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Ausonia e il Museo della Pietra


   Il borgo medievale di Ausonia. Al centro il Castello medievale, sulla sx la chiesa di San Michele Arcangelo  - Foto Comune di Ausonia

Rientrante nel territorio della Valle dei Santi, nella parte meridionale del Lazio, al confine con la Campania, racchiusa tra le propaggini meridionali dei Monti Aurunci e delle Mainarde. La parte sud-occidentale del territorio comunale è dominata dall'imponente contrafforte del Monte Fammera, che raggiunge i 1.166 m s.l.m. nel territorio di Spigno Saturnia.

Nel suo territorio nasce il fiume Ausente, ultimo affluente di destra del fiume Garigliano.

Ausona (clicca per approfondimenti) (in lingua greca antica Auxòna, Αυξ?να), l'antica città del popolo italico degli Osci Ausoni, è una città di difficile localizzazione. Faceva parte della Pentapoli aurunca; alleata dei Capuani, venne distrutta dai Romani nel 314 a.C. ed i suoi abitanti passati per le armi. La città non rinacque dopo questo massacro.

Nei pressi dell'abitato moderno sono state rinvenute iscrizioni latine di età imperiale riguardanti la divinità di Ercole. Da alcuni studiosi, tali iscrizioni sono messe in relazione alla presenza di una antica via processionale dedicata al culto del semidio, di cui in parte è ancora rintracciabile il percorso, che conduceva da Ausona alla costa tirrenica presso Minturno.

Nell'846, una flotta saracena pone sotto assedio Gaeta; gli assedianti si stabiliscono in località ad duos leones presso l'attuale Ausonia, prendendo il controllo delle vie di comunicazione verso sud.

Foto di Felicardi
                                                    Il castello medievale, sullo sfondo il Monte Fammera  - Foto di Felicardi

Il villaggio di Fratte, dalla voce latina "fracta" = cose rotte o ruderi, viene nominato per la prima volta nel sec. XI in documenti dell'Abbazia di Montecassino e del ducato di Gaeta. Dal XV secolo a seguire, fu feudo prima Caetani, poi Colonna e Carafa.

Il comune si trovò sul fronte durante la Seconda guerra mondiale.

Dal 1862 il nome Ausonia sostituisce il nome medievale Fratte. Il nome del Comune riprende quello dell'antica città preromana Ausona, anche detta Aurunca, distrutta durante la Seconda guerra sannitica nel 314 a.C., e mai più rinata.

Santuario di S. Maria del Piano

Foto di Marco Secondi
Il Santuario di Santa Maria del Piano, in stile romanico. Eretto nel XII sec., è stato restaurato nel XV sec. per rimediare ai danni causati dalla II guerra mondiale - Foto di Marco Secondi

Il santuario della Madonna del Piano (o delle Fratte) è stato eretto nel sec. XV su una struttura del XII. Nel 1954 sono stati effettuati i restauri per rimediare ai danni della Seconda guerra mondiale.

La fondazione della chiesa risale al 1100, quando venne realizzata sul luogo di un antico tempio pagano,forse della dea Concordia, per custodirvi una statua in legno policromo della Madonna col Bambino, proveniente dalla vicina Castro dei Volsci, secondo la tradizione, infatti, la statua sarebbe rimasta miracolosamente in questo Santuario, nonostante gli sforzi dei castrensi di riprendersela. In ricordo di queste antiche vicende, si svolge ogni tre anni una cerimonia d'incontro simbolico e pacifico tra le due cittadinanze, in occasione della festa della Madonna del Piano.

La chiesa è di stile romanico, ma venne fortemente rimaneggiata durante il periodo rinascimentale, con numerosi interventi successivi nel sei-settecento.

Foto di Emilia Trovini
Il  grande portico esterno fu realizzato nel corso del primo restauro, nel 1448. E' caratterizzato da quattro arcate a sesto acuto su pilastri, nel primo dei quali, a destra, è incisa la data di edificazione. Il campanile, insieme con il coronamento del tempio, sono opera moderna realizzata da Gustavo Giovannoni nel 1927 - Foto di Emilia Trovini  

Il grande portico esterno venne realizzato nel corso dei lavori per il primo ampliamento. Ne è testimonianza l'iscrizione presente sul primo pilastro, sul lato destro, che riporta la data di costruzione, 1448. Il campanile, invece, insieme con il coronamento del tempio sono opera moderna, realizzata da Gustavo Giovannoni nel 1927.

