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Settefrati e la Valle di Canneto

Foto di Tonino Bernardelli
La magia del borgo di Settefrati  innevato, sul calare della sera -  Foto di Tonino Bernardelli 

Sorge su una montagna preappenninica ad Est della Valle di Comino. Le sue origini tradizionalmente si fanno risalire al 293 a.C. anche se il nome dell'antico castello viene citato per la prima volta il 14 giugno 991 quando l'Abate Monsone cede a Rainaldo, Conte dei Marsi, la Chiesa di San Paolo sita in terriorio di Settefrati, il più rinomato Monastero cassinese in Val Comino per antichità e storia.

Foto di Tonino Bernardelli
L’ampia ed elegante Piazza del Municipio è un importante punto di ritrovo per i cittadini ed i turisti che visitano Settefrati. Sulla Piazza, caratterizzata da selciato in sanpietrini, affacciano la Sede del Comune e la Chiesa di Santo Stefano. Accanto alla Chiesa si sviluppa una bella scalinata che salendo termina davanti ad un maestoso tiglio. Al centro della piazza si apre una fontana costruita in ricordo del miracolo compiuto dalla Madonna del Canneto, apparsa ad una giovane pastorella, che fece sgorgare l’acqua dalla roccia
- Foto di Tonino Bernardelli 

Le prime popolazioni che in epoca storica stabilirono la loro residenza nel territorio del comune furono quelle Osche e Umbre, ed in particolare i Volsci, Aurunci, Equi e Sanniti che trovarono in alta Valle di Comino un luogo di incontri.

Alla prima epoca storica (V-VI Sec. a.C.) risale il culto della Dea Mefiti ed il Centro religioso presso le sorgenti del Melfa, in Valle di Canneto, con il tempio dedicato alla stessa dea di cui recenti ritrovamenti hanno accettato l'esistenza.

Foto di Tonino Bernardelli
Il lavatoio costruito dai Sandonatesi per ringraziare per la concessione dell'acqua e per la cooperazione per la costruzione dell'acquedotto Canneto-Settefrati- San Donato nel 1899   -  Foto di Tonino Bernardelli

Il primo insediamento abitativo, di cui restano tracce nell'area dell'attuale centro storico, è quello della città di Vicus, la cui origine si fa risalire ad epoca immediatamente successiva alla distruzione, da parte dei romani, cella città di Cominium (in lingua Osca significa "Luogo di incontro") nel 293 a.C.

Durante il periodo della dominazione di Roma, la Valle di Canneto mantenne il carattere di luogo d'incontro per le popolazioni dell'Alto Sangro e del Basso Lazio, e di cen­tro religioso, come attestato dall'importanza che continua ad avere il Santuario-OracoIo della Dea Mefiti.

Foto di Tonino Bernardelli
Il monumento ai caduti - Foto di Tonino Bernardelli

Intorno al V sec. d.C. il primitivo nome di Vicus viene sostituito con Settefrati (abbreviazione di Sette Fratelli) e il tempio presso le sorgenti del Melfa passa dal culto pa­gano a quello cristiano della Madonna di Canneto e da al­lora ha sempre mantenuto le caratteristiche di importante centro religioso per le popolazioni del Lazio, Abruzzo, Mo­lise e Campania.

Foto di Lauro Apruzzese
La chiesa di Santo Stefano Protomartire al centro del borgo - Foto di Tonino Bernardelli

Dopo la dominazione romana subì le invasioni dei Vi­sigoti, il dominio degli Ostrogoti e Longobardi e, fra l'881 e il 916, numerose scorrerie dei Saraceni. Dall'inizio del IV sec. fino al XII, il territorio fece parte come possedimento dell'Abbazia di San Vincenzo e dell'Abbazia di Montecassino, subendo l'influenza e la colonizzazione dei monaci benedettini.


