I COMUNI
  
Icona

Campoli Appennino, la città dell'Orso e del Tartufo

Foto di Vincenzo Corona
Campoli Appennino è arroccato su una suggestiva dolina carsica, una delle maggiori del Lazio, a 630 metri di altitudine, chiamata il "Tomolo" - Foto di Vincenzo Corona

Campoli Appennino è un paese dell’estrema Ciociaria, situato a ridosso della catena degli Appennini centro-meridionali, nel versante laziale del Parco Nazionale d’Abruzzo, dominante la Valle del Lacerno. La caratteristica che rende Campoli Appennino unico nel suo genere è la sua collocazione, innalzandosi sul bordo di una caratteristica e suggestiva dolina carsica, denominata il "Tomolo", a 650 metri di altitudine. La sua struttura, di natura calcarea-cretacea è miocenica, attraversata da strati di conglomerato di età quaternaria e di ambiente lacustre

Foto di Marco Vancini photos
Meraviglioso tramonto sulla Valle del Lacerno e su Campoli Appennino - Foto di Marco Vancini photos

La dolina, per le sue dimensioni (diametro m. 630, profondità m. 130, privo d’inghiottitoio) e per il suo aspetto grandioso, può essere annoverata tra le maggiori del Lazio e l’unica che presenta i bordi abitati. Il territorio di Campoli è interessato dalla presenza di altre tre doline, anch’esse di origine carsica: la seconda per grandezza è a ridosso della chiesa di San Pancrazio, le altre due cavità sono ubicate sul versante orientale della collina: una a sud-est del suddetto santuario e l’ultima infine si trova più a valle in località Treo.


Foto di Rocco Maltesi
Veduta dall'alto del borgo medievale - Foto di Rocco Maltesi

Benché non possiamo avere notizie precise circa la sua fondazione, è chiara l’origine medievale, le cui tracce sono ravvisabili nella maestosa torre, nei resti della cinta muraria, in alcune torrette di avvistamento e nei caratteristici spazi o piazze del centro storico. Lo storico atinate Tauleri fa risalire i natali di Campoli al 293 a.C. i consoli Lucio Papirio Cursore il giovane (figlio dell’eroe della seconda guerra sannitica) e Spurio Carvilio Massimo distrussero con i loro potenti eserciti Atina, Cominium ed Aquilonia
.

Foto di Carlo Germani Foto di Carlo Germani

                    Foto di Fabrizio Monti  
Scorci del centro storico: in alto una torre medievale e un bellissimo portale, sotto un caratteristico vicolo del borgo - Foto di Carlo Germani e Fabrizio Monti

Dalla depopolazione di dette città ebbe inizio la fondazione di Campoli e di altri comuni. Un’altra versione sull’origine di Campoli è data dal canonico don Andrea Di Pietro, il quale la fa risalire a Plestinia, città dei Marsi-Atinati, più volte citata da Livio e distrutta dai Romani nel 291 a.C. Invece in un documento pubblicato nella rivista Il Regno delle due Sicilie nell’anno 1856 (trascritto da originale esistente nell’Abbazia di Montecassino) si dice che Campoli deve la sua origine a Gandolfo, conte di Sora e di Aquino, il quale rialzò dalle rovine il paese distrutto dai Longobardi che nel VII secolo infestavano tutta la provincia di Terra e Lavoro e devastavano molti luoghi tra i quali anche Campoli e, nell’anno 843, dai Saraceni.

Foto di Tonino Bernardelli
Interno della chiesa parrocchiale di Sant'Andrea Apostolo, caratterizzata da un’architettura medievale ma ristrutturata con forme barocche nel XVII secolo - Foto di Tonino Bernardelli

Nel secolo IX l’esistenza di Campoli è attestata nella Vita di S. Restituta del vescovo di Terracina Gregorio e nelle Memorie di Sora del padre Domenico Tuzzi. Nella cronaca della celebre Abbazia cistercense di Fossanova si narra che verso il 1150, a causa della rivalità fra Guglielmo di Sicilia ed il papa, presumibilmente Anastasio IV o Adriano IV, Campoli fu incendiato da Andrea Conte di Ceccano. Questi, esiliato dal re, volle vendicarsi invadendo lo stato di Comino. Alcuni paesi furono saccheggiati ed altri, tra i quali Campoli, distrutti. Nell’archivio di Montecassino risulta infatti che Campoli fu ricostruito tra il 1160 ed il 1180 dal duca Landolfo. Fino alla metà del XIII secolo si avvicendarono in Campoli i Landolfi ed i Pandolfi, nobili di origine longobarda che detenevano le contee di Aquino e di Capua.

