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Ceccano e il Castello dei Conti

Foto di Giuseppe Bucciarelli
Veduta del borgo di Ceccano. In alto il Castello dei Conti, al centro la Collegiata di S. Giovanni Battista, sullo sfondo la città di Frosinone e in alto i Monti Ernici innevati - Foto di Giuseppe Bucciarelli


Ceccano
è un comune italiano di 23.504 abitanti della provincia di Frosinone nel Lazio. Per abitanti è la quinta città della provincia.

Ceccano è l'antica Fabrateria Vetus, città volsca, già esistente nel 330 a.C., situata lungo le rive del fiume Sacco denominato dai Romani Trerus o Tolerus. Il collegamento Ceccano e l'antica Fabrateria si fonda su antiche iscrizioni rinvenute tra il Settecento e il'Ottocento nel territorio comunale. Il mutamento del nome, secondo lo storico locale Michelangelo Sindici avvenne nel VII secolo in onore di Petronio Ceccano Console di Campagna, discendente di Tito imperatore e padre di papa Onorio I.

Foto di Giuseppe Bucciarelli
Il borgo incorniciato dai Monti Lepini imbiancati dalla neve, in alto il Castello dei Conti da cui si domina la città e la Valle del Sacco  - Foto di Giuseppe Bucciarelli

Nel Martirologio Romano del 2001, Fabrateria Vetus è citata in riferimento a San Magno, patrono di Anagni. Questo obbliga a riscrivere la storia del grande santo che, fino ad oggi, si credeva martirizzato a Fondi. La citazione del Martirologio conferma quanto fossero giuste le intuizioni di Michelangelo Sindici il quale aveva, già nel 1893, scritto di martirologi antichissimi che collegavano San Magno a Ceccano. Resta da chiarire se Fabrateria Vetus era la sede vescovile, come Sindici supponeva, oppure San Magno si trovava in Fabrateria, quando fu ucciso, per altri motivi.

Patria di San Silverio I Papa (come scritto da papa Gregorio XVI nella Bolla in cui elevava a Collegiata la Chiesa di S. Giovanni Battista in Ceccano) che nacque nella contrada di Campo Troiano, odierna Cantinella', la città fu per ordine del Pontefice cinta di mura difensive, in minima parte ancora visibili (così Michelangelo Sindici nell'opera citata, il quale cita numerose fonti antiche e numerosi storici come Pierantonio da Trevi, il Marrocco e l'Aretino). 

Foto di Giuseppe Bucciarelli
  Mercatino di primavera in Piazza XXV Luglio - Foto di Giuseppe Bucciarelli
        

Conquistata dai Longobardi al tempo di Astolfo intorno al 750, la rocca di Ceccano ebbe, nel Medioevo, una grande importanza strategica in quanto posta ai margini dei possedimenti della Chiesa.

Tra il 900 e il 1450 Ceccano fu dominata da una potente famiglia detta dei Conti de Ceccano di probabile provenienza germanica, imparentata con le più importanti famiglie della nobiltà romana.

Foto di Giuseppe Bucciarelli
 Ceccano al tramonto - Foto di Giuseppe Bucciarelli

La contea ceccanese comprendeva i territori di Amaseno, Giuliano di Roma, Prossedi, Pisterzo, Villa Santo Stefano, Carpineto, Patrica, Morolo, Supino, Maenza,Ninfa, Monte Cacume, Monteacuto, fino a raggiungere, per un periodo, Terracina. I conti de Ceccano vantavano possedimenti parziali anche in Frosinone, Ceprano e Alatri.

Nel 915 i ceccanesi ebbero un importantissimo ruolo nella battaglia del Garigliano, quando le truppe alleate del Papa sconfissero i saraceni che minacciavano Roma.

