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Sora e il fiume Liri

Foto di Roberto Capobianco
Una suggestiva veduta notturna della città di Sora da Monte San Casto, che domina la città. In primo piano il retro della chiesa Madonna delle Grazie - Foto di Roberto Capobianco

Sora  è un comune italiano di 26.162 abitanti della provincia di Frosinone nel Lazio.  Per numero di abitanti è la quarta città della provincia.

Situata a circa 300 m. s. m.  a ridosso dell'Appennino Centrale al confine tra Lazio e Abruzzo alla confluenza della Valle Roveto con la Val Comino al cominciare della Valle del Liri.

 
Il fiume Fibreno segna per un breve tratto il confine con il limitrofo comune di Isola del Liri.
                   

Il centro abitato anticamente era compreso fra il Monte San Casto (m. 546) e le rive del
Liri. Attualmente è molto più esteso occupando quasi tutta la piana del Liri all'uscita della Valle Roveto

Foto di Tonino Bernardelli
                 Veduta aerea della città attraversata dal fiume Liri - Foto di Tonino Bernardelli

Ciò è stato possibile soprattutto dopo gli anni '50 con la ripresa economica e l'aumento demografico. Infatti, agli inizi del secolo scorso, e soprattutto prima del devastante terremoto del 1915, l'urbanizzazione di Sora si concentrava in special modo sulle sponde del Liri, dopo la metà del '900 la città comincia a crescere e nuove costruzioni sorgono lungo le arterie principali (via Napoli, viale San Domenico, via Marsicana, viale XX Settembre, via Roma ecc.), che collegano la città al circondario. 

Foto di Tonino Bernardelli
Piazza Santa Restituta con l'omonima Chiesa dedicata alla Santa patrona della città, martirizzata, secondo la tradizione agiografica, il 27 maggio del 275 d.C.  -  Foto di Tonino Bernardelli

Questo sviluppo esponenziale della città ha sicuramente rotto con il più ordinato piano regolatore imposto negli anni '20 e '30 dopo il terremoto della Marsica, che vedeva la città organizzata a scacchiera e sacrificando molti terreni, destinati all’agricoltura e al pascolo, per realizzazione di moderni quartieri periferici. Un dato interessante in questo senso è la creazione di un vero è proprio quartiere su via Napoli, che avrebbe costituito il primo nucleo abitativo per centinaia di sfollati che dopo il sisma del 1915 erano costretti a vivere in baracche in legno.


 Sora con gli addobbi natalizi che si rispecchia nel fiume Liri - Foto di Federico Tomasello

Antica città
volsca, divenne colonia e municipio romano, poi possesso bizantino, longobardo, normanno e angioino.

I primi insediamenti risalgono al Paleolitico medio.

Uno di una certa consistenza è stato localizzato sul monte San Casto e Cassio dove sono stati rinvenuti anche tratti di mura poligonali risalenti al periodo volsco (VI-IV secolo a.C.).

Foto di Romolo Rea
Dal Ponte di Napoli verso Corso Volsci. Visibile la chiesa di San Bartolomeo e in alto, su Monte San Casto, la chiesa Madonna delle Grazie - Foto di Romolo Rea

Poiché le prime notizie storiche risalgono all'epoca in cui la città era abitata dai
Volsci, si ritiene che essa sia stata da questi fondata.

Nel 345 a.C. fu conquistata da Roma. Da allora ne condivise la storia fino alla caduta dell'Impero.

Foto di Tonino Bernardelli
 Passeggiata lungo il fiume Liri al crepuscolo  -  Foto di Tonino Bernardelli

Sora ha subito molte occupazioni nel corso dei secoli, da parte dei
Longobardi, dei Bizantini, dei Saraceni (breve incursione) e degli Ungari (saccheggio senza occupazione). Nel corso del XII secolo fu teatro della guerra tra i Normanni e il Papa. In seguito alla vittoria dei Normanni entrò a far parte del Regno di Sicilia che poi passò alla dinastia Sveva e successivamente agli Angioini. In questo periodo il re Carlo I d'Angiò trasferì la capitale del regno da Palermo a Napoli.
 