Da menzionare il feudatario Landolfo II,  il quale fu il padre del celebre San Tommaso d’Aquino, quest’ultimo conosciuto con gli appellativi di dottore angelico ed Aquila dei teologi. Dal 1325 al 1340 una parte di Campoli era in possesso di Bernardo conte di Loreto e del nipote Adenolfo; morto questi la metà di Campoli fu ceduta alla regina Giovanna I d’Angiò. Questa ne fece dono, insieme agli altri feudi lasciati dal detto Adinolfo a Tommaso di Ceccano, fratello del cardinale arcivescovo di Muscolo e legato apostolico.

L’altra metà di Campoli rimase ad Berardo di Aquino, conte di Loreto. Dopo tale epoca non è stato possibile precisare i feudatari successivi. Notizie frammentarie si possono rintracciare nelle vicende del ducato di Alvito. Agli inizi del secolo XIV Cristoforo d’Aquino riunì sotto una stessa bandiera i feudi di Campoli, Alvito, S. Donato e Settefrati. Nel 1313, i beni che Carlo I aveva tolti nel 1273 a Tommaso conte d’Aquino, vennero dati, da Carlo II ad Eustasio de Faylle, e da questi a Goffredo de Jonville.

Nel 1319, il paese tornò ai d’Aquino. I Cantelmo, nel 1382, riuscirono a spodestare i d’Aquino e da allora tutto il territorio seguì le sorti della signoria dei Gallio, Duchi di Alvito, i quali tennero il paese fino al 1806, anno dell’ab olizione dei feudi da parte di Giuseppe Bonaparte. Verso la fine del secolo XVIII, Campoli fu saccheggiato e devastato dalle truppe francesi. Nel 1860, in seguito alla fatidica spedizione del Mille, Campoli fu compresa nell’annessione al Piemonte, entrando a far parte del Regno d’Italia l’anno dopo.

Foto di Vincenzo Corona
Ancora una veduta del bellissimo borgo di Campoli, sullo sfondo la Valle del Lacerno e i monti del versante laziale del Parco Nazionale d'Abruzzo. Al centro della foto la torre medievale alta 25m, situata sull’
acropoli del paese, è la costruzione più antica di Campoli. Edificata dai Longobardi,  passò  nel sec. XIV ai duchi Cantelmo di Alvito dai quali fu usata come  rocca difensiva, simbolo di potere e punto di osservazione.  Esternamente l’edificio presenta una muratura a bugnato in pietra locale, con evidenti differenze dovute ai vari  interventi di restauro eseguiti nel tempo. Non esistono più le merlature, ma in alto la torre presenta delle orlature sporgenti. Sulle pareti della costruzione si possono osservare le feritoie dalle quali un tempo si potevano lanciare dall’interno frecce, olio bollente o pietre, contro eventuali nemici. Sulla facciata sud si può ancora ammirare lo stemma in bassorilievo con il leone rampante simbolo della famiglia Cantelmo. Al piano d’ingresso si accede tramite una scala in pietra. Una stretta scala a chiocciola all’interno della costruzione permette di salire fino all’ultimo piano del monumento, dal quale si può ammirare tutto il paesaggio circostante. Più in basso è ben visibile la chiesa parrocchiale di Sant'Andrea Apostolo - Foto di Vincenzo Corona

Nel decennio compreso fra il 1860 e il 1870 il paese fu infestato dai briganti reazionari, forestieri che scelsero questo lembo di territorio, data la vicinanza con i confini dello Stato Pontificio. Diversi cittadini campolesi parteciparono alla terza Guerra d’Indipendenza (1866) militando sotto gli ordini del generale Raffaele Cadorna, che ebbe l’incarico di occupare Roma. Nell’Ottocento si aprono alcune miniere di ferro e si tenta l’allevamento dei bachi da seta. Dopo l’unificazione, Campoli è sempre più strettamente legata a Sora; inizia un processo di lentissima modernizzazione e c’è una forte emigrazione all’estero.

