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Ceprano e il museo archeologico di Fregellae

Foto di Fabrizio Monti
                                     Veduta di Ceprano - Foto di Fabrizio Monti 

Ceprano è situata nella Valle Latina a 105 m.  s.l.m., è delimitata da catene montuose di stile Appenninico, a Sud-Ovest dai Monti Lepini, Monti Ausoni e i Monti Aurunci che la dividono dalla Piana Pontina e dal Mar Tirreno, a Nord-Est dai Monti Simbruini e Monti Ernici.

L'origine di Ceprano è, senza ombra di dubbio, da mettersi in relazione alla fondazione della vicina colonia romana di Fregellae nel 328 a.C., rifondata nel 312 a.C. assieme alla realizzazione della via Latina che metteva in comunicazione Roma con Capua. E' questo il periodo storico dell'espansione romana nel Lazio meridionale e nella Campania, caratterizzato dalla fondazione di colonie per il controllo territoriale e la creazione di nuove vie di comunicazione tra il centro e il sud della Penisola.
In questo senso, l'importanza strategica di Ceprano, allora probabilmente chiamato Fregellanum, risiedeva nel controllo del ponte sul fiume Liri e della via Latina che vi transitava sopra.

La crescita economica della zona, derivata dall'importanza economica che la colonia di Fregellae raggiunse nel breve arco della sua esistenza (328-125 a.C.), interessò anche il borgo fregellano, come testimoniano i reperti archeologici che, dal ponte
romano, sono stati rinvenuti fino oltre il moderno abitato.

Foto di Pio Michele Di Turi
                              Piazza Martiri di Via Fani  -  Foto di Pio Michele Di Turi
            
In effetti, Fregellae, grazie alla sua posizione al centro di un reticolo viario che permetteva di raggiungere il litorale tirrenico e le montagne abruzzesi e, come già accennato, la fertile Campania e le regioni della Magna Grecia, diventò ben presto il più importante centro di riferimento economico e sociale dell'intero Lazio meridionale. Inoltre, la partecipazione delle truppe e della cavalleria fregellana (turma fregellana) alle vittoriose guerre d'Oriente nonché la fedeltà espressa in favore di Roma durante la lunga e logorante guerra contro Annibale, contribuirono grandemente allo sviluppo urbanistico e culturale della città.
Foto di Fabrizio Monti
Ceprano e il fiume Sacco, che confluisce da destra nel fiume Liri - Foto di Fabrizio Monti

Numerosi sono i reperti, esposti nel Museo Archeologico di Fregellae a Ceprano, che ci indicano come l'influenza della Grecia ellenistica sia stata parte integrante della vita della colonia, soprattutto dagli inizi del II secolo a.C. in poi.

Foto di Franco Carnevale
                                         Campagna di Ceprano - Foto di Franco Carnevale

Altre notizie riportate dagli storici antichi, ci dipingono una città meta di immigrazione. Nel 177 a.C. ben 4.000 famiglie di Sanniti e di Peligni si trasferirono a Fregellae mentre, dopo la vittoriosa battaglia di Zama contro Cartagine (202 a.C.), i 200 nobili ostaggi cartaginesi pretesi dai Romani, chiesero ed ottennero di abitare a Fregellae.

Purtroppo il clima di forte tensione sociale e politica presente a Roma nella seconda metà del II secolo a.C., causato anche dalla legittima aspirazione della colonia e dei popoli italici ad ottenere il diritto di cittadinanza romana sfociò nel 125 a.C. in una rivolta che venne duramente repressa dall'esercito comandato dal pretore Lucio Opimio con conseguente distruzione della città.

Il suo territorio venne diviso tra le città vicine di Aquinum, Arpinum e il nuovo centro abitato di Fabrateria Nova.

Il borgo di Fregellanum dovette comunque continuare la sua funzione di controllo del ponte sulla via Latina poiché l'importanza della via aumentò di pari passo con l'importanza economica e sociale di Aquinum. Infatti, un antico itinerario di età imperiale (Itinerarium Antonini) cita Fregellanum a 14 miglia da Frusino (Frosinone) e da un'epigrafe del 140 d.C. si ha notizia dell'esistenza del ponte sul fiume Liri restaurato dall'imperatore Antonino Pio.
In quel tempo l'abitato romano del borgo fregellano si sviluppava lungo la via Latina fino oltre la località attuale di Sant'Antonio, come è attestato da rinvenimenti vari.

