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Giuliano di Roma, abbracciato dal Monte Siserno

Foto di Massimiliano Lampazzi
Veduta di Giuliano di Roma dall'alto, la forma del paese ricorda quella di un cuore - Foto di Massimiliano Lampazzi

Giuliano di Roma
è situato ai confini occidentali della provincia di Frosinone, a cavallo del passo della Palombara che segna lo spartiacque fra la valle del Sacco e quella dell’Amaseno. Il nome deriva dal medioevale Castrum luliani a cui, dopo l’unità d’Italia, è stato aggiunto il richiamo alla provincia romana da cui dipendeva il comune.

Dalla Cronaca di Fossanova si hanno
altre notizie riguardanti il XII secolo: nel 1151 il papa Eugenio III sostò per qualche mese a Giuliano, organizzando da qui spedizioni militari con le quali recuperò Terracina, Sezze e Norma. Nel 1165 il paese fu saccheggiato due volte: prima dalle truppe di Federico Barbarossa che si opponeva al papa Alessandro III e poi dalle truppe papali che grazie all’aiuto di Guglielmo re di Sicilia, ripresero il controllo del paese.
 
Nel 1186 sostò per nove giorni a Giuliano il figlio di Federico Barbarossa (futuro Enrico VI). Egli aveva organizzato una spedizione militare contro il papa Urbano III, reo di essersi opposto alle sue nozze con Costanza, erede al trono di Sicilia. Nel 1187 Giuliano passò alle dirette dipendenze del papa e vi rimase fino all’elezione di Innocenzo III (1198), il quale era legato da rapporti di parentela con la famiglia dei conti di Ceccano, ed in cambio del loro appoggio gli restituì le terre. A Testimonianza dei loro buoni rapporti c’è la sosta che Innocenzo III fece a Giuliano nel 1208, mentre si recava nell’abbazia di Fossanova. Il conte Giovanni da Ceccano organizzò per lui banchetti e tornei, dei quali la cronaca di Fossanova fornisce una precisa descrizione. Oggi l'Associazione Pro - Loco organizza nel mese di agosto la rievocazione storica dell'evento. Dalle visite di Papi e imperatori nel castello di Giuliano si può dedurre che nel XII secolo esso doveva offrire tutti i “comfort” richiesti in simili occasioni, cioè rifornimenti per le truppe, facilità di movimento per i corrieri, possibilità di rapide comunicazioni con Roma e con gli altri centri più importanti.

Foto di Giuseppe Bucciarelli
Bellissima immagine del borgo di Giuliano di Roma - Foto di Giuseppe Bucciarelli

I Conti di Ceccano, conosciuti anche come Annibaldi, restarono i signori di Giuliano per tutto il XIII e per buona parte del XIV secolo, finché non entrarono in contrasto con i Caetani. Questi ultimi avevano accresciuto il loro potere nel XIV secolo grazie al pontificato di Bonifacio VIII, ed in seguito al trasferimento della curia papale ad Avignone, lottarono con i Conti di Ceccano ed i Colonna per il controllo della Campagna e della Marittima. Giuliano era un possedimento ambito perché il suo castello, situato in posizione strategica, permetteva il controllo della Via Marittima nel passaggio tra la valle del Sacco e quella dell’Amaseno, che in quegli anni, a causa dell’impraticabilità della via Appia, era un passaggio obbligatorio per chi da Roma voleva dirigersi a Terracina, Gaeta o nel Napoletano. Nella seconda metà del XIV secolo scoppiarono lotte intestine tra i Conti di Ceccano, di cui approfittarono i Caetani
. Giuliano subì i saccheggi di Francesco o "Cecco” da Ceccano, che si opponeva a suo zio Tommaso, ed era appoggiato da Niccolò Caetani di Fondi. Nel 1403 Giuliano fu soggetto direttamente alla Santa Sede, che vi nominò castellano Luzio Saristari. Poi passò di nuovo agli Annibaldi e attraverso un matrimonio, ancora ai Caetani.

