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Supino e l'area archeologica delle Terme romane

Foto di Milena Rignanesi
ll borgo di Supino immerso nel verde dei Monti Lepini - Foto di Milena Rignanesi

Situato sulle pendici dei
Monti Lepini, ai piedi del Monte Gemma (1457 m), questo piccolo paese della Ciociaria si affaccia sulla valle del fiume Sacco. Sempre nel territorio comunale, al confine con quello di Carpineto Romano, si eleva il Monte Malaina.

L'etimologia del lemma Supino deriverebbe dall'aggettivo latino supinus che nell'accezione riferita a luoghi significa inclinato, posto in pendio e fa riferimento alla sua posizione geografica.

Foto di Maurizio Ciliegi
Porta Fortone - Foto di Maurizio Ciliegi

L'epoca dei primi insediamenti urbani nella zona è incerta, anche se alcuni ipotizzano che Supino sia nata ad opera dei profughi fuggiti dalla distruzione di Ecetra, mitica città dei Volsci.

Tuttavia è stato attendibilmente dimostrato dal prof. Cesare Bianchi di Ferentino, già preside della scuola media di Supino, che Ecetra non poteva trovarsi nell'agro supinese, ma nella zona del "Bosco ferentino" (dedicato ad una divinità locale, "Ferentina", appunto, simile alla dea Feronia). Di certo durante l'epoca romana il nucleo abitativo doveva essere situato più a valle dell'attuale paese, dove sono stati rinvenuti importati resti di una villa con un ambiente termale con pavimenti a mosaico bianco e nero con soggetti marini del II secolo d.C.

Foto di Osvaldo Caperna
La Mostra annuale delle azalee a Supino inaugura la bella stagione, si svolge infatti in un week-end tra fine aprile e la prima decade di maggio e dura tre giorni. La prima edizione risale al 1973, quando la Pro Loco organizzò la prima Mostra nella zona Vicolo Alto, nel centro storico, colorando le suggestive scalinate e le arcate medievali con bellissime piante di azalee. Furono circa 130 i vasi esposti ma il risultato fu eccezionale, tanto da convincere gli organizzatori a ripetere l’evento. Negli ultimi anni la mostra ha assunto una dimensione consona alle tradizioni ciociare, crescendo di notorietà e bellezza. Ogni anno vengono esposti circa 500 esemplari da oltre 100 espositori, che durante l’anno curano amorevolmente le loro piante per proporle nella loro forma più smagliante. Nelle famiglie supinesi si è consolidata la tradizione della coltivazione delle azalee ed è nata anche una vera e propria sfida a chi espone la pianta più bella.  Questa gara  ha contribuito anche  al miglioramento della pianta, sono stati realizzati dei veri capolavori di floricoltura e di bellezza, favoriti dal clima umido della zona collinare e soprattutto dal terriccio di castagno. Accanto alla mostra ruotano altre preziose iniziative, culturali e folkloristiche: mostre estemporanee di pittura, di Merletti antichi (che raccoglie lavori artigianali realizzati dalle mani delle donne supinesi),  Mostra di foto d’epoca, etc. - Foto di Osvaldo Caperna


Mostra delle azalee. Il centro storico si trasforma in un'oasi di colori e profumi - Foto web

Successivamente, in epoca medioevale, l'abitato si spostò verso la collina. Le prime notizie certe dell'esistenza di Supino ci provengono dalle cronache di Fossanova.


L'imponente portale del palazzo Bavari a Supino. Importantissima la storia narrata con i simboli massonici deturpati per nascondere l'origine ebrea. A destra e a sinistra della chiave di volta vi sono due losanghe formate rispettivamente dall'incrocio di una quadra e di un compasso, simboli massonici per eccellenza - Foto web

Nel 1125 il castello di Supino subì un lungo assedio, durato due anni, da parte delle truppe di papa Onorio II. In precedenza il signore locale, Tommaso di Supino, aveva stretto alleanza, nel 1216, con Ruggero d'Aquila, per contrastare i suoi rivali, i Conti de Ceccano. L'assedio, conclusosi con una sconfitta, segnò il passaggio del feudo alla potente famiglia dei De Ceccano.

