I COMUNI
  

BOSCO FAITO, la Provincia CHIARISCE
Comunicato stampa del 01/08/2018




“Ricoprire ruoli di amministrazione di un territorio, aspirare a rivestirne di ulteriori e più importanti è sicuramente legittimo, ma per farlo occorre quanto meno la conoscenza di un minimo di normativa così da non incorrere in errori goffi e in pesanti inesattezze.

Una doverosa premessa, rispetto ad un tema che sta uscendo dai perimetri di una normale dialettica tra le istituzioni per assumere connotati di altra natura: la Provincia perciò si vede costretta a dover nuovamente chiarire alcuni aspetti, considerato che dal Comune di Ceccano, e da una locale associazione, si continua a far confusione, dimostrando di avere poca dimestichezza anche con i numeri e le date.

In merito al fatto che la Provincia di Frosinone sia l’ente gestore del Monumento naturale Bosco Faito, si citano normative e regolamenti del 2009, antecedenti all’entrata in vigore della Legge 56/2014, quella sul riordino delle funzioni delle Amministrazioni provinciali. Va da sé che una norma del 2014 supera e sostituisce quanto stabilito nel 2009 ed è a quella che occorre far riferimento.

Con la legge 56/2014 la Provincia non è più competente sulle aree protette, come in genere sulle materie ambientali: si è determinato un totale stravolgimento rispetto al decentramento amministrativo di cui al d.lgs n. 112/98 e conseguenti norme attuative.

La Regione Lazio, che non ha emanato alcuna legge organica sul riordino delle funzioni delegate, ha stabilito all’art 7 della legge di stabilità 17/2015 di riassorbire alcune materie prima oggetto di delega,  riassegnandone alcune anche alle province.  Questo non è avvenuto per la materia ambientale, per la quale c’è una Dgr, la 335/2016, che non chiarisce la questione e sostiene che: “nelle more dell’affettivo avvio delle funzioni trasferite da parte dell’ente subentrante, le stesse devono continuare ad essere esercitate da Roma Capitale e dagli enti di Area vasta”.

Tar e Corte costituzionale hanno però specificato che un ente può avvalersi di un altro per l’esercizio delle proprie funzioni, solamente se prevede il sostegno finanziario. L’accordo tra Stato e Regioni dell’11.09.2014 ha ulteriormente ribadito che le Province possono svolgere solo le funzioni proprie e per quelle delegate, occorre convenzione e risorse.

Dunque, non solo le autorizzazioni per i ceduti matriciani possono essere richiamate a motivo degli interventi provinciali, ma tutte le autorizzazioni e le funzioni in tema di autorizzazione ambientale integrata, energia rinnovabile, emissioni in atmosfera, gestione rifiuti, difesa del suolo, inquinamento delle acque. La Provincia sta continuando ad esercitarle per non interrompere il servizio.

Ma un conto è non interrompere un servizio, in forza di quanto stabilito dalla legge 56, un altro è definire una gestione di un’area protetta che necessita di risorse e di significativi interventi di pianificazione. La cura delle aree protette, la programmazione delle azioni a tutela, la gestione, come è avvenuto per le altre riserve di interesse provinciale (Canterno e Fregellae), sono di competenza regionale e affermare il contrario rischia solo di fare ancora ulteriore confusione.

Certamente i servizi essenziali di funzioni ambientali regionali continueranno ad essere garantiti in virtù della legge, e nei limiti delle risorse trasferite dalla Regione, si porranno in essere azioni e interventi, anche in sinergia con altri enti, ma le argomentazioni e le posizioni che arrivano da Ceccano sono ingenerose e prive di qualsiasi utilità. Molto più proficuo sarebbe invece avviare un tavolo di confronto con la Regione Lazio per pianificare interventi di più ampio respiro, che diano certezze al nostro territorio. Naturalmente prima di fare ciò, è necessario conoscere la legge 56/2014. Sarà nostra cura inviarne una copia al Comune di Ceccano e all’associazione locale, confidando nell’applicazione e nello studio. Speriamo basti”. 

Frosinone, 1 agosto 2018

 

    





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