Accanto al santuario sorgono le rovine dell'antico battistero distrutto dall'ultima guerra e probabili resti dell'antica Ausona. Il santuario conserva la tomba del poeta umanista Elisio Calenzio.

Accanto alla chiesa sorge l'edificio che fu prima ospedale per pellegrini e poi convertito in orfanotrofio dell'Ave Gratia Plena.


Il portale di ingresso presenta due imponemti battenti di legno del XVIII sec., riccamente decorati a rilievo  -  Foto di Fiore S. Barbato

Il portale della chiesa presenta due imponenti battenti in legno del XVIII secolo, riccamente decorati a rilievo.
All'interno, di notevole interesse è la sagrestia, che presenta un eccezionale pavimento a Maiolica napoletana del Settecento, ed un polittico del 1531 eseguito da Gian Filippo Criscuolo, che rappresenta il tema della Dormizione di Maria, narrato nella Legenda Aurea di Jacopo da Varazze, secondo cui la Vergine non muore, ma si addormenta per tre giorni dopodiché viene assunta direttamente in Cielo.

Foto di Enzo Sorci
                                                                          Interno del Santuario - Foto di Enzo Sorci                           

Molto interessante è, inoltre, la cripta sotterranea, unica testimonianza rimasta del periodo medievale, cui si accede attraverso due ripide scale. Il pregevole ciclo di affreschi al suo interno rappresenta la vita e la storia del miracolo di Santa Remicarda. Secondo una cronaca manoscritta del 1709, nel 1100 la Madonna apparve ad una pastorella di nome Remingarda, guarendola dalla sua deformità fisica. Sul luogo del miracolo venne subito costruita una chiesa la cui cripta venne prontamente decorata con un ciclo di affreschi che raccontavano il miracolo. Nelle due cappelle laterali, gli affreschi, rovinatissimi, mostrano rispettivamente Cristo tra gli apostoli e le storie di S. Giovanni.

Chiesa della Madonna di Correano

Foto di Salvatore M. Ruggero
Foto di Salvatore M. Ruggero

Fu eretta alle pendici del monte Fammera intorno all'XI secolo, sui resti di una villa romana. All'interno della chiesa, sul lato destro è visibile un affresco di San Nicola, di scuola benedettina, coevo agli altri affreschi custoditi all'interno della chiesa di S. Antonio Abate in Castelnuovo. La presenza dell'affresco viene ricollegata al forte legame che legava Selvacava al porto ed agli Ipati di Gaeta. Esternamente la chiesa presenta una torre di avvistamento ubicata sull'ingresso della chiesa, riportante una stele romana dedicata al console Coriolano ed un muro paleolitico di contenimento del piazzale.

Chiesa di San Michele Arcangelo

Foto di Emilia Trovini
La Collegiata di San Michele Arcangelo (fine XII sec. - inizio XIII sec.), è il monumento più antico di Ausonia. Bellissimi i tre portali incorniciati da archi a sesto acuto con le lunette affrescate con le immagini del Cristo, di S. Michele e della Vergine - Foto di Emilia Trovini

La Collegiata di S. Michele Arcangelo, in pietra bianca, è il monumento più antico di Ausonia, sorto tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo sui resti di un antico tempio pagano dedicato a Ercole, ancora oggi le are ed i cippi dell'antico tempio sono visibili all'interno.

Rimaneggiata più volte ha smarrito gli elementi originali della facciata, delle arcate, della torre campanaria.


La facciata della chiesa si presenta con pietre ben squadrate e perfettamente concatenate, disposte in file orizzontali, regolari - Foto Pro Loco Ausonia

Bellissimi i tre portali incorniciati da archi a sesto acuto con le lunette affrescate con le immagini del Cristo, di S. Michele e della Vergine.

Già dalla porta principale si è colpiti dalla imponenza della basilica, disposta su tre navate divise da pilastri, che neanche la pesante ristrutturazione neoclassica e barocca subita nell'Ottocento riesce a sminuire. All'ingresso, due are funerarie, usate oggi come acquasantiere.

Ai lati del presbiterio due rampe di scale conducono nella cripta, oggi disadorna, usata a lungo come ossario.

