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Patrica, il borgo Presepe

Foto di maryanne20aprile
Veduta del borgo di Patrica, con le case disposte a mezzaluna attorno alla cima di Monte Calciano  - Foto di maryanne20aprile

Pàtrica è un paesino della valle del Sacco, situato a pochi chilometri da Frosinone. Sorge a ridosso dei Monti Lepini, a 450 m s.l.m. su un colle che sorge vicino a monte Cacume, posto in posizione dominante sulla Valle del Sacco.

Il territorio comunale si presenta pianeggiante nella sua parte settentrionale ed orientale, elevandosi in quella occidentale e meridionale, in corrispondenza delle propaggini dei monti Lepini. Oltre al monte Cacume, i maggiori rilievi sono quelli della Punta di Mastro Marco, 909 m s.l.m., del Colle lo Zompo, 768 m s.l.m., del Colle Calciano, 793 m s.l.m. e della Punta di Ciulluzzo, 808 m s.l.m.

Nel territorio comunale, dove scorre il Sacco che ha la sua seconda cascata in località Tomacella, nasce il fiume Monteacuto.

Foto di Stefano di Stefano
 Il borgo illuminato sembra un bellissimo Presepe - Foto di Stefano di Stefano

Già feudo dei Conti di Ceccano, dopo un breve periodo in cui venne tenuta dai Santacroce, passò nel 1625, ai Colonna con titolo di marchesato, che la tennero fino all'eversione della feudalità.

Patrica - Foto di Emilia Trovini

La seconda guerra mondiale

Foto di Alberto Paglia Foto di Franco Olivetti
Foto di Alberto Paglia Foto di Stefano di Stefano


Nell'autunno del '43 Patrica è avamposto a pochi chilometri dal fronte. Tra settembre ed ottobre vi si insedia e si rafforza un presidio della divisione Hermann Goering che estromette dalle case la popolazione del centro urbano, che si rifugia sulle montagne.

Dopo i tragici eventi di Cassino, le truppe alleate sfondano la Linea Gustav e lungo la direttrice della Valle del Sacco avanzano le truppe francesi, che incorporano truppe nordafricane, i cosiddetti goumier, ed entrano in città il 31 maggio 1944, dopo la ritirata dei tedeschi, che si lasciano alle spalle ponti e cabine elettriche distrutti.

Foto di 48_marioc
 Il grazioso borgo visto dal sentiero che porta a Monte Cacume - Foto di 48_marioc

Come altri centri del frusinate, subì nei giorni immediatamente successivi, stupri di massa attuati dai goumier francesi, ai danni di donne e anche uomini di tutte le età, indicati con il termine marocchinate.

La strage di Patrica

La mattina dell'8 novembre 1978, il Procuratore capo della Repubblica presso Frosinone, Fedele Calvosa, fu ucciso in un agguato mentre era diretto da Patrica a Frosinone a bordo dell'auto di servizio, una Fiat 128 blu, sulla quale viaggiavano l'agente di scorta Giuseppe Pagliei, nato a Giuliano di Roma e l'autista Luciano Rossi, di Sgurgola, anch'essi rimasti uccisi.

Foto di Emilia Trovini
In alto, a sinistra, la Chiesa di San Pietro, a destra la chiesa di San Giovanni Battista - Foto di Emilia Trovini

L'attentato fu rivendicato dalle Formazioni Comuniste Combattenti; il gruppo era formato da tre uomini, Paolo Ceriani Sebregondi (discendente da un'importante famiglia romana e fratello del militante di estrema sinistra Stefano Ceriani Sebregondi), Nicola Valentino e Roberto Capone, e una donna, Rosaria Biondi.

Foto di Franco Olivetti
Il borgo medievale - Foto di Franco Olivetti

Durante il conflitto a fuoco morì per errore, ferito dai suoi compagni, Roberto Capone. Gli altri tre riuscirono a fuggire. Valentino e la Biondi furono in seguito arrestati, processati e condannati all'ergastolo, mentre Ceriani Sebregondi espatriò in Francia.