Foto di Giuseppe Bucciarelli
  Piazza Municipio, sulla dx la sede del Comune (già Palazzo Antonelli) - Foto di Giuseppe Bucciarelli

I conti de Ceccano furono protagonisti delle vicende storiche ciociare fino alla seconda metà del XV secolo, quando la famiglia si estinse e i possedimenti della vecchia contea furono assegnati da papa Alessandro VI al piccolo Rodrigo Borgia e, in seguito, furono feudo della famiglia Colonna.

Già nel X secolo la contea ceccanese era tenuta in gran conto nella Chiesa. Il conte Amato è citato come potente benefattore dell'abbazia di Montecassino e, in seguito, (1099) Gregorio de Ceccano fu uno dei più potenti cardinali della Chiesa del tempo, mentre il conte Gregorio, omonimo del primo, influente personaggio, scortò con i suoi uomini, nel 1104, papa Pasquale II nel suo viaggio nel sorano.

Nel 1168 i ceccanesi inflissero una dura sconfitta alle truppe papali guidate dall'arcivescovo di Magonza, Corrado, schieratosi con Papa Alessandro III dopo che l'Imperatore Federigo Barbarossa lo aveva sostituito con Cristiano.

Foto di Giuseppe Ceccarelli
  Piazza Municipio, Ceccano in festa - Foto di Giuseppe Bucciarelli

Tra gli uomini illustri dei de Ceccano, che nella loro storia vantano importanti personaggi nell'Ordine dei Cavalieri di Malta, oltre a sei cardinali va citato il cardinale Annibaldo, potentissimo personaggio della Chiesa del XIV secolo, che durante la cattività avignonese fu inviato dal papa a Roma per aprire il Giubileo del 1350.


 La monumentale fonte di Piazza Municipio costruita nel 1871, in alto lo stemma cittadino - Foto Castello dei Conti  
 
Già arcivescovo di Napoli, ottimo diplomatico, spesso il Papa lo inviò in missione per dirimere importanti controversie tra i sovrani d'Europa. Fu protagonista di un tentativo di mediazione tra Inghilterra e Francia durante la Guerra dei cent'anni, in un conflitto che sarà decisivo per la storia dell'umanità. Nonostante le difficoltà, Annibaldo riuscì a ottenere una, seppur breve, tregua. Inviato in Ungheria fu mediatore di un accordo tra il sovrano di quel paese e la regina di Napoli. Gli fu inoltre affidato l'incarico di risolvere "il problema" Cola di Rienzo.

Prima di Annibaldo, che ebbe contatti con Francesco Petrarca e con Giotto, al quale commissionò lavori per la chiesa di S. Maria a Fiume, Ceccano aveva dato i natali ad altri illustri personaggi.


Foto di Giuseppe Bucciarelli
Il recente ponte pedonale sul  fiume Sacco che unisce il quartiere di Santa Maria a Fiume con piazzale Europa - Foto di Giuseppe Bucciarelli

         
Non si può non ricordare il cardinale Stefano, già abate presso l'Abbazia di Fossanova, camerlengo di papa Innocenzo III, amico di san Domenico di Guzmán il quale operò un miracolo in favore di Napoleone de Ceccano, nipote dello stesso cardinale Stefano. Così descrive l'avvenimento il Padre Pierantonio da Trevi:  

Foto di Maurizio Ciliegi
                                               Il Ponte sul fiume Sacco - Foto di Maurizio Ciliegi

“Il 27 febbraio 1219 San Domenico... celebrando messa nella chiesa di San Sisto nella via Appia, nell'elevazione del SS. Sacramento si elevò in alto da terra e, finita la messa, risuscitò un cavaliere morto, caduto in quell'ora da cavallo in quella medesima strada, come narra Ferdinando Del Castillo, e nota in questo giorno nel suo diario il P. Gerardi, e questo cavaliere Napoleone dei Conti de Ceccano era nipote del cardinale Stefano che ivi si trovò presente... »

Tutti gli storici di san Domenico di Guzmán citano questo miracolo. Fatto cardinale da papa Innocenzo III nel 1206, Stefano de Ceccano fu tra i fondatori dell'Abbazia di San Galgano, nonché benefattore di quelle di San Domenico a Sora e Terracina ed ebbe importanti riconoscimenti dal Re d'Inghilterra, Giovanni Senza Terra.