Foto di Franco Olivetti
Veduta del borgo, ben visibile il prospetto absidale della chiesa di Santa Maria Maggiore  ed il suo campanile - Foto di Franco Olivetti

Nel 1420 Sveva Caetani sposò Lorenzo Colonna e gli portò in dote alcune terre tra cui Giuliano. Suo fratello, Francesco Caetani, attraverso un falso testamento tolse Giuliano a Sveva, la quale si rivolse alla Camera Apostolica e riuscì a riottenerlo. Nel 1501 Alessandro VI diede Giuliano al fanciullo Rodrigo D’Aragona, figlio di Lucrezia Borgia (quindi suo nipote), ma alla morte del Papa (1503) ritornò ai Colonna. Il loro governo durò ininterrottamente fino al 1816, con l’esclusione degli anni 1541-49 e 1556-62, quando fu loro confiscato rispettivamente da Paolo III e Paolo IV. Fu in questi tre secoli che l’abitato di Giuliano assunse l’aspetto che ha tuttora. I Colonna ampliarono e modificarono il castello dei conti di Ceccano e sul finire del 1700, con il venire meno delle esigenze difensive, cedettero il castello alla comunità locale che lo demolì per costruire la chiesa parrocchiale denominata Santa Maria Maggiore. Restò in piedi solo il maschio che funge tuttora da campanile. Anche le mura che circondavano l’abitato persero l’importanza che avevano un tempo e vi furono costruite sopra le abitazioni. Sul finire del 1700 Giuliano subì, come tutto lo Stato Pontificio, l’occupazione francese e il 28 febbraio 1798 vi fu proclamata la repubblica romana.
Fra le memorie popolari vi è quella di una colonia ebraica inviata al paese da un imprecisato papa; di essa sono rimasti alcuni cognomi fra gli abitanti e due toponimi del centro storico: la Giudea e il Vicolo del Ghetto.

La vita di Giuliano in Campagna — così era denominato nell’età moderna — scorreva senza grandi accadimenti: all’inizio dell’Ottocento si registra la presenza del brigantaggio che, appoggiato da diversi giulianesi, imperversava nella zona. Giuliano diede i natali ai capobanda Masocco Luigi e Rita Giovanni, che facevano parte della banda di Antonio Gasbaroni, ed a molti altri briganti.

Nel 1816 furono aboliti i diritti feudali nello Stato Pontificio e Giuliano passò alle dirette dipendenze di Roma. I beni di casa Colonna furono acquistati dai membri delle famiglie più abbienti, che ricoprivano gli incarichi più importanti nella comunità e dal Comune.

Con la presa di Roma del 1870, Giuliano entrò a far parte del Regno d’Italia e prese la denominazione di Giuliano di Roma, perché rientrante nella provincia di Roma.
Sul finire dell’Ottocento e l’inizio del Novecento molti giulianesi emigrarono in cerca di lavoro, soprattutto verso le Americhe. Questo fenomeno interessò Giuliano fino agli anni sessanta.
Il 13 gennaio 1915 il paese fu danneggiato dal terremoto di Avezzano; crollò il timpano della chiesa parrocchiale, causando la morte di una donna e del suo bambino. Qualche mese più tardi l’Italia entrò nella prima guerra mondiale e dei molti giulianesi chiamati alle armi quarantatré non fecero più ritorno. Nel 1927 Frosinone diventò provincia e Giuliano ne entrò a far parte pur conservando la specificazione "di Roma".


Un'altra bella immagine di Giuliano di Roma, sullo sfondo la Valle del Sacco - Foto web

Nel 1940 scoppiò la seconda guerra mondiale che portò lutti e rovine tra la popolazione. A partire dal 6 novembre 1943, le truppe corazzate tedesche della Divisione Goering sostarono nel territorio di Giuliano ed operarono spietati rastrellamenti per fornire di manodopera il fronte di Cassino. Nel gennaio 1944 le truppe tedesche lasciarono momentaneamente Giuliano, allarmati dallo sbarco effettuato dagli alleati ad Anzio. Ma ai primi di febbraio essi tornarono numerosi. Il 23 maggio il paese subì un bombardamento alleato che provocò la morte di un’intera famiglia e danni alle abitazioni. A fine maggio ci furono violenti scontri tra i soldati tedeschi e le truppe di colore del corpo di armata francese, le quali avanzando effettuarono saccheggi e violenze, soprattutto verso le donne. Il 29 maggio 1944 si ritirarono gli ultimi soldati tedeschi e finì la guerra per i giulianesi. In tutto furono diciannove i civili morti, oltre a venti soldati morti nei vari fronti e diversi dispersi.