Testo: Wikipedia  

Chiesa di San Pietro, nella parte alta della città, ad una sola navata. 

Foto di fabietto 73
Chiesa di San Pietro - Foto di fabietto 73

La chiesa di San Pietro è la più grande del paese e della diocesi Frosinone-Ferentino-Veroli; è a croce latina con abside semicircolare e otto cappelle. Risale al Duecento, ma ha subito numerosi rimaneggiamenti. I resti della costruzione medioevale sono visibili sul lato est; l'interno luminoso e solenne è impreziosito da una pregevole cantoria e coro in legno, dalle pale d'altare e notevoli tele; ampio l'uso di peperino locale nella facciata e nel campanile privo di cuspide posto sul lato sinistro.
Tratto da:  patrica percorsi turistici

Nella chiesa si trovano la "macchina" che viene utilizzata per portare in processione San Rocco, le statue di San Cataldo e di San Sebastiano e una bella tela settecentesca che raffigura "La Madonna che appare a San Giacinto" nella seconda cappella della navata sinistra.

Dall'interno di San Pietro una discesa ripidissima formata da 60 scalini collega l'interno delle chiese di San Pietro e San Rocco.
Testo:
 ciociariaturismo

La Chiesa di San Giovanni Battista  

Foto di Graziano Rinna
La Chiesa di San Giovanni Battista, sullo sfondo la Valle del Sacco - Foto di Graziano Rinna

La chiesa di San Giovanni Battista, a Patrica, risale al 1760. La facciata barocca presenta un portale di pietra calcarea, con un altorilievo raffigurante l'agnello. La pianta è a croce latina con sei cappelle laterali. Nell'ingresso si trova una grande cantoria di legno con organo monumentale, opera dei Catarinozzi e degli Spadari.

Sull'altare maggiore, circondato da un coro ligneo risalente alla fine del '700 realizzato da artigiani locali, è posta una grande pala settecentesca del pittore Niccolò Dalla Piccola raffigurante "Il Battesimo di Cristo".

Testo: ciociariaturismo


Palazzo della famiglia Spezza, immerso in un giardino adornato da figure mitologiche.
    


                  Una stanza del Palazzo - Foto ciociariaturismo

Il nucleo più antico del Palazzo baronale sorse nella seconda metà del XVI secolo, incorporando torri e caseggiati preesistenti, facenti parte dell’antica corte feudale. Il progetto originario di un palazzo di forma quadrangolare con cortile centrale non venne portato a termine, forse a causa dei problemi finanziari gravanti sulla famiglia Santacroce, dal 1599 Signori di Patrica. Nel 1625 Francesca Santacroce vendette il feudo alla nobile casa Colonna, la quale successivamente concesse in enfiteusi, e poi in proprietà perpetua, il Palazzo baronale e parte della terre feudali di Patrica alla famiglia Spezza.

Con i conti Spezza, famiglia di antica e nobile origine spagnola, nota fin dal XIV secolo, il Palazzo conobbe una nuova fase evolutiva: in particolare, nel XVIII secolo Nicola Spezza, investito da Federico Colonna di particolari privilegi, esenzioni e prerogative nel marchesato di Patrica, dette inizio alla costruzione della cosiddetta “ala nuova” la quale stravolse il progetto originario, donando al Palazzo l’elegante aspetto attuale.

Sempre al medesimo periodo risalgono la costruzione del cosiddetto “Palazzetto”, i lavori di sistemazione del giardino pensile all’italiana e la sistemazione del “cortile d’onore” del Palazzo con la creazione del magnifico “ninfeo” d’ispirazione francese, che designa l’ingresso al giardino. Infine nel XIX secolo furono abbattute parte dei caseggiati dell’antica corte al fine di creare il giardino pensile inferiore che collega il Palazzo al già menzionato “Palazzetto”.

