I COMUNI
  
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Storia dell'UE in pillole



Oggi la casa comune europea poggia su fondamenta solide.

Il Parlamento, eletto a suffragio universale, garantisce legittimità democratica al sistema istituzionale dell'Unione.

L'euro ha preso il posto delle monete nazionali in 16 degli attuali stati membri dell'Ue, la libera circolazione delle persone è ormai una realtà consolidata e politiche comuni e coordinate vengono portate avanti in settori strategici come la politica estera, la difesa, la competitività, la sicurezza, l'ambiente, l'agricoltura e la coesione economica e sociale.

Il cammino per arrivare all'attuale configurazione della casa comune europea è stato lungo contrassegnato da ampie pause di riflessione sul processo di crescita e da ostacoli non sempre facili da superare.

Nel 1941 Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi avevano tracciato il profilo di un'Europa federale nel Manifesto di Ventotene.

Fu però solo dopo la guerra che la costruzione europea cominciò a muovere i primi passi sotto la spinta della necessità politica di rimuovere le cause di scontro tra i principali Paesi del Vecchio Continente rimasti al di qua della Cortina di ferro.

Il 9 maggio 1950 la celebre dichiarazione di Robert Schuman, (ministro degli affari esteri francese):

La pace mondiale non potrebbe essere salvaguardata senza iniziative creative all’altezza dei pericoli che ci minacciano”,

pose le basi per la creazione della CECA (Comunità europea del carbone e dell'acciaio), concretizzatasi con il Trattato di Parigi del 18 aprile 1951.

I sei Paesi fondatori (Belgio, Francia, Italia, Lussemburgo, Olanda, Repubblica Federale Tedesca ), intendevano anzitutto garantire la pace fra i vincitori e i vinti della Seconda guerra mondiale affidando il potere di prendere decisioni riguardanti l’industria del carbone e dell’acciaio ad un organismo indipendente e sopranazionale denominato “Alta Autorità”, il cui primo presidente fu Jean Monnet.

Con la Ceca il processo di integrazione europea era ormai avviata. Nell’arco di pochi anni gli stessi sei paesi decisero di compiere un passo successivo integrando altri settori delle proprie economie.

I due trattati, firmati a Roma il 25 marzo 1957 con una cerimonia solenne svoltasi in Campidoglio, nella sala degli Orazi e Curiazi del Palazzo dei Conservatori ed entrati in vigore il 1° gennaio 1958, istituirono e disciplinarono, rispettivamente:

- la Comunità Economica Europea (CEE) i cui obiettivi sono descritti nell’art. 2 del trattato: “La Comunità ha il compito di promuovere, mediante l’instaurazione di un mercato comune e il graduale ravvicinamento delle politiche economiche degli Stati membri, uno sviluppo armonioso delle attività economiche nell’insieme della Comunità, un’espansione continua ed equilibrata, una stabilità accresciuta, un miglioramento sempre più rapido del tenore di vita, e più strette relazioni tra gli Stati che ad essa partecipano”

- La Comunità Europea dell'Energia Atomica (CEEA o Euratom) creata per coordinare i programmi di ricerca dei Paesi aderenti al fine di promuovere un uso pacifico dell'energia nucleare.

Nel 1958, esistevano dunque, tre organismi comunitari, la CECA, la CEE e la CEEA, che avevano in comune due istituzioni: Assemblea parlamentare (poi Parlamento europeo) formata da delegazioni dei parlamenti nazionali, con funzioni esclusivamente consultive) la Corte di giustizia (giudice nelle controversie relative alle politiche affidate alla CEE e interprete delle norme del Trattato).
Ognuna delle tre Comunità aveva poi un Consiglio e una Commissione differenti.

Col Trattato di Bruxelles (detto “Trattato di fusione”), firmato a Bruxelles l’8 aprile 1965 ed entrato in vigore il 1º luglio 1967, avvenne la fusione delle istituzioni delle tre Comunità europee.

A partire da quel momento nella coscienza dei cittadini esistette una sola Comunità e ci furono una Commissione, un Consiglio dei Ministri ed un Parlamento europeo.
A questa fusione amministrativa si è aggiunta la costituzione di un bilancio di funzionamento unico.