Probabilmente a causa delle scorrerie dei barbari nel V e nel VI secolo d.C, (419 Visigoti di Alarico, 455 Vandali di Genserico, 489 Ostrogoti di Teodorico, 535 Bizantini di Belisario, 553 Bizantini di Narsete,548 Goti di Totila) l'abitato di Fregellanum subì una contrazione per permettere ai suoi abitanti di rifugiarsi all'interno delle mura.

Foto di Fabrizio Monti
                             Il ponte antico di ferro sul fiume Liri - Foto di Fabrizio Monti

Da allora la sua funzione militare di difesa strategica del confine meridionale del territorio della Chiesa e dell'unica via di transito tra nord e sud (la via Appia, senza la particolare manutenzione dei tempi d'oro della storia romana, non era più agibile) caratterizzò la sua storia futura come oggetto di contesa e punto di transito di eserciti non sempre amici.
Il venir meno dell'organizzazione statale romana, in particolare per quanto riguarda la sicurezza del territorio, causò a Ceprano, come nel vasto impero romano, una lunga serie di sanguinose scorrerie di popolazioni barbare anche nei secoli successivi.

Nell'879 alcune bande di saraceni assediarono Ceprano senza riuscire a conquistarla.

Nel 1066 vene distrutta dall'esercito del principe di Capua; nel 1080 nella chiesa di San Paterniano, prossima all'attuale chiesa di Sant'Antonio, il papa Gregorio VII si incontrò con Roberto il Guiscardo che in quella occasione ricevette l'investitura del Ducato di Puglia e di Calabria.

Nel 1113 Ceprano (ormai abbandonata la denominazione latina di Fregellanum) fu di nuovo distrutta dalle scorrerie dei Normanni mentre l'anno successivo il papa Pasquale II vi tenne un concilio di cardinali, sempre nella chiesa extraurbana di San Paterniano.

Foto di Franco Carnevale
                           Campagna di Ceprano - Foto di Franco Carnevale

Ma la storia di Ceprano continuò con successive distruzioni e assedi, come quella operata nel 1155 da Ascletino, arcidiacono di Catania, al servizio di Guglielmo di Sicilia.
Nel 1173 il papa Alessandro III autorizzò il primo insediamento della Milizia del Tempio nel Lazio meridionale a Ceprano, presso la chiesa di San Paterniano.

Altre due chiese con i loro terreni furono di lì a poco assegnate ai Templari: la chiesa di Sant'Angelo al Cannuccio, identificabile con i ruderi di una villa romana di età imperiale, e quella di Sant'Egidio del Pantano. Il possesso di queste chiese fu revocato nel 1296 da parte del papa Bonifacio VIII.
    

Il 28 agosto del 1230, nella chiesa di Santa Giusta, eretta sul pianoro di Opri (dove era sorta l'antica Fregellae), l'imperatore Federico II di Svevia fu assolto dalla scomunica dai Legati del papa Gregorio IX.

Nel 1254 sul ponte di Ceprano avvenne lo storico incontro tra Manfredi, conte di Taranto e figlio naturale di Federico II di Svevia, e il papa Innocenzo IV.

Nel 1266 fu ancora teatro di battaglia tra gli eserciti di Manfredi e di Carlo D'Angiò, chiamato dal papa contro il re che si era di nuovo ribellato alla Chiesa. Questi venne sconfitto per il tradimento di alcune truppe alleate; l'episodio fu menzionato anche da Dante Alighieri (Inferno XXVIII, 15-17). In seguito Ceprano rimase sempre in possesso dello Stato della Chiesa, assoggettata direttamente al Rettore di Campagna.