Foto di Tonino Bernardelli
Piazza Colle - Foto di Tonino Bernardelli

Con l'affievolirsi della potenza dei Benedettini, il terri­torio di Settefrati fu retto feudalmente  da varie famiglie mentre si succedevano nella regione i domini normanno, svevo, angioino, del Regno di Sicilia; a questa epoca risal­gono gran parte dei resti di fortificazioni ancora esistenti sulla rocca di Settefrati.
Foto di Tonino Bernardelli
Il fiabesco borgo innevato - Foto di Tonino Bernardelli

 Nel 1815 il territorio entra a far parte del Regno delle Due Sicilie ed il regime feudale che, si può dire, si man­tenne fino all'avvento del Regno d'Italia, ostacolò il pro­gresso dell'agricoltura; le misere condizioni dei contadini fino all'inizio di questo secolo furono inoltre tali da favorire il brigantaggio.

 Nel XV sec. il centro subì nume­rosi saccheggi e distruzioni da parte di milizie aragonesi.

Nel 1654 un violento terremoto distrusse quasi total­mente l'abitato che fu poi temporaneamente abbandonato con la peste del 1656.   

Foto di Romolo Rea
 I colori del borgo ravvivati dalla pioggia - Foto di Romolo Rea

Le costruzioni risalgono,  per la maggior parte, ai secc. XVIII e XIX nella loro forma attuale, ma in molti degli edifici sono ancora visibili le strutture originarie e particolari ar­chitettonici medievali. 

Foto di Tonino Bernardelli
 Il Campanile della chiesa di Santo Stefano e la Torre Medievale - Foto di Tonino Bernardelli

Sono anche presenti resti di bastioni e una torre del Xll-XIll sec., nonché resti di murature anteriori, forse anche di epoca pre-romana.

Di notevole importanza è la Chiesa della Madonna del­le Grazie, del sec. X, con soffitto a cassettoni intarsiato e dorato con raffigurante nell'atrio la Visione di Frate Alberico (visione che avrebbe dato a Dante l'ispirazione per la "Divina Commedia") e nell'interno pitture di Marco di San Germano.

Di notevole importanza religiosa e archeologica è la Valle di Canneto, presso le sorgenti del Melfa, ove, durante i lavori di captazione delle acque per l'alimentazione dell' acquedotto degli Aurunci, nel 1958, furono portati alla luce, a 12 mt. di profondità, notevoli reperti archeologici (sta­tuette raffiguranti la dea Mefiti risalenti al V-IV sec. a.C., monete di  epoca repubblicana (111 sec. a.C.), tegole ecc.).  

Testo: Comune di Settefrati

La chiesa di Santo Stefano Protomartire

Foto di Tonino Bernardelli
Chiesa di Santo Stefano Protomartire, la principale del paese che custodisce una riproduzione della statua della Madonna del Canneto, portata ogni anno in processione in occasione dei solenni festeggiamenti in onore della Vergine.   - Foto di Tonino Bernardelli 

La Chiesa di Santo Stefano, la chiesa principale, che sorge nella parte più alta del paese,  accanto alla torre, è dedicata a Santo Stefano Protomartire.  

Spiccano per la loro eleganza due affreschi dipinti nei medaglioni ai lati dell’altare, con scene dedicate all’infanzia di Gesù.

Foto di Emilia Trovini
 Presbiterio della chiesa di Santo Stefano Protomartire - Foto di Emilia Trovini   

L’interno è diviso in tre navate con archi a tutto sesto. 

Di pregio, il soffitto a cassettoni «d’intaglio alia moderna» (G.P.M. Castrucci, 1633), decorato con piccole tele, che nella navata centrale circondano una scultura lignea a rilievo raffigurante la Madonna. 

Testo:  
visitvaldicomino.it    
       
          

Le Triplici Cinte         

Foto di Tonino Bernardelli
Il gioco del tris sul sagrato della chiesa di Santo Stefano Protomartire - Foto di Tonino Bernardelli

Sul muretto alla base della chiesa, adiacente alla scalinata d'accesso sul lato sinistro, si notano in successione quattro simboli ben marcati, di cui tre sono  Triplici Cinte mentre l'ultimo risulta essere un Centro Sacro multiplo (alquerque).

Poiché la chiesa ha subito nei secoli diverse opere di modifica e di ristrutturazione, difficile stabilire se questi simboli esistevano già nel primitivo impianto, e siano stati mantenuti nei rimaneggiamenti successivi, oppure sono di epoca più recente.