Il giugno del 1979 segnò una tappa fondamentale per la Comunità europea, con la prima elezione del Parlamento europeo a suffragio universale diretto.



Modifiche del trattato CEE

Successivamente al Trattato di Bruxelles (o “trattato di fusione), il trattato CEE è stato modificato dai seguenti trattati:

Trattato che modifica talune disposizioni in materia di bilancio (1970)

Questo trattato sostituisce il sistema di finanziamento delle Comunità attraverso i contributi degli Stati membri con quello delle risorse proprie . Esso istituisce altresì un bilancio unico per le Comunità.

Trattato che modifica talune disposizioni finanziarie (1975)

Questo trattato conferisce al Parlamento europeo la facoltà di respingere il bilancio e concedere il discarico alla Commissione per l'esecuzione dello stesso. Esso istituisce una Corte dei conti unica per le tre Comunità avente funzione di organo di controllo contabile e di gestione finanziaria.

Trattato sulla Groenlandia (1984)

Questo trattato sopprime l'applicazione dei trattati sul territorio della Groenlandia e stabilisce relazioni speciali tra la Comunità europea e la Groenlandia, modellate sul regime applicabile ai territori d'oltremare.

L’Atto Unico Europeo (AUE), firmato a Lussemburgo e all’Aia, entrato in vigore il 1º luglio 1987, rappresenta la prima grande riforma dei trattati. Esso ha esteso i casi in cui il Consiglio vota a maggioranza qualificata, potenziato il ruolo del Parlamento europeo (procedure di cooperazione) ed ampliato le competenze comunitarie. L’Atto Unico pone va il mercato interno come obiettivo per il 1992.

Il Trattato sull’Unione europea, firmato a Maastricht il 7 febbraio 1992, è entrato in vigore il 1º novembre 1993. Il trattato di Maastricht ha cambiato la denominazione della Comunità economica europea in "Comunità europea". Ha inoltre introdotto nuove forme di cooperazione tra i governi degli Stati membri, ad esempio nel settore della difesa e in quello della "giustizia e affari interni". Aggiungendo questa cooperazione intergovernativa al sistema già esistente della "Comunità", il trattato di Maastricht ha creato una nuova struttura a tre "pilastri", che è sia politica sia economica: si tratta dell’Unione europea (UE).


Il trattato di Amsterdam

Firmato il 2 ottobre 1997 ed entrato in vigore il 1º maggio 1999, ha ampliato le competenze dell’Unione: ha istituito una politica comunitaria in materia di occupazione, comunitarizzato una parte delle materie che prima facevano parte della cooperazione nel campo della giustizia e degli affari interni, adottato misure destinate ad avvicinare l’Unione ai cittadini e reso possibile una cooperazione più stretta tra taluni Stati membri (cooperazione rafforzata).
Esso ha, inoltre, esteso la procedura di codecisisone e i casi di voto a maggioranza qualificata, e semplificato e rinumerato gli articoli dei trattati.


Il trattato di Nizza, firmato il 26 febbraio 2001 ed entrato in vigore il 1º febbraio 2003, si è occupato fondamentalmente dei “vuoti” lasciati dal trattato di Amsterdam, ossia delle riforme istituzionali necessarie per garantire il buon funzionamento delle istituzioni una volta effettuato l’allargamento per diventare l’Unione a 25 (la composizione della Commissione, la ponderazione dei voti in sede di Consiglio e l’ampliamento dei casi di a maggioranza qualificata). Esso ha semplificato il ricorso alla procedura di cooperazione rafforzata e reso più efficace il sistema giurisdizionale,
Il trattato di Nizza, il precedente trattato sull’Unione europea ed il trattato che istituisce la Comunità europea sono stati unificati in una versione consolidata.