Nel 1510 il papa Giulio II della Rovere fortificò le mura di Ceprano e lo rese inespugnabile come un castello. Seguirono decenni di relativa calma, interrotta sporadicamente dal passaggio di eserciti.Nel 1531 il papa Clemente VII, fermatosi per qualche giorno a Ceprano, notò che il paese era quasi disabitato per colpa della malaria. Allora vi istituì la fiera di Sant'Antonio del 17 gennaio e la prima domenica di ogni mese per permettere agli abitanti dei paesi vicini di frequentare il paese. Promise anche l'impunità ai “banditi capitali” e alla soldataglia di Carlo V “purché fossero accorsi ad abitare questo luogo medesimo”.


                                                                Palazzo comunale - Foto web

Negli anni successivi Ceprano assunse la forma e la funzione di una fortezza
, come si capisce dalla descrizione (resa in una forma meglio comprensibile, ndr) che ne fa Antonio Vitagliano nel 1653:

“(Ceprano) circondata da tre parti (dal fiume Liri), il cui sito acquistava la forma di una fortezza inespugnabile grazie alla recinzione di saldi muri e di forti antemurali, difesi a loro volta da un doppio e profondo fossato, da tre inespugnabili torri, da due spesse porte con saracinesche e ponti levatoi sollevati da spesse catene di ferro, da venti pezzi d'artiglieria posti tra i merli delle mura e da una numerosa soldatesca di giovani bene esperti nelle armi”.

Testo: Comune di Ceprano 


La festa di San Rocco       
 


                                                            La processione delle cantamesse - Foto di Fabrizio Monti  

Nel pomeriggio del 15 agosto, in occasione dei festeggiamenti in onore di san Rocco, si svolge a Ceprano la processione delle cantamesse, pani all’anice di forma ovoidale lunghi all’incirca un metro e dal peso variabile tra i di 15 e i 20 chilogrammi.

La denominazione del pane rituale deriverebbe, secondo alcuni cultori locali, dal fatto che, in un generico passato, esso veniva offerto ai canonici come compenso aggiuntivo per la messa cantata.

Nella fase attuale la processione è aperta da due suonatori di zampogna e ciaramella; seguono alcune donne in costume e la confraternita di san Rocco, un tempo denominata della buona morte,
che porta a spalla il Sarrucchitto (il san Rocchetto, il piccolo san Rocco) statua d’argento di dimensioni contenute che ritrae il santo in ginocchio con le mani protese verso il cielo.

In paese si ricorda la partecipazione, nella prima metà del Novecento, anche di un mazziere e di altri suonatori che, unendosi al corteo, si avviavano verso la casa del priore della confraternita, il quale portava su un cuscino o vassoio il dono da offrire al santo.
A conclusione della processione, le cantamesse sono prima sistemate su alcune tavole, allestite e imbandite all’aperto per l’occasi
one, e successivamente tagliate, benedette dall’abate-parroco e, il giorno successivo, distribuite alla popolazione.

Testo: Provincia di Frosinone - Ass.to Cultura
 

Il
Museo Archeologico di Fregellae

Inaugurato nel 1989 e completato nel 1991, il Museo ospita, in quattro sale poste al piano terreno del palazzo comunale di Ceprano, alcuni reperti significativi provenienti dal sito dell'antica Fregellae.  

Il Museo dell’antica Fregellae intitolato al grande archeologo Amedeo Maiuri 

di Nica FIORI

Il celebre archeologo Amedeo Maiuri (1886-1963) ha legato il suo nome soprattutto agli scavi di Pompei e di Ercolano, che ha diretto per ben 37 anni. Oltre che archeologo di grande spessore scientifico, egli era allo stesso tempo un uomo di lettere, molto portato per la scrittura, tanto che, a soli sedici anni, aveva già scritto una serie di racconti ambientati nel suo paese di origine, a Ceprano (anche se in realtà nacque a Veroli), in Ciociaria. Proprio nel ricordo di questa sua origine, il Comune di Ceprano (Frosinone) ha deciso di intitolargli il museo archeologico locale e per l’occasione sono stati rievocati gli episodi salienti della sua lunga carriera, ed è stata inaugurata una piccola mostra sulla sua vita nella Torre di Ceprano.