Qualcosa, però, potrebbe suggerirci che le Triplici Cinte, in questo contesto, ci siano sempre state e si è soltanto badato a conservarle: sui rapporti tra la presenza simbolica della Triplice Cinta e del Centro Sacro e determinate caratteristiche energetiche e cultuali di certi luoghi, si parla abbondantemente nel nostro saggio "I luoghi della Triplice Cinta in Italia" (Eremon Edizioni, 2008). 

Testo: L'angolo di Hermes

 Foto di Gerardo Forti
  Il borgo di Settefrati e sullo sfondo la valle di Comino - Foto di Gerardo Forti

La chiesa di Madonna delle Grazie
 

Foto di Tonino Bernardelli
 La chiesa Madonna delle Grazie, risalente alla seconda metà del XVI secolo  -  Foto di Tonino Bernardelli

La chiesa di Santa Maria delle Grazie è un monumento d’arte e un esempio di bellezza architettonica unica in Val di Comino.

Foto di Tonino Bernardelli
La Chiesa presenta nella facciata affreschi raffiguranti la visione di Alberico da Settefrati, il giovane che con i suoi sogni sull'aldilà probabilmente ispirò anche lo stesso Dante. L'interno è suddiviso in tre navate e presenta tele settecentesche in quella centrale, mentre nelle laterali sono presenti un'opera di Marco Mazzaroppi (fine XVI- inizio XVII sec.), raffigurante la Pentecoste e un quadro seicentesco di autore anonimo. Notevole è il soffitto ligneo seicentesco mirabilmente lavorato, con al centro l'immagine della Madonna delle Grazie - Foto di Tonino Bernardelli

La facciata è affrescata con una rappresentazione del Giudizio Universale, opera di Marco da San Germano (Marco Mazzaroppi), secondo molti ispirata dalla celebre Visione di Frate Alberico.   

Foto di Tonino Bernardelli Foto di Tonino Bernardelli
Foto di Tonino Bernardelli Foto di Tonino Bernardelli
L'interno della chiesa, particolari - Foto di Tonino Bernardelli

L’impostazione è simmetrica, articolata su tre fasce orizzontali divise da strati di nubi.

Nella prima fascia sono rappresentati Cristo risorto, la Madonna e San Giovanni Battista.

Ai lati, alcuni angeli che portano i simboli della passione.


La facciata della chiesa affrescata con  la rappresentazione del  Giudizio universale    -      Foto Bilioteca di Atina 
      

Nella seconda, quattro angeli, due a destra e due a sinistra, chiamano a giudizio le anime.

Infine, la terza fascia risulta poco leggibile. Dai frammenti si intuisce che abbia come oggetto l’Inferno.

Testo:
visitvaldicomino.it 

Foto di Tonino Bernardelli Foto di Tonino Bernardelli
Foto di Tonino Bernardelli Foto di Tonino Bernardelli
Foto di Tonino Bernardelli Foto di Tonino Bernardelli
Foto di Tonino Bernardelli Foto di Tonino Bernardelli

                                               Dettagli dell'affresco del Giudizio universale - Foto di Tonino Bernardelli

Foto di Daniele De Rubeis
La chiesa Madonna delle Grazie....sotto un manto di stelle...... - Foto di Daniele De Rubeis


La
Cappellina di Santa Felicita  

Foto di Tonino Bernardelli Foto di Tonino Bernardelli
                                 La Chiesa di Santa Felicita  - Foto di Tonino Bernardelli


La Cappellina dedicata a Santa Felicita  sorge su una fonte di acqua da lungo tempo ritenuta terapeutica.

Il castello di Settefrati, di cui restano gli avanzi della torre e sporadici resti di mura, è documentato dal X secolo (enfiteusi dell'abate Aligerno del 983)

Foto di Tonino Bernardelli
                                              Tramonto a Pietrafitta - Foto di Tonino Bernardelli

Il Santuario di Canneto

Nei pressi del santuario, alle sorgenti del Melfa, nel 1958 furono rinvenuti i resti di un tempio dedicato alla dea Mefite, con monete ed ex voto fittili risalenti al III secolo a.C.