Foto di Ferdinando Potenti
  Le luci della città si specchiano nel fiume Liri nell'affascinante blue hour  - Foto di Ferdinando Potenti

Sora fu quindi sede di una
contea (la Contea di Sora) ed in seguito, dal 1443, del Ducato di Sora, sorta di stato cuscinetto tra lo Stato Pontificio e il Regno di Napoli. Infine, nel 1796, il Re Ferdinando IV di Napoli (che poi assunse nel 1816, dopo il Congresso di Vienna, il titolo di Ferdinando I delle Due Sicilie) soppresse il Ducato di Sora, provvedendo al versamento del relativo prezzo di acquisto al duca Antonio II Boncompagni.


La Sora volsca si estendeva sull'attuale Corso Volsci, sotto il quale sono stati in più punti individuati tratti di basolato -  Foto di Tonino Bernardelli

Sora fu quindi inclusa nell'antica provincia di
Terra di Lavoro del Regno delle Due Sicilie nell'ambito del quale fu capoluogo di Distretto e sede di Sottointendenza.

Con il Risorgimento Sora divenne parte dal 1861 del neonato Regno d'Italia, divenendo capoluogo di circondario, sempre nell'ambito territoriale della Terra di Lavoro.

Fu quasi del tutto ricostruita dopo il rovinoso terremoto del 1915.

Foto di Federico Tomasello
  Un po' di neve sulla città  - Foto di Federico Tomasello

Nel 1927, nell'ambito di un'ampia revisione amministrativa operata dal regime fascista, che portò alla soppressione dei circondari e all'istituzione di nuove province, Sora fu staccata dalla provincia di Terra di Lavoro e fu assegnata alla Regione Lazio divenendo parte della neocostituita Provincia di Frosinone, di cui oggi ospita alcune sedi decentrate.

Foto di Gerardo Forti
Il Palazzo del Comune su Corso Volsci, la strada principale della città - Foto di Gerardo Forti

Oggi rappresenta un importante centro industriale e commerciale (con cartiere, mobilifici, industrie tessili, svariate attività commerciali, agricole ed artigianali), ed è sede della
Fiera di Sora che ospita ogni anno migliaia di visitatori.

Foto di Marco Photos Vancini
"3 agosto 2017, un forte incendio si è sviluppato a Monte Sant’Angelo e a Monte San Casto. La città si è fermata. Per ore i sorani sono rimasti col fiato sospeso volgendo lo sguardo verso le fiamme che lentamente stavano divorando la montagna. Uno, due, tre focolai.
Da lontano le sirene di polizia locale, vigili del fuoco e carabinieri squarciavano il silenzio della notte. Da vicino, a Spinelle e ai Passionisti, si sentiva il fragore delle fiamme che s’impossessavano della natura distruggendola, rendendola cenere. L'incendio è stato domato dopo qualche giorno grazie all'intervento dei canadair. Nessun danno alla chiesa Madonna delle Grazie" - L'autore della spettacolare foto della Chiesa Madonna delle Grazie circondata dalle fiamme è  Marco Vancini Photos

Lungo corso Volsci troviamo, ad una estremità, Piazza Indipendenza su cui si affaccia la cattedrale di Santa Maria Assunta con il suo campanile e il "Torrione", poi Piazza Santa Restituta con l'omonima chiesa e più avanti piazza Palestro dove è collocata la statua del cardinale Cesare Baronio, infine, all'estremo opposto, Piazza Esedra delimitata da due palazzi che si aprono a semicerchio verso il prospiciente ponte di Napoli, come ad abbracciare ed accogliere il visitatore.

Foto di Romolo Rea
 La Chiesa Madonna delle Grazie,  situata sulla cima di Monte San Casto, è raggiungibile percorrendo una suggestiva scalinata di 400 gradini- Foto di Tonino Bernardelli

Degna d'interesse è anche la parte del centro storico (Cancéglie) sopravvissuta al terremoto e ai rifacimenti urbanistici del
fascismo, in cui sopravvivono i vicoli e le antiche botteghe di mercanti ed artigiani, nonché le chiese di san Giovanni e di San Silvestro Papa recentemente ristrutturata.