La nuova titolazione è stata l’occasione per visitare il Museo archeologico di Fregellae, diretto da Pier Giorgio Monti, particolarmente interessante perché ci fa conoscere una città romana di età repubblicana, cosa abbastanza rara per la scarsezza di ritrovamenti così antichi in altri abitati ben più appariscenti da un punto di vista monumentale, ma quasi esclusivamente di età imperiale. Il museo ricorda anche il rinvenimento del più antico cranio umano in Italia (è in mostra il calco), databile a 800.000 anni fa, detto l’uomo di Ceprano, o anche Argil, perché ritrovato in uno strato di argilla.

Fregellae, fondata dai romani nel 328 a.C. sulla riva sinistra del Liri, era una colonia di diritto latino che venne parzialmente distrutta nel 125 a.C. dal pretore Lucio Opimio, in seguito ad una rivolta contro Roma. Da allora venne abbandonata, anche se lì vicino si sviluppò l’insediamento di Fabrateria nova, presumibilmente con materiale smontato dalla città vecchia.

Gli scavi di Fregellae iniziarono nel 1978 nel territorio di Arce e proseguirono soprattutto negli anni ‘80 del secolo scorso sotto la direzione scientifica di Filippo Coarelli. Sono venuti così alla luce l’area del foro, alcuni santuari sia urbani che extraurbani e una zona residenziale che si sviluppa lungo un asse principale nord-sud, da identificare probabilmente con un tratto della via Latina. Al di sotto di esso è stato individuato un acquedotto le cui pareti sono realizzate con blocchi di tufo, mentre come fondo e come copertura sono state usate lastre di calcare. Le domus erano abbastanza omogenee, anche se di diversa grandezza, caratterizzate da un grande atrio, con impluvium al centro per la raccolta dell’acqua, e dotate di un piccolo giardino (hortus) sul retro.

Nel museo sono esposti esempi dei materiali più significativi provenienti dagli edifici fregellani. Particolarmente interessante è la tecnica dell’opus signinum, usato come rivestimento, che creava l’effetto di un tappeto a due colori con l’inserimento di tessere bianche inserite nel cocciopesto (ovvero frammenti di cotto amalgamati con malta di calce e sabbia con funzione impermeabilizzante). Un pavimento ha al centro un emblema, raffigurante un fiore a sei petali. Realizzato con tessere a due colori, in calcare e terracotta, è forse il mosaico romano più antico, databile all’inizio del III secolo a.C.

Le decorazioni in terracotta testimoniano l’esistenza di un notevole artigianato di questo tipo nel territorio fregellano. Una bellissima serie di maschere teatrali ad altorilievo spicca per l’ottimo stato di conservazione: era relativa a un tablinum, l’ambiente di rappresentanza della casa, dove erano conservati i documenti della famiglia (tabulae). Le maschere sembrano confermare un’attività teatrale cittadina, già nota per l’esistenza del fregellano Terenzio Libone, autore di commedie proprio come il più noto Publio Terenzio, che invece era nato a Cartagine.

Come decorazione dei tablini vi erano pure fregi di tipo eroico-militare, che possono essere considerati tra i primissimi esempi di rilievi storici romani. In uno sono raffigurate due navi, una in entrata e l’altra in uscita dal porto, che alludono evidentemente a una battaglia navale. Essendo Fregellae lontana dal mare, non dovevano essere state molte le occasioni di battaglie di questo tipo. Come ha spiegato Pier Giorgio Monti, si potrebbe pensare alla guerra in oriente contro Antioco III, e in particolare alla battaglia navale di Mionneso del 191 a.C. La presenza di un elefante, invece, è una chiara allusione alla battaglia di Magnesia dell’anno successivo. In un altro fregio sono illustrati i trofei sottratti ai nemici, in particolare il tripode sacro ad Apollo (onfalos). Anche in questo caso si può pensare alla vittoria su Antioco III, che aveva come divinità tutelare proprio Apollo.