Nel dopoguerra Giuliano ha iniziato una lenta ripresa; si è verificata un’espansione urbanistica che ha interessato sia le zone attigue il centro storico sia le campagne. Sono state costruite molte opere pubbliche indispensabili alla popolazione come le scuole, l’acquedotto, sono state asfaltate ed illuminate molte strade.
Questi ed altri provvedimenti, uniti allo sviluppo economico dell’Italia ed in particolare della Ciociaria, hanno cambiato radicalmente la vita del paese, che è passato da un’economia prettamente agricola e pastorale ad una basata sul settore terziario e l’industria.

Testo: Comune di Giuliano di Roma  

Chiesa parrocchiale collegiata di Santa Maria Maggiore

La primitiva chiesa "urbana" di Giuliano, dedicata a S. Maria, esisteva già verso il 1000: era posta accanto al castello dei Colonna ed era più piccola della chiesa attuale.

Nel 1766 si decise di demolire l'antica chiesa per edificarne una più spaziosa e quindi più adatta alle esigenze della popolazione in crescita. La costruzione fu terminata dopo 16 anni e la chiesa venne consacrata il 25 maggio del 1784. Nel corso degli anni ha subito diversi restauri e modifiche. Nel 1846 venne restaurata per la prima volta con l'aggiunte delle dorature e la ripulitura delle pareti. 

 Foto di Fabrizio Monti
La chiesa parrocchiale collegiata di S. Maria Maggiore si erge nel punto più alto del centro storico di Giuliano di Roma e dall'alto sembra dominare l'intero paese. Il 3 febbraio 1737, con una bolla di papa Clemente XII, venne fregiata del titolo di "Collegiata Insigne". Di essa faceva parte un Collegio di 11 sacerdoti Canonici diretti dall'Arciprete. Fu in seguito a questo riconoscimento, che venne iniziata, nella seconda metà del XVIII secolo, la costruzione della nuova chiesa. La nuova chiesa, in stile barocco, posta sotto il patronato dei Colonna, proprietari del castello di Giuliano, fu benedetta l'11 febbraio del 1784 e consacrata il 25 maggio del 1784 dal Vescovo di Ferentino mons. Tosi. La sua costruzione è avvenuta nell'area dove sorgeva la precedente chiesa medievale, di dimensioni molto minori, e di cui la nuova chiesa barocca, ha mantenuto il titolo. La chiesa a tre navate, lunga 163 palmi, larga 73 e alta 66, è illuminata da 13 finestroni, due occhialoni e 4 finestre della lanterna. Possiede 8 cappelle laterali (6 degli 8 altari sono stati distrutti dopo la riforma conciliare) e due cappelloni adiacenti al presbiterio, che è rialzato di tre gradini rispetto alla navata. L'altare maggiore ha subito due diversi rimaneggiamenti: il primo dopo il Concilio Vaticano II, con la distruzione della parte posteriore dell'altare e la collocazione del tabernacolo nel cappelone di sinistra, il secondo nel 2008 con l'allargamento dell'altare nella parte posteriore e la posa di una spessa lastra di alabastro dorato sul piano dell'altare. Il nuovo altare è stato consacrato con una solenne celebrazione il 1 febbraio del 2009. Di particolare bellezza è anche il coro ligneo del '700, attualmente in attesa di restauro. La chiesa è orientata ad ovest. - Foto di Fabrizio Monti
 

La facciata della chiesa (specialmente il timpano) ed il campanile furono gravemente danneggiati dal terremoto della Marsica (13 gennaio 1915) e da un disastroso fulmine, che richiesero negli anni '30 del Novecento un nuovo restauro (Mons. Giuseppe Sperduti); altri lavori di riparazione, di doratura degli stucchi, di adattamento dell'interno alla riforma liturgica, di collocazione delle vetrate e dei portoni di bronzo sono stati eseguiti recentemente (don Alvaro Pietrantoni e padre Giovanni Foschi). Il restauro, eseguito tra il 2006 ed il 2008 ha comportato il rifacimento della pavimentazione e l'avanzamento dell'altare settecentesco con valorizzazione dei colori originali. 