Foto di Ferdinando Potenti
In primo piano il Campanile e la Chiesa di San Bartolomeo, in alto la chiesa Madonna delle Grazie  -  Foto di Ferdinando Potenti

Sulla roccaforte detta di "San Casto" o più comunemente "Rocca Sorella", raggiungibile esclusivamente a piedi tramite sentieri o scalinata si trovano lungo il percorso prima le chiese di "Sant'Antonio Abate" e della "Madonna delle Grazie" e poi il "Castello" di epoca romano-medievale.

Al di fuori dal centro storico tra gli altri edifici di culto religioso va ricordata anche la Basilica di San Domenico, costruita sui resti della presunta villa natale di Cicerone e la piccola chiesa dedicata a San Giuliano martire il cui sotterraneo custodisce la cella della prigionia e del martirio del santo, aperta ai visitatori.

Il duomo di Sora

Foto di Wento
La Cattedrale di S. Maria Assunta (XII sec.). Costruzione rifatta in forme cistercensi nel XIII sec. e rimaneggiata nel XVII. La facciata, preceduta da una scalinata seguita da un androne, ha portale del sec. XIII. Si notino il campanile con belle bifore spartite da colonnine doppie e, sulla destra, il torrione mozzo  Foto di Wento - Opera propria, CC BY-SA 3.0

Nella piazza del Risorgimento, dove in epoca romana si trovava il Forum Aureum, su una base di mura ciclopiche dai massi poligonali, antichi resti italici di un santuario dedicato a un dio eponimo della città, Soranus, probabilmente di origine
etrusca (cfr. Monte Soratte, Soriano nel Cimino, Sorano) si eleva la Cattedrale di Sora, «resa veneranda dai fastigi sacri dei Papi e dei porporati, dal dolore dell’avverso destino, dall’ala dei secoli» (Achille Lauri).

La Cattedrale, dedicata a Maria Assunta è a tre navate, a croce latina, di stile semigotico primitivo.

Provata ma meno delle altre chiese cittadine dal tremendo terremoto del 13 gennaio 1915, nulla poté dinanzi all’incendio che la distrusse completamente esattamente un anno dopo, la notte tra il 12 e 13 gennaio 1916; rimasero in piedi solo le mura massicce, di pietra squadrata.

Chiesa di Santa Restituta 

Foto di Ferdinando Potenti
La chiesa di Santa Restituta, completamente ricostruita nel 1927, è dedicata alla Santa protettrice della città. Il progetto della chiesa fu realizzato dall’ing. Paolo Cassinis, lo stesso professionista che lavorò alla ricostruzione della chiesa cattedrale nel 1916. L’edificio si articola su di un impianto a tre navate monoabsidate; la facciata, interrotta da un rosone centrale, è scandita da tre porte in bronzo, opera del noto scultore di Anagni Tommaso Gismondi, fuse e scolpite nel 1975. Nella facciata di santa Restituta è murato il Privilegio di Carlo II d’Angiò dettato il 13 novembre 1292, in cui Sora viene affrancata dal governo dispotico di un feudatario francese, Jacques de Bourson, e dichiarata città regia, soggetta quindi al regno di Napoli e di Sicilia a riconferma del precedente decreto di Carlo I d’Angiò  -  Foto di Ferdinando Potenti    

Foto di Emilia Trovini
Portale principale della Chiesa di Santa Restituta di Sora. Si tratta di "un magnifico portale ad anelli concentrici, decorato da foglie d’acanto e girali floreali, con un piccolo agnello scolpito nella chiave di volta. Gli anelli poggiano su quattro testine aventi funzione di cariatidi, due con corona gigliata, le altre -maschili- più antiche e forse raffiguranti l’imperatore Federico II e qualche altro dignitario." (da comune.sora.fr.it) Le porte di bronzo sono state realizzate nel 1975 dallo scultore anagnino Tommaso Gismondi 
- Foto di Emilia Trovini

La chiesa si trova nella omonima piazza lungo Corso dei Volsci ed è dedicata alla santa protettrice della città. Venne completamente ricostruita, in forme diverse dall'originale, dopo il terremoto del 1915. Della chiesa distrutta mantiene il portale centrale.

Foto di Tonino Bernardelli
 Interno della Chiesa di Santa Restituta  - Foto di Tonino Bernardelli

Foto di Tonino Bernardelli
L'abside della chiesa, al centro un mosaico che ritrae la Santa - Foto di Tonino Bernardelli

Sul lato sinistro della chiesa si trova il campanile con l'orologio che da sempre regola con i suoi rintocchi le attività dei sorani.