Foto di Giuseppe Bucciarelli
Una foto di Piazza XXV luglio degli anni '20. Nel 1931 in questo luogo venne eretto il Monumento in onore dei Caduti del 1915-1918  - Foto di Giuseppe Bucciarelli

Altri cardinali della famiglia de Ceccano furono importanti nella storia della Chiesa: tra tutti Teobaldo, tra le cui braccia, in Fossanova, morì il grande Tommaso d'Aquino, parente dei conti ceccanesi in quanto la sua nipote, Francesca, sposò il conte Annibaldo de Ceccano.

È opportuno ricordare la figura del Conte Giovanni che, nominato cavaliere dall'imperatore Enrico, giurò fedeltà a papa Innocenzo III nel 1200.

Tra le imprese di questo conte, fondatore della chiesa di Santa Maria a Fiume consacrata da suo zio cardinale Giordano, nonché ispiratore della celebre Cronaca di Fossanova, scritta dal suo "notaio" Benedetto, c'è la lotta contro Ruggero dell'Aquila, conte di Fondi, il quale, il 23 maggio del 1216, invase la Contea ceccanese. Inseguito e raggiunto nei pressi di Castro-Vallecorsa dalle truppe ceccanesi, Dell'Aquila fu sconfitto e dovette rinunciare ai suoi propositi di espansione.

Il 18 settembre dello stesso anno il Conte Giovanni guidò l'assalto alla fortezza di Morolo. L'azione fu decisa per i contrasti esistenti con la famiglia Colonna che aveva appoggiato il Conte Ruggiero. Morolo fu conquistata e bruciata, i membri della famiglia Colonna fatti prigionieri e ben 424 morolensi furono giustiziati.

Foto di Giovanni De Santis
                         La città vista dal Castello dei Conti, sullo sfondo i Lepini - Foto di Giuseppe Bucciarelli

Una situazione così cruenta si ebbe soltanto nel 1324 quando il Conte Francesco De Ceccano, in piena cattività avignonese, conquistò Alatri occupandola per ben 35 anni e creando, di fatto, uno stato di guerra contro la Chiesa.

L'ultimo dei De Ceccano può essere considerato il cavaliere dell'Ordine di Malta, Stefano, negli archivi vaticani ricordato come frater S. Ioannis de Hierusalem individuato recentemente come Gran Priore di Roma nei primi anni del XV secolo.

Risale ai primi anni del XVII secolo il primo Statuto Comunale concesso da Marcantonio Colonna, discendente dell'eroe di Lepanto, Conte di Ceccano.

Foto di Ferdinando Potenti
 Il centro storico di Ceccano visto dall'alto, al centro della foto la Chiesa di San Giovanni Battista - Foto di Ferdinando Potenti

Nell'ottocento il Marchese Filippo Berardi acquistò i beni dei Colonna e divenne in poco tempo il vero "padrone" del paese. Nominato senatore del Regno, fu l'artefice del passaggio della ferrovia nonché promotore di stanziamenti di tipo industriale nel territorio.

Nel XIX secolo Ceccano conferma i suoi stretti legami con la Chiesa grazie al Cardinale Giuseppe Berardi, fratello del marchese, e al Cardinale Tommaso Pasquale Gizzi, altro grande ceccanese, segretario di Stato di papa Pio IX, protagonista della diplomazia vaticana negli anni del Risorgimento.

                                                                        Vicoli del centro storico - Foto di Giuseppe Bucciarelli

Durante il periodo fascista furono realizzate importanti opere pubbliche come l'acquedotto e il campo sportivo e vennero installate alcune fabbriche che daranno impulso all'economia del paese, come la Bombrini Parodi Delfino.