Prospetto absidale della Chiesa di Santa Maria Maggiore. Fu edificata nel Settecento inglobando parte dei resti del castello preesistente. L'abside è stata ricavata da una delle torri della cinta muraria e il campanile è un adattamento dell'antico mastio - Foto di Emilia Trovini

Infine, nel 2010 sono state portate agli antichi colori la volta dell'abside e le due cappelle ai suoi lati. La slanciata facciata si erge sulla piazza antistante e si articola su due registri, divisi da un forte cornicione e da potenti lesene, che scandiscono e alleggeriscono l'imponente fronte, creando con le nicchie, i portali, le finestre, le modanature una movimentata parete ricca di ombre e di luci. Le due volte della parte superiore raccordano armoniosamente lo slancio del timpano con la parte inferiore robusta e massiccia. Opera recente sono i tre portoni di bronzo della facciata. In quello centrale sono scolpite le scene dell'annunciazione della Madonna con le effigi di San Biagio (patrono di Giuliano), Sant'Ambrogio martire e di Santa Maria Salome (patroni della diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino).

Il portone di sinistra è dedicato alla Beata Caterina Troiani, fondatrice delle suore del Cuore Immacolato di Maria (già Missionarie d'Egitto); quello di destra è dedicato a Sant'Agostino. Tutta la costruzione realizza una splendida architettura barocco-neoclassica di evidente tradizione romanica.

Foto di Emilia Trovini

Presbiterio e abside della chiesa barocca di Santa Maria Maggiore con coro ligneo del '700 e pala d'altare con l'Assunzione in cielo della Vergine Maria - Foto di Emilia Trovini

Ha tre navate: quella centrale con il transetto forma un'armoniosa pianta a croce latina (41 m lunga; transetto 21 m; 17 m di altezza) con slanciata volta a botte e con leggera cupola a pennacchi culminante in un'agile lanterna. Le due navate laterali sono fiancheggiate da 6 cappelle con cornici curvilinee per le pale degli altari. Il coro ligneo è formato da 22 stalli divisi da bracci con capitelli intarsiati in legno di noce. Fu realizzato nel 1784 da Fioravante Frattazzi di Guarcino. 

Il campanile

È uno dei simboli di Giuliano in quanto si erge possente sulle case del centro storico e domina tutta la vallata dal passo della Palombara all'Amaseno (fiume). Con i suoi circa trenta metri di altezza è inoltre l'edificio più alto del paese. Anticamente era il maschio della rocca dei Colonna, costruito presumibilmente intorno al XV secolo per volere della stessa famiglia che è stata feudataria di Giuliano per circa quattro secoli.

Foto di Emilia Trovini
Retro della chiesa di Santa Maria maggiore con il campanile - Foto di Emilia Trovini 

La rocca, oltre al maschio, era formata da un muro di cinta, ai cui angoli svettavano quattro torri cilindriche di circa undici metri. Al suo interno c'era un pozzo oggi scomparso e presumibilmente degli spazi abitabili. Complessivamente non era una rocca molto grande. Nel 1766, quando si decise di demolire l'antica chiesa di Santa Maria Maggiore per edificarne una nuova dalle fondamenta, la famiglia Colonna cedette la rocca ormai diruta alla comunità locale che poté realizzare i lavori previsti. Le due torri poste sul lato opposto della chiesa furono invece demolite nel 1822 da Francesco Felici, che le acquistò per ampliare la propria abitazione. Oggi dell'antica rocca resta soltanto il maschio, come già detto, il muro di cinta che si affaccia su piazza Santa Maria Maggiore ed una parte della torre cilindrica del lato sud visibile sempre dalla piazza, le cui fondamenta sono state riportate alla luce nella chiesa Santa Maria Maggiore, vicino alla porta sinistra d'ingresso.

Sono quattro le campane collocate nell'antica torre di cui il campanone è quella principale e viene fatta suonare, a mano, soltanto nelle grandi feste. Ha un peso di otto quintali ed un batocchio di 22 chili. Fu fatta rifondere, perché lesionata nel 1930, su iniziativa dell'Arciprete Sperduti e della locale associazione dei Mutilati ed invalidi di Guerra. Sulla parete che guarda la piazza Santa Maria Maggiore è stato collocato fin dal XVIII secolo un orologio funzionante inizialmente grazie ad un meccanismo a pendolo, cambiato e riparato varie volte nei secoli e infine sostituito da quello attuale alimentato ad energia elettrica.

Chiesa di San Rocco


Borgo Vittorio Emanuele, chiesa di San Rocco - Foto di Emilia Trovini

La chiesa di San Rocco, dedicata inizialmente a San Sebastiano, è situata in Borgo Vittorio Emanuele, nel centro della vita civile di Giuliano, vicino alla Casa Comunale e circondata da abitazioni.