Con queste decorazioni si volevano evidenziare i servigi resi dall’aristocrazia locale alla città di Roma e allo stesso tempo ricordare e celebrare il valore e le virtù dei propri antenati. I manufatti fittili più appariscenti sono indubbiamente i telamoni, o atlanti, relativi a un complesso termale, che si affacciava sulla strada principale con un colonnato. Di questo complesso sono documentate due fasi costruttive, delle quali la prima, relativa alla fine del IV secolo a.C., è l’esempio più antico di terme di età repubblicana che si conosca.

I telamoni esposti nel museo, che recano ancora tracce di colore, dovevano far parte della decorazione in entrambi i periodi costruttivi dell’edificio. Se ne riconoscono, infatti, due tipi differenti, quello di aspetto più giovane appartenente alla fase più antica, e l’altro, più vecchio, appartenente a quella più recente.
  

Una sala del museo è dedicata al luogo di culto più importante di Fregellae, ovvero il santuario di Esculapio, esterno al centro abitato. Trattandosi del dio della medicina, il santuario ha restituito diverse migliaia di pezzi di materiale votivo, depositato in un lungo arco di tempo sin dalla fase in cui non aveva ancora l’aspetto che conosciamo. Il grandioso complesso templare era posizionato su una collina, in modo da poter controllare una delle strade di accesso alla città, ma di esso rimangono soltanto le fondazioni dei muri laterali. Il plastico ricostruttivo esposto nel museo mostra un tipico santuario di derivazione ellenistica, articolato scenograficamente su più livelli, con il tempio e una cavea teatrale sulla terrazza superiore.

Si tratta di un’architettura che trova il suo prototipo nei santuari di Lindos, Delos e Cos e che nel Lazio si ritrova in altri santuari coevi a quello di Fregellae, come quello di Ercole a Tivoli e quello di Giunone a Gabii, accomunati dalla presenza di una cavea teatrale davanti al tempio. Da considerare successivo è, invece, quello della Fortuna Primigenia a Praeneste.
La dedicazione a Esculapio del santuario, realizzato probabilmente nel 189 a.C., risulta dal ritrovamento di un’epigrafe incisa su un altare, rinvenuta in tre frammenti nell’area. Ma già in precedenza il sito era dedicato a un’altra divinità guaritrice e salvifica, Salus, come attestato dal rinvenimento di una statuetta fittile col nome della dea. Salus corrisponde alla greca Igea, il cui culto era associato a quello del greco Asclepio, corrispondente a sua volta al dio romano Esculapio.

di Nica FIORI - giugno   2017

La Chiesa di Santa Maria Maggiore (S. Arduino)
 

Foto di M. Pesci
                     La Collegiata di Santa Maria Maggiore, in stile neoclassico - Foto di M. Pesci 

La storiografia locale attribuisce la fondazione della chiesa addirittura All’apostolo Pietro, che sarebbe passato di qui nel suo viaggio verso Roma. Notizie storiche datano la costruzione al medioevo poiché sappiamo che nel 1080 Papa Gregorio VII ricevette il giuramento di vassallaggio di Roberto il Guiscardo. In ogni caso l’importanza della chiesa è sottolineata dal titolo di “collegiata”, che nella tradizione della Chiesa cattolica indica una chiesa di una certa importanza che non è sede vescovile (e perciò non ha il titolo di cattedrale), ma nella quale è tuttavia istituito un "Collegio" (o Capitolo di canonici) che ha lo scopo di rendere più solenne il culto a Dio.    

All'interno custodisce le reliquie e una preziosa statua lignea di S. Arduino sacerdote (VII sec.), il santo che al ritorno dai luoghi santi in Palestina, si fermò a Ceprano ove fu colpito dalla peste e trovò così la morte il 28 luglio 1627
L’aspetto neoclassico odierno si deve alla ricostruzione realizzata dopo la quasi totale distruzione avvenuta durante la seconda guerra mondiale.

Nella chiesa è anche conservata l'urna di pietra marmorea che racchiuse le spoglie di Manfredi, ultimo re di Svevia. Tra storia e leggenda si narra che Manfredi sconfitto e ucciso in combattimento presso Benevento, fu tumulato sotto un pilone del ponte di Ceprano, in un territorio cioè controllato dal papa ma in "terra di nessuno".