Foto di Maurizio Ciliegi
Il monumento ai Caduti in piazza Umberto I,  statua in bronzo su struttura marmorea raffigurante un soldato nell'atto di piantare il vessillo tricolore sulla vetta conquistata; nella mano sinistra reca, pronto a lanciarla, una granata, solo se necessario, poiché questo tema rientra nella sensibilità pacifista del suo autore che è il concittadino arch. Giovanni Jacobucci (1895-1970). L'opera è stata commissionata nel 1921 e realizzata nel corso di un anno ed inaugurata il 22 ottobre 1922, sotto gli auspici del sindaco, maresciallo CC. Luigi Cerilli, papà del comm. Eraldo Cerilli (presidente del comitato promotore del successivo Monumento all'Emigrante)  - Foto di Maurizio Ciliegi

Le cronache ci riportano di un nobile Rinaldo da Supino che nel 1303 prese parte, con Guglielmo di Nogaret e Sciarra Colonna, al famoso episodio dello schiaffo di Anagni. Con l'estinguersi dei da Supino il castello passò alla fine del XIV secolo ai Colonna, poi allo stato pontificio, per poi tornare di nuovo ai Colonna a metà XVI secolo. Venuto in disuso e decaduta la potenza dei Colonna a Supino, che com'è noto aveva interessi maggiori sia nella vicina Patrica, sia nella Capitale, alcuni tracciano la trasformazione della Rocca in abazia denominata San Giovanni della Torre, a cui risultavano associati dei benefici diocesani. Allo scopo è utile ricordare quanto può leggersi nel Dizionario di erudizione… (1844) di Gaetano Moroni:

«Sulla cima del monte, alla cui pendice giace Supino, esiste un forte di remota costruzione, costituente ora un'abbazia, ed un benefizio sotto il titolo di S. Giovanni, ma la chiesa era da ultimo diruta»

(Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro ai nostri giorni […])

Chiesa di San Pietro Apostolo

Foto di Dani Archilletti
L’edificio, di notevoli dimensioni, ultimato nel 1786, è un capolavoro di stereometria e rappresenta una delle migliori realtà architettoniche dell’arte barocca del Lazio meridionale. Si ispira all’architettura guariniana (Guarino Guarini) per lo stile e la sua forma poligonale, con matrice esagonale e parete perimetrale a 12 facce. La facciata della chiesa si presenta in modo imponente con tre portali sormontati da lunette e preceduti da tre modeste rampe di scale. Nella lunetta del portale centrale è stato realizzato un mosaico policromo con le figure di San Pietro e di San Cataldo nell’atto di proteggere Supino opera del mosaicista Ugo Santurri (1966). Il portone d’ingresso opera di Saverio Ungheri (1978) scolpito a bassorilievo in bronzo è chiamato “Porta della Speranza” per l’itinerario simbolico che racchiude. L’opera è suddivisa in 7 pannelli raffiguranti temi dottrinali -teologico e storico locale. Raffigurazione anta sinistra: Cristo consegna le chiavi a S. Pietro; rappresentazione vita eremita; viaggio emigranti; TrinitàRaffigurazione anta destra: miracolo di S. Cataldo che risana uno storpio; processione 10 maggio; il Paradiso con i Santi che hanno visitato il Santuario nella loro vita terrena.  Inoltre sono raffigurati i quattro simboli degli evangelisti; aquila - S. Giovanni; toro - S. Luca; un angelo mostra il Vangelo a S. Matteo; leone alato - S. Marco. I simboli sono posti in modo da ricordare una croce, ed all’altezza del costato di Cristo è stata raffigurata una ferita. La Croce è simbolo di speranza e di salvezza. L’interno del Santuario, è scandito da sei robusti pilastri su cui insiste la grande volta centrale a scuola. I numerosi stucchi, i marmi policromi, le molte pitture, rendono l’insieme di piacevole aspetto. Nella cantoria si trova l’antico organo positivo classico realizzato nel 1764 da Johannes Conradus Werle, di grande pregio artistico e musicale. Sul lato sinistro del Santuario, racchiusa da una cancellata di ferro battuto, si trova la cappella dedicata a San Cataldo, tutta levigata a stucco bruciato in finto marmo, le decorazioni dalla volta e l’affresco centrale “La Gloria di San Cataldo” sono opera del Monicelli (1890). In questo contesto è posta la grande statua lignea di San Cataldo, raffigurato seduto sulla sedia vescovile, con indosso una veste bianca, stretta in vita e un cingolo dorato. Il Santo con la mano destra è in atteggiamento benedicente, mentre con la sinistra regge il bastone pastorale. Il volto, frontale ed imponente, è incorniciato da una folta barba fluente. La statua antica andò distrutta in un incendio del 1870, l’attuale è opera di un artista romano che la modellò su un disegno giovanile dello scultore Ernesto Biondi. Al centro del presbiterio è posto l’Altare Maggiore con il tabernacolo, l’altare è in marmi policromi. Nell’interno: Sala Auditorium “Mons. Fausto Schietroma“ presso la Casa del Pellegrino e la sala ex-voti. La reliquia estratta dal braccio di San Cataldo (1653), custodita in una teca d’argento a forma di braccio benedicente, è custodita nella collegiata di S. Maria Maggiore a Supino. Testo: Annamaria Marocco - Foto di Dani Archilletti