La sua costruzione si fa risalire almeno al Basso Medioevo, periodo in cui, secondo la consuetudine si costruivano e dedicavano a San Sebastiano le chiese poste all'ingresso degli abitati, con lo scopo di tenere lontano le pestilenze. A partire dal ‘400 si iniziò ad attribuire questa funzione protettrice a San Rocco e per tale motivo alla piccola chiesa si associò anche il nome del santo francese.

Dalla visita pastorale del 1585 sappiamo che la chiesa era più piccola di quella che vediamo oggi. Aveva l'ingresso verso sud ed era lunga quanto ora è larga. Nel ‘600 fu ingrandita tanto a destra che a sinistra e chiuso l'ingresso antico, si aprì quello che tuttora si vede verso ovest. Sulla parete dov'era l'antica porta d'ingresso (visibile oggi dall'esterno), fu eretto l'altare di S. Sebastiano e di fronte ad esso l'altare dedicato a San Rocco, in cui fu posta la statua. Nel 1840, la chiesa aveva bisogno di un urgente restauro: era venuta meno tutta l'intonacatura, mancava il presbiterio, il tetto era mal costruito, retto da un'intraviata a forbice che poi cadde. I muri mal costruiti, a causa delle intemperie, si erano talmente deteriorati da non poter più essere usati se prima non fossero stati restaurati dalle fondamenta.

Nel 1855 la popolazione di Giuliano fu colpita dall'epidemia del Colera morbus e si affidò ai santi protettori Biagio, Rocco e Sebastiano. Terminata l'epidemia, in segno di ringraziamento, si decise di restaurare la chiesa: i muri laterali furono riedificati e fortificati con quattro colonne formate con grosse pietre scalpellate, sulle quali poggiano le due arcate di peperino lavorato che sostengono il tetto. La facciata fu riedificata, furono rifatte le porte e le finestre, fu rinnovato il pavimento della chiesa e della sacrestia, furono ricostruiti i tre altari, con l'aggiunta di altri due. Terminati i lavori nell'agosto 1863, la chiesa fu nuovamente consacrata. In attuazione alle direttive del Concilio Vaticano II, negli anni '60 del Novecento furono demoliti gli altari laterali e staccato dalla parete quello principale. Nel 2008 sono state ristrutturate le pareti esterne ed è stata modificata la scalinata di accesso nell'ambito dei lavori di riqualificazione di Borgo Vittorio Emanuele. Nella chiesa sono conservate le statue lignee dei santi Sebastiano e Rocco titolari della chiesa. Entrambe sono molto antiche e vengono citate già nella visita pastorale del 1585. La statua di San Rocco lo vede raffigurato secondo l'iconografia tradizionale: il Santo, in abiti da pellegrino, scopre la coscia sinistra indicando la piaga dovuta alla peste, dalla quale fu colpito e dalla quale guarì, diventando così il protettore da questo male. Ai suoi piedi c'è un cagnolino con una pagnotta di pane in bocca, perché secondo la tradizione fu questo animale che lo salvò leccandogli le ferite e portandogli quotidianamente del pane. L'immagine sacra viene portata in processione per le vie del paese il 16 agosto. Dopo il rito, nella piazza antistante la chiesa, vengono benedetti i pani (panuncegli), preparati gratuitamente in segno di devozione da alcuni cittadini giulianesi, i quali, al termine della processione, li distribuiscono ai fedeli secondo una tradizione secolare.

Chiesa di San Biagio

Foto di Emilia Trovini
La chiesa medievale di San Biagio, posta subito fuori dall'abitato, alle falde del monte Siserno - Foto di Emilia Trovini

La sua origine è molto antica se, come si legge dalla targa posta sul portone d'ingresso, è stata restaurata la prima volta nel 1091. Dalle visite pastorali sappiamo che sul finire del XVI secolo la chiesa dipendeva dai canonici di Santa Maria Maggiore. La sua custodia era affidata ad uno o più eremiti nominati dal Vescovo, che hanno dimorato in un locale vicino alla chiesa fino al XVIII secolo. Sul finire del XVII secolo venne costruita la sacrestia e ristrutturati gli interni. Nel 1692 mons. Antonelli ordinò di ornare con pitture gli interni: a questo periodo deve risalire l'affresco, unico ancora rimasto nella chiesa, raffigurante il martire San Sosio.