Testo: ciociariaturismo

Palazzo Colonna

Foto di Emilia Trovini
                                      Palazzo Colonna in località Tomacella - Foto Emilia Trovini

Palazzo Colonna sorge in località Tomacella ed è prospiciente il fiume Sacco, in un luogo strategico poiché lì era posto l’unico passaggio sul fiume sorvegliato da una torre già esistente nel Trecento. Attorno a questa costruzione agli inizi del Seicento, Filippo Colonna fece costruire un palazzo in onore della moglie Lucrezia Tomacelli. I lavori settecenteschi sono stati diretti dall’arch. Domenico Schiera ma l’edificio, oltre che residenza rurale dei Colonna fino ai recenti anni sessanta, è stato utilizzato soprattutto come centro della vasta azienda signorile.

La costruzione sorge davanti al fiume, sopra una balza tufacea tagliata per rendere più arduo il passaggio del fiume. Attorno, su tre lati, il tufo è stato tagliato per fare un fossato, scavalcato da un ponte in pietra là dove è stato costruito l’ingresso principale caratterizzato da un grande portale. Da questo si entra nel palazzo e si arriva nel cortile che ha il prospetto frontale costruito come un atrio a doppia scalea. Dal cortile si accede ai numerosi locali, già scuderie e, più recentemente, usati come stalle dell’azienda Colonna. Il piano nobile è costituito da una lunga fila di saloni, due dei quali occupano in altezza due piani. Alla base della torre è stato ricavato un ambiente che sembra essere stato destinato a cappella domestica. Poche le decorazioni, per lo più costituite da grandi fasce rosse, qualche stucco ed elementi architettonici. Al di sopra del palazzo svetta la torre che ha sembianze settecentesche».

Testo: www.mondimedievali.net

Il Monte Cacume  

Foto di Stefano Strani
Il Monte Cacume, con la sua particolare forma conica, appartiene alla catena dei Monti Lepini e domina tutto il basso Lazio dai suoi 1.096 metri di altezza - Foto di Stefano Strani

Da sempre, alzando lo sguardo al cielo per il viandante, la vista di Monte Cacume è stata guida sicura e lieve conforto lungo gli ardui sentieri solitari del Basso Lazio. Con i suoi 1096 metri di altezza  inconfondibile si staglia lungo i Lepini e la sua particolare cresta ad imbuto rovesciato è visibile da tutta la provincia laziale.

Proprio questa cima, inusale, oltre a dargli il nome dal latino Cacumen aguzzo, appuntito o anche dal Sanscrito kakud cima o monte, per la sua composizione geologica atipica è stata a lungo oggetto di studio da parte dei naturalisti che analizzando sia le  argille Miocenee  presenti alla sua  base ,oltre che le  rocce calcaree Cretacee prevalenti ai suoi vertici,  verificarono come in maniera anomala i terreni più antichi sovrastassero i recenti.

Foto di Paul Grey
La Croce di ferro alta 14 metri e la Chiesetta che si trovano sulla vetta del Monte Cacume -  Foto di Paul Grey

Il suo comprensorio invece si estende da Patrica  fino ad una parte del territorio di Giuliano di Roma e del passo della Palombara. Grazie ad un clima tipico ed inusuale  tra  i  boschi di  quercia, lecci e faggi che abbracciano la sua vetta nascono varie specie di orchidee spontanee.

Nonostante l'asprezza dei luoghi, la montagna fu abitata sin dal Medioevo dove vi sorse un convento benedettino denominato di S. Angelo  fondato da San Domenico Abate dietro richiesta di Amato, Conte di Segni.

Dante lo cita in un canto del Purgatorio ( "Vassi in San Leo e discendesi in Noli, montasi su Bismantova e in Cacume..." Purgatorio 4, 25-27), lo studioso dantesco Giovanni Mario Filelfo ipotizza che Cacume avrebbe incuriosito il sommo poeta mentre nel 1294 si sarebbe recato a studiare Logica a Napoli, dopo aver sostato ad Anagni per un ambasceria presso Bonifacio VIII.  In quella circostanza il Vate sicuramente non ebbe modo di vedere l'enorme croce che si staglia con i suoi 14 metri sulla vetta del monte, infatti vi fu posta successivamente, agli inizi del 1900, ed è proprio questo evento che legò perennemente  il monte a Villa Santo Stefano.