La Chiesa arcipretale e matrice di San Pietro Apostolo , con annesso Santuario di San Cataldo. Fu riedificata per la terza volta tra il 1750 ed il 1790. Raro esempio, in Ciociaria e nel Lazio, di edificio a pianta poligonale con dodici facce, con due altari sui lati, che richiama la struttura e l'insieme della chiesa di San Lorenzo a Torino del Guarini.
In cornu evangelii si trova la cappella di San Cataldo, attestata già dal XVI secolo, con volta e tondi rappresentanti la "Gloria" e "Miracoli di San Cataldo", istoriati di nuovo dal pittore Agostino Monacelli nel 1890. La statua di San Cataldo è una riproduzione del
1870 della prima statua, distrutta da un incendio, ad opera di uno sconosciuto artista romano, attivo all'epoca in Sant'Andrea della Valle a Roma, su disegno dello scultore Ernesto Biondi di Morolo, nel 1870 quindicenne.
La porta a bassorilievo in bronzo fu eseguita nel 1978 dall'artista
Saverio Ungheri ed è composta da sette pannelli asimmetrici raffiguranti temi teologi e dottrinali.

Chiesa di Santa Maria Maggiore

Foto di Gerardo Forti
Chiesa di Santa Maria Maggiore - Foto di Gerardo Forti

La Chiesa di Santa Maria Maggiore fu eretta in età tardo - barocca o rococò intorno al 1753 ad opera della Confraternita della Beata Vergine, su una precedente intitolata a Maria Madre della Consolazione.

Area archeologica delle Terme romane


Mosaico del frigidarium  delle Terme della Villa Romana a Supino "... Nel frigidarium è presente il grande mosaico raffigurante Nettuno sulla quadriga di ippocampi. L’intero soggetto è evidenziato da una fascia nera che corre lungo i lati dell’ambiente. Al centro campeggia il gruppo marino con i quattro ippocampi e con la maestosa figura del dio, rivolti verso destra e tradotti a silouhette nera piena con particolari realizzati attraverso l’impiego di tessere bianche..." -  Foto web

L’area archeologica è situata in località “La Cona del Popolo”, a valle del centro storico di Supino ed in prossimità della via Morolense, un’importante arteria stradale che si sviluppa lungo le falde dei Monti Lepini. Le strutture delle terme sono state scoperte nel 1963, in seguito alla segnalazione del rinvenimento di frammenti musivi. Dal 1964 la Soprintendenza Archeologica per il Lazio ha intrapreso operazioni di scavo, mettendo in luce gli ambienti oggi visibili. Nel 1976 il sito fu acquisito al demanio pubblico.
L’area archeologica è costituita dai resti di un edificio termale a carattere privato con mosaici e pavimenti in opus sectile, databile nella prima metà del II secolo d.C. Questo edificio non è isolato, ma appartiene ad una grande villa ancora sepolta ed estesa nei settori immediatamente circostanti. Infatti, le ricognizioni effettuate nella zona hanno evidenziato resti di strutture murarie che emergono in superficie e diffuse aree di frammenti fittili.
In epoca romana, questa grande villa ricadeva nell’ager (territorio) della città di Ferentinum (Ferentino), che si estendeva fino alle propaggini montuose dei Monti Lepini e confinava con i territori delle città di Anagnia (Anagni) e di Frusino (Frosinone). Da un punto di vista più generale legato alla topografia antica, questo edificio si inserisce nel contesto storico ed archeologico della fertile valle del fiume Sacco, definita anche con il nome di Valle Latina ..." 

Il funzionamento delle terme ed il mosaico del calidarium

Foto di Emilia Trovini
Il mosaico del calidarium. "...Il dio nudo e barbato sostiene nella mano sinistra il tridente. Il torso è reso frontalmente con numerose linee bianche, ad imitazione dei particolari anatomici. Alle braccia del dio si avvolgono i lembi di un panneggio che si gonfia in prossimità della testa. I quattro ippocampi sono caratterizzati da lunghe spire rivolte verso il basso, mentre le zampe anteriori alzate trasmettono l’idea del movimento ..."   Foto di Emilia Trovini

"Il riscaldamento nelle terme nel mondo romano avveniva attraverso il sistema dell’ipocausto, che consisteva nel passaggio di aria calda al di sotto della pavimentazione. Questo sistema prevedeva l’impiego di un “pavimento sospeso”, ovvero una pavimentazione sorretta da pilastrini realizzati con mattoni che venivano distribuiti lungo l’intera superficie.