Il Trattato di Lisbona (noto anche come Trattato di riforma) è il trattato redatto per sostituire il “Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa”, che era stato firmato a Roma, il 29 ottobre 2004, dai capi di Stato o di governo degli allora 25 Stati membri e degli allora 3 paesi candidati Bulgaria, Romania e Turchia.
Lo scopo della Costituzione europea (mai entrata in vigore a causa dello stop alle ratifiche imposto dai "no" ai referendum in Francia e Paesi Bassi), oltre a quello di sostituire i diversi trattati esistenti che al momento costituivano la base giuridica dell'Unione Europea, era principalmente quello di dare all'UE un assetto politico chiaro riguardo alle sue istituzioni, alle sue competenze, alle modalità decisionali, alla politica estera. Quasi tutte le innovazioni della Costituzione sono però state incluse nel Trattato di Lisbona, la cui elaborazione, inseritasi all’interno della fase di rilancio del progetto europeo, avviata per porre fine all’ impasse politico–istituzionale determinata dalla “bocciatura del la Costituzione”, è stata frutto dei negoziati condotti dagli Stati membri all'interno di una conferenza intergovernativa, ai cui lavori hanno partecipato anche la Commissione e il Parlamento europeo
Il trattato, firmato a Lisbona il 13 dicembre 2007, è entrato in vigore il 1° dicembre 2009, in seguito ai processi di ratifica condotti all’interno di ciascuno dei 27 paesi dell'UE.
Col Trattato di Lisbona i capi di Stato e di governo hanno convenuto nuove regole che disciplinano la portata e le modalità della futura azione dell'Unione, consentendo di adeguare le istituzioni europee e i loro metodi di lavoro alle nuove sfide globali con cui l'Europa del XXI secolo deve misurarsi, quali il cambiamento climatico, la sicurezza e lo sviluppo sostenibile. In generale, il nuovo trattato mira a rendere l’UE più efficiente e trasparente, rafforzandone la legittimità democratica e consolidando i valori fondamentali che ne sono alla base.

Per approfondimenti:
http://europa.eu/lisbon_treaty/index_it.htm


Il trattato CEE è stato altresì modificato dai vari trattati di adesione che, nel corso degli anni, hanno sancito il progressivo processo di allargamento dell’UE, fino alla sua attuale configurazione a 27 Stati membri.


L’allargamento dell’Unione europea è aperto ad ogni Paese europeo che sia democratico, che garantisca il libero mercato e che abbia l’intenzione e la capacità di implementare il diritto dell’Unione. I criteri di accesso sono inclusi nei Criteri di Copenaghen, del 1993, e nel Trattato di Maastricht (articolo 49).


Le tappe dell’allargamento:

Trattato di adesione del Regno Unito, della Danimarca e dell'Irlanda (1972), con cui il numero degli Stati membri della Comunità passa da sei a nove nel 1973.
Trattato di adesione della Grecia (1979) , che entra a parte della Comunità nel 1981.
Trattato di adesione della Spagna e del Portogallo (1985), con cui il numero degli Stati membri passa da dieci a dodici nel 1986. Trattato di adesione dell'Austria, della Finlandia e della Svezia (1994),
con cui il numero degli Stati membri sale a quindici nel 1995.
Trattato di adesione di Cipro, dell'Estonia, dell'Ungheria, della Lettonia, della Lituania, di Malta, della Polonia, della Repubblica Ceca, della Slovacchia e della Slovenia (2003)

Tale trattato sancisce un nuovo allargamento senza precedenti, che porta il numero degli Stati membri da quindici a venticinque (2004)
Trattati di adesione di Romania e Bulgaria (2005), in seguito ai quali, il 1° gennaio 2007 l’UE passa a 27 Stati membri.

Allargamento futuro dell'Unione europea


La Croazia e la Turchia sono paesi candidati: per loro i negoziati di adesione sono iniziati il 3 ottobre 2005. Nel dicembre 2005, il Consiglio europeo ha riconosciuto lo status di paese candidato anche all'ex Repubblica Iugoslava di Macedonia, ma i negoziati di adesione non sono ancora stati avviati.
Tutti gli altri paesi dei Balcani occidentali sono potenziali candidati: Albania, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Serbia, compreso il Kosovo nel quadro della Risoluzione 1244 del Consiglio di Sicurezza della Nazioni Unite. L’UE ha più volte ribadito al più alto livello il proprio impegno ad accogliere i paesi dei Balcani occidentali, ammesso che essi soddisfino i criteri di adesione.
Di recente, il 23 luglio 2009, l’Islanda ha presentato la propria domanda per l’adesione all’UE.  
 

 

 

 





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