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Trevi nel Lazio

Foto di Carlo Pascucci
Una veduta del borgo di Trevi, che sorge al centro di un’ampia vallata dei monti Cantari, in cui scorre il fiume Aniene - Foto di Carlo Pascucci


Trevi deriva il suo nome dal termine treba (trivio) per la sua posizione su tre importanti vie di comunicazione; la seconda parte è stata aggiunta dopo l’unificazione nazionale.

Gli Equi popolarono questa terra fin dall’epoca arcaica. Furono poi sottomessi dai romani che utilizzarono il territorio per l’allevamento che divenne intensissimo nell’ager trebensis, rimasto sempre sotto la diretta giurisdizione imperiale, donde il nome di Treba Augusta, città di cui restano numerose vestigia: alcuni templi, di cui rimangono resti dei podii, una cinta muraria, riutilizzata nel Medioevo, l’antico sistema fognario, diverse fondamenta di ville rustiche e l’Arco di Trevi, posto al confine fra i territori degli Equi e degli Ernici.

Foto di Pietro Scerrato
In questa immagine si vede l’antico abitato arroccato sul colle la Civita e la zona fuori le mura rinascimentali, sviluppatasi in epoca recente - Foto di Pietro Scerrato

Con le invasioni barbariche questa zona, lontana dalle strade principali e protetta dai monti, fu intensamente abitata. Passato questo periodo, la popolazione scese a valle con conseguente abbandono delle fiorenti attività locali: nel 1060 scomparve anche la diocesi trebana che venne annessa a quella anagnina. Nel secolo Xl la comunità trebana, una universitas partecipata da diversi condomini, dovette difendersi anche dall’ingerenza dei monaci di Subiaco che si stavano espandendo verso l’altopiano arcinate e miravano a porre sotto controllo la città di Trevi. Il progetto riuscì dopo lungo tempo; prima Trevi fu sottoposta alla signoria dei de Comitibus (Conti di Segni) e poi ai Caetani, ma il persistente malgoverno feudale ne determinò la cacciata nel 1471.

Tuttavia Trevi divenne feudo sublacense, rimanendo totalmente soggetto agli abati a partire dal 1638. Il governo commendatariale non fu dissimile dai precedenti, ma i trebani dovettero trovare un modus vivendi con esso dato che qualche volta presero le difese anche del monastero sublacense. La comunità non fu mai prospera poiché la maggior parte della popolazione, anche a causa dell’allevamento transumante, era costretta ad emigrare stagionalmente verso le pianure pontine e romane.
 

Alla metà del Settecento, cessato il governo abbaziale, Trevi rimase soggetta direttamente al governo pontificio e visse con una certa partecipazione le vicende politiche dell’occupazione francese e, in seguito, dell’unificazione nazionale.

Foto di Giordano Di Vincenzi Foto di Giordano Di Vincenzo
Foto di Re Leone Foto di Pietro Scerrato
Foto di Ferdinando Potenti Foto di Giordano Di Vincenzo
Immagini di Trevi nel Lazio - Foto di autori diversi

Durante la seconda guerra mondiale, malgrado la posizione appartata, fu coinvolta in alcune vicende belliche fra le quali un imponente rastrellamento tedesco che sequestrò l’intera popolazione e i numerosi sfollati. Durante gli anni del dopoguerra il paese ha vissuto un profondo tracollo demografico a causa dell’abbandono di molti abitanti in cerca di lavoro.

Trevi sorge al centro di un’ampia vallata dei monti Cantari, in cui scorre il fiume Aniene, oggi sbarrato da una diga che forma un lago artificiale per la produzione di energia elettrica.

Il paese è composto da tre zone: l’antico abitato arroccato sul colle la Civita, una cinquecentesca detta “in mezzo alla terra”, una terza fuori le mura rinascimentali, sviluppatasi in epoca recente. Ai confini comunali è l’area turistica degli Altipiani.

Una piccola strada “Mezzo la terra” separa il paese antico sull’alto colle dalla parte sviluppatasi in epoca recente.

L’intero abitato conserva un assetto che potrebbe definirsi romano in quanto sono riconoscibili il cardo e il decumano maggiori. L’area sommitale è caratterizzata dall’imponente Castello Caetani.

Foto di Osvaldo Caperna
 Il castello Caetani - Foto di Osvaldo Caperna

*Sull'origine del Castello Caetani non esistono fonti storiche che ne consentano una datazione precisa; probabilmente fu fondato intorno all'anno Mille, con il decollo del fenomeno dell'incastellamento.
Il castello, che si erge imponente su un masso di roccia compatta, comprende un'area di circa mq. 800, con mura alte dai 12 ai 16 metri, spessi alla base almeno un metro, composti di pietra calcarea e di cardellina squadrata.

Attorno al nucleo abitato sorge ancora la cinta muraria romana sovrastata da quella medioevale con diverse torri, quadrate e circolari, e qualche varco, oggi allargato. Ci sono stati molti interventi di ammodernamento, fra cui una pavimentazione dei primi anni del XX secolo che sostituisce quella ottocentesca a sampietrini di calcare.

E' composto di tre parti principali:
la zona sui fronti nord e ovest, ad uso di abitazione del "signore";
la zona sui fronti sud ed est, ad uso prevalentemente militare difensivo, con accesso alla porta ovest;
il Maschio.

Il castello aveva quindi, funzione residenziale e difensiva. Dalla cima del mastio si può osservare buona parte dell'alta valle dell'Aniene.