Foto di Gianluca Masi
Luna al tramonto sui Monti Lepini tra le cime di Monte Cacume (a sx) e Monte Gemma. Foto di Gianluca Masi, The Virtual Telescope Project 2.0 

Siamo nell'Anno Giubilare indetto da Papa Leone XIII e per desiderio di papa Pecci, lepino di Carpineto Romano, nel settembre del 1902 fu innalzato l'enorme crocifisso detto del Redentore pesante 44 quintali che fu portato lungo il ripido sentiero fino alla sommità del monte a spalla, in differenti porzioni da ogni cittadino di Patrica. Gli artefici di tale evento furono due fratelli, Don Federico Simoni, arciprete della Parrocchia di San Pietro in Patrica e Don Icilio. I loro sforzi  furono coronati alle ore 7.30 del 17 Settembre 1903 quando il Vescovo di Ferentino Monsignor Bianconi benedisse, sulla vetta di Cacume dopo esservi arrivato a cavallo, il Sacro Simulacro.

Il costo dell'impresa fu di Lire 230 pagate alle ferriere di Terni grazie alle offerte raccolte  dai due sacerdoti. L'anno successivo, il 1904, per il cinquantesimo della proclamazione dell'Immacolata Concezione, Don Simoni volle completare l'opera iniziata con la costruzione  di una chiesetta prospiciente la croce ed annessa anche una Via Crucis che dalla Chiesa della Madonna della Pace a valle raggiungesse la vetta. Per raggiungere questo nuovo arduo risultato Don Federico chiese aiuto alle Parrocchie della Diocesi di Ferentino affidando il compito di raccogliere le offerte  con tre diversi appelli  a Don Icilio Simoni, che munito dell'autorizzazione del Sotto-Prefetto di Frosinone si recò tra i vari paesi  durante tutto il 1904 e metà dell'anno successivo per raccogliere quello che  i fedeli avrebbero donato per permettere successivamente la costruzione  sui ruderi dell'antico Castrum Cacuminis sia di una piccola cappella e che della realizzazione di  14 stazioni accuratamente distanziate  275 metri l'una dall'altra per la Via Crucis che si sarebbe snodata lungo i 3 chilometri e mezzo di percorso.  (Testo: www.villasantostefano.com ) 

Foto di maryanne20aprile
 Fioritura primaverile dei prati di Patrica - Foto di maryanne20aprile

La passeggiata per raggiungere Monte Cacume è semplice, adatta anche ai non esperti ed è particolarmente suggestiva in autunno per i colori intensi di cui si vestono gli alberi: castagni, faggi, lecci. Arrivati in cima il panorama è meraviglioso, affaccia sulla Valle del Sacco e fa vedere un orizzonte che abbraccia dai Monti Simbruini alle Mainarde, dal Matese, agli Aurunci. Nelle giornate più limpide lo sguardo può arrivare fino al Monte Circeo e alle isole Pontine.

Il territorio del Cacume, offre una perla preziosa, custodisce, infatti, una bellissima e rara orchidea, la ”Ophrys lacaitae”

 E’ la specie più importante tra le 47  rinvenute sul monte. La sua importanza è data dal fatto che, essendo endemica dell’Italia centro-meridionale, il territorio del monte Cacume risulta essere l’estremo limite a Nord del suo areale. Studiosi e appassionati, soprattutto del Nord Italia, tra l’inizio di giugno e la metà di luglio, si recano sul monte per fotografare l’orchidea quando questa è in piena fioritura.

Testo:  www.livefiuggi.com


Foto di Gerardo Forti, Emilia Trovini, Franco Olivetti, Stefano di Stefano, Fabietto 73Graziano Rinna, Paul Grey, Gianluca MasiStefano Strani, maryanne20aprile, si ringraziano per averle concesse in uso alla Provincia di Frosinone. 
    

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