Foto si Emilia Trovini
Interno della Chiesa di San Michele Arcangelo. Dalla porta principale si può ammirare la spazialità imponente della basilica, disposta su tre navate divise da pilastri, e dotata, nel Cinquecento, di grandi cappelle laterali. Presso l’entrata due acquasantiere, ricavate da are romane, rimandano ai reperti classici inseriti nei pilastri e riportati alla luce con il restauro del 1993, insieme all’arco gotico dell’ultima campata, presso il presbiterio. Ai lati del presbiterio, due rampe di scale conducono nella cripta, usata a lungo come ossario. Dell’antico, ricco arredo rimane solo il pregevole altare barocco, costruito intorno al 1757. Degna di attenzione è l’ultima cappella sulla sinistra, occupata da un cippo romano, sistemato su mensole - Foto di Emilia Trovini

Altri due reperti, inseriti in epoca medioevale nel secondo e quarto pilastro di destra, sono stati riportati alla luce con i lavori di restauro: un'ara che raffigura una clava ed una pelle leonina, emblemi di Ercole e, alla base del secondo pilastro, un cippo, sempre con gli emblemi di Ercole sui lati.

Chiesa di Santa Maria a Castello (oggi sconsacrata, adibita ad auditorium)

Il tempio, certamente esistente agli inizi del Trecento, come risulta da antichi documenti, aveva del tutto perduto il suo aspetto originario in seguito all'intervento del Giovannoni che, nel 1940, rifece la facciata in stile neoclassico, ornandola con due coppie di lesene a capitelli ionici, su alte basi.

Lavori di restauro hanno lasciati immutato il prospetto principale, riportando a vista la struttura originaria, a pietra viva, delle altre pareti e del campanile. Esso è ornato da un orologio con quadrante di maioliche napoletane del Settecento.

Lo stesso intervento ha evidenziato la primitiva struttura gotico-francescana dell'interno: un vasto ambiente caratterizzato da un'aula unica a da un presbiterio, divisi da un grande arco in pietra. In un vano decorato a motivi floreali stilizzati, sullo sfondo di una orditura quadrettata, che simula le stoffe, sotto una cornice trilobata, con cuspide, mutuata dalle cornici lignee o marmoree di gusto gotico, si colloca un'alta figura di Madonna. La Vergine, avvolta in un sobrio mantello azzurro, seduta su un cuscino, nell'atto di porgere il seno al Bambino, è presentata secondo la consueta iconografia medievale della Madonna delle Grazie: Maria, madre di tutti (Mater Omnium). Sullo sfondo del dipinto, le iniziali M ed O delle due parole latine. Perché questa Chiesa sia sprovvista di altri affreschi si spiega, in parte, attraverso un documento della fine del Settecento, che vede protagonista Alessandro Petronio, che in cambio della possibilità di aprire in essa un vano comunicante con la sua abitazione sistemò la parete sinistra dell'edificio.

Castello medievale

Foto di Emilia Trovini
Il poderoso fortilizio altomedievale venne ricostruito per volontà di Federico II di Svevia nel 1241. La struttura, gravante sul punto più alto della rocca su cui si erge Ausonia, è costituito da  un grande torrione e da torri angolari tra le quali domina quella dell’orologio. Su una parete sono ancora evidenti tracce dell’antico quadrante che ha scandito modi e tempi della vita civile della cittadina (Testo Comune Atina) - Foto di Emilia Trovini

Risalente all'XI secolo, il Castello Medievale, dal 2004 centro del Museo della Pietra, fu costruito dai principi di Capua in onore all'Abbazia di Montecassino. È un pregevole esempio di architettura dell'anno mille, originario castrum intorno al quale si è sviluppata Ausonia.                        

In posizione strategica fra Gaeta e Montecassino, il Castrum Fractarum risentì della sua posizione di confine tra il Ducato di Gaeta e i possedimenti dell'Abbazia di Montecassino, passando negli anni prima all'uno e poi all'altro. Esso ebbe sicuramente funzione militare ma anche residenziale per i capitani di stanza a Fratte (l'attuale Ausonia). Riconoscibili sono la torre emergente, distaccata dal complesso ed ubicata al centro dell'edificio, una torretta d'angolo, accanto alla via S. Michele, che in un recente restauro ha rivelato il corpo di una statua leonina (il leone-guardia della Terra di San Benedetto), usata come materiale di costruzione durante il medioevo.