Nel corso della seconda guerra mondiale Ceccano fu pesantemente bombardata dagli angloamericani. Dal 3 novembre 1943 al 31 maggio 1944 il paese subì 38 incursioni aeree che ebbero come obiettivo, tra l'altro, la Chiesa di Santa Maria a Fiume, monumento nazionale, e la chiesa di San Pietro, entrambe rase al suolo.

Foto di Giuseppe Bucciarelli
                                     Il caratteristico vicolo del Merlo - Foto di Giuseppe Bucciarelli

Anche la medievale Chiesa di San Nicola subì danneggiamenti. I bombardamenti risultarono particolarmente feroci visto che ebbero come obiettivi anche la popolazione inerme.

Ci furono casi di donne e bambini colpiti con chirurgica precisione.
(clicca per approfondimenti)

Santuario di Santa Maria a Fiume

Foto di Emilia Trovini
Il Santuario di Santa Maria a Fiume (sec. XII). La facciata è impreziosita dall'elegante rosone gotico cistercense - Foto di Emilia Trovini

Risalente al XII sec., monumento nazionale, edificato sui resti di un tempio romano dedicato a Faustina, moglie dell'Imperatore Antonino Pio, venne distrutta dai bombardamenti nella seconda guerra mondiale e poi ricostruita fedelmente negli anni cinquanta.

Foto di Giuseppe Bucciarelli
All'interno del Santuario il principale elemento decorativo è rappresentato dal bellissimo pulpito in pietra e marmi. La balaustra del pulpito è composta da colonnine e nel transetto sono conservate numerose epigrafi lapidarie, risalenti al periodo romano, trovate nella zona al momento della costruzione della Chiesa - Foto di Giuseppe Bucciarelli   

Anticamente nel santuario vi erano pitture che la tradizione attribuì alla scuola di Giotto, andati persi durante il bombardamento del gennaio 1944.

Foto di Giuseppe Bucciarelli
Altra immagine del Santuario di S. Maria a Fiume, dichiarato monumento di interesse nazionale alla fine del XIX sec. - Foto di Giuseppe Bucciarelli

Foto di Emilia Trovini
Il pulpito (o ambone) è un elemento risalente al secondo periodo costruttivo della chiesa, nel XIII secolo. Il tipo è a balaustra, rarissimo sia nel Lazio che in Italia. Le sue dimensioni sono di mt. 1,80 x 1,80 ed alto mt. 3,50; si presenta sorretto da quattro colonne in pietra e marmo, che poggiano su basi di sicura provenienza romana e presentano capitelli di pregevole fattura. Le colonnine superiori che, formano la balaustra sono quindici, di cui alcune lisce, altre scanalate a spirale, altre ancora ottagonali. Il corrimano di chiusura si prolunga all'esterno con due leggii, uno ornato da un giglio e due rosette (il CORNUS EPISTOLAE), l'altro da una testa umana coronata ed imberbe, con bocca semiaperte ed occhi a mandorla (CORNUS EVANGELII). Sotto le colonnine angolari frontali si trovano due sculture in pietra rappresentanti due leoni accovacciati, che stringono tra le zampe piccole teste umane; queste sculture provengono sicuramente dal portale romanico della primitiva chiesa. Testo: www.passionisti.org - Foto di Emilia Trovini
  

Foto di Emilia Trovini
Pregevoli, al suo interno, il pulpito e l'acquasantiera, unici elementi non andati distrutti - Foto di Emilia Trovini


Chiesa di San Nicola (XII secolo) 

Foto di Giuseppe Bucciarelli
                                                     La chiesa di San Nicola (sec. XII), in stile gotico-romanico - Foto di Giuseppe Bucciarelli

In stile gotico-romanico, nelle colonne si leggono iscrizioni in stile longobardo che attestano la data dei lavori e il nome del conte che li commissionò.