Nel 1257 Papa Alessandro IV concesse al nipote Rinaldo de Rubeis il feudo della città di Trevi con le annesse proprietà, castello compreso. Pochi anni dopo, nel 1262, con l'avvento di Papa Urbano IV il feudo fu ceduto in proprietà al monastero di Subiaco. Da qui una serie di vicissitudini alternarono più di una volta il papato a De Rubeis come proprietari del castello fino al 1299, anno in cui fu acquistato da Pietro Caetani, fratello di Bonifacio VIII, i Caetani, che occuparono stabilmente il castello per due secoli, ne curarono l'ampliamento, predisponendo ambienti adatti ad essere abitati.

In questo il periodo il castello visse il suo massimo splendore, protrattosi poi per tutta la durata della signoria Caetani; questa venne meno nel 1471 quando, Cristoforo Caetani fu cacciato dalla popolazione per malgoverno.

Nel 1473 Trevi tornò al monastero di Subiaco ed il castello divenne sede della Curia; nel 1753 Benedetto XIV diede al Comune una differente organizzazione amministrativa ed il castello perse quasi del tutto ogni funzione rappresentativa. Con il passare del tempo le abitazioni del borgo si addossarono alle sue mura, riducendone notevolmente le potenzialità difensive.

Nel 1915, dopo il terremoto, con la ricostruzione dell'abitato, una parte del castello venne inglobata nelle case adiacenti. Da allora la Rocca è stata completamente abbandonata con il conseguente crollo di alcune porzioni di murature e di tutti i solai lignei. Nel 1984 iniziarono i lunghi e pazienti lavori di restauro ormai terminati, è visitabile.*

Foto di Maurizio Ciliegi
Una bellissima cascate che si trova nei dintorni del borgo di Trevi - Foto di Maurizio Ciliegi

La zona di scollinamento è formata da abitazioni quattro-cinquecentesche, fortemente rimaneggiate. Il centro storico presenta anche qualche palazzo del Sei-Settecento e termina a Porta Napoletana, detta in passato Porta Maior, attraversata dalla via Maior, che congiungeva la rocca con la città romana, adagiata sulla riva destra del fiume Aniene, ove, alla confluenza col rio Suria sorgeva la cattedrale, dedicata a San Teodoro.

Collegiata di Santa Maria Assunta


La facciata della collegiata di Santa Maria Assunta - Foto web

La Collegiata di Santa Maria Assunta a due piani a tre navate, con torre campanaria d’epoca gotico-rinascimentale, della quale si a menzione già nel secolo XIII. Col rientro della popolazione entro le mura, la chiesa fu ampliata nel XV secolo, quindi nel XVII secolo col materiale estratto in parte dall’antica cattedrale romanica.

Foto di Ferdinando Potenti
Tomba di San Pietro Eremita, Patrono di Trevi, situata sotto la chiesa della Collegiata S. Maria Assunta - Foto di Ferdinando Potenti

Di notevole interesse nell’aula superiore dell'abside barocco con ciborio policromo, il monumentale organo secentesco opera del Bonifazi (1633-34), armadi lignei, aimboni e tele del XVII-XVIII secolo. Nella cripta o chiesa inferiore, detta anche di San Pietro, si venerano i resti mortali del patrono, canonizzato in loco nel 1215 sotto ) papa Innocenzo III. Affreschi e fregi d‘arte sono del XVII secolo.

La Cattedrale di San Teodoro, di cui restano documenti archeologici: sorgeva nella zona dei “vescovado” presso l’omonimo ponte di San Teodoro e fu il cuore della città romano medioevale. Nel 1299 vi sostò papa Bonifacio VIII, ospite del nipote Pietro, signore del castello. Importanti furono le ambascerie, ricevute dal pontefice nel mese di settembre di quell’anno, tra cui quella di Edoardo I d’Inghilterra in guerra con Filippo il Bello.

Testo: Comune di Trevi nel Lazio.

Arco di Trevi 
 

Foto di italiavirtualtour
Arco di Trevi - Foto di italiavirtualtour

Antichissima costruzione posta al confine tra il territorio di Trevi e di Guarcino, l’Arco di Trevi ha il fascino di una costruzione megalitica.L’imponente struttura, composta da blocchi di pietra calcarea locale, sovrapposti e innestati tra loro senza calce, fu realizzata intorno al III secolo a.c.  Di fatto delimita i territori dominati, in epoca preromana, dalle popolazioni degli Equi da quelle degli Ernici.

Sulla sua vera funzione sono state formulate varie ipotesi, tra queste quella di costituire un limite territoriale, ovvero di una dogana romana e, ancora, di arcata di un tratto di un acquedotto romano, ma, ad oggi, non esistono prove certe che  consentono di propendere per l’una o l’altra teoria. L’opera, pertanto, massiccia quanto sorprendente, essendo posta nel bel mezzo del bosco, certamente capace di stupire ed intimorire i passanti del tempo, come quelli di oggi, resta, in qualche modo, avvolta nel mistero.   

Nel 1492 Leonardo Bruni, detto l’Aretino, lo citò nella sua Aquila volante come importante monumento da salvaguardare e restaurare. Nel 1987, ormai dissestato dall’incuria degli uomini e della natura, venne restaurato e riconsegnato al suo originario splendore. Oggi rappresenta un suggestivo itinerario dove storia e natura si intrecciano in simbiosi perfetta. 

Testo:  www.italiavirtualtour.it

Foto di Carlo Pascucci, Pietro Scerrato, Osvaldo Caperna, Ferdinando Potenti, Maurizio Ciliegi, che si ringraziano per averle concesse in uso alla Provincia di Frosinone. 
La Provincia non detiene i diritti d'autore delle foto pubblicate. Esse sono e restano di proprietà esclusiva degli autori.
 
 








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