Il castello di Fratte è stato costruito al confine fra i domini dei Longobardi e dei Bizantini, come Forte nel 700-800 d.C. Come fortificazione militare appartiene alla categoria delle "piccole fortificazioni" (o fortellitium), la cui importanza era data soprattutto dalla posizione strategica (controllo della via che portava da Formia a Montecassino). La prima registrazione scritta (con cui Fratte entra nella storiografia) è una donazione del 1025 che il conte di Traetto fece a Pietro delle Fratte. Da allora numerosissime sono le vicende storiche di questo castrum che passa progressivamente da funzioni militari e di avvistamento a funzioni di polizia ed amministrative locali.

Foto di Adriano Di Benedetto
                                           Il Castello medievale- Foto di Adriano Di Benedetto

Nel 1491 un inventario redatto alla morte di Onorato II descrive lo stato del castello, che appare in decadenza. Il capitano Andrea De Nardillo di Fondi e cinque suoi compagni vivevano e presidiavano il forte con poche e scarse risorse innalzando la bandiera dei Caetani (usata e vecchia), e difendendo il paese dai nemici. Un altro inventario (l'apprezzo del 1690) documenta come il castello apparisse con stanze dirute, cortile scoperto, cisterna, scalinata che accede alla loggia scoperta, sopra la torre con due stanze accessibili con scala a mano, in testa la loggia, nei quattro angoli che circondano la torre centrale quattro torrette di difesa esterna, una con orologio a campana.

Con il tempo le originarie funzioni militari sono sostituite da funzioni di polizia: nel fortellitium si radunavano gli uomini in arme col capitano che sceglieva le guardie preposte al controllo del mercato in occasione della festa della Madonna del Piano, Ottava dell'Assunzione. Nell'Ottocento il castello si degrada sempre più e dal 1842 cessa la sua funzione militare e viene adibito a cimitero, dotato di cappella mortuaria.

Alla fine della Seconda guerra mondiale il castello subisce ulteriori danni. Nei primi tempi della ricostruzione postbellica viene utilizzato come discarica di materiali edili e, in un vano ricavato da una torre crollata, viene ricavata un'aula scolastica. Oggi il castello presenta due torri superstiti attorno al maschio ed il muro di cinta che si sviluppa con le case-torri fino alla Porta di Sopra.

Il Museo Demoantropologico e della Pietra       

Foto di Emilia Trovini
                                                Reperti archeologici del Museo della Pietra - Foto di Emilia Trovini

"Il Museo della Pietra, inaugurato il 2 giugno 2004, ha sede nel restaurato Castello Mediovale di Ausonia, pregevole esempio di architettura dell’anno mille, originario castrum intorno al quale si è sviluppata Ausonia. In questo castrum, quasi interamente ricostruito con le bianche pietre calcaree di Coreno, batte oggi nuovamente, il cuore antico di Ausonia; dell’antica Fratte che qui conserva le sue radici più profonde e antiche; legate ad una storia comunitaria tormentata e orgogliosa (come gli eventi dell’ultima guerra mondiale, che qui ha infuriato più che altrove), riscattata grazie anche al recupero di questa testimonianza privilegiata salvata da un probabile destino di paesaggio a maceria. Il Museo della Pietra di Ausonia è un Museo demoantropologico che invita a riflettere sugli usi culturali locali della pietra, dal medioevo ad oggi, nei loro livelli di relazione con il territorio, l’ambiente, i sistemi di relazione sociale ed il sistema culturale umano, tra tradizione, cambiamento, trasformazione. Nasce quindi come sito emblematico per l’identità locale, ne esprime la volontà di riscatto e di appartenenza riconfermata. La missione ovvero la ragione d’essere del Museo è sintetizzata in tre frasi scritte sulla “macchina”.

Chi è nato in questa terra le appartiene e la porta in sé. A noi, per comprenderla non basta uno sguardo: ne apriamo ogni porta, la scopriamo con tutti i sensi. Vite probas Fameram: Fameram laudamus et ipsi / saxaque non ulla praecipitata manu...

