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Per una CITTA’ INTELLIGENTE




PER UNA CITTA’ INTELLIGENTE

Giuseppina Bonaviri

La rimozione dalla memoria sembra aver colpito molti politici, soprattutto locali, che  incapaci di una ricerca di una nuova identità (su basi ontogenetiche) per la propria città e di una visione di ampio respiro per il futuro perdono tempo tra scartoffie e giunte senza prospettive e senza visioni di medio periodo. Cogliendo le opportunità generate dall’attuale contingenza economica, i decisori locali hanno oggi una grande occasione ma soprattutto il dovere di ridefinire un’idea di città “originale” e distintiva, che si fondi sui saperi secolari e su un sistema di welfare locale che, anche grazie al generoso contributo del volontariato sociale, ha limitato finora situazioni di disagio estremo.

Una città intelligente sa, prima di tutto, cosa vuole diventare “da grande”. Per stare ai tempi si tratta di ridare centralità alle policy urbane intese come l’insieme di tutte le politiche pubbliche che afferiscono al centro- ovvero a favore dei cittadini- superando però l’illusione che le tecnologie, da sole, possano essere sufficienti. Oggi sempre più è richiesto il coinvolgimento della cittadinanza che rappresenta la sintesi delle buone politiche utilizzate a favore di destinatari che diventano, in contemporanea, i coproduttori del bene comune. Non si possono mettere in discussione i fondamenti della democrazia che riguarda sia la capacità delle élites che dei cittadini di definire un nuovo sistema di regole; regole moderne, che dopo la dovuta fase rivolta all’ascolto e al recepimento di nuove proposte, porta l’implementazione delle decisioni attraverso una concreta cessione dei potere da pochi a molti (politici-popolo).

Gli strumenti della programmazione locale non sempre hanno dispiegato cultura della programmazione e pianificazione urbana che ha inizio, come per  tutte le periferie che evolvono in città intelligenti, dal coinvolgimento dei bambini e dei ragazzi con l’idea che se la città funziona per loro funziona per tutti. 

Una città può essere definita Smart solo quando gli investimenti in capitale umano e sociale e nelle infrastrutture tradizionali (trasporti) e moderne (ICT) alimentano uno sviluppo economico sostenibile ed una elevata qualità della vita, con una gestione saggia delle risorse naturali, attraverso un metodo di governo partecipativo”.

L’aspetto Smart viene quindi attualmente collegato al ruolo del capitale umano, sociale e relazionale come fattore importante di crescita urbana. In questo processo, persino le istituzioni sovranazionali, nella ricerca di una nuova visione del futuro capace di garantire nuovo benessere e sviluppo hanno individuato nella costruzione di Smart City una concreta e virtuosa soluzione, facendone oggetto di azioni e priorità le politiche comunitarie. In Europa oggi la città Smart trova, ad esempio, un posto di rilievo nell'Agenda Europa 2020 e nella Agenda Digitale Europea. Avviare un azione di sistema, allora, che consenta alle nostre città italiane di liberare il proprio potenziale di sviluppo e innovazione ancora inespresso è priorità assoluta nella scale di scelta innovativa, da slanciare in Ciociaria per poter essere al passo coi tempi.

Le città Smart diventano l’occasione per “reinventare” il territorio tanto italiano quanto provinciale e l’occasione per rimettere la valorizzazione del territorio urbano al centro dell’agenda economica, sociale, politica avviando una riflessione profonda, positiva e lungimirante sul futuro delle realtà urbane dell’intero Paese. Tecnologie, progetti, politiche vanno messi da subito al servizio di un’idea forte di futuro –senza mai dimenticare il passato- come somma di risoluzioni che si sviluppano in una logica di indirizzo top-down per garantire:
♦ presidio di indirizzamento (cosa si vuole diventare ) e coordinamento della governance che mira ad una organicità di lungo periodo sui temi Smart locali;
♦ sensibilizzazione e proattività da parte dei livelli centrali di governo (ruolo di stimolo e guida super partes di soggetti istituzionali);
♦ leadership autorevoli e di continuità delle scelte di fondo per superare il rischio che gli avvicendamenti politici e i piccoli poteri locali anche di una microcriminalità organizzata possano mettere in discussione quanto convenuto e siglato. 

Si tratta di fornire una “strumentazione” più che delle priorità, posto che ogni territorio dovrà necessariamente procedere ad una declinazione locale degli obiettivi Smart sulle urgenze.

Alcune esempi: una mobilità ingessata comporta dei costi per le città, perché ha riflessi importanti su aspetti quali il “tempo perso” (individui e merci), la sicurezza (incidenti), l’inquinamento, i consumi (benzina, lubrificanti) basti pensare che ogni anno, in Italia, 4,5 miliardi di ore vengono perse a causa della congestione. Per il 99%  queste ore sono relative a tragitti in automobile, il restante 1% è conseguenza dei ritardi accumulati da treni e aerei. Oltre il 30% del traffico cittadino sarebbe causato da automobilisti alla ricerca di un parcheggio. Dunque, la metà di questi tempi viene persa in code e rallentamenti causati dal traffico. Ciò equivale a più di un mese di ore lavorative all’anno per ciascun cittadino. La città intelligente non può essere solo una sfida tecnologica. Deve soprattutto corrispondere ad una sfida sociale. Ecco perché l’infrastruttura chiave di una Smart city sono i suoi cittadini. La smartness, infatti, sta nel legare cose e persone per mezzo della tecnologia accrescendo benessere e qualità della vita di queste ultime.

Chiudiamo dicendo che tutto ciò  sta diventando prioritario nell’elaborazione e nella definizione della nuova Area Vasta Smart della provincia frusinate.

Febbraio 2015 

 





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