Abbazia di San Domenico  
 


L'Abbazia di San Domenico fu fondata da San Domenico abate nel 1011. Il complesso monastico sorge nei luoghi in cui era ubicata la villa paterna di M.T. Cicerone, a pochi passi, dove immediatamente, “statim”, il Fibreno confluisce nel Liri. Il monastero, comunque, non è giunto a noi nel suo aspetto originario, a causa dei molteplici restauri.  Oggi l’abbazia si presenta con la facciata principale piuttosto sobria, con tre porte ed un bel rosone centrale. Gli stipiti della porta sinistra e quello sinistro del portale sono costituiti da blocchi calcarei con motivi agresti, a forma rettangolare, che probabilmente abbellivano l’archivolto della casa natale di Cicerone. Una lastra di marmo pario semicircolare, di origine greca, poggia sul portale maggiore. Lo stipite destro del portale è costituito in parte da un blocco ornato da bassorilievi con motivi floreali e scene agresti che, probabilmente, fungeva da architrave di un’abitazione - Foto di Romolo Rea

L'abbazia cistercense di San Domenico di Sora, ubicata alla confluenza del fiume Fibreno con fiume Liri, sulle rovine della villa natale di Marco Tullio Cicerone, fu fondata nel 1011 da San Domenico abate su commissione del Governatore di Sora e di Arpino Pietro di Rainiero e di Doda sua moglie.

Foto di Federico Tomasello
L’interno della chiesa è a tre navate, ripartite da una doppia fila di pilastri che racchiudono le colonne della chiesa originaria. Nelle pareti si aprono eleganti archi a sesto acuto che, secondo l’uso benedettino, conferiscono all’interno slancio e  solennità -  Foto di Federico Tomasello

Al titolo di "Beata Maria Vergine", nella riconsacrazione del 1104 da parte di papa Pasquale II, fu aggiunto quello di "San Domenico". L'abbazia ebbe un rapido sviluppo. Dopo due secoli di vita monastica, con l'intervento di papa Onorio III e di Federico II di Svevia, nel 1222, fu unita giuridicamente all'abbazia di Casamari.

Dopo un lungo periodo di alterne fortune, nel 1833 l'abate commendatario di Casamari, Sergio Micara, insediò una vera comunità ristabilendo così la vita monastica.

In tutto questo susseguirsi di eventi, inalterata è rimasta la devozione a San Domenico abate.  Nel 1098, il giorno 21 marzo, 21 monaci lasciarono il monastero benedettino di Molesme, legato a Cluny, guidati dal loro abate Roberto, per fondare a 20 km a sud di Digione un nuovo monastero, Citeaux, Cistercium in latino, dal nome del luogo. La nascita di questo nuovo monastero è legata al desiderio di incarnare in modo autentico la Regola di San Benedetto, di tornare ad uno stile di vita autentico, radicato profondamente nello spirito del Vangelo e delle prime comunità cristiane.

Foto di Tonino Bernardelli
                                                            La Cripta - Foto di Tonino Bernardelli

La fondazione dell'Ordine Cistercense fu, dunque, nelle intenzioni dei fondatori, un ritorno a San Benedetto, la cui Regola è divenuta, "la carta del monachesimo occidentale" in quanto, fornisce, più che un codice giuridico, un itinerario spirituale in cui il monastero sia "una scuola del servizio del Signore", in cui si osserva, il silenzio, condizione per l'ascolto della voce di Dio, in cui si pratica, l'obbedienza e l'umiltà in una vita scandita dal lavoro dalla preghiera e dalla "lectio divina", cioè dalla lettura meditata della Parola di Dio.

Lo studioso Leopoldo Janauschek ha calcolato che le abbazie cistercensi, comunità maschili, tra il 1098 e il 1675, siano state 742, di cui 88 in Italia.