Vito, a te piace il Fammera; anche noi ammiriamo il monte / e le sue pietre precipitate non per mano umana… (Elisio Calenzio, 1430-1503 ?, Opuscula) 

…E non importa dove vado, dove mi trovo: Fammera mi segue ovunque con la sua mitica bellezza. (Mariano Coreno, Melbourne)

Queste scritte evidenziano il legame del museo con il territorio, il Fammera, montagna di mitica bellezza cui viene attribuito un carattere soprannaturale e che diviene emblema locale, patria interiorizzata, da portare dentro di sé. Se la sede museale appare legata ad una scelta affettiva forte, la destinazione museale e quindi la missione che l’ispira, rivela un legame altrettanto forte con la cultura di questo territorio, che trova un primo riferimento proprio nel rapporto con il Fammera, simbolo di una unità difficile eppure radicata ed inamovibile. Un monte dal quale si staccano pietre e rocce gigantesche, che precipitano con fragore, richiamando miti antichi e moderni, e costellando il territorio di presenze vive e familiari. Questi genius loci, testimoni della presenza sovrana della montagna, evocano alla gente di Ausonia vicende storiche e sociali di solidarietà e conflitti, di unioni e differenziazioni. L’uno di fronte all’altro, il Fammera ed il Castello mostrano una forte corrispondenza simbolica; danno senso a quel rapporto tra natura e cultura, sempre citato dagli antropologi, che trova qui manifestazione materiale e visibile.


               Teche espositive del Museo della Pietra - Foto www.ciociariaturismo.it

L’esposizione museale ospita una pregevole ed antica ara funeraria sacrificale, per lungo tempo riconvertita in acquasantiera; un leone di pietra, probabile ed originario arredo funebre o signorile di qualche domus romana, ed alcuni tipici oggetti domestici d’uso quotidiano in pietra.

Il percorso si sviluppa in tre sezioni. Quella esterna, articolata su tre siti nel cortile, ciascuno animato da un impianto sonoro che, attivato, diffonde testimonianze parlate sugli usi storici di ciascuno dei siti: la torre dell’antico orologio, con contrappesi a macigni; la cappella gentilizia funebre, e la cripta sotto il mastio.

Il percorso museale interno accoglie i visitatori con una “macchina” espositrice, ispirata all’idea delle wunderkammer o “armadi delle meraviglie” settecenteschi. Apribile, è dotata di pannelli descrittivi, di un apparato video, di “occhi magici”, scomparti e bacheche che illustrano il territorio le sue morfologie e stratificazioni geologiche, i caratteri naturalistici, gli usi storico-sociali e, nella sezione posteriore, il Castello con la sua storia passata e recente. La scritta di missione è ispirata ad espressioni di intenso affetto ed appartenenza per il territorio ed il monte Fammera, ai quali gli abitanti di Ausonia sono fortemente legati. Una ulteriore sezione si sviluppa lungo il corridoio interno del castello ed espone pannelli descrittivi ed interattivi che, attivati dai visitatori, rilasciano testimonianze narrate. Illustrano, descrivono e documentano il territorio antropizzato, nelle sue utilizzazioni culturali, in specie quelle legate alla risorsa-pietra, come l’architettura urbana e rurale, le strade, le “caselle”, le cisterne, i pozzi, i frantoi, i montani, i mulini. Illustra inoltre le molteplici relazioni tra la pietra ed il sacro, la pietra ed il magico, la pietra ed il quotidiano, il ludico, il simbolico, con esempi ed illustrazioni di santuari locali, vasche di pietra ritenute dotate di proprietà terapeutiche straordinarie, luoghi di pietra che le leggende locali vogliono essere abitati da folletti e fate; oppure giochi di bambini fatti con pietre; manufatti in pietra per usi ornamentali, giuridici, politici, come cippi, leoni, manufatti lapidei, che fungono da confine, soglia, protezione e margine.

Una videoinstallazione proietta all’interno delle mura del castello immagini, colori e grafica in movimento che suggeriscono ed evocano una “vita emotiva” della pietra; un’anima della materia che rimanda ai complessi rapporti con l’uomo, ad un tempo strumentali, cognitivi, espressivi, artistici ed estetici. Infine, nella stanza di accesso al mastio, vengono proiettate in sequenza, su una parete di vetro, slides di lavorazioni industriali, artigianali ed artistiche della pietra, ad Ausonia e nelle comunità vicine (Coreno), che documentano l’ultimo e più rilevante uso produttivo locale di questa materia ricca di storie e di significati, oltre che di usi e funzioni pratiche. L’invito al visitatore è di immaginare la visita a questo museo come un viaggio in un mondo sconosciuto, antico ma ancora vitale ed attuale; un universo di pratiche e conoscenze, di saperi e tecniche della pietra che spiegano la ragione d’essere, il motivo stesso per cui è nato questo museo.
 