                                                   
Nel 1974, a meno di un chilometro dal centro abitato, in località Casa Firma furono rinvenute alcune sepolture con vasellame e una piccola moneta divisionale, oltre ai resti di un pavimento in mattoncini a spina di pesce: il tutto probabilmente appartenente a una villa rustica romana risalente all'epoca tardo-imperiale.
 

Foto di Alessio Pagliari
                                      Il Santuario della Madonna di Canneto - Foto di Alessio Pagliari

Il Santuario di Canneto (nome ufficiale Basilica pontificia minore di Maria Santissima di Canneto) sorge nel territorio di Settefrati a 1030 m s.l.m., a circa 10 chilometri di strada carrozzabile dal centro del paese. L'attuale edificio di culto conserva scarsissime testimonianze delle epoche precedenti.

Foto di Lauro Apruzzese
La facciata della Basilica in pietra con ingresso centrale e due entrate laterali. Dinanzi alla facciata si apre un portico con cinque arcate e campate voltate a crociera. Il portone principale è inquadrato dalla cornice del vecchio portale, realizzata durante i restauri del 1857, con un' epigrafe in latino che documenta quei lavori, posta sull'architrave. La sopraelevazione centrale della facciata è sormontata da un timpano, recante al centro lo stemma della basilica. Il portone principale, realizzato nel 2015 in bronzo, riporta in rilievo la statua della Madonna di Canneto venerata dai pellegrini - Foto di Lauro Apruzzese

La facciata risale agli anni venti del secolo scorso, e tutto il resto del santuario è stato completamente rifatto negli anni settanta, con una linea architettonica che ha dato luogo a molte polemiche circa l'effetto devastante che l'insieme rappresenta per il paesaggio.

Altri interventi (abside e trono marmoreo della Madonna) erano stati effettuati nel secondo dopoguerra. Nel piano sotterraneo del santuario sono conservati pochi elementi architettonici del secolo scorso, tra cui il vecchio portale di ingresso su cui un'iscrizione tramanda la memoria del rifacimento compiuto nel 1857 per la munificenza del re Ferdinando II di Borbone, e una discreta collezione di ex voto.

La statua della Madonna di Canneto


Statua lignea della Madonna di Canneto - Foto web 

Molto più antica è la statua di legno di tiglio, rivestita più recentemente da un manto di seta ricamato in oro e incoronata con una corona d'oro, anch'essa recente. Il Bambino è tenuto a sinistra. Secondo gli studiosi la statua, che in origine aveva una postura seduta in trono e teneva il Bambino al centro, potrebbe risalire al XII o XIII secolo ed essere inquadrata nell'arte medievale abruzzese.

La proibizione di spostare la statua, sancita dalla leggenda del Capo della Madonna e dell'appesantimento, e quindi dell'espressa volontà della Vergine di non essere allontanata da Canneto, fu interrotta nel 1948, quando fu portata in pellegrinaggio nei paesi disastrati dagli eventi della guerra, quasi a confortare le popolazioni. Una seconda peregrinatio si è avuta nel 2000 in occasione del Giubileo del 2000 e la terza importante dal 27 settembre 2014 al 26 luglio 2015 quando la Vergine Bruna ha attraversato tutte le parrocchie della Diocesi di Sora-Cassino-Aquino-Pontecorvo e alcune parrocchie che partecipano al pellegrinaggio del 22 agosto della diocesi di Isernia-Venafro.

Il pellegrinaggio al santuario di Canneto si svolge durante tutta la buona stagione, e tocca il suo culmine ad agosto. Il 18 agosto una riproduzione della statua viene portata in processione da Settefrati al santuario, per tornarvi il 22, sempre processionalmente.

A parte le visite individuali, i fedeli, per antica tradizione, giungono a Canneto organizzati in "compagnie", precedute dai loro stendardi, più o meno numerose (da poche decine fino a 400 o 500 membri). Provengono dai paesi del Cassinate, del Sorano, della province di Roma, Latina, Caserta, Isernia, L'Aquila. Alcune arrivano a piedi, lungo i sentieri dei monti; di recente il pellegrinaggio a piedi ha conosciuto un certo revival, anche ad opera delle nuove generazioni.