Foto di Emilia Trovini 
Il portale del XIII secolo e il campanile della chiesa - Foto di Emilia Trovini

Interessanti, sulla facciata, il portale del XIII secolo decorato con piccole sculture e l'edicola ove è raffigurata  l'immagine della Madonna della Foresta. All'interno, pregevole è l'affresco dell'Addolorata del secolo XVIII

Collegiata di San Giovanni Battista                              

Foto di Giuseppe Bucciarelli
La collegiata di San Giovanni Battista. La facciata, così come si presenta, con le attuali linee barocche, risale ai primi anni del XX sec., in quell’occasione venne invertita la direzione dell’intero complesso, rivolgendo la facciata a sud - Foto di Giuseppe Bucciarelli  

Luogo principale dell'attività liturgica, era già stata costruita nel 1196. Subì numerose incursioni che ne determinarono il cambiamento di struttura. Consacrata nel 1767 si presentava con la facciata rivolta dove ora è l'abside: nei primi anni del XX secolo essa fu "girata" ponendo l'entrata nella piazza S. Giovanni, dove è tuttora.

Foto di Giuseppe Bucciarelli
Interno della Chiesa di San Giovanni Battista. Sull'altare maggiore la pala raffigurante la decapitazione del Battista attribuita al Signorelli ai lati il crocifisso ligneo del 1550 - Foto di Giuseppe Bucciarelli

La Collegiata contiene numerosi oggetti d'arte: appena entrati a sinistra vi è la cappella del tesoro con preziosi Messali del sec. XV e reliquiari. Lungo la navata destra vi sono tre altari: uno dedicato alla Natività, uno alla Madonna della Consolazione e uno a S. Antonio da Padova.

L'altare maggiore contiene l'artistico coro ligneo assieme alla pala d'altare raffigurante il martirio di S. Giovanni Battista da attribuire al Signorelli o alla scuola di Reni. Ai lati dell'altare la statua di S. Giovanni Battista e il S. Crocifisso ligneo del XV secolo. Nell'altare di destra, ove è l'artistico altare del S. Sacramento vi è la tomba del cardinale Gizzi tumolata qui nell'ottobre del 1992. Nella navata destra vi sono gli altari dell'Addolorata, sec. XV, e della Madonna del Rosario. Nella sacrestia è possibile ammirare il ciclo di affreschi medievali, in parte rovinati, risalenti al sec. XII.

Chiesa della Madonna della Pace 

 
La chiesetta della Madonna della Pace (sec. XVII  - Foto www.castellodeiconti.it

Anticamente fuori le mura, la chiesetta risale al sec. XVII e veniva usata come lazzaretto. All'interno pregevole tavola, purtroppo rovinata dall'umiditità, raffigurante la Natività del Signore, del sec. XVII. Nel maggio 2011 la Chiesetta è stata restaurata per interessamento dell'abate-parroco di S. Nicola.

Chiesa di San Rocco

Sita lungo la strada per Frosinone, la Chiesa risalente al sec. XVI era inizialmente dedicata alla Madonna di Loreto per poi essere dedicata a San Rocco durante la peste che colpì Ceccano a metà del sec. XVII. All'interno pregevole inconostasi con le statue di S. Rocco, della Madonna di Loreto e di S. Vito. Proprio la statua di S. Vito era, anticamente, parte di una festa, il 15 giugno, in cui i Ceccanesi ballavano e pregavano attorno alla statua per favori celesti.

Chiesa di San Sebastiano

Foto d Peppino Diana
La seicentesca chiesa di San Sebastiano. Da pochi anni è stata restaurata e al suo interno sono emersi affreschi di rilevante valore storico - Foto di Peppino Diana

Posta in piazza del Comune la Chiesa venne costruita per ordine del cardinale Annibaldo IV de Ceccano, nel 1350 e affidata ai frati minori francescani. Abbandonata nel XV secolo, venne ricostruita in forme barocche attorno alla prima metà del XVII secolo e affidata nel XIX secolo alle suore di carità che lasciarono tale la Chiesa fino al 1969, anno in cui venne chiusa per poi venire riaperta, dopo un grande restauro, il 19 gennaio 1980. 