Foto di Federico Tomasello
                                                    L'altare della Cripta - Foto di Federico Tomasello

Dopo che l'Abbazia di San Domenico fu affidata ai monaci questi dettero alla struttura l'impronta dello stile gotico-cistercense. L'originaria struttura aveva tre navate (di cui quella centrale più alta), tre absidi sul fondo, presbiterio rialzato al quale si accedeva tramite una scalinata.   Il 13 maggio del 1950 a San Domenico fu inaugurata alla presenza di autorità civili, militari, religiose e alunni dei licei, istituti tecnici e magistrali di Sora la nuova lapide di Marco Tullio Cicerone, posta nel muro vicino alla facciata della chiesa. Essa ricorda il luogo natale di Cicerone, il quale nacque nella villa paterna che era edificata proprio dove San Domenico poi costruì il suo monastero. L'epigrafe come si legge nell'iscrizione, venne installata la prima volta nel 1912, poi, per via di vari avvenimenti e in seguito al terremoto del 1915, per interessamento del Comune di Sora e del prof. Achille Lauri nel 1950 la vecchia lapide fu cambiata con una nuova e ricollocata nello stesso posto chiamato "torre di Cicerone".

Foto di Ferdinando Potenti
                                       Abbazia di San Domenico, absidi  -  Foto di Ferdinando Potenti

Nel punto in cui il fiume Fibreno si biforca, era collocata un'altra lapide fatta incidere nel 1818 dall'inglese Carlo Kelsall, perché proprio il grande oratore ciociaro nel "De Legibus", descrive il paesaggio che circondava la sua casa natale sorta fra i due rami del fiume.

La chiesa dell'abbazia è basilica minore dal 2011.

Chiesa di Valfrancesca

A circa un km e mezzo dal centro, sull'omonima strada che collega Sora a Balsorano e che si trova nella parte nord della cittadina, sorge la Chiesa di Valfrancesca, eretta nel 1679 per opera dei Padri Gesuiti. L'antica Chiesa era ovale, quasi rotonda, ed era rivolta verso oriente, cioè verso il fiume Liri. L'interno, in stile Barocco, ospitava l'altare maggiore e due altari laterali dedicati all'Immacolata Concezione e a San Nicola di Bari.

Il terremoto del 1915 la distrusse completamente ed il tempio fu ricostruito, non lontano dal vecchio sito, ed inaugurato nel 1932. Sull'altare maggiore ancora oggi si venera l'antica immagine della Madonna, sicuramente databile ad inizio seicento. Per ciò che concerne la statua della Madonna "Grande", una possibile datazione la ritroviamo sul retro del suo capo: 1680, autore Filippo Regoli.

Chiesa di San Bartolomeo

Foto di Tonino Bernardelli
                                                       Chiesa di San Bartolomeo  _  Foto di Tonino Bernardelli
 

Il primitivo impianto di questa antica chiesa era più lungo dell’attuale ma, durante la ristrutturazione urbanistica seguita al terremoto del 1915, la parte anteriore fu demolita per allargare il Corso Volsci.

Attualmente la facciata, con quattro colonne di gusto neo-classico, presenta due finti campanili sui due lati, mentre il pavimento si trova ad un livello più basso di quello stradale. All’interno, sulla volta della cupola centrale, si può ammirare un affresco del pittore, appartenente alla scuola del Cavalier d’Arpino, Sperduti (sec. XVIII), raffigurante la cacciata degli angeli ribelli dal Paradiso.

Foto di Tonino Bernardelli
                                                           Interno della chiesa - Foto di Tonino Bernardelli

Nella chiesa, nel 1580, fu sepolta la madre del cardinale Cesare Baronio, Porzia Febonia, come attesta una lapide la cui iscrizione fu dettata dallo stesso Baronio.

Foto di Tonino Bernardelli Foto di Tonino Bernardelli
              Crocifisso ligneo scolpito da Tiberio Calcagni, discepolo di Michelangelo - Foto di Tonino Bernardelli 

Un crocifisso ligneo, donato nel 1564 da Cesare Baronio alla Congregazione di Carità, fu scolpito da Tiberio Calcagni, discepolo di Michelangelo.

Foto di Tonino Bernardelli
 La volta della cupola centrale mirabilmente affrescata da Sperduti (sec. XVIII), raffigurante la cacciata degli angeli ribelli dal Paradiso - Foto T. Bernardelli 

Nella chiesa si può ammirare anche un pregevole dipinto di Sebastiano Conca raffigurante la Madonna del Divino Amore e databile nella prima metà del ‘700.  (Testo: http://www.comune.sora.fr.it/chiese-a-sora/)

Convento dei Padri Passionisti

Foto di Tonino Bernardelli
                                         Convento dei Padri Passionisti - Foto di Tonino Bernardelli
 

Il Monastero dei Passionisti, ubicato in contrada Collacchio, fu fatto costruire dal Cardinale Cesare Baronio nel 1601, ed il Convento fu edificato con il contributo del Comune e della popolazione; inizialmente sede dei Cappuccini, è cenobio dei Passionisti dal 6 marzo 1842.

