1760 consacrò la nuova chiesa del Monastero, intitolata come la precedente a S. Chiara. La piccola chiesa conserva il cuore di papa Celestino V. Un piccolo frammento della reliquia venne donato dalle suore al pontefice Pio IX in occasione della sua visita nel 1863.

Chiesa di San Francesco

Foto di Emilia Trovini
La chiesa di S. Francesco, splendido esempio di epoca romanica. Dell’antica costruzione rimane la facciata con lo stupendo rosone e la Torre campanaria a più ordini - Foto di Emilia Trovini

La chiesa romanica di San Francesco, di origini benedettine ed originariamente dedicata a San Sebastiano, fu ceduta nel 1256 ai Frati Minori Francescani, che dovettero ricostruirla ad eccezione del campanile.


L'Altare della chiesa romanica di San Francesco - 
Foto di Pietro Scerrato

L'interno presenta una sola navata coperta in parte a volta ed in parte a capriate.

Foto di Emilia Trovini
                          Foto di Emilia Trovini

Mirabile ricamo in pietra è il rosone a dodici raggi con colonnine lisce e tortili.

L'Acropoli


L'Avancorpo dell
'Acropoli, opera di ingegneria ed architettura romana, oltre ad essere un luogo di osservazione militare era anche un luogo di difesa. L'opera risale all'età sillana, tra il 100 e l'80 a. C. . Sulla sx  la scultura della Beata Madre Caterina Troiani -  Foto di Pietro Scerrato

L'Acropoli si presenta come una vasta area di forma quadrilatera (140 x 95 metri), le cui pendici sono fortificate e regolarizzate da una possente opera muraria, costruita secondo due tecniche diverse: il basamento è in grandi blocchi di calcare e i muri direttamente sovrastanti sono in travertino.


Le mura megalitiche che cingono l'Acropoli - Foto Visitlazio


Su di essa sorgono la
Cattedrale dei Santi Giovanni e Paolo, il Vescovado con annesso orto e il seminario.
 Edificio risalente all’epoca sillana (II - I secolo a.C.) è pavimentato in opus incertum ed è contemporaneo al rinnovamento dell’Acropoli: il suo piano, infatti, è 12 metri più basso della spianata e l'edificio risulta inserito nel tessuto murario dell’Acropoli.

Foto di Pietro Scerrato
Accesso all'avancorpo dell'acropoli - Foto di Pietro Scerrato

Foto di Ferdinando Potenti
Il vistoso avancorpo dell'antica cinta muraria sul quale poggia il Palazzo vescovile -  Foto di Ferdinando Potenti

La compresenza delle due tecniche costruttive ha posto agli studiosi di archeologia il problema della datazione delle mura che cingono l’Acropoli, che vengono considerate come risalenti a due epoche diverse – ossia molto antica (pelasgica, poligonale) la parte inferiore in massi di calcare; di età sillana la parte superiore in blocchi squadrati di travertino, oppure riferibili ad un’unica epoca costruttiva, posta tra il II e il I secolo a. C. 

Foto di Pietro Scerrato
Fallo ciclopico, simbolo di fertilità, scolpito sulle antichissime mura megalitiche - Foto di Pietro Scerrato

Il Mercato romano coperto

Foto di Pietro Scerrato
Mercato Romano Coperto I sec a. C. - Foto di Pietro Scerrato

L’arcone di ingresso, che si apre su una parete in opus quadratum, dà luce a tutto l’ambiente ed è alto circa 8 metri: è costruito in conci radiali di calcare disposti in modo da formare una strombatura accentuata verso est che consente alla luce solare di penetrare fin dalle prime ore del mattino illuminandolo nella zona più interna.

L’aula è lunga 24 metri, con cinque botteghe coperte con
volte a botte. Questo mercato può configurarsi come il prototipo dello schema che sarà tipico di questo genere di costruzioni. Essendo perfettamente conservato, è tutt'oggi utilizzato.

Il Lago di Canterno

Foto di Andrea Angelucci
Lago di CanternoFoto di Andrea Angelucci

Nel territorio comunale di Ferentino si trova anche il lago di Canterno.  

*A pochi chilometri da Fiuggi Fonte, e dal suo turismo rumoroso ed invadente, sorge un luogo appartato e silenzioso, dal fascino straordinario, nonostante la vicinanza a trafficate strade provinciali. Compreso tra i territori comunali di Fiuggi, Fumone, Ferentino ed Alatri, il Lago di Canterno è un bacino carsico di discrete dimensioni con una profondità compresa tra i 13 ai 25 metri. Ha una forma allungata, mossa da promontori ed isolette.
L’epoca della formazione di questo lago, dall’atmosfera struggente e malinconica, è tuttora poco chiara. Infatti, malgrado se ne faccia menzione in documenti risalenti addirittura al XVIII secolo, la sua formazione è fatta comunemente risalire ai primi decenni dell’Ottocento, quando le acque inondarono l’ampia conca su cui esso oggi giace, prima occupata da campi coltivati interrotti soltanto da stagni periodici e da un profondo fosso sfociante in un inghiottitoio (“Il Pertuso”).
Nel 1821 l’abisso d’un tratto si ostruì completamente, dando così inizio al veloce processo di riempimento della valletta, che si compì nell’arco di pochi giorni con grande pena di molti coltivatori e con grande soddisfazione di altri, a cui non spiacque trasformarsi repentinamente in pescatori.
Il meccanismo che aveva portato all’origine del lago, tuttavia, si rivelò presto come la causa diretta di una caratteristica davvero insolita del bacino, che gli fece meritare l’appellativo di “lago fantasma”. Il lago divenne infatti protagonista di un singolare fenomeno di “instabilità”, legato al periodico svuotamento e riempimento del “Pertuso”, causati rispettivamente dalla disgregazione o dall’accumulo di materiale ligneo e detritico al suo imbocco. A intervalli irregolari, il lago si seccava parzialmente o per intero, per poi riapparire, spesso improvvisamente, nella sua primitiva ampiezza, e la fase di prosciugamento non si presentava sempre con lo stesso effetto: essa poteva durare vari mesi (1913 e 1914), qualche giorno (1882 e 1894) o addirittura molti anni (dal 1894 al 1943).