Foto di Tonino Bernardelli
Cascata Giovanni Paolo II,  qui il Santo Padre si raccolse in meditazione nel luglio del 1985, in occasione della sua visita nella Valle di Canneto - Foto di Tonino Bernardelli

Il pomeriggio del 21 agosto tutte le compagnie presenti sfilano in una grandiosa processione eucaristica che si reca verso le sorgenti del Melfa. Dal 21 pomeriggio comincia il ritorno verso casa: quelle che passano da Settefrati la mattina del 22 sono solite sfilare anche in paese recandosi nella chiesa parrocchiale. In passato i pellegrini compivano nel santuario o nei dintorni diversi rituali, oggi presenti in forma residuale, ma non scomparsi del tutto.

All'arrivo molti usavano fare gli ultimi metri in ginocchio, e quando lasciavano la chiesa camminavano a ritroso per non voltare le spalle alla Vergine. Altre consuetudini erano da una parte la ricerca delle "stellucce" della Madonna alla sorgente di Capodacqua, dove si diceva ci fossero le schegge che l'anello della Signora aveva lasciato a contatto con la roccia, quando aveva fatto sgorgare l'acqua, e dall'altra la "comparanza" che si acquistava immergendosi con i piedi nell'acqua e compiendo alcuni gesti e formule predefiniti e recitando il Pater, Ave, Gloria tenendosi per mano. A questa pratica, a testimonianza di quanto fosse radicata nelle popolazioni, allude in una sua poesia Libero de Libero.  Queste usanze sono in genere documentate dal racconto degli osservatori o dalle disposizioni delle autorità ecclesiastiche che manifestano una certa preoccupazione per gli aspetti superstiziosi e paganeggianti di alcune di esse.

I pellegrini provenienti dall'area sorana associavano la venerazione della Madonna di Canneto con quella di San Domenico di Sora, popolarmente definiti fratello e sorella. Le spoglie di San Domenico, custodite sulla sponda del Fibreno, venivano visitate sulla via del ritorno: questo itinerario è testimoniato anche da una pagina di Cesare Pascarella che sottolinea gli aspetti pittoreschi dell'abbigliamento.

Foto di Tonino Bernardelli
                          Il laghetto che si trova nelle vicinanze del Santuario - Foto di Tonino Bernardelli

La Valle di Canneto, fitta di boschi prevalentemente di faggio, nella sua parte più alta è zona di riserva integrale del Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.

Foto di Tonino Bernardelli
Splendida immagine del bosco che si specchia nel laghetto e, a seconda delle stagioni e delle ore del giorno, si tinge di verde, di giallo, di color ruggine e di mille altri colori, rendendo magico questo luogo -  Foto di Tonino Bernardelli
   

Rappresenta una propaggine della Valle di Comino incuneata tra i contrafforti del Massiccio del Meta, e costituisce un percorso naturale dall'area laziale del bacino del Liri verso il bacino del Sangro, in Abruzzo, e, attraverso l'altopiano del Meta, verso il bacino del Volturno in Molise.

Foto di Tonino Bernardelli Foto di Tonino Bernardelli
Foto di Tonino Bernardelli Foto di Tonino Bernardelli
                                         Immagini della valle di Canneto- Foto di Tonino Bernardelli e Ferdinando Potenti

Foto di Tonino Bernardelli
                                     Il laghetto in primavera - Foto di Tonino Bernardelli

Questa posizione ottimale come via di transito ha fatto sì che la  valle assumesse fin dall'epoca pre-romana un ruolo importante per la confluenza e gli scambi delle popolazioni di ambedue i versanti dell'Appennino: ruolo accentuato dalla presenza di miniere di ferro il cui sfruttamento, iniziato nell'antichità, è proseguito fino alla metà del XIX secolo.
  

Foto di Tonino Bernardelli
      
Il bosco della Valle di Canneto nella sua splendida veste autunnale  -   Foto di Tonino Bernardelli  

Testo: Wikipedia

Foto di Tonino Bernardelli, Alessio Pagliari, Romolo Rea, Emilia Trovini, Gerardo Forti, Daniele De Rubeis, Lauro Apruzzese, che si ringraziano per averle concesse in uso alla Provincia di Frosinone.  

La Provincia non detiene i diritti d'autore delle foto pubblicate. Esse sono e restano di esclusiva proprietà dell'autore.



  

 

 





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