La chiesa annessa (intitolata a Santa Maria degli Angeli) è stata poi rinnovata e riconsacrata nel 1917 dal Vescovo Monsignor Antonio Maria Iannotta; ce lo ricorda una lapide, che però riporta l’anno di fondazione sbagliato, 1610, ma in realtà è 1601, le ultime due cifre sono state verosimilmente invertite dal compilatore.

La chiesa è ad una sola navata e presenta una cappella consacrata a San Gabriele dell’Addolorata, che in questa chiesa è festeggiato il 27 febbraio, data spostata ad una delle domeniche successive. Interessante, nell’edificio sacro, è il quadro sull’Altare Maggiore, opera di Francesco Vanni, famoso pittore ed incisore italiano, nato a Siena nel 1563-1565 e morto nel 1610, che lavorò anche a Roma; la tela, caratterizzata dalla delicatezza degli effetti luministici, risale al 1604 e fu donata dal Cardinale Cesare Baronio ai Cappuccini; il quadro è intitolato “Santa Maria degli Angeli” (o Madonna della Vallicella con i Santi Francesco e Restituta); Santa Maria degli Angeli regge il Bambino ed è circondata dagli Araldi divini; in basso a sinistra, San Francesco d’Assisi, con l’abito dei Cappuccini, per i quali il quadro veniva dipinto ed a destra Santa Restituta; veramente il Vanni, nel settore di quest’ultima, dipinse il Baronio; ma lui, riservato e molto modesto, volle che il suo ritratto fosse cancellato, ed allora il Vanni sostituì l’immagine del Principe della Chiesa con quella della santa; con un po’ d’attenzione si può ancora vedere il volto del Cardinale, alla sinistra della Taumaturga; sullo sfondo, tra i due Santi, si vede Sora ripresa con le sue mura e le sue torri; questo particolare dà al quadro un notevole valore storico e documentario, presentandoci la nostra città agli inizi del XVII secolo, con le sue opere difensive successivamente sottoposte ad una sistematica distruzione. (Testo: http://www.comune.sora.fr.it/chiese-a-sora/)

Castello dei Santi Casto e Cassio

Foto di Rocco Maltese
La Rocca di San Casto o  "Rocca Sorella" vista dall'alto, con le massicce mura perimetrali ed alcuni torrioni romani e medievali oltre a molti ruderi accatastati dopo la Rivoluzione Napoletana del 1799  -  Foto di Rocco Maltese

Collocato sulla vetta piramidale naturale del Monte San Casto che domina la città, il Castello è posizionato a 500 metri di altezza ed è facilmente raggiungibile da vari percorsi pedestri partendo dal centro storico di “Canceglie”, quartiere antico della Città, oppure salendo da piazza Santa Restituta.

Foto di Tonino Bernardelli
                                       Le mura perimetrali ed alcuni torrioni del castello -  Foto di Tonino Bernardelli

Dell’antico castello dei
Volsci, situato in posizione strategica, facilmente difendibile e difficilmente attaccabile, quasi al confine tra la Marsica ed il Lazio, si conservano le massicce mura perimetrali ed alcuni torrioni romani e medievali oltre a molti ruderi accatastati dopo la Rivoluzione Napoletana del 1799.

Dapprima dominio volsco, poi romano, longobardo, papale, borbonico, durante il periodo ducale vide le schiere armate dei Cantelmi, dei Della Rovere e dei Boncompagni contro i conquistatori stranieri.

Testo: Wikipedia 

Foto di  Tonino Bernardelli, Roberto Capobianco, Marco Vancini Photos, Rocco Maltese, Federico Tomasello (@Abulafia), Emilia Trovini, Romolo Rea, Ferdinando Potenti, Wento, Gerardo Forti, che si ringraziano per averle concesse in uso alla Provincia di Frosinone.  

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