In questo modo, l’aria calda prodotta dal praefurnium (forno o fornace) si distribuiva al di sotto della pavimentazione e lungo le pareti degli ambienti attraverso dei condotti laterali di terracotta chiamati tubuli, riscaldando l’acqua che si trovava nelle vasche del tepidarium e del calidarium. Il sistema dell’ipocausto si conserva molto bene nel calidarium di Supino, dove è possibile osservare la distribuzione dei pilastrini posti a distanza regolare, i resti dei tubuli lungo le pareti e l’impiego di materiale fittile, come tegole e mattoni bipedali, per evitare la dispersione del calore. Inoltre, il calidarium conserva due piccole vasche per il bagno ed una pavimentazione a mosaico con tessere bianche e nere, raffigurante una vivace scena marina.

Al centro è posta la figura di un Tritone rappresentato frontalmente e con il viso rivolto verso destra, mentre è intento a soffiare all’interno di una lunga conchiglia tortile, ad imitazione di uno strumento musicale. Nella mano sinistra tiene un remo. La parte superiore del corpo è raffigurata nuda, privilegiando la visione dei particolari anatomici. Nella parte inferiore, il Tritone indossa un corto gonnellino dal quale fuoriescono voluminose spire.

Intorno a questa figura maschile si sviluppa il resto della rappresentazione. In alto sono poste due Nereidi, raffigurate nude e di profilo mentre nuotano. Particolare attenzione è stata data alla resa volumetrica dei capelli che, raccolti dietro la nuca, fuoriescono a ciocche sottili. Le linee nere presenti intorno alle figure femminili imitano le onde del mare.

In basso, in posizione opposta e simmetrica alle Nereidi, sono presenti due mostri marini affrontati e rivolti verso l’esterno della composizione: a sinistra è raffigurato un toro, mentre a destra un capro marino. Intorno insistono altre figure di personaggi che animano il corteo: due conchiglie, tre delfini ed una medusa. Quest’ultima, resa in modo estremamente stilizzato ed efficace, esprime una notevole vivacità.

Per questo mosaico, ed in particolare per la resa stilistica della figura del Tritone, si possono proporre interessanti confronti con le Terme di Nettuno, dei Cisiarii e di Buticosus ad Ostia."

(Testi della Dott.ssa Rachele Frasca)

Ex Castello medievale e Ruderi di S. Giovanni della Torre 

Si trova su Punta di Creta Rossa, colle che fa parte del Monte di Creta Rossa esteso dal territorio di Patrica e digradante su Supino, antica roccaforte del paese e tra Sette-Ottocento Chiesa-Monastero di San Giovanni della Torre. Alla sua sommità nel 1951, a ricordo delle Missioni Popolari e del luogo divenuto sacro, un gruppo di uomini e giovani, guidati dal ventenne don Armando Boni, hanno posto una visibile Croce di ferro, illuminata nelle festività significative dell'anno liturgico.

Aree naturali - Santa Serena
Foto di Franco Carnevale

Foto di Ferdinando Potenti
Alcune immagini della verde piana di Santa Serena - Foto di Franco Carnevale, Ferdinando Potenti e autori diversi

Santa Serena è un vasto pianoro immerso tra i monti del territorio supinese, tra i rilievi di Monte Gemma, Monte Salerio e Monte Malaina, tra le più elevate della catena dei Lepini.
Essa è raggiungibile a piedi, attraverso sentieri natura che partono dalla parte alta del paese di Supino, circa 400 metri nei pressi della fonte Pisciarello, o comodamente in auto dalla fonte di Pisciarello per una percorrenza di circa 10 minuti. Lungo la strada, a circa metà percorso, si trova la Fonte dei Canali dove è possibile bere acqua potabile.

Nei pressi della fonte si trovano tagliate di roccia calcarea su cui praticare il Free Climbing. Lungo la strada si possono incontrare mandrie di bovini di montagna.
Prima di raggiungere la valle di Santa Serena, si possono ammirare le bellezze naturali che incorniciano la strada che sale a zig-zag con una serie di tornanti, da cui è possibile lanciare uno sguardo sulla sottostante Valle del Sacco.

Castagni, Lecci, Aceri Minori, sono gli alberi che lungo la strada cedono il posto alla faggeta. I Faggi in alcuni periodi dell’anno, con il loro manto foliare, assumono colorazioni diverse a seconda dell’altezza e dell’esposizione. In autunno per esempio si può ammirare da vicino il contrasto cromatico delle loro foglie su tutta la valle.

Raggiunta quest’ultima, passeggiandovi all’interno, si possono ammirare piante come Ciliegi, Agrifogli, Tassi, Aceri d’Ungheria, cespugli di Rosa Canina, Biancospini, Iperico.

Testo: Wikipedia 

Foto di Milena Rignanesi, Maurizio Ciliegi, Ferdinando Potenti, Osvaldo Caperna, Dani Archilletti, Emilia Trovini, Franco Carnevale, che si ringraziano per averle concesse in uso alla Provincia di Frosinone.
La Provincia non detiene i diritti d'autore delle foto pubblicate. Esse sono e restano di proprietà esclusiva degli autori. 
 



 





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