Sensibilità diverse, orientate al territorio ed alle sue emergenze naturalistiche e culturali come alla dimensione storica, hanno concorso alla sua realizzazione. Lo statuto demoantropologico si esprime soprattutto nella vocazione a valorizzare e far conoscere la dimensione trascurata e ‘nascosta’, della cultura della pietra locale, che appare del tutto sconosciuta: non solo al visitatore estraneo e straniero, ma allo stesso turista locale, proveniente dalla vicina costa pontina e campana. La “cultura della pietra”, proprio qui, ad Ausonia, trova quindi significati e coscienza di bene patrimoniale, sconosciuto ed ignorato, quanto ricco, complesso ed articolato nelle sue manifestazioni materiali ed immateriali. Se qualcuno potrebbe dire che, alla fine, le pietre sono solo pietre, qui, ad Ausonia, può scoprire che dopotutto la pietra non è mai solo pietra; come le cose non sono mai solo cose, per parafrasare un grande antropologo americano. 

Quello che sappiano, sentiamo, pensiamo delle pietre, e dei loro molteplici e creativi usi, sono interpretazioni culturali. Sono storie, progetti, pensieri, emozioni, tradotti in manufatti di pietra. 

Qui le pietre parlano di saperi; custodiscono segreti; conservano memorie di eventi e persone, mostrano stratificazioni di senso che la cultura ha elaborato in sistemi di cognizioni, di relazioni e di usi sociali


Le pietre diventano presenze molteplici e diffuse: conosciute, amate, temute, affioranti o insediate nel territorio. Invitano a riscoprire e raccontare l’irripetibile trama dell’habitat e del contesto sociale locale. Grazie al Museo questo patrimonio locale, nei suoi collegamenti con altre realtà territoriali e museali collegate, troverà costante valorizzazione, dando vita a sempre nuova cultura, nelle sue connessioni con i flussi comunicativi e culturali nazionali, internazionali e globali.
 

Antonio Riccio, Direttore del Museo della Storia della Pietra di Ausonia" 
Testo: da * a ** :  www.ciociariaturismo.it
 

 

*Le cave del marmo Perlato Royal


Le cave del Marmo Perlato Royal costituiscono una opportunità economica di grande rilevanza per il comune di Ausonia - Foto Comune di Ausonia

Le cave sono aperte nel cuore delle colline che si susseguono tutte intorno ad Ausonia e sulle quali sorgono anche gli altri Comuni che condividono il patrimonio marmifero che da esse si estrae.

Le cave costituiscono un'opportunità economica di grande rilevanza per il territorio di Latina e di Frosinone e del Lazio in generale, ma sono anche una realtà di grande attrazione culturale e scientifica.  


Particolare di una Pietra di marmo Perlato Royal che conserva il guscio di una conchiglia pietrificata  - Foto Centro Italia Marmi 

E' uno spettacolo visitare le cave dove la terra offre generosamente il suo tesoro nascosto per millenni mostrando così la storia degli sconvolgimenti terrestri e cogliere ancora alcune pietre che conservano i gusci delle conchiglie pietrificate. Così come è interessante entrare in una delle tante fabbriche che si trovano sulla superstrada, ammirare le imponenti macchine di lavorazione del marmo e scegliere, tra i tanti prodotti offerti, quello di maggiore interesse.

Anche se non si deve comprare un pezzo di marmo per farne una scultura o una partita di mattonelle per arredare una casa, viene la voglia comunque di portarsi a casa un pezzo di pietra lavorata se non altro per poter ammirare ciò che i fossili hanno inciso sulla pietra, quasi fosse la firma di un messaggio lasciato lì per noi.



Il consiglio che ci sentiamo di dare è quello di visitare le cave, farsi portare dagli imprenditori che le gestiscono sui luoghi di escavazione e guardare da vicino la storia di millenni che le pareti di marmo stanno lì a raccontare.**

Testo: da * a **
Comune di Ausonia


Testo: Wikipedia

Foto di Emilia Trovini, Marco Secondi, Fiore S. Barbato, Enzo Sorci, Carlo Caparrelli, Comune di Ausonia, che si ringraziano per averle concesse in uso alla Provincia di Frosinone. 
 
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