Si presenta a un'unica navata con due altari laterali: nell'altare di sinistra affresco con la Stigmate di San Francesco, nell'altare di destra, anticamente dedicato al Sacro Cuore, affresco della Navitià risalente agli inizi del XVII secolo.

Nella parte absidale è possibile vedere una volta a crociera, unico esempio della precedente costruzione gotica, sotto la quale si ammira la bella iconostasi con stucchi e affreschi del XIX secolo, siti al lato della statua di San Sebastiano del XVI secolo.

Abbazia dei Padri Passionisti

Foto di Emilia Trovini
      La Badia dei Padri Passionisti ( 1700), dedicata a S. Maria de Corniano, fu fondata da San Paolo della Croce - Foto di Emilia Trovini

Nell'Abbazia dei Padri Passionisti, dedicata a S. Maria de Corniano, fondata da San Paolo della Croce, sono conservate le spoglie del Beato Grimoaldo Santamaria.

Foto di Antonio Grella
Interno della chiesa. Gli affreschi sulla volta e sulle pareti laterali sono
ispirati alla vita di S. Paolo della Croce, alcuni di essi sono attribuiti al Ballarini (XVIII sec.)  - Foto di Antonio Grella

Cara ai ceccanesi per l'aiuto dei Padri passionisti alla popolazione nella seconda guerra mondiale, vengono all'Abbazia pellegrini di ogni parte d'Italia per pregare davanti al corpo del Beato. 

Foto di Giuseppe Bucciarelli
L'Altare dell'abbazia, al centro la pregevole tela raffigurante la Madonna del Corniolo - Foto di Giuseppe Bucciarelli

Il Castello dei Conti

Foto di Alberto Bevere
Il Castello dei Conti è passato per tre distinte fasi costruttive: castello medievale, castello dei Colonna e palazzo di fine '800. Nel medioevo e per circa 5 secoli è stato il centro della Contea dei Conti di Ceccano, che andava dai Monti Lepini fino alla valle dell’Amaseno e oltre. Per lungo tempo è stato adibito a carcere mandamentale, attualmente ospita manifestazioni culturali  - Foto di Alberto Bevere

Il Castello dei Conti domina la Valle del Sacco, di recente ristrutturato non senza polemiche per la mancata ricostruzione della merlatura in stile neogotico posta sulle mura e sulla torre alla fine dell'800 che riproduceva quella ghibellina del periodo medievale.

Foto di Giuseppe Bucciarelli
   Concerto all'interno del castello - Foto di Giuseppe Bucciarelli

Tra l'altro parti dell'antica merlatura medievale sono tuttora visibili incastonate nei muri posticci. Parzialmente visitabile su richiesta, fu della famiglia dei Conti de Ceccano, che dominarono le terre poste nelle attuali province di Roma, Frosinone e Latina dall'XI al XV secolo

Castel Sindici

Foto di Giuseppe Bucciarelli
Il Castel Sindici, elegante edificio in stile neogotico, è stato progettato dal Cavalier Giuseppe Sacconi e realizzato a fine '800  - Foto Giuseppe Bucciarelli  

Elegante edificio a pochi passi dal centro storico, immerso nella tranquillità di alberi secolari. Progettato dal Cavalier Giuseppe Sacconi (già architetto del Vittoriano di Roma) per volere dell'enologo locale e Cavaliere del Lavoro Stanislao Sindici è stato realizzato in stile neogotico con la candida pietra locale a fine '800.

Foto di Giuseppe Bucciarelli
                                    Festeggiamenti nel Castello - Foto di Giuseppe Bucciarelli

Nei locali seminterrati si possono ancora vedere le antiche botti in ceramica dove un tempo veniva prodotto il vino "Castel Sindici", equiparato al bianco di Frascati e venduto anche all'estero agli inizi del '900.