Questo perché lo si voleva seppellire in terra sconsacrata (in teoria quindi fuori dei regni del Papato), ma non lasciarlo neanche assurgere a simbolo dei partigiani (cosa che sarebbe potuta accadere se fosse stato sepolto appunto fuori dai territori del Papa.

Anche Dante racconta nel Purgatorio, del suo incontro con Manfredi, con queste parole:

"Or le bagna la pioggia e mo ve il vento / di fuor dal Regno, quasi lungo il Verde,/Dov'ei le trasmutò a lume spento" (III, 130-2)"

Questa storia avrebbe trovato un sostegno concreto alla scoperta di un sarcofago nelle vecchie mura del ponte abbattuto nel 1614. Sarcofago che era decorato con l'aquila sveva ed oggi appunto conservato nella chiesa collegiata.

Testo: Comune di Ceprano


Santuario Madonna del Carmine 

Foto di Franco Olivetti
Il Santuario è stato edificato nel 1897 insieme all'annesso convento dei Padri Carmelitani Scalzi, dall'Architetto Prospero Sarti - Foto di Franco Olivetti
 

Il Santuario della Madonna del Carmine si trova alle porte di Ceprano, poco distante dal centro abitato.

Opera dell’architetto bolognese Prospero Sarti, venne edificato nel 1897 insieme all’annesso convento dei Padri Carmelitani Scalzi per desiderio di Mons. Pietro Corvi nativo di Ceprano, Nunzio Apostolico in Polonia.


Foto di Ferdinando Potenti
L'interno della chiesa è in stile rinascimentale, la volta e la cupola contengono decorazioni che ritraggono simboli e figure di Santi Carmelitani- Foto di Ferdinando Potenti

Presenta uno stile rinascimentale, con pianta a croce latina e a navata unica, e a differenza della gran parte delle chiese dell’Ordine, è nata Carmelitana.
La volta e la cupola contengono decorazioni che ritraggono simboli e figure di Santi carmelitani; la pittura dell’abside rappresenta la gloria della Madonna del Carmelo, circondata da angeli e santi carmelitani; i tondi dedicati a tutti i santi carmelitani sono distribuiti per tutta la lunghezza del grande cornicione. Ricco di ori e di stucchi è l'”Altare Votivo” della Madonna del Carmine.

Le numerose opere di pregio presenti nel santuario sono state eseguite su disegno dello stesso Sarti, mentre quelle in legno appartengono all’estro dell’artista Carlo Magni di Ceprano. Le decorazioni pittoriche sono state eseguite da noti artisti dell’epoca, tra i quali Alberto Albani ed Ettore Ballerini. Nel 1958, il convento è stato dotato di un ampio locale chiamato “Sala Regina Carmeli”, in cui si tengono conferenze e concerti d’organo di musica sacra. Nel gennaio 1962 la chiesa è stata elevata a Santuario Mariano Diocesano e, in ricordo di tale evento, sulla piazza del santuario fu inaugurata la monumentale fontana dedicata alla Madonna.

Chiesa e convento di Sant'Antonio Abate

Foto di Emilia Trovini
             La Chiesa convento di Sant'Antonio Abate (sec. XVI) è uno dei monumenti più antichi di Ceprano  - Foto di Emilia Trovini
                             
Di particolare pregio, la chiesa-convento di Sant’Antonio Abate è un chiaro esempio di arte cinquecentesca.

Foto di Franco Olivetti
Foto di Enzo Sorci
                  Nell'abside si può ammirare un  Polittico ligneo del XVI sec. - Foto di Franco Olivetti ed Enzo Sorci

Edificato lungo la Via Latina, l‘interno ha un’unica navata dove si possono ammirare opere pittoriche e scultoree, come la tela della Vergine del Carmelo

Foto di Alberto Paglia
Foto di Alberto Paglia
                Il chiostro quadrangolare addossato alla chiesa  - Foto di Alberto Paglia 

Foto di  Fabrizio Monti, Michele Di Turi, Franco Carnevale, M. Pesci, Franco Olivetti, Ferdinando Potenti, Emilia TroviniAlberto Paglia, Enzo Sorci, che si ringraziano per averle concesse in uso alla Provincia di Frosinone.   

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