Vallone Lacerno

Foto di Marcello Carnevale Foto di Daniele De Rubeis
Foto di Marcello Carnevale Foto di Tonino Bernardelli

Foto di Marcello Carnevale
Foto di Vincenzo Corona
Il Vallone Lacerno  è una profonda incisione valliva scavata dall'acqua negli ultimi due milioni di anni della storia del pianeta Terra. L'erosione fluviale e gli intensi fenomeni tettonici hanno generato un canyon di grande suggestione che, proseguendo verso le sorgenti della val San Pietro, diventa sempre più angusto fino a diventare una spettacolare gola di roccia larga non più di qualche metro. Si può visitare percorrendo una discesa spettacolare che, se il livello dell’acqua lo permette, porta fino ad una meravigliosa cascata nel profondo della gola, detta “Cuccetto dell’Inferno”   - Foto di Marcello Carnevale, Daniele De Rubeis, Tonino Bernardelli, Vincenzo Corona.

Area faunistica dell'orso 

Campoli è uno dei borghi più caratteristici che abbiamo in Italia, è l'unico centro storico costruito sul bordo di una gigantesca dolina del diametro di m. 630, profondità m. 130, priva d’inghiottitoio, come si evince dalla foto - Foto  www.parcoabruzzo.it

Il centro storico del paese sorge sui bordi del “Tomolo” una grande dolina carsica di 630x400 metri, profonda 130 metri. 


   Foto web

La dolina ospita dal 2010 l’Area Faunistica dell’Orso Bruno Marsicano, progetto co-realizzato dall’amministrazione comunale e dal Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

L’area è stata realizzata per ospitare gli orsi che non possono più vivere in libertà. In quest’area il plantigrado, sebbene in cattività, può muoversi liberamente in un ambiente simile a quello naturale, avendo a disposizione 15 ettari di bosco.

Dal 18 Settembre 2010 quest’area ospita Abele, un orso maschio proveniente dal Centro Visita di Pescasseroli, dove viveva dal 1989.
Un anno dopo, nel Novembre del 2011, è arrivata Jill, un’orsa femmina che prima di arrivare nell’area faunistica di Campoli era stata costretta a vivere nel fatiscente zoo di Terrasini, Palermo.

Dal punto di avvistamento in Piazza Umberto I oppure, percorrendo il sentiero circostante la dolina carsica, è possibile osservare gli orsi Abele e Jill.

Festa del Tartufo 

A Campoli Appennino,  durante il 3° e 4° fine settimana di Novembre, si svolge, ogni anno, la Fiera Nazionale Del Tartufo Bianco e Nero Pregiato, due week end all'insegna del gusto e della buona cucina.

Le varie aziende e i migliori cercatori di tartufo accolgono i numerosi visitatori provenienti da tutta Italia per gustare il pregiato tartufo bianco di Campoli Appennino. Gli stand e gli espositori vengono disposti lungo le vie del centro storico del borgo. Nel corso della prima domenica è possibile assistere alla gara di cani da tartufo, dove i più bravi raccoglitori di tartufo si sfideranno con i cani migliori per aggiudicarsi un ambito riconoscimento. Ma la Fiera del Tartufo Bianco e Nero offre altre iniziative ed eventi, come la visita alle numerose mostre presenti tra cui quella fotografica, artistica, di ricamo e utensili tradizionali. Infine, si possono visitare le bellezze artistiche e storiche del borgo come la chiesa di Sant’Andrea Apostolo, la torre medioevale e le mura di cinta ed assistere a spettacoli di musica folkloristica. 

Foto trovate sul web, si ringraziano gli autori

Testo: Comune di Campoli Appennino  
 

Foto di Rocco Maltesi, Tonino Bernardelli, Vincenzo Corona, Marcello Carnevale, Daniele De Rubeis, Marco Vancini photos, Carlo Germani, che si ringraziano per averle concesse in uso alla Provincia di Frosinone. 
La Provincia non detiene i diritti d'autore delle foto pubblicate. Esse sono e restano di proprietà esclusiva degli autori.
 
 






  © Copyright Provincia di Frosinone - P.zza A. Gramsci, 13 - 03100 Frosinone - tel. 0775.2191                                                      web engineering Real Virtual
   Sito ottimizzato per 1024x768                                                                                                                                                           Visitatori:978850