Foto di Giuseppe Bucciarelli
    Il castello è stato dichiarato Zona d'Interesse Artistico Nazionale alla fine degli anni '20 - Foto di Giuseppe Bucciarelli

I piani superiori erano il salotto buono dove la facoltosa famiglia ospitava artisti illustri, come i pittori romani Tiratelli e forse anche Gabriele d'Annunzio. Alla fine degli anni '20 fu dichiarato Zona d'Interesse Artistico Nazionale e durante gli anni dell'occupazione nazista fu requisito e convertito in quartier generale delle SS; abitato da discendenti della famiglia Sindici fino ai primi anni '90, attualmente è di proprietà comunale ed possibile visitare solo il pittoresco parco circostante, dal quale ammirare il panorama sul centro storico di Ceccano.

Siti archeologici

Villa romana; durante i lavori per la TAV in un sito archeologico già conosciuto (noto ai ceccanesi ma ignorato dalle autorità) sono venuti alla luce resti di un'antica grande villa patrizia romana, che sembra sia addirittura appartenuta all'Imperatore Antonino Pio. Impressionante la conduttura in pietra che fungeva da acquedotto a servizio della villa.

Architetture civili

L'Auditorium "ex-Cinema Italia", di proprietà comunale, autogestito dall'associazione culturale IndieGesta che l'ha trasformato in officina delle arti e della musica.

La stazione di Ceccano
 


La stazione di Ceccano. L’edificio è stato decorato da murales realizzati dal maestro Alberto Spaziani raffiguranti paesaggi naturali attraversati da un treno Minuetto. - Foto web 

Da un lato ci sono alberi, fiori e colline dai colori brillanti, dall’altro i fumi delle fabbriche dipinti con inquietanti gradazioni del rosso. Al centro, un treno che corre veloce esprime la mediazione possibile tra i due estremi, l’interazione tra uomo e natura.

L’enorme murales copre la facciata della stazione di Ceccano (FR), e racconta la storia del territorio. Questo centro abitato nel cuore della Ciociaria è attraversato dal fiume Sacco - dove un tempo si faceva il bagno, mentre ora è avvelenato da sversamenti industriali- e incoronato dal bosco Faito, 330 ettari di ecosistema unico al mondo, dichiarato monumento ambientale nel 2009 ma che rischiò di essere cementificato per una speculazione edilizia nei primi anni 2000.

L’opera d’arte, realizzata dall’artista locale Alberto Spaziani, è stata commissionata dall’associazione Centro Studi Tolerus (www.tolerus.it), che dal 2007 ha ottenuto in comodato d’uso gratuito dalla Rete Ferroviaria Italiana (Rfi) i locali della stazione, in cui promuove progetti di educazione ambientale. L’ecostazione di Ceccano è una delle circa 450 iniziative di riutilizzo delle stazioni impresenziate italiane attraverso contratti di comodato d’uso stipulati da Rfi con Comuni e associazioni senza scopo di lucro, per la concessione dei locali ai fini di promozione turistica, sociale e culturale, in cambio della manutenzione e della pulizia degli scali.

I locali inutilizzati delle stazioni danno così spazio a progetti destinati alla collettività: l’ex appartamento del capostazione al primo piano del fabbricato viaggiatori di Ceccano oggi ospita una biblioteca sulle tematiche ambientali, un laboratorio didattico e una sala riunioni e convegni. In cambio, secondo l’accordo preso con Rfi, i circa 30 volontari dell’associazione tengono pulite le aree viaggiatori e il parco annesso allo scalo....."  Testo tratto da www.altreconomia.it  - Autore: Ludovica Jona

Testo: Wikipedia

Foto di  Giuseppe Bucciarelli, Emilia Trovini, Antonio Grella e Peppino Diana, Alberto Bevereche si ringraziano per averle concesse in uso alla Provincia di Frosinone.   

La Provincia non detiene i diritti d'autore delle foto pubblicate. Esse sono e restano di esclusiva proprietà dell'autore.



   



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