Un altro restauro fu eseguito nel 1863, quando venne costruito anche il terrazzamento in pietra che si vede ancora oggi. L'ultimo restauro fu eseguito nel 1969 ed ha interessato il consolidamento e la ripulitura delle strutture murarie e la sistemazione delle finestre e dell'altare. La chiesa è ad una sola navata (15 x 6,20), l'interno è assai semplice con copertura a travature lignee, sostenute da tre arconi in muratura, poggianti, tramite lineari cornici in pietra, su poderosi pilastri. Queste strutture assicurano solidità alle pareti della chiesa e nello stesso tempo assolvono una piacevole funzione estetica, poiché interrompono la monotonia lineare dell'aula unica, scandendo lo spazio in quattro campate rettangolari, non perfettamente uguali tra loro. Nella parete di fondo del presbiterio è incassata a circa 2 metri dal pavimento, la nicchia che conteneva la statua lignea di San Biagio. Tale statua, come quella di San Rocco è molto antica ed è menzionata già nella visita pastorale del 1581. Oggi è conservata nella sacrestia della chiesa Santa Maria Maggiore e viene portata in processione dai fedeli giulianesi la sera dell'ultimo sabato di agosto, partendo proprio dall'antica chiesa che l'ha ospitata per secoli. Fino a qualche decennio fa le mamme ammonivano i figli con la minaccia che se fossero andati alla chiesa di San Biagio gli sarebbe apparso il “fraticello”. Questa tradizione orale ricorda la presenza sul posto dei frati eremiti.

Santuario della Madonna della Speranza

Foto di Fabio Marzi 2018
Santuario Madonna della Speranza, costruito intorno al XVIII secolo - Foto di Fabio Marzi

Situato sulla strada principale a circa 1.200 metri dal centro storico, il santuario della Madonna della Speranza è santuario mariano costruito intorno al XVIII secolo.

Dentro la chiesa, di stile barocco, l'immagine della Madonna della Speranza, risalente al XVI secolo, rappresenta Maria con in braccio Gesù Bambino che tiene in mano il mondo, In basso a sinistra è dipinto S. Antonio da Padova e in basso a destra S. Nicola da Tolentino. È stata consacrata al culto il 20 giugno 1762 da monsignore Tosi.


Antica e miracolosa immagine della Madonna della Speranza realizzata nel 1500 - Foto di Enzo Sorci

È dovuta a un fatto prodigioso, avvenuto sette anni prima, riconosciuto tale dalla chiesa la nomina a santuario. Molti sono i miracoli attributi alla Madonna della Speranza, l'ultimo durante il secondo conflitto mondiale. Il 23 maggio 1944 durante un bombardamento alleato, con la chiesa piena di fedeli impauriti che si rifugiavano una bomba d'aereo sfondò il tetto, ma non esplose. Oggi è conservata all'interno del presbiterio. Tutti i fedeli rimasero incolumi. Il santuario subì comunque un forte danneggiamento e solo tra la fine degli anni quaranta e l'inizio degli anni cinquanta fu riparato.

Monumento ai caduti della "Grande Guerra"

Alla fine di viale Guglielmo Marconi, davanti al lato destro dell'antica Chiesa di San Rocco vi è il monumento ai caduti della prima guerra mondiale, edificato alla fine degli anni '60. La statua rappresenta un fante di brigata che ha sulla mano un angelo che regge una corona di alloro, probabilmente il simbolo della vittoria. Dietro, sul lato sinistro c'è una grande targa che riporta l'elenco dei cittadini Giulianesi caduti durante il conflitto. Nel 1994 è stata posta sul lato destro un'altra grande targa con i nomi dei caduti durante la seconda guerra mondiale. Sempre ai due lati ci sono due pennoni portabandiera usati durante le commemorazioni. Il monumento è stato restaurato nel 2009, e la base marmorea, in cattivo stato è stata rimossa, sostituita da pietre laviche che contengono terra per una fioriera, mentre la statua è stata ripulita e riportata all'antico splendore. Nel restauro sono stati rimosse le quattro carcasse di bombe che con una catena metallica saldata sulla punta recintavano il monumento.

Testo Wikipedia

Foto di  Franco Olivetti, Giuseppe Bucciarelli, Ferdinando Potenti, Emilia Trovini, Franco Carnevale, Fabrizio MontiEnzo Sorci, Fabio Marzi, che si ringraziano per averle concesse in uso alla Provincia di Frosinone.
La Provincia non detiene i diritti d'autore delle foto pubblicate. Esse sono e restano di proprietà esclusiva degli autori. 
 



 

 





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