Foto di Pietro Scerrato
  Torre Cajetani e Trivigliano si specchiano nel Lago di Canterno - Foto di Pietro Scerrato

Un fenomeno, quello della periodicità del lago, che si protrasse in maniera eloquente e spettacolare per12 volte fino al 1923, ma che fu definitivamente ridimensionato nel 1945, dopo circa 20 anni di secca, con l’ostruzione artificiale dell’inghiottitoio e con la realizzazione di una piccola centrale idroelettrica. Nel 1943, intanto, era stato possibile effettuare la prima esplorazione del “Pertuso”, e si era scoperto che esso comunicava con una grotta sotterranea, una delle tante cavità carsiche della zona (come quelle, ad esempio, di Corniano, Colle Barazzo, Bocca di Muro, Fracidale, ecc…). Si comprese solo allora, peraltro, ove si rifugiassero i pesci durante i periodi d’abbandono delle acque, fatto che fino a quel momento era rimasto inspiegabile. Sebbene oggi si cerchi di regolare il volume del bacino, la sua naturale peculiarità di essere instabile non è scomparsa del tutto. Si manifesta anzi anche più costantemente, benché in maniera senza dubbio meno scenografica rispetto al passato.

Foto di Alberto Bevere
Una suggestiva immagine del Lago di Canterno al tramonto - Foto di Alberto Bevere

Il lago di Canterno, infatti, è ancor oggi oggetto di repentini mutamenti del livello delle acque, osservabili anche nel giro di pochi anni. Testimone assai suggestivo di questi cambiamenti è un alberello solitario che si erge delle acque ad una quarantina di metri dalla costa rivolta a Fiuggi, presso l’imbocco del Fosso del Diluvio: nei periodi di piena, come l’attuale, esso appare quasi sommerso dalle acque e viceversa in quelle di secca ne fuoriesce interamente, situazione osservabile fino a nemmeno un anno fa. Ma a ben vedere, l’attrazione esercitata dal lago sul viaggiatore dai gusti romantici non si esaurisce in questa sua curiosa prerogativa. Pochi luoghi come Canterno sanno regalare pure sensazioni d’incanto. Meraviglioso ed indimenticabile è in particolare l’affaccio ad Est verso i Monti Ernici, con in primo piano le due nobili vette rocciose della Monna e della Rotonaria, che in inverno si specchiano innevate sulle acque azzurre del lago, mostrandosi al tramonto tinte di rosso, porpora o viola. Anche l’ambiente circostante, contraddistinto da prati verdissimi e colline ora brulle ora boscose, fa di questo “lago fantasma” uno scorcio magico di Ciociaria, che, per l’effetto coreografico complessivo, è stato paragonato ai ben più celebri laghi scozzesi, come quello di Lochness. E, dall’alto di un colle, dominano poi questo paesaggio d’epica bellezza le tetre rovine medievali di Porciano Vecchio, testimonianza del glorioso passato di queste lande.**   Testo: da * a ** Lazionascosto.it

Le terme di Pompeo

Appena fuori l’abitato di Ferentino, lungo il tracciato della via consolare Casilina in direzione di Frosinone, si trovano le Terme di Pompeo.

La rinomanza delle Terme di Pompeo sin dall’epoca romana è testimoniata dal cosiddetto “manoscritto del Cialino” che attribuisce la costruzione delle prime terme a Ferentino a Flavia Domitilla, nipote dell’imperatore Vespasiano.

Lo stabilimento termale vero e proprio invece, risalente al 1854, deve il proprio nome non al famoso politico e condottiero romano Pompeo Magno ma al lungimirante imprenditore Ambrogio Pompeo che fa realizzare l’edificio e stipula con il Papa un contratto per il bagno termale dell’esercito pontificio.

Le acque termali di Ferentino sono classificate come sulfureo-bicarbonato-calciche, e sono efficaci nella cura e nella prevenzione di patologie dell’apparato otorino-laringoiatrico, circolatorio, dermatologico, respiratorio e genitale.

Si tratta di acque acidule che sgorgano alla temperatura costante di 18° e si possono bere direttamente alla sorgente per il loro effetto rinfrescante e di incremento della diuresi.

Bagni e fanghi termali sono i trattamenti più importanti a Ferentino, a cui si abbinano idromassaggi con ozono e massoterapia.

In evidenza anche le cure per le vie respiratorie come aerosol sonico e inalazioni caldo-umide a getto di vapore.

Le Terme di Pompeo propongono anche trattamenti di riabilitazione termale con attività che potenziano l'efficacia terapeutica delle acque, come rieducazione tubarica, ginnastica respiratoria e rieducazione foniatrica.

Testo: Wikipedia

Foto di Pietro Scerrato, Ferdinando Potenti, Carlo Pascucci, Bruno Brunelli, Maurizio Ciliegi,  Emilia Trovini, Enzo Sorci, Gerardo Forti, VinLuc83, Luigi Strano, Andrea Angelucci, Alberto Bevere, che si ringraziano per averle concesse in uso alla Provincia di Frosinone.   

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